| Titolo originale | Bis ans Ende der Welt |
| Anno | 1991 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Germania, Australia |
| Durata | 287 minuti |
| Regia di | Wim Wenders |
| Attori | Max von Sydow, Sam Neill, Solveig Dommartin, William Hurt, Jeanne Moreau Rudiger Vogler, Chick Ortega, Eddy Mitchell, Chishû Ryû, Allen Garfield, Lois Chiles, David Gulpilil, Paul Livingston, Ernie Dingo, Kylie Belling, Adelle Lutz, Jean-Charles Dumay, Elena Smirnowa, Charlie Mcmahon, Justine Saunders, Rhoda Roberts, Jimmy Little (II), Bart Willoughby, Dolores Chaplin. |
| Uscita | martedì 9 dicembre 2025 |
| Tag | Da vedere 1991 |
| Distribuzione | CG Entertainment |
| MYmonetro | 3,57 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 28 novembre 2025
Un viaggio nel futuro tra azione e riflessione sulla visione. In Italia al Box Office Fino alla fine del mondo ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 8,1 mila euro e 2 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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1999. Un satellite nucleare indiano è andato fuori controllo e rischia di cadere sulla Terra esplodendo e contaminando il pianeta. Claire Tourneur, che si sta spostando da Venezia a Parigi, si trova coinvolta con la fuga di due rapinatori che le affidano il loro bottino e incontra successivamente Trevor McPhee (così dice di chiamarsi) che è inseguito da un killer e le chiede un passaggio. I due finiranno per compiere insieme un lungo viaggio, (seguiti da Eugene, compagno della donna) che, passando attraverso l'Europa e l'Asia, avrà come meta finale l'Australia dove Trevor si ricongiungerà con la madre non vedente e il padre ricercatore sulle immagini.
Wim Wenders affronta molti temi a lui cari facendosi accompagnare dal top della musica sua contemporanea.
Chissà se Wim Wenders rimase sorpreso quando il neoeletto papa Francesco, dal balcone di San Pietro, parlò di sé come del vescovo di Roma venuto "dalla fine del mondo". Sicuramente all'epoca neppure sapeva che avrebbe realizzato uno dei più interessanti documentari (Papa Francesco - Un Uomo di Parola) su quel pontificato. Lui, artista laico che non ha mai smesso di interrogarsi sulle sorti dell'umanità. Come fa in questo film del 1991, ma la cui idea ha iniziato ad essere accarezzata anni prima come ebbe a dichiarare. "Non ho mai inseguito nessun progetto per un arco di tempo così lungo. Ho iniziato a lavorarci nel 1987 durante il mio primo viaggio in Australia. L'idea di partenza dunque è il mio incontro con questo continente". Come spesso capita con i progetti elaborati per lungo tempo la loro misura si dilata tanto che del film esiste anche una versione da 287 minuti divisa in tre parti.
Quella commercializzata si avvale di una colonna sonora che da sola potrebbe valere la visione e l'ascolto. Ci sono gli U2, i Talking Heads, Lou Reed, Julee Cruise, T-Bone Burnett, i R.E.M., Nik Cave, Neneh Cherry ed Elvis Costello. Ogni loro pezzo è funzionale ad un settore dell'amplissimo arco narrativo che, seppur, incapsulato nel genere fantascienza, in realtà ne attraversa molti come lo spettatore potrà verificare.
Il confronto tra le culture domina tutta la prima parte del film con un on the road in cui accadono eventi che possono poi anche essere lasciati alle spalle ma costituiscono i prodromi dell'approdo al continente australiano visto come la location ideale per una riflessione sul futuro immerso in spazi che rimandano alla preistoria. Sam Neill, che due anni dopo si troverà di fronte ai dinosauri nello spielberghiano Jurassic Park, qui ha il ruolo di colui che può rappresentare l'antidoto a una ricerca sulla visione dai possibili devastanti effetti. Non è un caso che Wenders prenda per i ruoli del padre ricercatore e della madre cieca due star come Max Von Sydow e Jeanne Moreau. Si tratta di due nomi che hanno contribuito, con le loro carriere, a conferire nobiltà all'arte del vedere su cui però Wenders non ha mai smesso di indagare.
