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matteo trovato
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venerdì 1 febbraio 2013
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la forza dell'amore
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Un dramma umano terrificante. Una storia di devastazione totale, tanto fisica quanto morale, che scuote nel profondo anche lo spettatore più distaccato, e non potrebbe essere altrimenti, perchè niente è frutto della fantasia.
Non siamo di fronte ad un pellicola apocalittico-catastrofica, ed è giusto sottolinearlo, anche se probabilmente non è necessario; tutto è realmente accaduto in una tranquilla mattina di dicembre. Tante sono state le vite spazzate via dalla furia incontrollata della natura, che ancora una volta costringe l'uomo a ridimensionare drasticamente quella sensazione di controllo completo su tutto ciò che lo circonda.
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Un dramma umano terrificante. Una storia di devastazione totale, tanto fisica quanto morale, che scuote nel profondo anche lo spettatore più distaccato, e non potrebbe essere altrimenti, perchè niente è frutto della fantasia.
Non siamo di fronte ad un pellicola apocalittico-catastrofica, ed è giusto sottolinearlo, anche se probabilmente non è necessario; tutto è realmente accaduto in una tranquilla mattina di dicembre. Tante sono state le vite spazzate via dalla furia incontrollata della natura, che ancora una volta costringe l'uomo a ridimensionare drasticamente quella sensazione di controllo completo su tutto ciò che lo circonda. Proprio però nel momento in cui ogni cosa sembra irrimediabilmente perduta, ecco che lentamente, ma con un incredile tenacia, gli uomini,le donne ed i bambini, colpiti da questa tremenda catastrofe, tentano di riemergere dalla desolazione. Il regista riesce così a spostare la nostra attenzione sulla forza di queste persone, sottolinenado soprattutto la potenza dell'amore nelle sue sfumature più pure, quell'amore verso le persone care grazie al quale Henry (Ewan Mc.Gregor) e Maria (una straziante Naomi Watts, meritatamente candidata all'Oscar) riescono a stringere i denti, nel tentativo e nella speranza di poter riunire nuovamente tutta la famiglia.
In un crescendo di solidarietà e di aiuto reciproco, si arriva però ad un istante cruciale in cui ci si rende conto che a regnare sulla volontà e sul caos è esclusivamente il fato.
Quel fato, quel destino, quella provvidenza, o in qualsiasi modo si voglia chiamare, che alla fine riesce miracolosamente a far accadere l'impossibile.
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gioygio
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mercoledì 6 febbraio 2013
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un pugno allo stomaco
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Preparatevi ad assistere ad un film che non vi lascerà un secondo di respiro. Partendo dal presupposto che il film narra le vicende realmente accadute ad una famiglia durante lo Tsunami che colpì la Thailandia nel dicembre del 2004, The Impossible è un'immersione profonda nell'emozione e nel pathos di una tragedia di tale dimensione.
Bayona, il regista, ha una sensibilità straordinaria, sa bene come far entrare lo spettatore all'interno dellla storia, far vivere le emozioni, il dolore e la paura dei protagonisti del film, simbolo di una tragedia purtroppo accaduta davvero.
La scelta del regista di farci vivere la vicenda con gli occhi di Lucas (figlio maggiore della famiglia protagonista del film), rende ancora più umana e reale l'emozione che ci provocano le immagini.
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Preparatevi ad assistere ad un film che non vi lascerà un secondo di respiro. Partendo dal presupposto che il film narra le vicende realmente accadute ad una famiglia durante lo Tsunami che colpì la Thailandia nel dicembre del 2004, The Impossible è un'immersione profonda nell'emozione e nel pathos di una tragedia di tale dimensione.
Bayona, il regista, ha una sensibilità straordinaria, sa bene come far entrare lo spettatore all'interno dellla storia, far vivere le emozioni, il dolore e la paura dei protagonisti del film, simbolo di una tragedia purtroppo accaduta davvero.
La scelta del regista di farci vivere la vicenda con gli occhi di Lucas (figlio maggiore della famiglia protagonista del film), rende ancora più umana e reale l'emozione che ci provocano le immagini.
Belle e toccanti le scene dedicate a Maria (madre, donna e moglie), interpretata da una spettacolare Naomi Watts, protagonista di una tragedia profonda, di una paura ma anche di un coraggio che solo una madre disperata sa tirare fuori. Ottima scelta del cast, effetti speciali realistici come anche le scenografie e le scene di massa realizzate con grande maestria.
