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edmund
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giovedì 6 novembre 2025
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inutile versione del mito di dracula
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Forse il regista avrebbe fatto meglio a titolare il film: “Dracula - L’amore tossico”, ovvero “Ecco a cosa porta una scarsa o nulla elaborazione del lutto”. Sezionar cadaveri e respirarne i miasmi. O nella migliore delle ipotesi ti tocca vivere nei secoli in uno stato perenne di morte latente a succhiar sangue senza posa, né ritegno.
Il senso di riproporre la storia della leggenda di un personaggio la cui esistenza storica rimane molto incerta (o quantomeno le cui caratteristiche sono oggetto di molteplice interpretazione folcloristica) risiede proprio nella possibilità di reinterpretare la leggenda proponendo una visione sempre nuova e adattata, semmai, al sentire più moderno.
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Forse il regista avrebbe fatto meglio a titolare il film: “Dracula - L’amore tossico”, ovvero “Ecco a cosa porta una scarsa o nulla elaborazione del lutto”. Sezionar cadaveri e respirarne i miasmi. O nella migliore delle ipotesi ti tocca vivere nei secoli in uno stato perenne di morte latente a succhiar sangue senza posa, né ritegno.
Il senso di riproporre la storia della leggenda di un personaggio la cui esistenza storica rimane molto incerta (o quantomeno le cui caratteristiche sono oggetto di molteplice interpretazione folcloristica) risiede proprio nella possibilità di reinterpretare la leggenda proponendo una visione sempre nuova e adattata, semmai, al sentire più moderno. Vedi ad esempio "Itaca - Il Ritorno" di Uberto Pasolini in cui si offre una rilettura, secondo me intelligente, del mito di Odisseo.
Ecco che la lettura di un mito diventa il pretesto per parlare della morale dei tempi che corrono o si trasforma in metafora del significato dell’esistenza.
Allora, mi chiedo che senso abbia oggi riproporre la storia di Dracula senza apportare alcuna variazione di portata significativa e in tempi poi di Me too e di lotta estrema e tante volte sanguinaria (nel senso che ancora oggi una donna rischia di essere ammazzata se solo si azzarda a rifiutare certi stereotipi) per la parità di genere. Quindi, quale sarebbe il senso di riproporre col senno di oggi la storia di un tizio che fa delle donne le sue schiave e insieme di donne che bramano essere ridotte in schiavitù per un mal interpretato senso dell’amore, verosimilmente, e che finiscono pure per essere ammazzate alla fine per la loro “impudicizia” o ritenuta tale? Voglio dire che la figura di "dracula tombeur de femmes" potrà forse ancora solleticare certa nostra vanità maschile seppure questo tipo d’uomo oggi è considerato molto tossico e rubricato tra i potenziali autori di reato eventualmente e giustamente aggiungerei. Perché il dracula se lo guardiamo con gli occhi di oggi sembra semplicemente uno che circuisce la volontà di giovani donne indifese. E tuttavia, l’immagine delle donne che qui viene presentata è un archetipo molto caro a certa cultura patriarcale cui le donne stanno cercando di opporsi in tutte le maniere e anche a costo della vita personale. Di conseguenza non credo che una donna si trovi granché rappresentata oggi in queste donne che si sdilinquiscono senza freni dinnanzi al bel predatore di turno seppure leggendario e rinunciando a qualsiasi rispetto per se stesse, pure. Non è certo questo che si insegna oggi alle bambine, immagino e nemmeno ai bambini suppongo (educazione sentimentale nelle scuole permettendo, si capisce). E immagino pure che certe favole meglio sarebbe non raccontarle ai nostri giovani figli.