Qui ci prospetta un futuro in cui l'immagine diventerà così pervasiva da creare assuefazione (non dimentichiamo che siamo nel 1991 e si sta ipotizzando un futuro sul crinale del millennio) e da poter mostrare addirittura i sogni. Coloro che frequentano la serie Black Mirror dovranno considerare come questo film ne costituisca un precursore ad alta densità di lettura filosofico esistenziale.
Wenders aveva già sottolineato il rapporto tra letteratura e cinema ne Il cielo sopra Berlino e qui torna sull'argomento con un esito che invita alla riflessione. La sua è una visione pessimistica che più di 30 anni dopo continuerà a far parte del bagaglio speculativo di un autore che non smette di occuparsene come si può esperire in Room 999.
Il titolo del film (che si apre con una possibile fine nucleare annunciata) finisce con l'assumere una valenza polisemica che, per la sua complessità, finisce per lasciare la decodifica allo spettatore che non può restare passivo.
Come un puzzle, la vicenda ha una partenza disagevole, che trova la sua logica narrativa nella seconda parte. Una giovane donna incontra due rapinatori di banche. Con uno di loro stabilisce uno strano legame dal quale non è escluso l'interesse. Conosce un giovane misterioso del quale si innamora: l'uomo fugge, inseguito dai servizi segreti di una superpotenza, portandosi appresso uno strano marchingegno con il quale cattura immagini che intende consegnare alla madre affetta da cecità e che potrà vedere tali immagini. L'inventore dell'apparecchio è il padre stesso del giovane. Ma il vecchio scienziato è in aperto dissidio con il figlio a causa di una diversa visione dell'esistenza. La madre potrà vedere le immagini e morirà. L'evento scatena alterne reazioni tra chi era presente all'esperimento. Ciascuno oppresso da un diverso destino e con un futuro carico di incognite. Costato 23 milioni di dollari, il film è un kolossal dell'anima. Wenders lo dissemina di inidizi e personaggi che conducono in un vicolo cieco. La prima parte è un rompicapo nel quale ogni sequenza non è la conseguenza della precedente. In seguito tutto sembra assumere un tono più solenne e nobile. Ma l'ermetismo delle metafore di Wenders ha come traguardo la sua ossessione per l'olocausto che attende l'umanità. Tuttavia una fastidiosa scenografia di stampo teutonico dà l'impressione che il film sia stato realizzato in un grande magazzino tedesco. La colonna sonora raccoglie il meglio della scena musicale rock (U2, R.E.M., Lou Reed, Talking Heads e molti altri). William Hurt si aggira per il film con aria assente facendo forse rimpiangere che Wenders non sia riuscito a convincere Sam Shepard e Willem Dafoe, ai quali il regista aveva chiesto di interpretare il ruolo.
"Fino alla fine del mondo", qualcosa più di un film. Un desiderio, un progetto di futuro, una visione dei rapporti e del pianeta alle soglie del millennio morente. Una vicenda che parte da Venezia, una Venezia onirica piena di megaschermi, ampi saloni colmi di persone, bambini che non dormono mai, palazzi immemori del corso del tempo e si snoda tra il sud della Francia, Parigi, Berlino, Lisbona, [...] Vai alla recensione »
È un oggetto strano Fino alla fine del mondo, di Wim Wenders. Viene voglia di lodarne la colonna sonora (Talking Heads, U2, Depeche Mode e molti altri), oppure di magnificarne le ambientazioni (soprattutto nella seconda parte, tra gli incredibili paesaggi australiani), oppure ancora di soffermarsi sulla magia delle immagini ad alta definizione del finale.