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writer58
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lunedì 12 gennaio 2026
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il ponte sull''inferno
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Ho visto "Sirat", ultimo lavoro del giovane regista Oliver Laxe, con aspettative contraddittorie. Avevo letto, nella recensione di Zappoli, che il film, inizialmente intenso ed energico, perdeva quota nella parte finale e che si avvitava in scelte di sceneggiatura involontariamente ridicole. Non ho avuto francamente la stessa impressione, anzi mi è parso che "Sirat" sia una proposta stimolante e coraggiosa, sostenuta da immagini potenti e uno sguardo visionario. e
Ambientato nell'interno del Marocco, tra le montagne dell'Atlante e la porzione di Sahara che attraversa il confine con l'Algeria e la Mauritania, la pellicola si sviluppa come un film "on the road", dove il percorso di viaggio e quello interiore dei protagonisti si sovrappone e si fonde.
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Ho visto "Sirat", ultimo lavoro del giovane regista Oliver Laxe, con aspettative contraddittorie. Avevo letto, nella recensione di Zappoli, che il film, inizialmente intenso ed energico, perdeva quota nella parte finale e che si avvitava in scelte di sceneggiatura involontariamente ridicole. Non ho avuto francamente la stessa impressione, anzi mi è parso che "Sirat" sia una proposta stimolante e coraggiosa, sostenuta da immagini potenti e uno sguardo visionario. e
Ambientato nell'interno del Marocco, tra le montagne dell'Atlante e la porzione di Sahara che attraversa il confine con l'Algeria e la Mauritania, la pellicola si sviluppa come un film "on the road", dove il percorso di viaggio e quello interiore dei protagonisti si sovrappone e si fonde.
Sirat, come viene ricordato nell'epigrafe iniziale è il ponte, sottile come un capello e affilato come una lama, teso sull’inferno e sul quale debbono passare le anime dopo la morte. I malvagi precipitano nell’abisso infernale, mentre gli eletti, dopo averlo superato, salgono in paradiso.
Ed è proprio un viaggio verso la propria interiorità che i personaggi intraprendono: chi deve affrontare il proprio smarrimento nella ricerca di una figlia scomparsa, chi si sposta di rave in rave per trovare una dimensione assoluta che unisca paesaggio ed estasi, sonorità techno e altopiani desertici, balli ipnotici e rituali sufi.
A fare da contrappunto alla ricerca, la radio trasmette notizie di una guerra che sta esplodendo nel mondo e che coinvolge le principali nazioni del pianeta, le cui conseguenze sinistre si scorgono anche nel deserto marocchino. Ma, come dirà uno dei protagonisti "il mondo è ormai morto da tempo", la terza guerra mondiale ne ratifica solo l'estinzione.
Non intendo spoilerare la trama del film, mi limiterò a dire che questo conflitto si ripercuote anche sull'itinerario (fisico e spirituale) dei protagonisti, la maggior parte dei quali non sono attori professionisti, ma raver che interpretano efficacemente i personaggi nomadi. Alcuni di loro presentano mutilazioni negli arti, quasi a significare la difficoltà a mantenere la propria integrità (anche fisica) nel mondo di rovine che stiamo apparecchiando.
Una proposta potente e dalle forti suggestioni visive e acustiche, un'opera forte e audace che scuote dal torpore, anche se sembra preludere ad esiti potenzialmente catastrofici per tutti noi.
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francesca meneghetti
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domenica 11 gennaio 2026
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un film nichilista e inquietante
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Ci sono dei film che mettono subito a disagio e ti dicono che devi alzarti dalla poltrona e andartene. Ti predispongono cos? negativamente da restare refrattari anche al messaggio, l?unico, e non certo originale, perseguito per? con grande dispersione di tempo, di mezzi, di energie: come sparare con il bazooka a una zanzara. Nel mio caso l?avversione nasce dalla lunghissima scena iniziale del rave nel deserto del Marocco,a causa di una personale allergia alla techno music. Si balla senza sosta tutto il giorno, ma, giunta finalmente la notte, un gioco di luci mostra, tra i riflettori puntati in cielo, una sorta di scala di Giobbe: l?equivalente della parola Sirat, cio? un arduo e pericoloso sentiero che collega vita a morte.
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Ci sono dei film che mettono subito a disagio e ti dicono che devi alzarti dalla poltrona e andartene. Ti predispongono cos? negativamente da restare refrattari anche al messaggio, l?unico, e non certo originale, perseguito per? con grande dispersione di tempo, di mezzi, di energie: come sparare con il bazooka a una zanzara. Nel mio caso l?avversione nasce dalla lunghissima scena iniziale del rave nel deserto del Marocco,a causa di una personale allergia alla techno music. Si balla senza sosta tutto il giorno, ma, giunta finalmente la notte, un gioco di luci mostra, tra i riflettori puntati in cielo, una sorta di scala di Giobbe: l?equivalente della parola Sirat, cio? un arduo e pericoloso sentiero che collega vita a morte. Come se non sapessimo che l?esistenza ? sostanzialmente questo, l?unico significato sensato del film. L?immagine della ?scala di Giobbe? ? ripresa alla fine con l?immagine di una strada ferrata: un classico collegamento incipit/fine che per? non giustifica la sceneggiatura sgangherata di Oliver Laxe. Ma andiamo con ordine. Tra tanti corpi che ballano e si agitano senza tregua in mezzo alla polvere, mentre le casse acustiche pompano, si individuano due estranei: un padre alla ricerca di una figlia scomparsa da mesi e l?altro suo figlio, ancora bambino, con il suo cane inseparabile. L?uomo viene sapere, da un piccolo gruppo di cinque persone, che potrebbe trovarla in un prossimo rave nel deserto, ma pi? a sud. Quando il rave viene sospeso dai militari per ragioni di emergenza (si affaccer? poi l?idea di una guerra), i due mezzi della cinquina scartano dal percorso obbligato per l?evacuazione e il padre, senza una ragione sensata, li segue. Inizialmente viene scoraggiato, ma poi si uniscono le risorse e si procede tra mille difficolt? pratiche (molte delle quali ignorate, come la scarsit? del carburante), in un percorso sempre pi? arduo e assurdo, verso il nulla, o quasi: perch? il nichilismo ? la cifra dominante del film. E non posso dire di pi? per non spoilerare. Non si pu? definire un classico road movie, anche per la lentezza esasperante, almeno per buona parte del film (poi gli eventi precipitano assurdamente) e per una colonna sonora che, se non ? tecno, ? ipnotica e inquietante. Ho letto che il film propone un?esperienza fisica: sar?, ma non certo paradisiaca. Da evitare assolutamente di sera per non fare brutti sogni.
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sabato 10 gennaio 2026
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film sirat
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Mi spiace ma noi non siamo d',accordo..per noi ey stato un bellissimo film...fotografia splendida e una speranza per la soluzione di tutte le guerre.
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