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"Il miele del diavolo" è uno dei film più particolari dell'ultima parte della carriera di Fulci, che qui si cala nell'ennesimo genere, l'erotico, che reinterpreta, al solito, con grande originalità. La trama è semplice: Cecilia e Gaetano sono due giovani ed appassionati amanti, che tuttavia sembrano nascondere le loro tensioni e i loro problemi sotto un erotismo sfrenato. Un giorno Gaetano cade dalla moto, batte la testa e poco tempo dopo entra in coma. Ad operarlo è chiamato lo stimato professor Dominici, che tuttavia sta vivendo un periodo turbolento e difficile della sua vita, tra la sua impotenza sessuale e il vizio di andare a prostitute per sfogare le sue strane e perverse brame sessuali, abitudine che lo porterà alla separazione dalla moglie. Il giorno dell'operazione, distratto dai pensieri sul suo rapporto matrimoniale a pezzi, si presenta in sala operatoria fuori di sè e Gaetano muore sotto i ferri. Cecilia, disperata, individua nel professore il colpevole, e decide, in preda alla rabbia più folle, di rapirlo e di schiavizzarlo, sottoponendolo anche a torture, sia fisiche che psicologiche, ma alla fine mostrando anche un fascino per lui; la ragazza infatti, come viene mostrato in molti flash-back, inizia a reinterpretare il proprio passato e capisce che forse il rapporto che aveva con Gaetano non era sotto l'egida di un amore vero, ma soltanto di un erotismo vuoto ed edonistico, che non permetteva alla ragazza di realizzare il proprio desiderio di maternità.
"Il miele del diavolo" è un film, manco a dirlo, sottovalutato, come praticamente la maggioranza della filmografia di Fulci, ma se talvolta si può perlomeno capire tale approccio svalutante, in questo caso esso è particolarmente fuori luogo. Questo film è molto meno banale di quanto quasi sempre lo si consideri, forse accecati dal genere erotico (in altri casi era il genere horror-splatter il "problema") o forse influenzati dai bassi budget che Lucio ha sempre dovuto accettare, sta di fatto che quando si parla dei film del regista romano il pregiudizio sul fatto che ci possa presentare solo opere superficiali, violente e vuote è difficile da scardinare. Ad una visione onesta e non pregiudiziale invece "Il miele del diavolo" appare come un film molto interessante che, a guardare a fondo, riesce a trattare abbastanza bene il tema del sesso come fuga e come edonismo, come fonte di morte più che di vita, come deviazione che diventa vizio, che si oppone invece ad una sessualità diversa, cioè più legata all'autenticità dei sentimenti, come appunto il sentimento della ragazza che vorrebbe fare sesso, una volta tanto, per generare una nuova vita e che alla lunga si stanca e si scandalizza delle fantasie estreme e alla fine licenziose del compagno. Il desiderio di vendetta è un altro tema interessante: Cecilia vuole vendicarsi del professore: "decido io quando devi morire" ripeterà spesso, quasi a sottolineare la sua mancata accettazione dell'imprevedibilità della vita, che invece l'ha privata del fidanzato quando meno se l'aspettava. Questo punto è di difficile interpretazione: non sappiamo se il professore abbia effettivamente provato a salvare il ragazzo oppure no (non ci viene mostrato in effetti), e non sappiamo dunque come reagire, da spettatori, alla reazione della ragazza, se considerarla una legittima ritorsione oppure uno scatto di follia paranoide, conseguente ad una mancata elaborazione del lutto.
Insomma, personalmente ho trovato spunti davvero ricchi di sfaccettature, a testimoniare come questo film dovrebbe essere visto con una maggiore profondità e rivalutato secondo il mio modesto parere, come uno dei migliori di Fulci ( io lo metterei sicuramente nella top 10), anche se certamente non è uno dei suoi capolavori: la fotografia risente del basso budget, è ecccessivamtente patinata, anche se alcuni esterni (girati quasi interamente in Spagna) sono suggestivi; la recitazione di alcuni attori è rivedibile, ad esempio quella di Blanca Marsillach, che talvolta è troppo inespressiva e gioca troppo sulla sola avvenenza estetica. La prima parte del film è certamente un pochino troppo lenta e fiacca nella narrazione, che esplode letteralmente nella seconda parte, a partire dal rapimento del professore. Tuttavia, nonostante questi difetti, la regia del grande Fulci è come sempre notevole, meno appariscente che in altri film ma molto ben gestita, con le solite zoomate e movimenti di macchina originali e sempre funzionali ad gusto estetico deciso e senza compromessi. La sceneggiatura presenta, certo, dei limiti ma in alcuni momenti (pensiamo alla poesia recitata dal professore) è carica di pregnanza; il montaggio del solito Vincenzo Tomassi è ottimo e a mio parere le musiche di Claudio Natili sono uno dei punti più forti del film: davvero bellissime e adatte a creare le giuste atmosfere nelle scene più importanti. "Il miele del diavolo" è una piccola gemma da rivalutare nella filmografia del grande Fulci. Guardatelo.
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