[go: up one dir, main page]

Visualizzazione post con etichetta radio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta radio. Mostra tutti i post

4.6.17

Viva il vinile

CERTO, PER DIRLO uno che ha scritto un libro che si chiama Playlist, come paradosso non è male

Money quote: “Poi probabilmente presto mi stuferò e tornerà a mancarmi quella cosa delle playlist, colonna sonora continua, sorpresa alla fine di ogni pezzo, opportunità di eliminare i pezzi brutti e le discontinuità, eccetera. Ogni cambiamento di solito è una perdita: il bello di questo cambiamento è che è sopravvissuto tutto, dopo un momento di difficoltà. Chissà che succeda anche con l’informazione, ma questa è un’altra storia.” 

8.5.17

Tutta la musica del mondo che potreste non sentire

IMMAGINATE DI VOLER salvare 200mila dischi di gommalacca, i vecchi 78 giri, pubblicati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, digitalizzandoli ma preservando anche la versione fisica dell'oggetto. È quel che vuol fare ArchiveOrg, una associazione californiana che già gestisce la fotocopiatrice e macchina del tempo del web, e molte altre cose. Alla fine saranno solo loro a preservare la nostra storia?

Money quote: ““We’re trying to make sure the physical object is saved, as well as the digital, because we don’t know which will last longer,” says B. George, the sound collections curator at the Internet Archive. “When information disappears digitally, it’s gone forever.” If you’ve ever had a hard drive crash, you know this all too well. Storing and preserving the physical media behind all of that information—if it exists—is one way to future-proof the archive. We may someday lose the ability to digitally play back certain file formats (though the Archive is working on that, too), but we’ll always be able to cobble together a machine with a needle and a horn that can play a record, if you can keep that record in good shape.”



2.5.17

Sax no more

SULLA SCOMPARSA DEL SASSOFONO nella musica pop contemporanea (almeno negli Usa) dove invece era essenziale.

Money quote: “There’s no song in the Top 40 right now with a saxophone solo. There’s hardly a defined saxophone part on any of those songs at all, which is incredible because for most of American popular music’s history, the saxophone was the backbone of making a song a hit.”

2.3.17

Sounds from another dimension

VOLETE UN GIRADISCHI. Non lo sapete ma volete un giradischi. Molto. Anzi, moltissimo. E non ne volete uno qualunque. Volete questo. Davvero. Come si fa a non volerlo? Mannaggia. Costa troppo per me.

Money quote: “Wheel is an minimal record player. It’s only a wheel. Simple, pure and easy to use. Just place a record on Wheel and it will play the bottom. All functions are controlled by the center stick.”



13.2.17

Parlami d'amore, Mariù

IL VINILE TORNA di moda (more later), e con lui anche i giradischi e le puntine. Ma lo sapete che con una delle nuove banconote da cinque sterline potete suonare la musica (male)?

Si tratta di un processo fisico: l’angolo fa da puntina, ma è la superficie della banconota a vibrare, emettendo il suono come fosse un vecchio grammofono (che funzionava con quel principio).

Divertente e musicalmente orrendo.

1.2.17

Space Oddity

PICCOLA STORIA ORALE di Space Oddity, spettacolare e indimenticabile David Bowie

Money quote: “"Space Oddity" was recorded in June 1969, and it was released a month later to cash in on the imminent moon landing. A few months after that, the song became a hit, and a second album – titled, like his debut, David Bowie – was recorded to showcase it. "I didn't like the idea of capitalizing on the man on the moon," producer Tony Visconti said years later. "I thought it was a cheap shot."”


12.11.16

Leonard Cohen (1934-2016)

DUE COSE INTERESSANTI da leggere su Leonard Cohen, soprattutto per tutti quelli che l'hanno scoperto tardi.

Money quote: "Throughout his life, it often seemed as if Cohen’s greatest talent was for falling out of step. In 1965, when Dylan plugged in and Jim Morrison spent the summer subsisting on LSD and baked beans and forming the Doors, Cohen, then still a poet, appeared on Canadian TV. “I wake up every morning and check if I am in a state of grace,” he told a television crew. “If not, I go back to bed.”" 