Ok, questa sarebbe la lettura del dracula con certi occhi di oggi. Ma se volessimo essere meno ideologici (che pure ci sta tutto sommato essere ideologici in questo caso) mi richiedo che senso abbia una riproposta del genere che nulla aggiunge a predecessori cinematografici ben più illustri e con buonissime ragioni, anche. Inutile che vi elenchi gli antenati cinematografici più gloriosi del dracula esangue in questione, ma vi dico soltanto che persino il quasi insulso “Dracula Untold” di Gary Shore, persino lui fin troppo ingiustamente bistrattato, assurge a capolavoro del genere “vampiri che tengono famiglia”. I finanziatori di questa operazione si sono chiesti se ne valesse la pena anche da un punto di vista economico? Comunque sia i soldi sono loro. L’altra domanda capitale è “Chi salverà Caleb Landry Jones dalla deriva «giovane uomo disadattato, ma con i superpoteri, molto romantico, ma pur sempre con spiccati tratti sociopatici che non disdegna il travestimento e il trucco pesante?”
pS: faccio una proposta di lettura del mito di dracula che "non-muore" attraverso i secoli, trasferito ai giorni nostri: Perché non fare del dracula immorituro la metafora di chi è obbligato oggi a stazionare in uno stato perenne di morte latente? Il simbolo di coloro cui viene impedito da leggi dello stato di superare la linea che delimita la morte stessa? Insomma, l’immagine di colui cui è proibito morire. Spero di non essere blasfemo, né offensivo verso coloro che ambirebbero utilizzare certi strumenti per progettare il superamento definitivo del confine, per il fine vita volontario, insomma, quando si trovano in condizioni fisiche e psichiche per loro intollerabili. Sapienti registi e sceneggiatori all’opera, dunque.
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aurora aversa
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domenica 2 novembre 2025
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dracula cerca autore (e regista)
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Dracula di Besson è un film che non convince: dagli attori alla sceneggiatura, dagli ambienti all’aderenza al testo originale, dallo spirito alle fonti cinematografiche. L’unico attore degno di nota è Caleb, a patto di dimenticare per sempre Gary Oldman. La stessa Mina è straniante: viso troppo moderno, recitazione debole, personaggio inconsistente in tutta la storia, per non parlare del prete (esorcista?) che redime con due parole in croce il temibile e fortissimo vampiro, del ridicolo Jonathan Harker, che in alcuni momenti è persino comico, dei mostri nel castello del conte, inetti esecutori delle direttive del padrone. Il film attinge con poco rispetto all’omonimo di Coppola, a “intervista col vampiro”, a “profumo” (e un Dracula profumiere è già da ridere), persino a “twilight”, ma senza ossequio anzi con un’ironia sottile che non ha nulla a che vedere col genere di appartenenza del romanzo originale.
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Dracula di Besson è un film che non convince: dagli attori alla sceneggiatura, dagli ambienti all’aderenza al testo originale, dallo spirito alle fonti cinematografiche. L’unico attore degno di nota è Caleb, a patto di dimenticare per sempre Gary Oldman. La stessa Mina è straniante: viso troppo moderno, recitazione debole, personaggio inconsistente in tutta la storia, per non parlare del prete (esorcista?) che redime con due parole in croce il temibile e fortissimo vampiro, del ridicolo Jonathan Harker, che in alcuni momenti è persino comico, dei mostri nel castello del conte, inetti esecutori delle direttive del padrone. Il film attinge con poco rispetto all’omonimo di Coppola, a “intervista col vampiro”, a “profumo” (e un Dracula profumiere è già da ridere), persino a “twilight”, ma senza ossequio anzi con un’ironia sottile che non ha nulla a che vedere col genere di appartenenza del romanzo originale. Le sequenze nel film si avvicendano velocemente, quasi senza rapporto causa-effetto, si compongono a spasmi: basti pensare che nel ritrovare la donna amata, dopo una ricerca di ben 400 anni, il conte la convince in cinque minuti con un carillon che le riporta alla mente la vita passata e l’amore per il marito perduto. L’amore si vede solo negli occhi del protagonista, quando rivedendo l’amata si commuove, mentre lei rimane sconcertata dalle attenzioni pressanti di uno stalker con abiti eleganti. Anche il finale è talmente sbrigativo da chiedersi perché la scelta di raccontare questa e non un’altra storia. Insomma… anche a non voler fare confronti col capolavoro di Coppola, il film non vale abbastanza nemmeno per essere inserito nella filmografia dei vampiri.
