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Ultimo aggiornamento giovedì 5 marzo 2026
Una serie ambientata nel mondo dell'alta finanza all'indomani della crisi del 2008. La serie ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award,
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CONSIGLIATO N.D.
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Giovani banchieri e trader si fanno strada nel mondo finanziario all'indomani del crollo del 2008. Ambientata nel cuore pulsante della finanza internazionale, la serie esplora il mondo finanziario a livello umano e di ambizione personale.
Una serie capace di reinventarsi senza perdere cinismo e gusto per la provocazione
Recensione
di Andrea Fornasiero
Harper Stern è insoddisfatta di come procede il suo nuovo lavoro: pensava sarebbe stata libera ma viene invece tenuta sotto controllo da altri impiegati. Decide così di mettersi davvero in proprio, associandosi di nuovo al suo mentore Eric Tao. Si avvale della collaborazione di Rishi e di Sweetpea, oltre al nuovo arrivato Kwabena, e scommette sul fallimento della società Tender, che vuole portare alla rovina esponendone i magheggi finanziari. Tender è però controllata dall'astuto Halberstram, un abilissimo venditore di fumo, che ha più di un segreto, a partire dal ruolo della sua assistente Whitney. Su Tender indaga anche un giornalista con problemi di droga, James Dyker, ma Halberstram si protegge affiliandosi a Henry Muck e alla sua nuova moglie Yasmin, i quali sono imparentati con una famiglia che controlla tabloid e quindi può facilmente diffondere una propria versione sulle fortune di Tender. Harper e Yasmin, ex colleghe e occasionalmente amiche, si ritrovano così su opposte traiettorie.
Arrivata alla quarta stagione con popolarità crescente e con un cast arricchito di volti relativamente celebri, Industry si reinventa senza perdere il proprio cinismo e il proprio gusto per la provocazione.
I due autori, Mickey Down e Konrad Kay, ex operatori nel mondo della finanza, avevano chiuso la terza annata come potesse essere il finale della serie, ma proprio la terza stagione, anche per l'arrivo di Kit Harington nel cast, aveva fatto segnare un aumento di pubblico. Industry è del resto una serie affine a Succession e lentamente su HBO ha trovato i propri spettatori, tanto che la rete ha deciso di rinnovarla per altre due stagioni. Down e Kay hanno così deciso di rilanciare su tutti i fronti, più budget e star, ma soprattutto ancora più ambizioni. La nuova stagione non racconta infatti più solo di finanza e di personaggi autodistruttivi, ma risuona di questioni e casi di cronaca attuali, di cui preferiamo non dire altro per non dare "spoiler".
Al casto si sono aggiunti Charlie Heaton di Stranger Things nei panni del giornalista Jim Dyker; Kiernan Shipka, la figlia di Don Draper in Mad Men e poi la strega di Le terrificanti avventure di Sabrina, ha il ruolo della spudorata Hayley; Max Minghella, reduce da The Handmaid's Tale, è invece il machiavellico Halberstram. Tutti e tre sono personaggi dallo sviluppo importante e pure sorprendente, ma le indiscusse protagoniste restano Marisa Abela nei panni di Yasmin e Myha'la in quelli di Harper Stern.
Se la prima continua il percorso di opportunismo che in fondo l'ha sempre caratterizzata, spingendosi però molto oltre rispetto al passato, la seconda, già arrivata in fondo all'estremo della sua ossessione, inizia finalmente ad ammorbidirsi un po'. Entrambe restano comunque figure respingenti, creature che abitano mondi senza pietà come quelli della finanza e della politica, di cui ogni volta scoprono nuovi strati che le costringono a reagire sempre con maggior astuzia, spesso a spese della propria moralità. Nonostante la crudeltà dilagante, la serie si apre ogni tanto alla speranza e qualcuno riesce a uscire dal proprio tunnel autodistruttivo, come ha dimostrato nelle precedenti stagioni il fato di Augustus, interpetato da David Johnson che poi ha spiccato il volo nel cinema, e di Robert, che aveva il volto di Harry Lawtey, già tornato in Tv con Under Salt Marsh.
Nella quarta stagione Harper crescerà vedendo intorno a sé, nei pochi colleghi fidati, il prezzo delle sue scelte e dei ricatti di questo perverso intreccio di affari e politica. Yasmin sarà invece messa di fronte ai limiti ma pure al potere del privilegio rappresentato dalla famiglia Muck. Disperatamente alla ricerca di qualcosa che la renda "necessaria", Yasmin si fa via via più spregiudicata e sono evidenti i parallelismi tra il suo personaggio e la compagna più fidata di Epstein, Ghislaine Maxwell. Gli autori però ci tengono a dire che il personaggio non si riduce a una copia di questa inquietante figura, del resto Yasmin resta senz'altro più vicina alla politica europea e alla crescita delle nuove destre nel vecchio continente.
L'altro personaggio chiave della stagione è Halberstram, che incarna l'idea di come in America ci si possa reinventare dal nulla perché non importa il passato - dal quale invece è impossibile sfuggire in Inghilterra, per lo meno per Henry Muck. Di Halberstram sarebbe un peccato rivelare troppo, basti dire che la sua fluidità nell'adattarsi a ogni situazione ha un riflesso anche sulla propria sessualità. Il sesso resta infatti un elemento cardinale di Industry, sempre a un passo dallo scadere nell'exploitation, ma giustificato nei suoi estremi perché la serie racconta di personaggi che sacrificano continuamente la loro umanità, e hanno bisogno di spingersi nel reame della perversione, o tra le braccia della droga e spesso entrambe le cose insieme, per sentirsi vivi. Industry è in fondo una serie che parla di morti viventi, molto più spaventosi degli zombie, perché radicatissimi nelle stanze del potere.
La terza stagione della serie
Recensione di a cura della redazione
La terza stagione inizia con Yasmin che finisce al centro dell'attenzione della stampa per i reati del padre. Intanto la Pierpoint si concentra sugli investimenti a grande impatto sociale.
La seconda stagione della serie
Recensione di a cura della redazione
La seconda stagione apre dopo il Covid, con i trader che tornano a lavoro. Harper continua però ad operare dall'hotel in cui vive dove incontra un famigerato gestore di fondi, Jesse Bloom che è riuscito a trarre grandi profitti dalla pandemia.
La prima stagione della serie
Recensione di a cura della redazione
La prima stagione si apre con Harper che con le sue forti motivazioni attira l'attenzione del direttore generale Eric Tao, che però scopre che non si è mai laureata. Hari invece lavora giorno e notte abusando di Energy Drink e stimolanti fin quando non subisce un infarto in bagno che risulta fatale.