9.11.16

Pensiero debole

TRA LE RAGIONI della vittoria di Trump c’è anche la stampa. Che non l’ha previsto e in qualche modo però l’ha favorito.

Il Post pubblica questo articolo del Washington Post che secondo me rende piuttosto bene l’idea. Attenzione, non è una interpretazione di ampio respiro, anzi è piuttosto limitata e settoriale. La tiro fuori solo perché sono un giornalista anche io e il mio cluster social e demografico è un notevole paravento alla comprensione della realtà.

Per compensare e correggere serve, oltre all’umiltà, anche tanto lavoro di scarpe sui marciapiedi, dicevano i vecchi del mestiere. Tutti pensionati e pre-pensionati ovviamente, per risparmiare sui costi da parte degli editori.

Money quote: “Non sono una fan di Peter Thiel, il miliardario che ha contribuito a far chiudere Gawker finanziando la causa legale di Hulk Hogan. In verità lo trovo terribile. Ma quando ha parlato recentemente al National Press Club, ha detto qualcosa che mi ha colpito per la sua efficacia nel descrivere Donald Trump. «I media provano sempre a prendere Trump letteralmente. Non lo prendono mai sul serio, ma sempre alla lettera» ha detto Thiel. I giornalisti volevano sapere esattamente come avrebbe fatto a deportare tutti gli immigrati irregolari, o esattamente come si sarebbe sbarazzato dello Stato Islamico. Volevamo i dettagli, ma molti elettori pensano in modo diverso: prendono Trump sul serio, ma non letteralmente.”

14.7.16

Serie limitata

VI RICORDATE LE mitiche cuffie Porta Pro della Koss? Costano pochissimo, hanno uno stile molto retrò e una qualità sonora straordinaria? Bene, adesso arrivano le edizioni limitate e colorate

4.5.16

Le mitiche Porta Pro della Koss

Io ve lo dico perché non ci guadagno assolutamente niente, ma le Porta Pro della Koss sono decisamente le migliori cuffie che io abbia mai avuto in rapporto a quanto costano, e sono comunque tra le migliori in assoluto per qualità del suono anche dopo poche ore di uso (sapete che le cuffie come le casse vanno rodate, vero?).

Su Amazon costano 36 euro e suonano come se fossero Sennheiser da 300 euro. L’unico problema è che sono bruttine forti...


12.6.14

All by myself

UN TIPO, BLOCCATO tutta la notte all'aeroporto di Las Vegas, si mette d'ingegno e realizza un videoclip. Lunghetto ma divertente! E visto che tra poche ore devo andare all'aeroporto di Las Vegas per tornare a Milani, anche appropriato...


Grazie a Stefania che me l'ha segnalato.

24.1.14

Addio a Riz Ortolani

FATEMI CAPIRE: SCOMPARE uno dei più grandi geni musicali italiani, sia come compositore che arrangiatore, armonizzatore, direttore e chi più ne ha, più ne metta, uno che ce lo invidiavano anche su Marte, altro che in America, e non facciamo edizioni monografiche dei quotidiani, limitandoci a metterlo in piccoli trafiletti defilati? Ma siete tutti impazziti??

Non c'è più Riz Ortolani, da oggi in avanti si vive solo con materiale d'archivio.

7.1.14

Buona musica live

NON DEI BOOTLEG, ma dei "live" fatti come si deve, a cura degli artisti tanto che rientrano nelle discografie ufficiali. Questi sono quelli che mi piacciono. Evviva gli anni Ottanta, devo aggiungere... Ma si sa, ognuno è figlio del suo tempo!

Steve Hackett – The Tokyo Tapes (1996)

Un concerto del 1996 con uno dei gruppi di supporto di Steve Hackett, l’ex chitarrista dei Genesis, anima del supergruppo GTR e colonna portante del rock-prog. Suona alla grande, è stato completamente rimesso a posto e, nell’edizione adesso in commercio, c’è anche il DVD con il concerto. Pura libidine.