Un fim crudo, commovente che non vuole risparmiare allo spettatore nulla, anzi forse il regista indugia anche troppo sul dolore non solo psicologico ma anche fisico che hanno subito e provato i sopravvissuti allo Tsunami del 2004.
Un film che strappa più di una lacrima, che provoca una morsa allo stomaco che non ci abbandona mai fino all'ultima scena che invece di aprire ad un sospiro di sollievo, ad un happy ending, lascia un amaro in bocca e una trsite consapevolezza della forza inarrestabile della natura che tanto è bella e attraente quanto incontrollabile e devastante.
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purplerain
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sabato 16 novembre 2013
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solo un racconto.
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Impossible!! Eppure è successo. Succede anche che raccontando un film su una storia vera, già molto conosciuta, si finisca quasi per perdere quello che è il filo portante di un film, cioè il non sapere cosa può succedere. Tuttavia il regista riesce a mantenere lo spettatore interessato alla vicenda, avvalendosi di una sceneggiatura convincente anche se poco accattivante. C’è da dire che il film infatti fa un po’ a sportellate con sé stesso, perché se da un lato si avvale dell’ottima interpretazione della Watts, dall’altro regala poco di tutto il resto: c’è difatti molta più descrizione della catastrofe in film come “Deep impact” o “Armageddon” che non in questo, che ha il suo tema centrale proprio nella catastrofe; la telecamera racconta poco delle immagini del prima e del dopo lasciando un po’ troppo spazio solo ai due protagonisti che sono sì importanti, ma lasciano inevitabilmente poco spazio ai paesaggi.
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Impossible!! Eppure è successo. Succede anche che raccontando un film su una storia vera, già molto conosciuta, si finisca quasi per perdere quello che è il filo portante di un film, cioè il non sapere cosa può succedere. Tuttavia il regista riesce a mantenere lo spettatore interessato alla vicenda, avvalendosi di una sceneggiatura convincente anche se poco accattivante. C’è da dire che il film infatti fa un po’ a sportellate con sé stesso, perché se da un lato si avvale dell’ottima interpretazione della Watts, dall’altro regala poco di tutto il resto: c’è difatti molta più descrizione della catastrofe in film come “Deep impact” o “Armageddon” che non in questo, che ha il suo tema centrale proprio nella catastrofe; la telecamera racconta poco delle immagini del prima e del dopo lasciando un po’ troppo spazio solo ai due protagonisti che sono sì importanti, ma lasciano inevitabilmente poco spazio ai paesaggi. Inoltre ciò che manca del tutto, a mio avviso, è la partecipazione emotiva delle persone a casa: non c’è un’immagine di qualche persona che da casa piange o si dispera per ciò che succede, non c’è un immagine di autorità che cerchino di fare qualcosa per i loro compaesani all’estero attraverso le ambasciate, e anche la semplice telefonata che il protagonista fa a casa non si capisce e chi la faccia e dall’altro lato sembra tutto tranquillo quasi il protagonista abbia solo perso l’aereo. Insomma in questo il regista non è riuscito a regalare pathos, già lasciando poco spazio alla presentazione dei personaggi prima dell’arrivo, lasciando che tutto il peso del film si reggesse sulle spalle della coppia protagonista trovando in Lucas una spalla tutt’altro che di secondo piano, cercando così di colmare qualche vuoto di sceneggiatura. Ottime le inquadrature regalate alla faccia del piccolo Lucas il quale ha dimostrato di saper reggere il confronto con attori molto più scafati ma il film, a mio avviso, tende a risultare un po’ troppo prolisso portandoci solo verso il finale senza aggiungere niente di suo, senza una filippica sul perché accadono certe cose o perché ancora non si riesce a prevederle nonostante siamo oltre il 2010. In definitiva il regista si limita al racconto ma ci mette poco di suo. Peccato.
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flaw54
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lunedì 4 febbraio 2013
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gli attori fanno i film!
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E' difficile costruire un film avvincente quando la conclusione è già nota a tutti.Il regista qui viè riuscito grazie ad una prima parte veramente coinvolgente con una Naomi Watts inarrivabile e un bambino ( Lucas ) capace di recitare con una naturalezza spiazzante. Bellissime ed emozionanti le scene dello Tsunami che colpisce madre e figlia nelle quali lo spettatore si sente direttamente coinvolto. Più monocorde la parte con protagonista Ewan Mac Gregor che assume maggiormente ( ma direi anche inevitabilmente ) i contorni tipici del melò ( anche se l'incontro dei tre fratelli è davvero toccante ). Un film da vedere e mi ripeto con una Naomi Watts da Oscar.
