| Anno | 2022 |
| Genere | Sperimentale, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 196 minuti |
| Regia di | enrico ghezzi, alessandro gagliardo |
| Uscita | lunedì 8 maggio 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,30 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 21 aprile 2023
Frammenti di personaggi, luoghi e situazioni in un'opera che rappresenta a pieno lo spirito di enrico ghezzi. In Italia al Box Office Gli ultimi giorni dell'umanità ha incassato 10,5 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Il panorama delle vicende umane incontra l'uomo con la macchina da presa. Il suo campo da gioco non ha confini, la sua curiosità non ha misura. Personaggi, situazioni e luoghi si accampano nel vissuto di un'umanità che è al contempo colei che vede e la cosa vista. Ma cosa sono gli ultimi giorni di questa umanità?
Così inizia la presentazione di questa opera di Ghezzi e Gagliardo ed è necessario riproporla senza mutare una virgola perché meglio non si potrebbe fare per sintetizzare ciò che viene proposto ai nostri sensi nelle quasi tre ore di visione/immersione.
Enrico Ghezzi è stato ed è il sovrintendente di una Biblioteca di Alessandria dell'immaginario che ha permesso a chi vi accedeva di incontrarlo e, attraverso di lui, conoscere patrimoni, cinematografici e non, fino ad allora rimasti sepolti o perduti in un colpevole oblio. Una volta ha dichiarato: «Io sono sempre stato solo un riautore, rimettendo in gioco tutto. Le cose non si fanno, ma si rifanno». In questo Gli ultimi giorni dell'umanità offre, a chi è disposto a lasciarsi andare privo di remore e di pre-giudizi pseudoformali, un'esperienza che coinvolge un'indescrivibile (proprio perché non va 'descritta') varietà significante di soluzioni di montaggio e di intersezione. Ognuno può ritrovarci, con la propria cultura e conoscenza, elementi noti e, al contempo, rivisitati perché contestualizzati in modo tale da perdere talvolta il loro senso originario per acquisirne uno del tutto nuovo. Oppure vedendo con uno sguardo diverso dettato dallo scorrere del tempo (diverso per ognuno di noi) come dice... (spetta a chi guarda riconoscerlo). Ghezzi, come faceva in "Fuori orario" si cita e si mette in scena come nostro tramite nei confronti di quella materia magmatica (si vedano le eruzioni vulcaniche) che è l'immagine, sia essa cinematografica o di natura diversa. Ce ne fa percepire i mutamenti e le evoluzioni partecipandoci questa sensazione: "Ho avvertito di essere traversato da tutti i linguaggi. Di essere come la curvatura di questi linguaggi. Quindi di essere io memoria di qualcuno. Non so...essere io la memoria." È la consapevolezza che si avverte in questo flusso ragionato di materiali che, come ben sintetizza il termine inglese, diventano tools, strumenti che ci interrogano di continuo invitandoci a dare loro un senso nostro mentre scrutiamo in quello di un riautore che non smette mai di cercare nuove significazioni all'esistente.
Tutto l'amore che c'è. E l'ombra di una sconfitta, che si allunga sull'uomo ma salva la persona. Quanta dolcezza c'è in Gli ultimi giorni dell'umanità! Quanta paura e quanto desiderio. Quanto bisogno di lasciarsi scavalcare dalla vita per sprofondare nel gioco essenziale (e forse anche esiziale: l'apocalisse che ci salverà...) del vedere. Il catalogo della magnifica ossessione ghezziana è un tuffo [...] Vai alla recensione »