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nino pellino
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lunedì 24 novembre 2025
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una versione di dracula estremamente romantica
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Questa versione di Dracula del regista Luc Besson si ispira chiaramente alla famosa pellicola del 1992 diretta da Bram Stoker ed entrambe ci evidenziano quegli aspetti storici più attendibili concernenti le origini del famoso vampiro. Sforzandomi di non fare alcun paragone con il film sopra citato risalente ad oltre 30 anni fa, quest'ultima opera di Besson rappresenta l'ennesima versione e variante della saga cinematografica dedicata a Dracula (e/o Noseferatu) che vanta nella sua storia innumerevoli film a partire sin dai lontani anni '20 di ben circa un secolo fa. Ebbene, dopo averlo guardato attentamente, mi sento di dire che "Dracula, l'amore perduto" non lo reputo nè migliore nè peggiore di tutte le versioni uscite al Cinema che l'hanno preceduto, ma comunque non tra i migliori.
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Questa versione di Dracula del regista Luc Besson si ispira chiaramente alla famosa pellicola del 1992 diretta da Bram Stoker ed entrambe ci evidenziano quegli aspetti storici più attendibili concernenti le origini del famoso vampiro. Sforzandomi di non fare alcun paragone con il film sopra citato risalente ad oltre 30 anni fa, quest'ultima opera di Besson rappresenta l'ennesima versione e variante della saga cinematografica dedicata a Dracula (e/o Noseferatu) che vanta nella sua storia innumerevoli film a partire sin dai lontani anni '20 di ben circa un secolo fa. Ebbene, dopo averlo guardato attentamente, mi sento di dire che "Dracula, l'amore perduto" non lo reputo nè migliore nè peggiore di tutte le versioni uscite al Cinema che l'hanno preceduto, ma comunque non tra i migliori. Non sono dell'opinione che sia l'ennesimo remake inutile in quanto delle differenze narrative ci sono. Besson difatti enfatizza ai massimi livelli l'aspetto squisitamente romantico del protagonista chiamato Vladimir, mostrandocelo come un uomo completamente perduto dell'amore che prova per la sua amata Elisabeta, conosciuta ben quattro secoli prima rispetto alle vicende contemporanee che caratterizzano gran parte della trama del film. Inoltre il regista ci trasmette un certo aspetto epico e cavalleresco del personaggio di Dracula dal momento in cui quando egli era in vita lo possiamo ammirare in tutta la sua forza e la sua bravura di valoroso soldato, pronto sempre a difendere gli ideali cristiani in cui egli inizialmente credeva prima di rinnegare Dio a seguito della triste sorte toccata alla sua amata nel corso di una feroce battaglia e dunque essere maledetto nei secoli a vagare come anima dannata e quindi a divenire un vampiro nella perenne ricerca di sangue umano per mantenersi giovane in un tempo infinito. In questo film non mancano effetti speciali di tipo manieristico che lo rendono una sorta di horror fantasy a sfondo, come detto prima, particolarmente romantico. Vladimir rincontrerà dopo secoli la sua amata che adesso ha assunto le sembianze di Mina, fidanzata delllo scrittore Jonathan Arker, quest'ultimo tra l'altro che si insedia nelle mura del castello del vampiro in qualità di ricercatore e di ospite. Tra gli attori che mi hanno colpito oltre ovviamente al protagonista principale, la nostra brava attrice italiana Matilda De Angelis nel ruolo di una giovane vampira di nome Maria, la quale è stata fatta prigioniera da un gruppo di persone che hanno deciso di combattere e annientare Dracula. Molto brava nelle sue movenze e nella sua recitazione che ci appare particolarmente sanguigna (parafrasando il suo ruolo) e vitale, direi molto vitale nelle sue mimiche facciali. E poi come non citare tutta l'esperienza nella recitazione e la classe di un grande attore del calibro di Christoph Waltz che qui intepreta il ruolo di un prete dedito alla pace e ardito della speranza di poter far pentire Valdimir dals uo peccato che l'ha reso un'anima dannata. Film nell'insieme gradevole e accettabile.
