| Titolo originale | L'homme de la cave |
| Anno | 2021 |
| Genere | Thriller, Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 114 minuti |
| Regia di | Philippe Le Guay |
| Attori | François Cluzet, Jérémie Renier, Bérénice Bejo, Jonathan Zaccaï, Denise Chalem Patrick Descamps, Sharif Andoura, François-Eric Gendron, Laëtitia Eïdo, Martine Chevallier, Patrick d'Assumçao, Candice Bouchet, Jean-Claude Frissung, Nicole Gueden, Rémy Roubakha, Jack Claudany, Laurie Bordesoules, Zakariya Gouram. |
| Uscita | mercoledì 31 agosto 2022 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,95 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 28 dicembre 2023
Simon ed Hélène vendono una cantina nel palazzo in cui abitano. La acquisterà un uomo misterioso che sconvolgerà pian piano la vita della coppia. In Italia al Box Office Un'ombra sulla verità ha incassato 136 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Simon, un architetto di Parigi, vende la cantina dello stabile in cui vive a Jacques Fonzic, un uomo di una sessantina d'anni che dice di passare un periodo difficile dopo la morte della madre. Pochi giorni dopo la transazione, però, Simon scopre che l'acquirente è in realtà uno storico negazionista, escluso dall'insegnamento e trasformatosi in una sorta di paria sociale. Impossibilitato ad annullare la vendita, Simon entra in conflitto con la moglie medico Hélène, la quale si interessa a sua volta alle idee di Fonzic e scopre nella famiglia di origine ebraica del marito un episodio poco chiaro avvenuto durante l'occupazione nazista di Parigi. Che ne sarà della famiglia di Simone, così solida eppure così fragile da sfaldarsi di fronte alla semplice presenza di Fonzic?
Come nel suo film più famoso, Le donne del 6° piano, Philippe Le Guay usa un edificio parigino come innesco e rappresentazione dei conflitti che attraversano la società francese: là il classismo (valido oggi come negli anni '60), qui l'antisemitismo e più in generale le fragili convinzioni della classe borghese.
«L'uomo della cantina» è il titolo originale di Un'ombra sulla verità, adattamento italiano che suggerisce da subito la lettura simbolica del film, laddove al contrario Le Guay intende riflettere sulla moralità della borghesia francese a partire dalla falsa pista del giallo, con uno spazio sotterraneo rappresentato come un luogo da horror e l'antieroe Fonzic di François Cluzet, trasandato, arrogante e untuoso, è raffigurato come una presenza incongrua e distruttrice. La vicenda ruota soprattutto (e in modo prevedibile) sulla coppia di professionisti parigini, il biondo Simon di Jérémie Renier e la splendida Hélène di Bérénice Bejo, e usa lo scomodo Fonzic come l'innesco di una crisi di coscienza che scaturisce dai non-detti di una relazione tradizionale.
Il riferimento principale di Un'ombra sulla verità diventa chissà quanto consapevolmente Cape Fear - Il promontorio della paura, dove l'ingresso di un uomo pericoloso nella vita della coppia benestante (in quel caso un ritorno dal passato rimosso) portava alla distruzione di fragili equilibri familiari.
Jacques Fonzic non è però ambiguo e attraente come Max Cady e al contrario finisce per essere la figura meno approfondita del film, dal momento che le sue tesi sull'Olocausto non sono mai messe in discussione, ma anzi sono rilanciate dai dubbi e dalle crisi dei personaggi. Se Hélène finisce per interessarsi al suo lavoro e la figlia della coppia, l'adolescente Justine, ha bisogno di un'imbeccata di Fonzic per venire a conoscenza dello sterminio dei nativi americani (cosa piuttosto improbabile, nel 2021...), Simon è chiamato ad affrontare le conseguenze di una colpa che viene da lontano e che coinvolge le sue origini ebraiche.
Il dito puntato sui privilegi della borghesia parigina (la casa di Simon, ampia e luminosa, è significativamente messa in contrasto con l'oscurità della cantina in cui vive Fonzic), finisce per rendere piuttosto superficiale e confusa la sceneggiatura delle stesso Le Guay e di Marc Weitzmann, i quali non propendono naturalmente per le tesi negazioniste, ma compiono l'errore di trasformarle nel McGuffin del film.
Fonzic, insomma, dall'oscurità della sua cantina (un'altra forma di rimosso, proveniente non dal passato ma dal sottosuolo) non sarebbe altro che l'elemento incongruo pronto a smontare con la sua semplice presenza il castello di carta della Francia repubblicana, democratica, liberale e con la coscienza pulita per essersi liberata del nazismo, ma mai disposta a fare i conti con le proprie colpe.
