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mercoledì 13 agosto 2025
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una mancanza.
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? Santamaria non merita nemmeno di essere citato?
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felicity
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sabato 2 agosto 2025
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riflessivo e dolente
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Con Itaca – Il ritorno Uberto Pasolini mette in scena una storia di solitudine, il pensiero dei morti produce in Odisseo un senso di svuotamento, di abbattimento morale. Ne viene fuori un film riflessivo e dolente, interessato all’umano e a tutto ciò che dev’essere messo in opera al fine di restare umani.
Itaca il ritorno poi parla anche di un certo rifiuto dell’azione bellica, tema certamente insito nell’opera di Omero, ma che qui ritroviamo esposto in modo convincente soprattutto attraverso la truculenza che investe gli ultimi momenti del film e durante i quali vediamo venire a galla, sembrerebbe, la reale natura umana.
Non c’è in questo film nessuna epica della guerra, ancorché sporca, fangosa: ogni combattimento è filmato da Pasolini come una sconfitta dell’essere umano.
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Con Itaca – Il ritorno Uberto Pasolini mette in scena una storia di solitudine, il pensiero dei morti produce in Odisseo un senso di svuotamento, di abbattimento morale. Ne viene fuori un film riflessivo e dolente, interessato all’umano e a tutto ciò che dev’essere messo in opera al fine di restare umani.
Itaca il ritorno poi parla anche di un certo rifiuto dell’azione bellica, tema certamente insito nell’opera di Omero, ma che qui ritroviamo esposto in modo convincente soprattutto attraverso la truculenza che investe gli ultimi momenti del film e durante i quali vediamo venire a galla, sembrerebbe, la reale natura umana.
Non c’è in questo film nessuna epica della guerra, ancorché sporca, fangosa: ogni combattimento è filmato da Pasolini come una sconfitta dell’essere umano.
E in questo risiede, forse, l’aspetto migliore, più bello, più giusto del suo film.
Un film quadrato, sporcato solo dalla polvere della terra di Ulisse, che pur essendo da sempre il personaggio per antonomasia che nella mitologia greca ricerca l’avventura e la scoperta, viene ritratto in modo contenuto e strettamente circoscritto in un’opera di cui si può comunque apprezzare la classicità.
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felicity
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sabato 2 agosto 2025
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riflessivo e dolente
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Con Itaca – Il ritorno Uberto Pasolini mette in scena una storia di solitudine, il pensiero dei morti produce in Odisseo un senso di svuotamento, di abbattimento morale. Ne viene fuori un film riflessivo e dolente, interessato all’umano e a tutto ciò che dev’essere messo in opera al fine di restare umani.
Itaca il ritorno poi parla anche di un certo rifiuto dell’azione bellica, tema certamente insito nell’opera di Omero, ma che qui ritroviamo esposto in modo convincente soprattutto attraverso la truculenza che investe gli ultimi momenti del film e durante i quali vediamo venire a galla, sembrerebbe, la reale natura umana.
Non c’è in questo film nessuna epica della guerra, ancorché sporca, fangosa: ogni combattimento è filmato da Pasolini come una sconfitta dell’essere umano.
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Con Itaca – Il ritorno Uberto Pasolini mette in scena una storia di solitudine, il pensiero dei morti produce in Odisseo un senso di svuotamento, di abbattimento morale. Ne viene fuori un film riflessivo e dolente, interessato all’umano e a tutto ciò che dev’essere messo in opera al fine di restare umani.
Itaca il ritorno poi parla anche di un certo rifiuto dell’azione bellica, tema certamente insito nell’opera di Omero, ma che qui ritroviamo esposto in modo convincente soprattutto attraverso la truculenza che investe gli ultimi momenti del film e durante i quali vediamo venire a galla, sembrerebbe, la reale natura umana.
Non c’è in questo film nessuna epica della guerra, ancorché sporca, fangosa: ogni combattimento è filmato da Pasolini come una sconfitta dell’essere umano.
E in questo risiede, forse, l’aspetto migliore, più bello, più giusto del suo film.
Un film quadrato, sporcato solo dalla polvere della terra di Ulisse, che pur essendo da sempre il personaggio per antonomasia che nella mitologia greca ricerca l’avventura e la scoperta, viene ritratto in modo contenuto e strettamente circoscritto in un’opera di cui si può comunque apprezzare la classicità.