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bartleby corinzio
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venerdì 25 gennaio 2013
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contro l'impossibile
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Il sisma che ha colpito le profondità dell'Oceano Indiano il 26 dicembre 2004 è stato di magnitudo 9.3, "il terzo terremoto più potente al mondo nella storia della sismologia". La nota conseguenza del terremoto è stato lo tsunami, la tragica combinazione di entrambi ha causato, ma è una stima ovviamente, oltre 300.000 vittime. Il film racconta la storia vera di una famiglia ritrovatasi ad affrontare lo tsunami e i suoi effetti. L'impossibile del titolo è il tentativo di ogni essere umano di andare contro l'impossibilità di sopravvivere in circostanze tragiche, di aggrapparsi tenacemente alla vita, di voler credere che ci sia un appiglio, che ci sia una possibilità.
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Il sisma che ha colpito le profondità dell'Oceano Indiano il 26 dicembre 2004 è stato di magnitudo 9.3, "il terzo terremoto più potente al mondo nella storia della sismologia". La nota conseguenza del terremoto è stato lo tsunami, la tragica combinazione di entrambi ha causato, ma è una stima ovviamente, oltre 300.000 vittime. Il film racconta la storia vera di una famiglia ritrovatasi ad affrontare lo tsunami e i suoi effetti. L'impossibile del titolo è il tentativo di ogni essere umano di andare contro l'impossibilità di sopravvivere in circostanze tragiche, di aggrapparsi tenacemente alla vita, di voler credere che ci sia un appiglio, che ci sia una possibilità. Andare contro l'impossibile sia per il naturale istinto di sopravvivenza sia per una responsabilità verso gli altri e verso le persone che si amano. Sì, si parla di amore ma in una connotazione direi immediata, come accade durante gli eventi di emergenza. Quando nel giro di un istante la cura per l'altro diviene missione imponderabile. L'ontologia del dono, il tuffo nel precipizio anche a scapito di sé stessi, per salvare l'altro. Il tutto in una decisione che copre il tempo di un istante e quindi quasi declassa il razionale o lo rende contingente. Nel film tutto questo viene raccontato abbastanza bene, seppur (non assecondabile opinione personale) abbia trovato la regia un po' anonima con delle soluzioni in bilico con la fiction di raiuno, per dire. Una regia che credo non dia giustizia alla vicenda che rappresenta. Ed è un vero peccato, ma a ben guardare si poteva anche fare di peggio. Facile per una storia del genere premere sull'elemento pathos, il punto è farlo senza scivolare nel melodramma. Insomma, bisogna fare attenzione alle sviolinate. Soprattutto qui, quando si racconta una storia realmente accaduta.
Inspiegabilmente Naomi Watts per questo film è stata candidata all'oscar come miglior attrice. Non che la (splendida tra l'altro) Watts non sia una brava attrice, anzi. La sua precedente candidatura era stata per 21 Grammi e lì la scelta era oltremodo condivisibile, però qui non è che offra chissà quale prova attoriale, anche perché, alla fin fine, il vero protagonista del film è il giovane Tom Holland. Direi un film dignitoso, con momenti riusciti come il credibile e agghiacciante arrivo dell'onda e il successivo nuotare nell'acqua. Da evidenziare anche i piccoli momenti di quotidianità iniziale che qui assumono un che di estremamente fragile, fosse solo anche una pagina di un libro che tende a staccarsi. Segnali che in fin dei conti vogliono suggerire qualcosa tipo: allacciate le cinture di sicurezza e soprattutto non separatevi mai.
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tiamaster
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martedì 5 febbraio 2013
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una tragedia che buca lo schermo
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Nel 2004 una delle più grandi tragedie naturali dell'era moderna ha colpito il sud-est asiatico, mietendo centinaia di migliaia di vittime e portando danni irreparabili di ogni tipo ai paesi coinvolti. Nessun telegiornale è mai riuscito (e mai potrebbe) far capire a fondo il dramma di una simile disgrazia.Nemmeno il cinema può, ma il regista Juan Antonio Bayona riesce a narrare questa catastrofe allo spettatore in maniera eccelsa, come pochi altri registi saprebbero fare, focalizzandosi al massimo su i sentimenti delle persone che l'anno vissuto, tramite l'espediente della famiglia.E questi sentimenti arrivano allo spettatore potenti e disturbanti, di un'intensità molto rara oggi giorno.
