| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Valeria Golino, Nicolangelo Gelormini |
| Attori | Tecla Insolia, Jasmine Trinca, Valeria Bruni Tedeschi, Guido Caprino, Alma Noce Giovanni Bagnasco, Giuseppe Spata, Nika Perrone. |
| Uscita | giovedì 30 maggio 2024 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,85 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 6 maggio 2025
Valeria Golino porta sullo schermo il complesso romanzo postumo di Goliarda Sapienza. La serie ha ottenuto 13 candidature e vinto 3 David di Donatello, In Italia al Box Office L'arte della gioia ha incassato 2,1 milioni di euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Modesta cresce nella campagna siciliana insieme alla madre, che detesta la sua indole ribelle e le preferisce la sorella disabile. Quando suo padre, da tempo assente, ricompare è per abusare di lei e del suo immenso bisogno di affetto. E Modesta si vendica, mandando in cenere il mondo in cui è cresciuta. Nel convento per figlie dell'aristocrazia siciliana dove viene accolta diventa la favorita della madre superiora Eleonora, di cui si innamora anche in virtù di quella fame atavica di attenzioni. Ma l'idillio non durerà a lungo e Modesta, ormai una giovane donna, si ritrova nella casa di una principessa del Nord Italia capricciosa ed esigente, e si innamora di nuovo: di una sua coetanea, di un autista, di un "gabellotto". Ognuno di questi incontri è un passo avanti nel suo percorso di autoconsapevolezza e determinazione a rubare la parte di gioia che le spetta, senza provare quel senso di colpa e di vergogna che le hanno imposto fin dalla nascita, in quanto femmina della specie.
Trasformare un romanzo fluviale e debordante come "L'arte della gioia" di Goliarda Sapienza in una miniserie è stato un azzardo e un atto di amore da parte di Valeria Golino e del suo team di sceneggiatori: oltre a lei, Luca Infascelli, Francesca Marciano, Valia Santella e Stefano Sardo.
E buttare il cuore oltre l'ostacolo ha dato i suoi frutti, perché il romanzo di Sapienza secondo Golino è un arazzo complesso e avvincente, un viaggio "dall'orrore alla gioia", dall'estasi mistica al piacere terreno. Al centro c'è un'eroina sui generis, un'opportunista capace di macchiarsi dei peggiori delitti, una sorta di Tom Ripley pronta a rimuovere dal suo percorso tutto ciò che diventa un ostacolo al compimento di se stessa, senza apologie e senza remore, rivendicando anche l'odio come motore proattivo.
La confezione della serie, forte di una squadra che vede Viola Prestieri alla produzione, Fabio Cianchetti alla fotografia e Giogiò Franchini al montaggio, è impeccabile e infinitamente accattivante, ha un afflato pittorico e un'attenzione al dettaglio d'epoca (le scenografie sono di Luca Merlini, i magnifici costumi di Rita Barbieri).
Ed è la mano sicura della regista a guidare il dream team, compreso l'autore delle musiche fortemente evocative (sebbene a volte invadenti) Tóti Guðnason. Golino si muove su un terreno di messinscena classico, a tratti convenzionale, ma lo arricchisce di Easter egg e ne approfondisce le ombre, che vanno a rimpiazzare il caos disordinato e incontenibile della scrittura di Goliarda Sapienza, del quale si sente un po' la mancanza, in questo insieme controllato e corretto. Ma Golino estrae dal magma narrativo di Sapienza una figurina determinata e inscalfibile, un agente del caos (per gli altri) cui dà corpo e soprattutto sguardo (reso metallico dai costanti riflessi di luce all'interno delle iridi brune) l'ottima Tecla Insolia, onnipresente senza stancare lo spettatore.