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gabriella
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mercoledì 19 novembre 2025
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a love tale
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Ennesima trasposizione cinematografica del più celebre vampito della letteratura, stavolta nella rivisitazione di Luc Besson che affidando il ruolo del protagonista a Caleb Landry Jones, lo trasforma in un poeta romantico e tormentato, condannato a vagare nel buio e nelle tenebre nella disperata ricerca della sua amata- Il film si apre con una morbida scena d'amore, il principe Vladimir e la moglie Elizabeth si rincorrono nella camera da letto, sono giovani , innamorati, totalmente presi uno dall’altra, assetati d’amore, un amore assoluto, fagocitante, ma quando il principe perde la sua amata in un’imboscata, spezzato dal dolore, sfida il divino rinnegando Dio e viene condannato all’immortalità, costretto a nutrirsi di sangue nella speranza di ricongiungersi alla reincarnazione di Elizabeth.
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Ennesima trasposizione cinematografica del più celebre vampito della letteratura, stavolta nella rivisitazione di Luc Besson che affidando il ruolo del protagonista a Caleb Landry Jones, lo trasforma in un poeta romantico e tormentato, condannato a vagare nel buio e nelle tenebre nella disperata ricerca della sua amata- Il film si apre con una morbida scena d'amore, il principe Vladimir e la moglie Elizabeth si rincorrono nella camera da letto, sono giovani , innamorati, totalmente presi uno dall’altra, assetati d’amore, un amore assoluto, fagocitante, ma quando il principe perde la sua amata in un’imboscata, spezzato dal dolore, sfida il divino rinnegando Dio e viene condannato all’immortalità, costretto a nutrirsi di sangue nella speranza di ricongiungersi alla reincarnazione di Elizabeth. A interpretare il principe delle tenebre stavolta è Caleb Laundry Jones, attore texano dal volto nordico, diafano, molto diverso da quello di Gary Oldman e dalla sua versatilità, funzionale però a una messa in scena rutilante, esagerata , sfrenata, che assimila stili e generi diversi. Tuttavia Besson sembra più interessato all’estetica che al contenuto, a immagini sontuose, barocche, danneggiando la parte narrativa, emotiva, quella febbrile ricerca d’amore che dovrebbe essere il tema centrale, che viene sacrificata, soffocata da troppa teatralità. Brava la nostra Matilde De Angelis, forse quella più riuscita, nel ruolo di Maria, una seguace del conte Dracula, con i suoi guizzi repentini di umore, sensuale, innocente, aggressiva , riesce a dare quel tocco terreno, leggero, anche Christoph Waltz convince, molto meno Zoe Blue che sembra non appartenere al film, ( paradossalmente il suo personaggio dice” Mi sembra di non appartenere a questo tempo”) In conclusione, un film d’intrattenimento, ma il desiderio e la passione rimangono sotto la cenere .
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hellephant16
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mercoledì 19 novembre 2025
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un conte aromatico
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Il mito di Dracula viene raccontato qui in una versione pi? leggera, elegante e a tratti un po? stravagante rispetto al classico racconto del vampiro. Non ? un film pensato per essere paragonato a quello di Coppola del 1992, con la straordinaria interpretazione di Gary Oldman: ? qualcosa di diverso, e lo si capisce fin da subito. La storia si sviluppa in modo fantasioso, con scene molto colorate, ironiche e a volte volutamente esagerate, tanto da sfiorare persino il kitsch. Mi sono sentito un po? diviso: l?idea di usare un profumo come elemento centrale mi lascia perplesso, ma allo stesso tempo ? abbastanza interessante, anche se decisamente insolito. ? chiaro che il regista voleva allontanarsi dalle classiche trasformazioni del Conte ? pipistrello, nebbia, mostro ? per cercare qualcosa di nuovo.