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Nel 2004 una delle più grandi tragedie naturali dell'era moderna ha colpito il sud-est asiatico, mietendo centinaia di migliaia di vittime e portando danni irreparabili di ogni tipo ai paesi coinvolti. Nessun telegiornale è mai riuscito (e mai potrebbe) far capire a fondo il dramma di una simile disgrazia.Nemmeno il cinema può, ma il regista Juan Antonio Bayona riesce a narrare questa catastrofe allo spettatore in maniera eccelsa, come pochi altri registi saprebbero fare, focalizzandosi al massimo su i sentimenti delle persone che l'anno vissuto, tramite l'espediente della famiglia.E questi sentimenti arrivano allo spettatore potenti e disturbanti, di un'intensità molto rara oggi giorno.Oltre a vantare degli effetti speciali incredibili, che riescono benissimo a infondere angoscia nello spettatore,la pellicola vanta un ottimo cast che offre prove interpretative sublimi, in particolare la bravissima Naomi Watts, qui veramente stratosferica.Il film avrebbe potuto inciampare nel comune difetto dell'essere melenso.Ma non lo è per nulla.È di una forza che colpisce e disturba. Il film è tratto da una storia vera.
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il passatore
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domenica 10 febbraio 2013
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tsunami e naomi
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Lo tsunami del Natale 2004 in Tailandia, la storia di una famiglia, il lieto fine (anticipato dal titolo): abbiamo già visto metà del film! Ma non è giusto liquidare così l'opera del giovane regista spagnolo Juan Antonio Bayona, che nel suo genere ha dei meriti.
Il primo è la felice intuizione di vedere la vicenda con gli occhi di un bambino che, superato il terrore della fase catastrofica, diventa il protagonista che lotta come un leone per salvare la madre e persino per rendersi utile agli altri.
Il secondo è l’interpretazione di Naomi Watts, con la quale si è guadagnata la nomination all’Oscar. Nel ruolo di Maria, madre di tre bambini in vacanza nel paradiso esotico, la Watts ha pochi minuti per sfoggiare la sobria bellezza di signora anglosassone; per tutto il resto del film sarà deturpata dalle ferite e dalle loro conseguenze.
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Lo tsunami del Natale 2004 in Tailandia, la storia di una famiglia, il lieto fine (anticipato dal titolo): abbiamo già visto metà del film! Ma non è giusto liquidare così l'opera del giovane regista spagnolo Juan Antonio Bayona, che nel suo genere ha dei meriti.
Il primo è la felice intuizione di vedere la vicenda con gli occhi di un bambino che, superato il terrore della fase catastrofica, diventa il protagonista che lotta come un leone per salvare la madre e persino per rendersi utile agli altri.
Il secondo è l’interpretazione di Naomi Watts, con la quale si è guadagnata la nomination all’Oscar. Nel ruolo di Maria, madre di tre bambini in vacanza nel paradiso esotico, la Watts ha pochi minuti per sfoggiare la sobria bellezza di signora anglosassone; per tutto il resto del film sarà deturpata dalle ferite e dalle loro conseguenze.
Il film ha un buon ritmo e non eccede nell’inevitabile sentimentalismo che la vicenda vera di questa famiglia (spagnola nella realtà, americana nella pellicola) porta con sé.
Molto efficace la scena madre della furia distruttiva dello tsunami, forse troppo simile alle reali riprese fatte in loco dai telefonini e per questo troppo viste. Fatalmente torna in mente Hereafter di Clint Eastwood, ove il Maestro aveva atteso l’onda assassina in mercatino del villaggio.
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84peppe
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giovedì 7 febbraio 2013
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emozionante fino all'inverosimile
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Partiamo dal presupposto che raccontare una storia vera in un film non è facile, specie se la storia vera è un dramma come questo. Il film tocca le corde giuste per far emozionare ed angosciare allo stesso tempo.La prima ora scorre bene e da la stessa sensazione di un pugno in pieno stomaco mentre stai prendendo fiato.Lo spezza.I "totali" sul resort che viene sommerso dalle onde fanno venire i brividi, come le sequenze in cui ci troviamo in balia delle acque insieme a Maria (una monumentale Naomi Watts, candidata alla statuetta) e al figlio maggiore Lucas. Siamo lì con loro, sballottati da una perte all'altra urtando rami ecc. La regia è molto buona per un'ora di film. La scelta della camera a spalla in certe scene da una sensazione di verosimiglianza assoluta.