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giovedì 3 luglio 2025
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euriclea
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Una precisione:non e' la madre ma la vecchia nutrice Euriclea a prendersi cura di Odisseo e a riconoscerlo per la vecchia ferita
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seneca
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martedì 1 luglio 2025
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si ? felici, da morti?
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Perché 5 stelle? Perché il film sa mettere a nudo le ferite dell'anima del vecchio soldato. La vecchiezza del cuore che si è impadronita di Ulisse è figlia di tutti i compagni morti e dei nemici e del dolore che si agita nell'anima e che solo morte e ancora la morte può lenire per un istante, fino a gravare ancora sulle spalle un altro peso, un altro ricordo, un altro strazio. Da una parte l'ostilità del figlio e il rimprovero di chi troppo ha aspettato e dall'atra l'amore senza riserve e senza domande di Argo, il vecchissimo cane che chiede solo di morire dopo aver gustato le ultime carezze del padrone. Questo soldato ha visitato l'Ade, ha parlato con Achille.
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Perché 5 stelle? Perché il film sa mettere a nudo le ferite dell'anima del vecchio soldato. La vecchiezza del cuore che si è impadronita di Ulisse è figlia di tutti i compagni morti e dei nemici e del dolore che si agita nell'anima e che solo morte e ancora la morte può lenire per un istante, fino a gravare ancora sulle spalle un altro peso, un altro ricordo, un altro strazio. Da una parte l'ostilità del figlio e il rimprovero di chi troppo ha aspettato e dall'atra l'amore senza riserve e senza domande di Argo, il vecchissimo cane che chiede solo di morire dopo aver gustato le ultime carezze del padrone. Questo soldato ha visitato l'Ade, ha parlato con Achille. Nel suo cuore ci sono ancora gli echi delle battaglie, del sangue, della carne insultata. Ma c'è soprattutto l'immagine degli eroi sepolti in un mondo di fantasmi. Si è felici, da morti? Forse la risposta è nelle parole di Achille, che nell'Ade così risponde al re di Itaca: "Non alleviarmi la morte, Odisseo splendente! Vorrei essere un lavorante dei campi e da un altro dipendere, un uomo senza beni che non ha molto per vivere, piuttosto che regnare su queste ombre consumate".
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venerdì 27 giugno 2025
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? la nutrice non la madre
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Ma quale madre di Odisseo!
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vittorio
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giovedì 26 giugno 2025
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occasione sprecata.. epica non pervenuta
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Il mito è tale perché veicola dei valori/insegnamenti universali. In questo caso sembra che Pasolini abbia voluto stravolgerli: l'eroismo, l'attaccamento alla patria (nonostante il peregrinare per 10 anni), la complicità ritrovata con i vecchi e fedeli compagni o con il proprio figlio, l'amore e tutti i sentimenti che legano al proprio suolo ed alla propria famiglia, al proprio popolo e persino la bellezza idealizzata in tutti i poemi greci, così come la ieraticità del poema sono stati sostituiti in ordine da:
1) un'estenuante quanto soffocante cortina di pentimento/autocommiserazione/antieroismo;
2) la casualità di ritrovarsi a Itaca quasi per sbaglio, ed in totale continuità nosense ritrovarsi a lottare per riprendersela;
3) infidità nei rapporti (sia tra i Proci che tra Ulisse e Telemaco e persino con Eumeo)
4) un popolaccio imbarbarito per il quale non vale la pena combattere (tra l'altro con il solito black-washing che Netflix ha reso magistralmente con l'Achille nero in una celebre serie flop);
5) lo squallore di ambientazione a metà tra medioevo ed età della pietra e dei costumi francamente impossibili.