Asia – Under The Bridge & Live In San Francisco (2008)

Gli Asia hanno segnato un modo di intendere il rock-prog che continua dal 1981 sino ad ora. Particolarmente prolifici e capaci di alternare dischi da studio a dischi live, più una infinita teoria di bootleg, hanno Steve Hackett, John Wetton, Steve Howe, Geoff Downes, Carl Palmer, più vari altri “minori” che si sono alternati. Questo live è del 2008 ed è disponibile in due versioni: c’è l’edizione “ridotta” (che ho preso in LP) del concerto registrato su album e il doppio CD “San Francisco 2008”, che ho preso più tardi in formato digitale. Durante la seconda parte di quel concerto gli Asia suonarono integralmente il primo album “Asia”, che occupa tutto il secondo CD dell’album doppio. Il livello è notevole. Si tratta di uno dei bootleg “approvati” del gruppo, anche se non sono live che fanno parte della discografia ufficiale. Ci sono problemi di qualità in un paio di canzoni, ma anche molta energia.

Hall & Oates – Live at the Apollo (1985)

Per me è un concerto mitico. La notte al teatro Apollo di New York di Daryl Hall e John Oates, due bianchi con uno straordinario talento soul. Con loro, due ex Temptations oramai anziani ma sempre gagliardi: David Ruffin ed Eddie Kendrick. Se volete avere un solo CD della premiata coppia Hall&Oates, questo è quello giusto. Anche perché la discografia della coppia è abbondante e non tutta all’altezza. Invece questo concerto al teatro Apollo di New York io me lo sono ascoltato per anni in cassetta, da ragazzino, e ogni volta ci scoprivo cose nuove e divertenti: è musica che ti fa tornare il buon umore.

Simon & Garfunkel – The Concert in Central Park (1982)

Paul Simon ha continuato, viaggiando e scoprendo nuove sonorità (bellissimo “Graceland” e bella la scoperta della world music con le sonorità africane) mentre Art Garfunkel è scomparso dai radar. La loro coppia ha definito un’epoca, anche per chi l’ha vista solo da lontano e con il filtro di un paio di decenni. Mrs Robinson dalla colonna sonora del Laureato dice tutto. E questo concerto è uno di quei pochi momenti (l’altro è quello dei Queen) in cui mi pento di non esserci stato. Ma se inventano la macchina del tempo…

The Band – The Last Waltz (1976)

Loro erano talmente bravi che potevi anche non averli mai sentiti, tanto ti erano entrati in qualche modo nel cervello. E questo disco, di cui esiste anche la versione “lunga” e poi il film di Martin Scorsese, è un concerto spettacolare, inteso, veramente bello. Registrato a San Francisco (il giorno del Ringraziamento nella Winterland Ballroom), quando The Band era al culmine e decise di finire così, imbattuta, prima di ridursi come un Rolling Stone qualunque che va a settant’anni sul palco. Invece no, loro finirono alla Greta Garbo: ancora bellissimi. Da riscoprire, come sarebbe da riscoprire tutto Robbie Robertson.

Cream – Royal Albert Hall – London May 2-3-4-5-6 2005 (2005)

I Cream sono durati davvero poco: superband formata nel 1966 e sciolta nel 1968 aveva tre talenti immensi, che hanno continuato la loro ricerca musicale su binari molto diversi. Si tratta di Jack Bruce, Ginger Baker ed Eric Clapton. Anziché uno dei quattro album canonici, questa band immensa che ha contribuito a definire il modo stesso in cui suona il rock moderno la si può apprezzare quarant’anni dopo, quando si ritrova per la seconda volta e suona in cinque pazzesche serate, dimostrando una coesione, un talento, una tecnica e una chimica fuori dal comune. Vale tutto e c’è anche il film che vale ancora di più.

Nirvana – MTV Unplugged in New York (1994)

Per gli amici solo “Unplugged”. L’unico e il vero. Perché nel periodo in cui MTV faceva un concerto acustico via l’altro, senza amplificazione e distorsione ci hanno suonato praticamente tutti. Ma non ne è rimasta più traccia o quasi (c’è Eric Clapton che continua ad aleggiare, ma lui è acustico dentro, si sa). Invece, quello dei Nirvana è un disco a se stante. La dimostrazione che la buona musica è quella dal vivo, una chitarra e poco altro. Pochi mesi dopo il concerto, Kurt Cobain si è tolto la vita, lasciandoci quella donna impossibile della sua ex compagnia a tormentarci. Peccato.

