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Ultimo aggiornamento martedì 25 marzo 2014
In un piccolo paesino di montagna vive un uomo semplice ma dal nome impegnativo: Giuseppe Garibaldi. Un uomo che per errore diventa Presidente della Repubblica. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d'Argento, 1 candidatura agli European Film Awards, In Italia al Box Office Benvenuto Presidente! ha incassato 8,5 milioni di euro .
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domenica 29 marzo 2026 ore 1,00 su SKYCINEMACOMEDY
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Peppino è un bibliotecario col vizio delle storie e della pesca alla trota. Onesto e genuino, vive in un piccolo paese di montagna sognando un futuro migliore per il suo unico figlio, venditore rampante di un articolo sportivo. A Roma intanto destra, sinistra e centro discutono le sorti del paese e l'identità del nuovo presidente della Repubblica. A sorpresa e per provocazione viene eletto Giuseppe Garibaldi. Generale, patriota e condottiero italiano naturalmente defunto il cui nome e cognome è stato però ereditato da almeno cinque italiani. Peppino si fregia di quel nome e dell'età giusta per ricoprire la carica di presidente. Eletto suo malgrado, viene prelevato dalle sponde del fiume e condotto a Roma. Pescatore di trote e di sogni, viene risolutamente invitato a rinunciare al mandato. Ma al momento di pronunciare il discorso alla Camera, Peppino Garibaldi avverte l'opportunità di fare qualcosa e di cambiare finalmente il suo Paese. Rifiutate le dimissioni e con l'aiuto di un'avvenente vice segretario ricomincerà dagli italiani.
Da qualche tempo e qualche film in Italia il cinema ha perso quel riguardo per l'autorità che relegava il 'politico' in un genere impegnato, aprendolo all'evasione, mettendolo alla berlina, criticandolo duramente e consegnandolo alla libertà della fantasia. Se Paolo Sorrentino e Marco Bellocchio hanno trasfigurato la cronaca politica trasformandola in alta meditazione poetica, il cinema medio e popolare italiano cavalca l'onda antipolitica e sceglie l'uomo comune che si ritrova per caso alla presidenza. Esauriti bipolarismi(?), contrapposizioni nord/sud, risate, tarallucci e vino, in sala e in Parlamento scendono politici improvvisati mostrati nella loro umanità e celebrati come paladini del mondo. Pacifico e tenero progressista, Claudio Bisio diventa presidente per 'un giorno' della Repubblica italiana nella nuova commedia di Riccardo Milani, che smaschera cattivi e 'deviati' e propone al Paese un programma di rieducazione civica.
La sua inventata figura presidenziale è funzionale a fare satira e critica sociale, alludendo all'esistente o puntando chiaramente l'indice. Scritto da Fabio Bonifacci, Benvenuto Presidente, alla maniera di Viva la libertà, insedia un 'impostore' al potere producendo risate e gag, qualche volta efficaci.
Il segretario di partito di Roberto Andò e il presidente di Riccardo Milani però sono tutt'altro che figurine sprovvedute che gonfiano il petto e sorridono inetti nel loro abito istituzionale. Professore l'uno, pescatore l'altro, sembrano comprendere bene quello che gli accade attorno, sciogliendo il guinzaglio dei rispettivi consiglieri.
Nonostante alcune scene indiscutibilmente retoriche come il soccorso ai senzatetto e l'animazione in ospedale, la commedia di Milani funziona soprattutto per quella grossolana innocenza diffusa nel film e incarnata da Claudio Bisio, che nel monologo sanremese 'sugli elettori impresentabili' aveva anticipato la questione del degrado morale. Questione che riguarda tutti e che è stata causata da tutti. Parafrasando De Gregori: la storia (italiana) siamo (anche) noi, nessuno si senta escluso. Controcampo del campo, abitato dal presidente Peppino Garibaldi, è allora il popolo italiano (e sovrano), seduto attorno alla tavola apparecchiata e davanti alla televisione accesa, che ripete come un mantra l'idea di una classe politica marcia.
Al Paese reale, che si sente assolto, ai nuovi 'comici', che vorrebbero distruggere tutto senza pensare a costruire un luogo altro dell'amministrazione e delle relazioni umane, Milani risponde richiamando(ci) alla responsabilità civile. Lo fa attraverso la metafora dell'uomo qualunque costretto a misurarsi con i gravosi compiti del ruolo. Metafora che non sembra essere né neutra, né ingenua, aprendo all'intervento (e alla coscienza) individuale.
Sapete cosa fa' un passero di quindici chili sul ramo di un albero? - CiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiP! E, sapete cosa fa' un Bisio al Quirinale? Ci fa' un Presidente della Repubblica. O meglio, Il Presidente della Repubblica. Si, si, proprio così. Non se l'è mica cercata questa carica, lui un tranquillo cittadino, di un tranquillo paesino di montagna, si ritrova, improvvisamente a dover [...] Vai alla recensione »
Gustosissima, spiritosa commedia, che piomba come il cacio sui maccheroni sull'Italietta gonfia di rabbia antipolitica. Un film cugino di secondo grado di Mister Smith va a Washington e di Oltre il giardino, che cavalca, quasi inconsapevolmente (il copione è di tre anni prima), il disgusto del popolo elettore. Un po' di demagogia nel finale non guasta quanto seminato nell'esemplare prima parte, davvero [...] Vai alla recensione »