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Il mito è tale perché veicola dei valori/insegnamenti universali. In questo caso sembra che Pasolini abbia voluto stravolgerli: l'eroismo, l'attaccamento alla patria (nonostante il peregrinare per 10 anni), la complicità ritrovata con i vecchi e fedeli compagni o con il proprio figlio, l'amore e tutti i sentimenti che legano al proprio suolo ed alla propria famiglia, al proprio popolo e persino la bellezza idealizzata in tutti i poemi greci, così come la ieraticità del poema sono stati sostituiti in ordine da:
1) un'estenuante quanto soffocante cortina di pentimento/autocommiserazione/antieroismo;
2) la casualità di ritrovarsi a Itaca quasi per sbaglio, ed in totale continuità nosense ritrovarsi a lottare per riprendersela;
3) infidità nei rapporti (sia tra i Proci che tra Ulisse e Telemaco e persino con Eumeo)
4) un popolaccio imbarbarito per il quale non vale la pena combattere (tra l'altro con il solito black-washing che Netflix ha reso magistralmente con l'Achille nero in una celebre serie flop);
5) lo squallore di ambientazione a metà tra medioevo ed età della pietra e dei costumi francamente impossibili. Più che Itaca sembra la Serbia del paleolitico dove gli Dei non sono nemmeno mai stati immaginati.
Si salva solo Finnies che dà fisicità ed espressioni degne di un Odisseo a cui però manca tutto ma proprio tutto il resto. Sembra quasi che le parti tragiche che magistralmente interpreta in questo ruolo siano dettate più dalla drammaticità di recitare questa scenografia che non dal copione.
Che peccato non poterlo vedere come protagonista nell'attesissimo film di Nolan che speriamo restituisca l'epicità non pervenuta in questa pellicola che grida vendetta.
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edmund
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lunedì 12 maggio 2025
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bentornato pasolini
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Intanto è graditissimo il “ritorno” di Pasolini Uberto. Questa rimpatriata cinematografica ci voleva proprio. Non mi è dispiaciuta questa lettura dell’Odisseo. D’altra parte l’archetipo, il mito o lo riporti paro paro rischiando di scadere nell’agiografia oppure lo interpreti come è giusto che sia. E l’interpretazione che ne dà Pasolini non poteva che essere obbligata, oserei dire, alla luce della sensibilità moderna in tema di rapporti coniugali e familiari e di guerra. Ovviamente, il film risente della impossibilità di staccarsi proprio dal mito. Altrimenti Pasolini avrebbe fatto semmai del cinema d’avanguardia.
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Intanto è graditissimo il “ritorno” di Pasolini Uberto. Questa rimpatriata cinematografica ci voleva proprio. Non mi è dispiaciuta questa lettura dell’Odisseo. D’altra parte l’archetipo, il mito o lo riporti paro paro rischiando di scadere nell’agiografia oppure lo interpreti come è giusto che sia. E l’interpretazione che ne dà Pasolini non poteva che essere obbligata, oserei dire, alla luce della sensibilità moderna in tema di rapporti coniugali e familiari e di guerra. Ovviamente, il film risente della impossibilità di staccarsi proprio dal mito. Altrimenti Pasolini avrebbe fatto semmai del cinema d’avanguardia. Ma fare gli esperimenti sull’odissea non era nei pensieri del regista mi sa. Carmelo Bene non è esattamente il modello cui si ispira l’autore qui. E dunque, nonostante la rilettura del mito alla luce della moderna reattività, la trama non ha potuto esimersi dal riproporre alcuni stereotipi che configgono probabilmente con l’intenzione della rivisitazione attuale della leggenda omerica. Peccato che non si sia spinto avanti a sufficienza! Comunque sia, ecco riproposta la consueta Penelope, donna prigioniera in casa propria che prova ad affermare la propria indipendenza in un ambiente sociale e storico che per la verità ha dei diritti delle donne una concezione ancora piuttosto arcaica. Quindi, comprendiamo tutta la sua difficoltà. Una donna che viene qui rappresentata con un immaginario più caro all’universo maschile che davvero corrispondente alla realtà. Cioè una donna che aborre la guerra e il sangue e castra puntualmente il figlio maschio tenendolo attaccato alle sue sottane e impedendogli quasi di assumere finalmente una sua più compiuta identità. Insomma l’immagine materna ne esce ancora una volta a pezzi, diciamolo francamente. E poi si fa paladina di una pace bugiarda o ingiusta come diremmo oggi che si fonda sull’attesa e sulla menzogna. Penelope come il destino che attende oggi gli ucraini? O i palestinesi anche, chissà. Si vede che Pasolini non ha pensato troppo a certe donne dell’entourage trumpista o putiniano che non disdegnano pistole e fucili per dare la caccia a qualche immigrato scomodo. E che della guerra sostengono la vecchia concezione sovranista di “igiene dei popoli”, quasi.