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Il mito di Dracula viene raccontato qui in una versione pi? leggera, elegante e a tratti un po? stravagante rispetto al classico racconto del vampiro. Non ? un film pensato per essere paragonato a quello di Coppola del 1992, con la straordinaria interpretazione di Gary Oldman: ? qualcosa di diverso, e lo si capisce fin da subito. La storia si sviluppa in modo fantasioso, con scene molto colorate, ironiche e a volte volutamente esagerate, tanto da sfiorare persino il kitsch. Mi sono sentito un po? diviso: l?idea di usare un profumo come elemento centrale mi lascia perplesso, ma allo stesso tempo ? abbastanza interessante, anche se decisamente insolito. ? chiaro che il regista voleva allontanarsi dalle classiche trasformazioni del Conte ? pipistrello, nebbia, mostro ? per cercare qualcosa di nuovo. Peccato che la CGI sia davvero fastidiosa: l?inserimento dei gargoyle come servi del vampiro non la comprendo, sembrano fatti di gelatina pi? che di pietra. Buone le interpretazioni di Christoph Waltz e Matilda De Angelis, mentre la Mina/Elizabeta di questo film a volte sembra un po? priva di emozione, e l?idea che, dopo 400 anni, le basti sentire qualche parola per ricordarsi del Conte e tradire il marito? beh, non ? proprio il dettaglio pi? riuscito. Caleb Landry Jones, d'altr canto, in certe scene ? stato convincente: elegante, ma anche capace di momenti di dolore cos? intensi da sembrare quasi un urlo da Banshee degli X-Men. In conclusione, un film discreto, piacevole, ma lontano dall?essere memorabile. La domanda finale ?: serviva davvero un Dracula cos? romantico e allo stesso tempo assassino di donne attirate da estratetraenolo e copulina? Forse s?, forse no...
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imperior max
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giovedì 6 novembre 2025
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quasi che si dia pi? torto ai protagonisti, quindi il cattivo ? riuscito...
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DRACULA ? L?AMORE PERDUTO. Gran ritorno del regista francese dopo un Dogman bello particolare. E con lui anche Caleb Landry Jones che dalle vesti queer passa nei panni di un melanconico e infranto Dracula.
XV secolo, Il principe Vlad Tepes di Valacchia e sua moglie Elisabeta vivono le loro giornate in un amore molto profondo rotto solo dai doveri di corte e da battaglie. Un giorno viene chiamato per contrastare gli ottomani alle porte della sua terra, chiede al vescovo tramite la benedizione di Dio di proteggere Elisabeta mentre ? in guerra e parte. Dopo una furiosa battaglia Vlad viene avvisato che sua moglie ? caduta in un?imboscata nella foresta, accorre per salvarla, ma durante la colluttazione con gli attentatori Elisabeta rimane uccisa.
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DRACULA ? L?AMORE PERDUTO. Gran ritorno del regista francese dopo un Dogman bello particolare. E con lui anche Caleb Landry Jones che dalle vesti queer passa nei panni di un melanconico e infranto Dracula.
