| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Gabriele Salvatores |
| Attori | Toni Servillo, Fabrizio Bentivoglio, Sara Serraiocco, Natalino Balasso, Alessandro Besentini Bianca Panconi, Antonio Catania, Yoon C. Joyce, Riccardo Gamba. |
| Uscita | giovedì 30 marzo 2023 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 2,78 su 26 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 26 marzo 2023
Argomenti: I migliori film dedicati a Giacomo Casanova
Un regista non riesce a completare il suo ultimo film su Giacomo Casanova. Comincia ad essere tormentato da sogni e visioni dello stesso personaggio che vuole raccontare. Il film ha ottenuto 5 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Il ritorno di Casanova ha incassato 762 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Leo Bernardi è un regista che non riesce a completare il suo ultimo film su Giacomo Casanova, in procinto di partecipare in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il suo montatore Gianni cerca di farlo uscire dall'impasse e da una depressione incipiente, mentre Leo si consuma fra due sentimenti che gli paiono inadatti ai sui 63 anni: la competitività con un giovane regista, Lorenzo Marino, osannato dalla critica e anche lui in predicato per il concorso veneziano, e l'amore per Silvia, un contadina volitiva e indipendente, molto più giovane di lui. Dunque Leo temporeggia, procrastina, è nervoso e distratto, agitato da sogni e visioni, impolverato come il Casanova che racconta, cui tutto appare "insensato e ripugnante" - a cominciare dal passaggio inesorabile del suo tempo di vita.
Con Il ritorno di Casanova, liberamente tratto dal romanzo omonimo di Arthur Schnitzler, Gabriele Salvatores si confronta sia con il passare inevitabile del tempo, tema del suo film-nel film-nel film (innumerevoli le scatole cinesi tecnologiche in cui è ingabbiata l'opera di Bernardi, che è a colori, mentre la vita del regista si trascina stancamente in bianco e nero), che con un gigantesco fantasma cinematografico, il Federico Fellini di 8 ½ e Il Casanova.
Ma anche lo spirito di Jacques Tati aleggia sulla trama, attraverso la casa automatizzata che si inceppa e si ribella, o l'intrappolamento di Bernardi dietro il vetro di uno sportello bancomat: lì a ricordarci l'aspetto comicamente surreale dell'esistenza, così come la presenza di alcuni attori - Marco Bonadei, Natalino Balasso e il duo Ale e Franz, questa volta in due vicende separate - che provengono dal precedente film sperimentale di Salvatores, Comedians, a riprova di quanto il regista si avventuri sempre su strade nuove (ricordate Nirvana?) senza mai riposare sugli allori. "Ora i miei incantesimi si sono tutti spenti, la forza che possiedo è solamente mia, ed è poca", cita Salvatores da "La tempesta" di Shakespeare prima di un prologo che dura quasi 12 minuti, ed è già un'esitazione tangibile che riassume il senso della storia. Anche le scelte estetiche, a cominciare da un bianco e nero che alterna spietata nitidezza con spiazzanti fuori fuoco (la bella fotografia è di Italo Petriccione), puntano ad uno smarrimento esistenziale. È questa atmosfera sospesa, da quadro di Magritte, la forza di Il ritorno di Casanova, insieme all'interpretazione intensa e nuda di Toni Servillo, fragilissimo dietro la maschera del grande autore e dell'uomo di mondo, sfuggente e inadeguato davanti alla violenza dell'attrazione che prova verso Silvia, altro fantasma, questa volta di giovinezza leopardiana: peccato che il copione la voglia contadina, poiché l'aspetto di Sara Serraiocco e il suo linguaggio forbito - per non parlare dell'abito da sera di un famoso stilista - rendono poco credibile il suo mestiere. Fabrizio Bentivoglio, soprattutto nel contesto della filmografia di Salvatores, è un casting ispirato: un ex bellissimo che il tempo ha sfiorito, ma la cui passata irresistibilità è ben impressa nel nostro immaginario collettivo.