E poi Ulisse che in certe battute da caserma ci è stato tramandato come uno che in vent’anni di lontananza se l’è spassata alla grande cornificando la moglie a tutto spiano, qui ci è presentato con una certa profondità di pensiero che mira un po’ ad edulcorarne le responsabilità:“Avresti mai potuto amare l’uomo che sono diventato?”. Insomma, sono stato fuori perché mi vergognavo di quello che la guerra ha fatto di me. Ci può stare, a voler essere proprio indulgenti, dopotutto. E infatti alla fine dopo qualche tentennamento Penelope riaccoglie in grembo questo fedigrafo ma con uno spiccatissimo senso di colpa. Perché alla fine “l’omo ha pur sempre da puzzà” insomma si sa gli uomini sono fatti per la guerra, sono brutali proprio geneticamente e allora ce li facciamo piacere così come sono. Anche perché certa irruenza può tornare utile in certi casi. Insomma, uomini se proprio dovete sfogarvi “Fate l’amore, non fate la guerra”. Tra Ulisse e Penelope oggi ci è più naturale e più che mai sostenere le ragioni della donna che a tratti rinfaccia al marito la sua indifferenza e durezza. E poi poverina la sua astinenza sessuale ventennale va premiata almeno nella considerazione del pubblico.
E poi Telemaco che per diventare un uomo e che per identificarsi con la figura paterna si sente obbligato a tagliare la testa al pretendente numero 1. Forse poteva pure risparmiarlo in nome di quel nuovo senso della mascolinità che stiamo cercando di affermare con molta fatica. Insomma, per trovare il coraggio di vivere la propria vita deve assomigliare sempre di più ad un padre violento e guerraiolo. E sembra che si finisca per perpetuare ancora un modello maschile che già tanti film odierni sciorinano senza pudore.
E vediamo un popolo che vive nello smarrimento più totale senza il loro re; cioè più che un popolo fiero, vediamo una marmaglia spaesata che ha bisogno della solita guida spirituale, del solito eroe salvatore che dia alla ciurma forza e identità.
Detto questo, ribadisco il mio giudizio positivo nel complesso anche perché l’Ulisse che a sessantenni e passa suonati sfodera un fisichino di tutto rispetto è sempre una buona notizia per tutti i maschietti che si rispettino e di tutte le generazioni di spettatori.
Temo già, ve lo dico subito, la versione blockbuster fantasy di Christopher Nolan e di Universal Pictures :-(
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sabato 1 marzo 2025
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nutrice non madre
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Buongiorno, volevo solo segnalare che nel film non compare mai la madre di Odisseo, ma l'anziana nutrice Euriclea. Per scrupolo ho verificato sul testo (traduzione Rosa Calzecchi Onesti) La nutrice Euriclea compare nel capitolo XIX versi 467 e seguenti. La defunta madre, Anticlea, viene incontrata da Odisseo nell'Ade, capitolo XI versi 155 e successivi. Ovviamente il film puo' differire dal testo, ma anche nel cast compare Euriclea, magistralmente interpretata dalla grande Angela Molina. Aggiungo che ho molto apprezzato la sua recensione, soprattutto nella riflessione sulla feroce inutilita' della guerra. Cordiali saluti Ciro Fantasia
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martedì 25 febbraio 2025
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nutrice, non madre
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Buongiorno, volevo solo segnalare che nel film non compare mai la madre di Odisseo, ma l'anziana nutrice Euriclea. Per scrupolo ho verificato sul testo (traduzione Rosa Calzecchi Onesti) La nutrice Euriclea compare nel capitolo XIX versi 467 e seguenti. La defunta madre, Anticlea, viene incontrata da Odisseo nell'Ade, capitolo XI versi 155 e successivi. Ovviamente il film puo' differire dal testo, ma anche nel cast compare Euriclea, magistralmente interpretata dalla grande Angela Molina. Aggiungo che ho molto apprezzato la sua recensione, soprattutto nella riflessione sulla feroce inutilita' della guerra. Cordiali saluti Ciro Fantasia
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