Supertramp – Live in Paris (1980)

Definiscono un’epoca e suonano in maniera fantastica. Il doppio album registrato nel 1979 a Parigi durante il periodo d’oro dei Supertramp, e pubblicato nel 1980. Adesso passati nel dimenticatoio, i Supertramp hanno definito quindici anni di stile musicale e passare una serata in loro compagnia… beh, ne vale sempre la pena. Anche perché la coppia che fa da motore è pazzesca e nel tempo ha creato armonie ed atmosfere che vanno ben oltre le semplici melodie di “Breakfast in America” e “Crisis? What Crisis?”. È uno dei gruppi sicuramente da riscoprire.

Dire Straits – Alchemy (1984)

È il disco più “freddo” della storia. Suona come se fosse stato registrato in studio. Era l’accusa che veniva mossa, l’unica alla quale non trovassimo una obiezione sensata (perché non lo è l’accusa stessa), nei confronti di Mark Knopfler e dei Dire Straits nel loro insieme. Suonano da dio, talmente bene che sembrano finti. In realtà, è un disco che mi piace molto e che, a risentirlo adesso, è pieno di virtuosismi e piacevolezze.

Queen – Live Killers (1973); At the Beeb (1979-1989); Live Magic (1986)

La cosa più bella dei Queen è che sono sempre stati superiori a qualsiasi detrattore abbia mai cercato di dire che erano “solo” commerciali, “solo” canzonette, “solo” robuccia. Suonano con una energia e una profondità quasi inaudita, poche volte raggiunta da altri gruppi rock-pop. La bellezza e complessità di alcune loro composizioni da studio non sono però niente (con l’eccezione forse di Bohemian Rhapsody) rispetto ai loro concerti. Compreso quello mitico a Rio de Janeiro. Vederli o anche solo sentirli suonare dal vivo è una esperienza unica. Killers la definisce in modo più netto, Magic ha la ricchezza delle canzoni più recenti, At the Beeb la rarità di alcuni brani fuori dal loro repertorio tradizionale. Per me questi tre album suonano come un solo, monumentale tributo all’arte di Freddy Mercury e soci.

Billy Joel – Songs in the attic (1981)

È il primo live di Billy Joel. Segue dischi registrati in studio che sono poi quelli sui quali l’autore americano ha costruito la sua fortuna: The Stranger, Piano Man, 52nd Street, Streetlife Serenade, Glass Houses. A me Billy Joel piace in maniera piuttosto incontrollabile: come Elton John, come alcune cose di George Michael, come alcuni altri simili. C’è un sound lontano (parte dall’inizio degli anni Settanta) che si porta dietro l’eredità degli anni Cinquanta. Musicalmente non è più complesso e ricco come lo era all’epoca. Le cose sono andate avanti, i nostri gusti sono cambiati. In ogni caso, in molti dei primi dischi di Billy Joel si avverte che manca la chimica con i suoi musicisti, turnisti eccellenti, gente di studio, ma lontano dalla sensibilità di Billy Joel. In questo live le canzoni di quell’epoca suonano come avrebbero dovuto suonare anche nei dischi da studio. Alla grande.

Frank Sinatra, Sammy Davis Jr. & Dean Martin – At Villa Venice, Chicago. Live 1965 (1965)

