| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico |
| Durata | 107 minuti |
| Regia di | Roger Ross Williams |
| Attori | Gael García Bernal, Roberta Colindrez, Perla De La Rosa, Raúl Castillo Joaquín Cosio, Mark Vasconcellos, Yavor Vesselinov. |
| Tag | Da vedere 2023 |
| MYmonetro | 3,15 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 22 settembre 2023
Saúl Armendáriz, un wrestler amatoriale gay di El Paso, diventa famoso a livello internazionale dopo aver creato il personaggio di Cassandro, il "Liberace della Lucha Libre"
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CONSIGLIATO SÌ
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Fine anni Ottanta. Saúl Armendáriz è un lottatore di lucha libre, una specialità del wrestling messicano. Nato e cresciuto a El Paso in Texas dove vive con la madre Yocasta, attraversa spesso il confine per raggiungere la città messicana di Juárez ma la sua carriera non decolla. È conosciuto con il soprannome di "El Topo" e viene spesso sconfitto da Gigantico oltre ad essere deriso dal pubblico per la sua omosessualità. Dopo il suo coming out il padre, che aveva già un'altra famiglia, è sparito dalla sua vita. Per lui sarà decisivo l'incontro con Sabrina, una lottatrice conosciuta anche come Lady Anarquía che lo convince a combattere come exótico (atleti di lucha libre che si esibiscono con costumi appariscenti e mostrano atteggiamenti esuberanti) e a prendere il nome d'arte di Cassandro in omaggio alla soap che ama guardare con sua madre.
Da quel momento inizia a vincere i primi incontri e ad avere successo arrivando perfino a sfidare El Hijo del Santo, uno dei più famosi luchador del mondo. E con i soldi che sta guadagnando, sogna di comprare una villa alla madre.
Le luci della ribalta di Saúl Armendáriz/Cassandro. Dai bassifondi, alla notorietà, dagli incontri anonimi fino alla celebrità in tv.
Il film si appoggia quasi esclusivamente su Gael García Bernal, lo inquadra di spalle quando cerca di sbarcare il lunario e poi ne esalta le molteplici identità. Cassandro, oltre alla struttura biopic, è un film sulla mutazione di un corpo del quale cattura l'energia e il suo coraggio nel trasformare un mondo macho come quello dei combattimenti di lucha libre e la sua stessa vita. Sotto questo aspetto ha un'anima soderberghiana proprio nel modo in cui il film gioca con la luce e l'ombra come era già accaduto con il pianista Liberace in Dietro i candelabri.
Ma soprattutto si manifesta proprio nel modo in cui si allontana dalle forme del cinema sportivo malgrado l'arrivo sul ring sulle note di "Call Me" di Blondie e "Yes Sir, I Can Boogie" del duo spagnolo Baccara e trasforma ogni incontro in un grande e scintillante spettacolo proprio come Magic Mike. A Roger Ross Williams, che ha anche scritto la sceneggiatura assieme a David Teague, interessa soprattutto il protagonista, proprio per la sua immagine, sia quella fisica sia quella che ha costruito il suo immaginario.
C'è un momento intimo, profondamente vitale e doloroso in cui, mentre sta partecipando a una trasmissione in tv, i suoi occhi si fissano su un ragazzo del pubblico che lo ringrazia perché gli ha dato il coraggio di fare coming out. Lì, in quello sguardo, scorre la vita che non ha avuto, evidente anche nei brevissimi flashback durante il match con El Hijo del Santo dove è avvolto dalle luci e quasi ipnotizzato dagli scatti dei fotografi dove gli appaiono frammenti di alcuni dei momenti più importanti della sua vita.
L'immagine di Cassandro è ricostruita nella finzione ma la base è quella documentaristica. Sotto questo aspetto il regista potrebbe essersi ispirato al doc francese Cassandro, the Exotico! diretto da Marie Losier e presentato anche al Torino Film Festival nel 2018. Inoltre la passione che il regista ci ha messo nel raccontare questa storia richiama la stessa che ha caratterizzato il suo bel documentario The Apollo (2019) sull'Apollo Theatre ad Harlem. Le scene dei combattimenti vengono intenzionalmente spogliati anche della necessaria tensione proprio perché in primo piano c'è la trasformazione tecnica del lottatore nel modo di stare sul ring che è un'altra faccia delle sue identità.
Una figura del genere, grazie anche alla prova magnificamente sopra le righe di Bernal, si prende quasi tutta la scena. Proprio per questo, tranne il personaggio della madre al centro di un rapporto intenso col protagonista che disegna anche parte della storia della loro esistenza (esemplare è la scena in cui la donna avverte la presenza dei migranti che cercano di attraversare il confine e vorrebbe in qualche modo aiutarli), restano un po' troppo in ombra alcune figure secondarie, soprattutto quella di Sabrina dove la bella prova di Roberta Colindrez lascia comunque i segni del suo passaggio in ogni inquadratura. La scena del primo incontro con Saúl pre-Cassandro è comunque uno dei molti bei momenti del film che restano.
Nel wrestling messicano ci sono i tecnicos, ci sono i rudos e ci sono gli exoticos. Buoni, cattivi ed esotici... da sempre, questi ultimi, lottatori travestiti da donna dalle movenze grottesche e caricaturali, specificamente designati a rafforzare gli stereotipi omofobi. Figure da insultare e sbeffeggiare, destinate a priori alla sconfitta contro avversari virili e fieramente etero.