Ma l'abilità della regista sta soprattutto nell'indirizzare le performance di un cast di attori eccezionale, potenziando al massimo l'ambiguità di Jasmine Trinca nei panni della badessa Eleonora e la petulanza dittatoriale di una monumentale Valeria Bruni Tedeschi nel personaggio della principessa Brandiforti. Fanno loro corona molti ruoli maschili memorabili (in questa storia che ha le donne al centro), soprattutto il giardiniere del convento (Giovanni Calcagno) e l'irresistibile gabellotto (Guido Caprino). Il migliore è Lollo Franco nel ruolo tragicomico del maggiordomo Antonio. E fra le interpreti femminili sono molto efficaci Alma Noce (Beatrice) e Alessia Debandi (Ilaria). I dialoghi non sono mai frasi ad effetto o gesta eclatanti e la regia non indugia, non sottolinea, sceglie di "buttare via" quelle che in uno sceneggiato tradizionale diventerebbero scene madri.
La Modesta di Golino è una ragazza selvaggia che si muove a quattro zampe e legge Baudelaire, una creatura vorace di conoscenza e di piacere, non vuole Dio ma la vita, ama sapere e sedurre, e fa fiorire chiunque incontra per poi abbandonare ognuno al suo destino, qualora diverga dal proprio. È un personaggio intimamente letterario che rimanda a Jane Eyre come a Barbablù, e che Golino rende accessibile al grande pubblico, senza inutili vezzi intellettuali.
Modesta è un vettore di libertà, Maudit ma mai autodistruttiva, concentrata come una freccia sulla realizzazione di sé a dispetto delle sue circostanze, anzi, facendole fruttare tutte, come in un fuiletton vecchio stile: è Angelica la marchesa degli angeli senza pretese di virtù; è una Giovanna d'Arco che invece di ardere sul rogo brucia tutto quello che si frappone fra lei e il suo futuro luminoso - tanto è il mondo stesso ad essere in fiamme. E sa mantenere anche una misura di carità, in un universo pieno di disabilità fisiche ed emotive che per lei non sono mai una scusa, ma possono essere un'opportunità di emancipazione. Ed è ipermoderna nella concezione dell'amore, quando dice che "si può amare un uomo, una donna, un cavallo".
Se della scrittura di Sapienza non ha l'anarchica sgrammaticatura o l'invenzione linguistica, Golino ne rivendica le ombre che ci vengono dietro e le infinite rifrazioni, scompone e ricompone per immagini ciò che in letteratura resta disarticolato, e si concede piccoli passi nel delirio solo nei riflessi, nelle inquadrature da finestre e finestrini (memorabile quella del giardiniere mentre Modesta si allontana dal convento), dietro a tende avvolgenti.
L'arte della gioia è una fiaba iniziatica dominata da più di una strega, ed è anche il resoconto di un secolo (Modesta nasce il primo giorno del '900) pieno di contraddizioni e di scoperte. Golino, come Modesta, unisce l'utile e il dilettevole, facendo della sua volontà di regista il prodotto del suo desiderio di autrice. E l'ironia della regista-sceneggiatrice, come la risata di Modesta, è il loro gesto di suprema rivendicazione femminile.
Valeria Golino si è presentata al Salone del Libro con il suo solito aplomb e la sua voce roca e ipnotica, per parlare de L'arte della gioia, che sarà presentata in anteprima a Cannes, per poi uscire nelle sale italiane in due parti, uscite previste rispettivamente per il 30 maggio e, in seguito, per il 13 giugno.
L'arte della gioia, tratta dal romanzo di Goliarda Sapienza, ha per la regista una valenza spiccatamente particolare e personale. Golino conobbe personalmente Goliarda Sapienza attorno ai 18 anni, in quanto la scrittrice per due volte alla settimana le fece da coach di recitazione per qualche mese.
Nonostante Golino fosse, per sua stessa ammissione, a quell'età piuttosto insofferente alle lezioni che Goliarda le impartiva, con il tempo tra le due nasce un rapporto affettuoso e quasi materno, tanto è vero che la scrittrice a un certo punto prenderà a rivolgersi a lei come "la mia Modesta".