Le performance sul palco del Rat Pack, anche nella versione a tre senza Joey Bishop e Peter Lawford, sono comunque epocali. Show che univano le routine comiche e fisiche di questi tre animali da palcoscenico con la musica e la capacità di improvvisare e divertire. Ascoltare il doppio CD registrato nel 1965 a Chicago può essere problematico sia perché le parti in parlato (ovviamente in americano) si alternano alle canzoni, sia perché spesso le gag e i giochi avvenivano sul palco ed erano più fisici che non vocali. Non si capisce, si rimane sospesi, si percepisce il divertimento del pubblico ma non si sa il vero motivo. Non importa. Anche se lento e faticoso, lo spetacolo è divertente, musicalmente ottimo e ha un ritmo e una coerenza formale che lo portano ben al di sopra di molte altre performance più titolare. Dean Martin gioca il suo meraviglioso personaggio che oggi definiremmo di alcolizzato cronico allo stadio terminale, Sammy Davis Jr. è una bomba di energia e forse il talento più genuino per il palcoscenico, mentre Frank Sinatra è un maestro nel giocare con la sua autorevolezza di maschio alfa mettendola a disposizione dei suoi due amici. Niente si ferma: i tre si prendono in giro, ridono di sé e degli altri, bevono, fumano, cantano, sparano cavolate e barzellette come un vulcano che sta esplodendo. Impossibile non amarlo, ma solo dopo ripetuti ascolti.

Yes – 90125 Live: The Solos (1985)

Gli Yes hanno pubblicato un quantitativo impressionante di album dal vivo, attraverso epoche, formazioni e raccolte di canzoni differenti. Eppure, per me questo album, che ho preso prima in formato LP a Firenze una vita fa e poi più di recente come CD da Amoeba Music a San Francisco, è speciale. L’album 90125 da studio (il nome è il numero di catalogo della Atlantic) è il primo disco che ho sentito degli Yes: non c’entra praticamente niente con la storia musicale del gruppo e rimane, assieme al successivo Big Generator, una clamorosa eccezione. Nel tempo ho amato il suond “classico” e prog sinfonico degli Yes, ma mi è rimasto nel cuore anche l’arrangiamento e la produzione di quei due album. E di questo live, che vede una forte prevalenza della parte degli assoli, in cui ha un ruolo notevole la coppia di “stranieri”, cioè il chitarrista Trevor Rabin (che poi è il papà del suond di quell’epoca) e Tony Kaye, primissimo tastierista degli Yes negli anni Sessanta che ritorna proprio per questa coppia di album. Che dire: spacca duro!

Pink Floyd – Ummagumma (1969)

Solo metà di questo album doppio: il primo disco (LP o CD) è infatti un live che raccoglie le canzoni suonate dai Pink Floyd nei loro primi concerti (la band si era formata nel 1965 e il primo chitarrista Syd Barrett aveva lasciato nel 1967 venendo sostituito da David Gilmour) mentre non c’erano ancora i grandi successi classici della band. La discografia d’altro canto parla chiaro: The Dark Side of the Moon è del 1973, Wish You Were Here del 1975, Animals del 1977, The Wall del 1979 e infine The Final Cut del 1983. Qui siamo nel 1969, ancora mancano addirittura due capolavori come Atom Heart Mother (1970) e Meddle (1971). Quello che c’è sono canzoni prese dai primi due album: The Piper at the Gates of Dawn e da A Saucerful of Secrets. Basta e avanza: il divertimento e la voglia di sperimentare, un affiatamento incredibile, la consapevolezza di essere i più bravi della loro epoca (e anche di molte altre). A me piace molto, lo riascolto con piacere

Deep Purple – Made in Japan/Live in Japan (1972)

In realtà anche questi sono due album diversi. La versione originale su due LP è “Made in Japan”, pubblicato a dicembre del 1972 in LP dopo il primo tour dei Deep Purple nella terra del Sol Levante: il gruppo non voleva fare “live”, glielo chiedono i giapponesi e loro accettano purché l’edizione sia limitata al paese della dea Yamato. Finisce che diventa un successo planetario. I concerti si tennero ad agosto del 1972, due ad Osaka (15 e 16 agosto) e uno a Tokyo (17 agosto). Il materiale era in realtà abbondante rispetto agli LP e quindi si pensò – per il 21mo anniversario del concerto, nel 1993 – di realizzare un triplo CD intitolato “Live in Japan”. A seguire, viene pubblicato in CD “Made in Japan”, la versione rimasterizzata dell’LP, storica ma anche tagliuzzata di brutto, e siamo nel 1998. Alcune versioni diverse di canzoni identiche sono disponibili nell’uno o nell’altro album. “Made in Japan” è considerato a ragione uno dei migliori album live di sempre.