Tutto vero, insomma, per quanto anche tutto già noto. Ci si chiede, insomma, di fronte a un film pretestuoso come Un'ombra sulla verità, se fosse davvero il caso di dare a un negazionista un ruolo così determinante e non, invece, approfittarne per smontare razionalmente tesi da tempo ridotte a ciarpame storiografico e lasciare per una volta la famiglia borghese alle sue classiche miserie e meschinità.
Hanno deciso di fare un film sulla base di una certa idea, ma poi si sono trovati a doverlo portare avanti. E purtroppo lo hanno fatto "meccanicamente", nel modo che risultava di supporto all'idea di partenza, e senza guizzi autoriali. Ne consegue che il film presenta una serie di situazioni poco plausibili e uno sviluppo narrativo che non appassiona e che, inoltre, manca di un vero approfondi [...] Vai alla recensione »
Ospite del festival del cinema francese France Odéon, Bérénice Bejo porta a Firenze il suo sorriso, il lampo dei suoi occhi, la sua vitalità.
L’attrice, premio César per The Artist, miglior attrice al festival di Cannes per Le passé di Ashgar Farhadi, presenza luminosa e travolgente nel cinema internazionale – e anche in quello italiano – presenta oggi a Firenze, in anteprima nazionale, L’homme de la cave, il film di Philippe Le Guay che interpreta insieme a François Cluzet e Jérémie Renier. La storia è quella di una coppia che vende la propria cantina ad un distinto, tranquillo, gentilissimo signore un po’ malmesso, vagamente patetico. Che si rivela, insospettabilmente, un revisionista antisemita, che fa di quella cantina un luogo da cui irradiare nel mondo, via web, il suo veleno.
Un film nel quale si parla di negazionismo, di antisemitismo. Come ha lavorato sul suo personaggio, Bérénice?
Insieme a Philippe, il regista, ho cercato di costruire una donna che non fosse solamente passiva, spettatrice di ciò che accade. E alla fine è venuto fuori il personaggio di una donna combattiva, che non lascia passare le cose. Perché questa donna ha paura per sua figlia, la più esposta alla seduzione, alle parole di quest’uomo, al suo veleno. Come si può insegnare ai nostri ragazzi il modo di non cadere in certe trappole?
A lei è accaduto di incontrare persone del genere?
Come no! E non certo lontano da me: ci sono dei fascisti del mio condominio, addirittura degli spagnoli franchisti, nostalgici della dittatura di Franco! Devo sempre stare attenta, controllarmi, perché tendo a perdere le staffe, a mettermi dalla parte del torto: se mio figlio gioca a pallone e sbadatamente colpisce il portone del palazzo, se mi tocca di discutere con questa gente, divento subito aggressiva, vado fuori di me.
Come potrà recepire il pubblico questo tema?
Io penso che non dobbiamo avere paura dei temi ‘importanti’, o forti. Proprio in questo momento, nel quale stiamo uscendo da una pandemia, nel quale stiamo tornando a vivere insieme, a discutere, a confrontarci, parlare di temi che riguardano il nostro vivere comune, il nostro rapporto con la Storia e con il presente, mi sembra importante.
L’homme de la cave uscirà nel 2022 in Italia, distribuito da Bim, in data ancora da definire. Intanto, è ancora nelle sale Il materiale emotivo, settimo film da regista di Sergio Castellitto. In cui Bérénice è la donna che arriva, come un turbine, a sconvolgere la vita del libraio malinconico e polveroso interpretato da Castellitto. Un film tratto da una storia scritta da Ettore Scola, trasformata poi in graphic novel, ma mai diventata un film. Un legame di più, per Bérénice, con la tradizione del grande cinema italiano, nel quale lei è stata immersa fin da piccola. “Mio padre, appassionato di cinema fin nelle ossa, ci faceva vedere sempre i film italiani: ho imparato ad amare l’Italia attraverso i film, e anche attraverso di essi ho imparato a capire l’italiano”.
Un uomo apparentemente perbene acquista una cantina in un palazzo parigino borghese. È un professore di storia e racconta al venditore - che abita nello stesso stabile con moglie e figlia adolescente - di essere in aspettativa per motivi di salute e che utilizzerà il locale per conservare gli effetti personali della propria madre, da poco deceduta. Tutte fandonie: a sorpresa inizierà a vivere nello [...] Vai alla recensione »