Solo una ventina d'anni dopo, leggendo "L'arte della gioia", Valeria Golino ha potuto scoprire che quel nomignolo affettuoso corrispondeva al nome della protagonista del romanzo, ma c'è di più.
Negli anni in cui Valeria Golino ha frequentato la casa di Goliarda, la scrittrice era proprio alle prese con la scrittura di quello stesso romanzo; quindi, non è escluso che un po' della Valeria Golino diciottenne sia confluito nella protagonista del romanzo.
Alla luce di questa incredibile rivelazione, la realizzazione di questa serie tv diventa in un certo modo un'esigenza per la regista, e oltre alle motivazioni personali si aggiungono quelle artistiche.
L'arte della gioia, per usare le parole di Valeria Golino, è un romanzo anfibologico, nel senso che cambia continuamente, non solo da un lettore all'altro, ma perfino da rilettura a rilettura.
Si tratta inoltre di una storia intrisa di un senso di libertà totalizzante, ante litteram per gli anni in cui è stato scritto e ciò ne ha decretato un po' la relegazione ai margini del panorama culturale e la conseguente storia editoriale travagliata.
C'è poi il grande tema della scabrosità, su cui Valeria Golino pone molto l'accento: il romanzo è in un certo senso animato da un senso dello scabroso duplice, da una parte dovuto all'erotismo spintissimo e dall'altra c'è un nonsoché di conturbante sul piano intellettuale, cosa che rende l'opera misteriosa, inaccessibile e per questo inesorabilmente mesmerica.
La gestazione è stata complicata, in quanto, per tutti i motivi sopraccitati, "L'arte della gioia" sia un'opera terribilmente ineffabile, sfuggente e che rifiuta in ogni modo di farsi ammansire e men che meno riadattare.
Il lavoro sul testo raggiunge un punto di svolta nel momento in cui si abbandona l'idea di trarne un film, ripiegando sull'idea della serie tv, perché, come spiegato, è impossibile dare la forma verticale di cui un film necessita a un'opera così costitutivamente orizzontale. Questa intuizione dà nuova linfa al progetto e magicamente Golino e le sue sceneggiatrici trovano la chiave di volta. Attraverso una suddivisione del romanzo in quattro parti, la regista predispone sei episodi che esauriscano il primo quarto del libro.
Per quanto riguarda il cast, decide di appoggiarsi, come sempre nel suo cinema, a Jasmine Trinca, diventata ormai attrice feticcio, a Valeria Bruni Tedeschi, a Guido Caprini e alla giovanissima Tecla Insolia, nel ruolo di Modesta.
L'arte della gioia si profila come un progetto estremamente ambizioso e che ha alle sue spalle una storia prima maledetta e poi di assoluta predestinazione. In più, Valeria Golino, con i suoi due primi film ha stupito e affascinato il suo pubblico con grandi prove di autorialità artistica e sarà interessante capire fino a dove sarà riuscita a spingersi questa volta.
Non era per niente facile, rendere in immagini un capolavoro come quello di Goliarda Sapienza, eppure Valeria Golino e i suoi splendidi attori, ci sono riusciti pienamente. Un film perfetto visivamente, una goduria per gli occhi, molto sensuale. Avvincente, al punto tale, nonostante le quasi 3 ore della prima parte, da desiderare di vedere subito la seconda parte e poi sperare ci sia un seguito.
Con questa seconda parte, Valeria Golino realizza un film di forte intensità emotiva e potenza di immagini. Modesta è una ragazza furba, scaltra e maliziosa, disposta a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo: togliersi di dosso la puzza di capra e le origini da poveraccia e diventare la principessa Brandiforti. Una donna-bambina, che usa la sua bellezza e il suo corpo come un'arma a cui nessuno [...] Vai alla recensione »