| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, Thriller, |
| Produzione | USA |
| Durata | 112 minuti |
| Regia di | Kathryn Bigelow |
| Attori | Idris Elba, Rebecca Ferguson, Gabriel Basso, Jared Harris, Tracy Letts Anthony Ramos, Willa Fitzgerald, Renée Elise Goldsberry, Greta Lee, Jonah Hauer-King, Kyle Allen, Jason Clarke, Brian Tee, Aminah Nieves, Catherine Missal, Moses Ingram, Gbenga Akinnagbe, Yadira Guevara-Prip, Quincy Dunn-Baker, Chance Kelly, Neal Bledsoe, Lynn Adrianna Freedman, Kevin Anton, Abubakr Ali, Samuel H. Levine, Nikolai Tsankov, Ben Chase, J.W. Cortes, Matt Gorsky, Miranda Plant, Mike Figueroa, Mark Ziv, Brittany O'Grady, Kaitlyn Dever, Enid Graham, Riya Ray, Caleb Eberhardt, Dean Neistat, Gary Wilmes, Alexander Sokovikov, Leonid Citer, Spencer House, Samantha Soule, Jared Reinfeldt, Holly Cinnamon, Tai Bennett, Jordan Dean (II), Airon Armstrong, Alan Aisenberg. |
| Uscita | mercoledì 8 ottobre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,72 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 10 ottobre 2025
Quando un singolo missile, non attribuito ad alcuna nazione, viene lanciato contro gli Stati Uniti, ha inizio una corsa contro il tempo per scoprire i responsabili e decidere come reagire. Il film ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office A House of Dynamite ha incassato 2,4 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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La traiettoria suborbitale di un missile nucleare viene intercettata dai centri di controllo statunitensi. Dopo aver escluso la possibilità di un falso allarme come tanti che l'hanno preceduto, l'Ente generale per la gestione delle emergenze conferma che si tratta di un lancio ostile, e che il missile impatterà sugli Stati Uniti entro una venina di minuti. Inizia così una corsa contro il tempo per neutralizzare il missile, che coinvolgerà lo Studio Ovale come la sala stampa, il Segretario della Difesa come il Presidente, e tutto il personale strategico e militare del governo americano. Da dove proviene il missile? Russia, Cina, Corea del Nord, Iran, Pakistan? La Casa Bianca si trova a fare ipotesi al buio per sventare un attacco atomico: a riprova che l'era delle armi nucleari non è finita con la Guerra Fredda.
Con Una casa piena di dinamite Kathryn Bigelow torna in gran forma dopo gli Oscar per The Hurt Locker e dopo Zero Dark Thirty e Detroit, confermandosi la più muscolare e impavida fra i registi statunitensi.
Con il supporto della sceneggiatura di Noah Oppenheim (già autore di Jackie e della serie fantapolitica Zero Day), Bigelow prende uno dei più convenzionali generi della cinematografia yankee e lo fa esplodere dal di dentro, mostrando tutte le sottovalutazioni e gli errori della Difesa americana alle prese con uno scenario che le più sofisticate attrezzature non riescono a rendere più chiaro. Ma ancor più profondamente la regista ci fa riflettere su come siamo arrivati a questo punto di non ritorno, ovvero alla soglia dell'estinzione, credendoci invece i controllori del nostro destino.
Il film è diviso in tre parti che rimettono in scena la stessa progressione temporale da tre angolazioni diverse, anche se la comunicazione fra i protagonisti delle tre parti avviene a distanza, e dunque l'audio di ognuno dei tre segmenti si può ascoltare anche negli altri. Si crea così una polifonia dell'assurdo, un frenetico caleidoscopio di volti, voci e (non)decisioni. Bigelow inserisce anche alcuni segmenti lontani da Washington che accrescono la surrealtà della situazione (una degli esperti sta assistendo con il figlio alla messa in scena turistica della battaglia fratricida di Gettysburg) o la direzione opposta in cui il mondo dovrebbe andare (quell'Africa dove la moglie del presidente si occupa di salvare gli elefanti).
In Una casa piena di dinamite non ci sono eroi ma professionisti iperspecializzati, che tuttavia non riescono a far fronte ad una minaccia da loro stessi alimentata nel tempo, edificando con le loro mani una "casa piena di dinamite" pronta ad esplodere. Di ognuno dei personaggi in scena Bigelow mostra i legami personali, che sono stati però messi in secondo ordine di priorità da ciascuno rispetto alla militarizzazione della nazione (e non solo quella americana). Non si tratta di una caratterizzazione da "disaster movie", perché a nessuna delle persone in scena, uomini e donne, viene concesso abbastanza tempo scenico da farci entrare fino in fondo nella loro storia personale: sono tutti mere tessere del mosaico composto da Bigelow per raccontare una paranoia collettiva sfuggita di mano ai suoi stessi creatori, in un grande gioco (al massacro) globale. E tuttavia la regista non perde mai di vista l'umanità di questi "combattenti", che è quella di tutti noi.
Bigelow affida ad un personaggio, Jake Baerington, il ruolo di voce della ragione, che insiste perché il Presidente comunichi con Russia e Cina prima che la Difesa americana passi alla controffensiva senza nemmeno sapere chi ha lanciato il missile ostile. Baerington invita alla fiducia reciproca e alla collaborazione sapendo che l'alternativa è il conflitto mondiale, ma il Presidente sarà in grado di ascoltarlo? Saprebbe controllare l'entità della reazione militare, in una Difesa in mano a "vecchi narcisisti"? Non ci siamo comunque già spinti troppo oltre? Esiste ancora un piano B? Kathryn Bigelow sa portare i discorsi alle loro estreme conseguenze, e con Una casa piena di dinamite lo fa in modo definitivo e profondamente sovversivo rispetto alla retorica guerrafondaia corrente. Il suo non è neanche più un racconto ammonitore, ma la radicale presa d'atto di una situazione costruita nel tempo dall'insensatezza dei governi mondiali.
Con A House of Dynamite la regista statunitense Kathryn Bigelow torna a ragionare sulle dinamiche di potere all’interno della sua nazione, concentrando però per la prima volta l’attenzione sulla stanza dei bottoni, il luogo in cui le decisioni devono essere prese. La Bigelow costruisce un serratissimo thriller sui 19 minuti che separano il mondo dalla catastrofe nucleare e sul senso [...] Vai alla recensione »
Il primo movimento è empatico, lavora sulla dimensione dell'uomo per costruire un tessuto condiviso di emozioni. Cosa che del resto si adatta perfettamente al cinema di Kathryn Bigelow, sempre così permeabile al gioco azione-reazione esercitato sul corpo sensibile dello stare al mondo. La sceneggiatura di A House of Dynamite che Noah Oppenheim ha offerto alla regista si basa del resto su uno schema [...] Vai alla recensione »