Se Casanova si aggira intorno alle lagune veneziane che hanno testimoniato la sua gloria, Leo Berardi si muove in una Milano irriconoscibile, popolata da grattacieli e blogger ambiziosi, combattuto fra l'esigenza professionale di decidere e quella personale di desiderare. Salvatores lo racconta in modo cerebrale ma mai algido, come un uomo il cui "sistema centrale" sta andando quietamente in tilt: uno che, come dice la prosa di Schnitzler, "si cerca e non si trova", perde pezzi (e denti) e si specchia nella propria solitudine, senza confidarsi con nessuno e senza dire a Silvia ciò che prova davvero, con la paura che lei veda in lui solo "un vecchio: poiché lei ha "tanta vita davanti e tutto il tempo per innamorarsi di nuovo", mentre lui nelle mani non ha (più) niente. Ma Il ritorno di Casanova è anche una riflessione sul cinema e la sua impermanenza "se non c'è un pubblico che vuole vederlo", nonché sui registi che non sanno vivere al di fuori del set, sui giornalisti gossippari, sui montatori mai celebrati e invece coautori dei film dei loro registi (il montaggio di Il ritorno di Casanova è di Julien Panzarasa). Un film pieno di una grazia dolorosa cui Servillo si abbandona senza opporre resistenza, con un "que sera sera" che appartiene ad Alfred Hitchcock più che a Livingston & Evans, o a Doris Day.
Due anni dopo Comedians, una riflessione meta teatrale sul ruolo della comicità, Gabriele Salvatores torna nelle sale con Il ritorno di Casanova.
Dopo i progetti piuttosto sperimentali e innovativi che lo hanno occupato negli ultimi anni, pensiamo ad esempio ai due capitoli de Il ragazzo invisibile o, ancora, al coraggio mostrato nell'affrontare un tema complesso come l'autismo in Tutto il mio folle amore, Salvatores ci fa dono di un'opera che sembra estremamente ambiziosa e, per la prima volta in tutta la sua carriera, spiccatamente personale.
Ma vediamo qualche anticipazione sulla trama. Al centro della vicenda c'è Leo Bernardi: un affermato regista, interpretato dall'ottimo Toni Servillo, ormai sul far del tramonto; Leo, tuttavia, non è assolutamente disposto ad accettare l'andamento discendente della sua parabola e sentendo addosso il peso di doversi riaffermare per un'ultima volta, si appresta a presentare il suo ultimo film basato sul Casanova di Arthur Schnitzler. Per quanto lui stesso non riesca inizialmente a vederne le analogie, il Casanova di Schnitzler gli somiglia terribilmente: è ormai vecchio, ha perso la capacità di esercitare alcun tipo fascino sulle persone e soprattutto nei confronti delle donne; gli rimane un solo obiettivo, quello di tornarsene a casa. E sarà proprio un incontro fatto nel viaggio verso casa a rendere il Casanova conscio dei suoi ormai evidenti limiti: si renderà conto inevitabilmente di rappresentare solo l'ombra dell'uomo che è stato in passato.
Dal potente trailer vediamo l'evidente fascinazione felliniana, inevitabile quando si tratta un tema del genere: da 8 e mezzo a Il Casanova di Federico Fellini; Salvatores, arrivato a questo punto della sua carriera, non può più evitare questo confronto con il Cinema e dunque con Fellini.
Il ruolo di Casanova, meta-personaggio e doppelganger di Servillo, e di conseguenza dello stesso Salvatores, è affidato a Fabrizio Bentivoglio, in quello che si presenta come un delizioso gioco meta-cinematografico, tra cinema, romanzo e vita.
A concludere questo meraviglioso cast ci sono Natalino Balasso, Alessandro Besentini e Bianca Panconi. Il film è prodotto da Indiana Production con Rai Cinema, Ba.Be Productions ed Edi Effetti Digitali Italiani, in collaborazione con 3Marys Entertainment, con il contributo della Regione Veneto e della Veneto Film Commission. Dopo l'anteprima al Bif&st, il film sarà in sala dal 30 marzo, distribuito da 01 Distribution.
Gabriele Salvatores ha la camaleontica capacità di calarsi ogni volta in situazioni diverse,l di cambiare pelle/film con estrema naturalezza , non teme le sfide, anzi, ce le racconta. IL ritorno di Casanova ci parla della giovinezza che sfuma, dell’incalzare della vecchiaia con tutti gli aspetti dolenti e stizziti rimpianti. Leo Bernardi è un regista che ha conosciuto il suo [...] Vai alla recensione »
È più o meno inevitabile per un regista italiano che voglia affermarsi come "autore" confrontarsi prima o poi con i mostri sacri della nostra tradizione cinematografica. Lo fa anche Gabriele Salvatores, che col suo ultimo lavoro si mette in dialogo diretto nientemeno che con Federico Fellini; non tanto però, come si potrebbe immaginare, con il suo «Casanova», quanto piuttosto con «8½» e con tutto quello [...] Vai alla recensione »