XV secolo, Il principe Vlad Tepes di Valacchia e sua moglie Elisabeta vivono le loro giornate in un amore molto profondo rotto solo dai doveri di corte e da battaglie. Un giorno viene chiamato per contrastare gli ottomani alle porte della sua terra, chiede al vescovo tramite la benedizione di Dio di proteggere Elisabeta mentre ? in guerra e parte. Dopo una furiosa battaglia Vlad viene avvisato che sua moglie ? caduta in un?imboscata nella foresta, accorre per salvarla, ma durante la colluttazione con gli attentatori Elisabeta rimane uccisa. Preso dalla disperazione e dalla delusione nei confronti del vescovo giura di rinnegare Dio e di l? passer? i secoli a cercare un modo per ritrovare l?amore perduto, pur con una flebile speranza di reincarnazione della sua Elisabeta. Finch? non avr? modo grazie a Jonathan Harker nel 1889 durante la sua visita al castello tra rinvigorimenti, viaggi a Parigi e ricerche sentimentali e dell?occulto.
Tecnicamente parlando Luc Besson gira molto bene concentrandosi con un?atmosfera molto meno orrorifica e pi? sul melodramma sentimentale pur non rinunciando ai giusti ritocchi gotici, alla violenza sanguinolenta e agli stilemi vampirici. Ci aggiunge altres? un po? di ironia, specie in alcune situazioni che normalmente sembrerebbero o brutali o sopra le righe, come una decapitazione con il resto del corpo ancora a strangolare o una sequenza musical bella naif. Cos? com?? naif la fotografia messa sul rosso caldo e i bianchi freddi, le scenografie medievali e ottocentesche, le musiche di Danny Elfman appunto che accompagnano nel gotico e delle scene d?azione niente male tra battaglie campali e schermaglie con spade e fucili. Da chiarire che tutto il prologo compresi i flashback narrati dal conte sono le parti migliori in assoluto del film. Decisamente ottime le recitazioni di Caleb Landry Jones, calato bene sia nel fisico che nelle espressioni e anche sotto il trucco prostetico da vecchio; un Christoph Waltz al solito carismatico come prete tedesco e una sorprendente, frizzante e sensualissima Matilda De Angelis come vampira succube. Va detto che ci sono vari richiami al Dracula di Coppola, di gran lunga superiore a questo.
Inutile dire che la storia ? sempre la stessa ed ? stata riciclata come altre decine e decine di volte ed ogni film variava in stili e cambiamenti dal romanzo di Stoker. Stavolta viene tolto Van Helsing e sostituito con il prete, ma sempre della stessa sostanza, viene completamente tolta la parte della Demeter in mare, le tre spose sono sostituite con i gargoyle (scelta anche comprensibile in quanto Dracula ? perdutamente innamorato solo di una donna), Lucy ? sostituita da Maria de Montebello come vampira al manicomio e dunque anche Renfield, la parte centrale ? a Parigi anzich? Londra e l?ultimo atto ? praticamente un assedio di stampo militare. Inoltre Dracula al posto dell?ipnosi usa un profumo speciale di Firenze per ammaliare le donne. Tutto ci? per raccontare un Dracula pi? empatico, pi? afflitto e melanconico, pi? voglioso di conoscenza e decisamente molto meno stronzo della controparte cartacea, forse anche pi? nel giusto dato che il suo essere vampiro non ? pi? di tanto voluto se non per uno scopo d?amore e come punizione divina. Oltretutto porta lo spettatore a riflettere se un amore tra uomo e donna possa essere pi? importante e giusto della fede in Dio o della salvezza, anche al prezzo di rimanere dei mostri immortali. Senza contare il prete che diventa una figura chiave per le sorti della storia e il destino di Dracula.
Gli unici difetti riscontrati sono un montaggio fin troppo frettoloso ed improvviso in alcune parti come l?arrivo di Jonathan a Parigi o l?assedio finale e una voglia fin troppo prolissa in certi dialoghi e fin troppo elegante laddove forse era meglio rendere pi? sporca la scena.
Non siamo di fronte ad un Dracula che possa eguagliare Browning, Murnau, Herzog, Coppola o anche Eggers, ma sicuramente ? un buon film che gli si pu? dire tutto meno che non abbia dato freschezza o senza nulla da dire.
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