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Diventerà la "vostra" Africa solo se prima vi liberate di alcune pregiudiziali. L'ipocrisia timorosa e interessata dei "volemose bene" a tutti i costi, anche con fior di gaglioffi. L'angoscia viscerale che vi prende nel veder sbarcare tutti i giorni un'umanità che in un paio di generazioni vi sostituirà nell'inquinamento del pianeta.
Non è la fine del mondo. Fisiologico, direi, il perpetuarsi di una consuetudine primordiale, la migrazione delle genti che prescinde da accoglienze e rispetto di varietà.
Luca Medici ha voluto o gli è stato suggerito di far qualcos'altro a parte sfottere i paesani. Lavoro ricco, denso fatto da più di uno munito di buon mestiere.
Si ride poco o niente. Nella rappresentazione di un dramma epocale qualcuno pretendeva di trovare un motivo di sghignazzo. Contentatevi di qualche facezia semmai sorridete della "satira politica" di Nichi Vendola, una promessa forse, di certo la lezione di un ravvedimento esemplare.
Tra tanti aperti e femministi non ho trovato nessuno che si sia soffermato sulla figura di Idjaba. La misteriosa Manda Touré, duttile nel disegno della trama, generosa e pur sommessa nella dolente riflessione del suo racconto.
Giocherellone il tratto di fisionomie, fattezze, posture. Vi si trascina nel caldo e nella polvere di un'ambientazione che sentite autentica. Perfino cromatismi: tra cielo e deserto, su uno sfondo azzurro e ocra un autocarro stracarico, composizione semovente di un cubismo armonioso. C'è pure Escher, variopinto, nell'ingenuità del siparietto finale.
Alla maniera di Miniero la manfrina parodistica, non c'entra granchè, non fa felice nessuno, serve a marcare opinabili equidistanze, il favoloso 360° che esiste solo in geometria. I messaggi che disturbano sono altri e su tutti, nonostante bagarre fantasiose, si sorvola bellamente.
Grotteschi e meschini, congiunti e concittadini, chi li rimpiangerà quando scompariranno?
Frecciata ai produttori di pomodoro. Si sa come andranno a finire: arabi e berberi razziarono, le marinerie d'Europa trasbordarono, in ultimo solo i piantatori di cotone sudisti conservarono il biasimo della tratta degli schiavi.
Si menziona il prezzo esoso pagato da "disgraziati che fuggono da fame e guerre" per essere prelevati dalle coste nordafricane e consegnate in alto mare in attesa di altri filantropi. Non sarebbe il caso di aprire un dibattito?
Furbastro e mai così cinico Checco, eppure onesto. Puro di cuore, "vedrà Iddio". Per il momento gioisce nel veder affluire i popoli. Al multisala, si capisce.
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