30.12.13

Lo spirito di Natale della TV: "A Christmas Present Or Two Or Ten Edition"

NON ABBIAMO ABBASTANZA televisioni locali, questa è la triste realtà. Altrimenti anche noi avremmo questo tipo di performance, che in realtà si trova già abbondantemente nelle conduzioni radiofoniche. Il motivo? Ci sono agenzie e fonti comuni per i contenuti delle conduzioni. Anche per quelle sui regali di Natale che, siccome noi giornalisti e autori siamo parecchio pigri, riprendiamo pari pari...

A Christmas Present Or Two Or Ten Edition


Detto questo, monto in treno e vado via: ci ribecchiamo l'anno prossimo!!

8.12.13

Space Oddity... nello spazio

NON SO COSA dire: WOW. Questa sì che è una cover di David Bowie. Girata nella Stazione spaziale internazionale. Tanta roba...




Questa è la storia del colonnello Chris Hadfield


31.8.13

"Adesso lo twitto, così lo potete vedere"

SONO IN UN bar, caffè, brioche e computer, per scrivere alcune cose che devo scrivere, approfittando di connessione e ambiente luminoso. E la radio dovrebbe educatamente spargere una colonna sonora come un tappeto di foglie su cui far camminare i pensieri. Ma si inciampa sempre nella conduzione "smart" che sente il bisogno di fare osservazioni, battute, commenti intelligenti. Basandosi sul mestiere (ahimé) o addirittura - nel caso delle grandi radio nazionali - su agenzie specializzate in michiate da suggerire ai conduttori del mattino.

In questo caso non ho idea (né lo voglio sapere) quale sia la fonte o il tema dell'ineffabile idiozia che viene raccontata. Non ascolto (durante gli oroscopi sono capace di infilarmi le dita nelle orecchie e fare "gna-gna-gna" fino a quando non sono finiti), tuttavia mi rimane appiccicata una frase della non più giovane conduttrice con voce stereotipata per il suo ruolo: "Adesso lo twitto, così lo potete vedere". Che bellezza, non vedo l'ora. (La pubblicità che segue è il master in giornalismo di Mediaset che vale per fare l'esame con l'ordine, per dire, a cui segue il Caffé Filosofico di Repubblica-L'Espresso, con Massimo Cacciari nel primo volume. Agh!).

6.7.13

The Three Belles - In the Mood

LA VERSIONE CONTEMPORANEA delle Andrews Sisters. Non male. Non eccezionale (soprattutto come capacità di tenere la scena).

Dean Martin & The Andrews Sisters - Medley of Hit Songs

VERY NICE AND sweet, indeed!


3.7.13

Emme come Milano

MEMO REMIGI NEL 1974. "A me mi piace il mare".



↵ Use original player
YouTube
← Replay
X
i
00:32
-01:40

15.1.13

La fornace del vinile (Aggiornato a Vinylmania: quando la vita scorre a trentatré giri al minuto)

LE VENDITE DEI CD continuano a calare, ma a sorpresa si riprendono quelle del vinile. A sorpresa per modo di dire, perché è un trend che continua da alcuni anni. E non accenna a smettere, tanto da far pensare che un domani ci sarà solo musica "liquida" (download legale) e musica su vinile, e ciao ciao CD.

Ma come si fanno e dove li fanno gli LP nel 2013? Ecco un paio di video che ve lo spiegano. Il primo è più "moderno" e coreografato (oltre che pubblicitario), il secondo ha l'aridità di un servizio giornalistico a scopo educativo.





E neanche a farlo apposta, ho anche trovato questo: Vinylmania, il documentario realizzato da un DJ italiano (Paolo Campana) e che è stato appena tradotto in inglese grazie ai fondi raccolti su Kickstarter. Fantastico, direi: mi piacerebbe poterlo avere per recensirlo. Secondo me una storia straordinaria tra analogico e digitale, tra nomadismo e perdita dell'anima.