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Partiamo dal presupposto che raccontare una storia vera in un film non è facile, specie se la storia vera è un dramma come questo. Il film tocca le corde giuste per far emozionare ed angosciare allo stesso tempo.La prima ora scorre bene e da la stessa sensazione di un pugno in pieno stomaco mentre stai prendendo fiato.Lo spezza.I "totali" sul resort che viene sommerso dalle onde fanno venire i brividi, come le sequenze in cui ci troviamo in balia delle acque insieme a Maria (una monumentale Naomi Watts, candidata alla statuetta) e al figlio maggiore Lucas. Siamo lì con loro, sballottati da una perte all'altra urtando rami ecc. La regia è molto buona per un'ora di film. La scelta della camera a spalla in certe scene da una sensazione di verosimiglianza assoluta.Ewan Mcgregor si vede poco e sarebbe stato interessante vedere la sua interpretazione in lingua originale per apprezzare il crollo emotivo che ha parlando col suocero a telefono mentre gli dice che non trova sua moglie e suo figlio.La credibilità e la verosimiglianza del contesto e del modo di raccontare si ferma negli ultimi trenta minuti circa: qui Bayona dimostra di aver imparato come si fa il regista ad hollywood e calca, a mio modesto parere, troppo la mano sull'emotività dello spettatore. La sequenza finale, poco prima del lieto fine, in cui la Watts ricorda i terribili momenti dell'arrivo dell'onda e parallelamente emerge sia dall'acqua sia dall'anestesia in sala operatoria è stato un esercizio estetico un po' fine a se stesso. Film comunque che ti resta dentro e ti tocca come pochi altri. Voto 8,5
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flyanto
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domenica 3 febbraio 2013
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una terribile vicenda che sconvolse migliaia di pe
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Film in cui viene raccontata la tragedia che colpì la popolazione ed i turisti in vacanza in una località balneare della Thailandia il 26 Dicembre del 2004 a causa del travolgimento di un'enorme onda tsunami. Qui viene presa particolarmente in esame la storia, realmente accaduta, ad una famiglia inglese (nella realtà spagnola) lì in vacanza composta da un padre, una madre e dai tre piccoli figli maschi. Nel corso della tremenda onda i vari componenti della famiglia si perderanno di vista: la madre, seriamente ferita, rimarrà col figlio più grande ed il padre con i due più piccoli sino, dopo innumerevoli traversie e pericoli, ritrovarsi alla fine sani e salvi nel ricovero dell'ospedale di soccorso.
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Film in cui viene raccontata la tragedia che colpì la popolazione ed i turisti in vacanza in una località balneare della Thailandia il 26 Dicembre del 2004 a causa del travolgimento di un'enorme onda tsunami. Qui viene presa particolarmente in esame la storia, realmente accaduta, ad una famiglia inglese (nella realtà spagnola) lì in vacanza composta da un padre, una madre e dai tre piccoli figli maschi. Nel corso della tremenda onda i vari componenti della famiglia si perderanno di vista: la madre, seriamente ferita, rimarrà col figlio più grande ed il padre con i due più piccoli sino, dopo innumerevoli traversie e pericoli, ritrovarsi alla fine sani e salvi nel ricovero dell'ospedale di soccorso. Ben realizzato per ciò che concerne le scene dell' immensa onda travolgente tutto e tutti e per quelle concernenti il "dopo uragano" caratterizzate dalle toccanti immagini sui dispersi, i sopravvissuti, i feriti od i morti, sulle varie paure e sugli smarrimenti delle persone e sull'atmosfera in generale degli aiuti ed dei soccorsi prestati dal vario personale dell'ospedale. Una pellicola per riflettere sulla precarietà della vita, sulla solidarietà e sulla fratellanza esistente o meno tra gli esseri umani. Brava Naomi Watts nel ruolo della mamma e di un certo rilievo pure quella del ragazzino Lucas (Tom Holland) che interpreta il figlio maggiore e che ci rimanda immediatamente alla mente il giovane protagonista de "L'impero del sole" di Steven Spielberg, diventando adulto dopo un'esperienza così incredibile ed altamente tragica.
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ziamame45
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lunedì 4 febbraio 2013
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un drammatico documentario privo di emozione
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Ed eccolo qui, the impossible, un perfetto prodotto da manuale cinematografico: cast stellare; storia solida, addirittura tratta da un episodio vero; dialoghi con battute pertinenti mai fuori luogo; ambientazione adeguata senza effetti speciali da filmetto per adoloscenti. Eppure non funzione, il cinema è ben altro! The impossible si rivela un bel prodotto confezionato a tavolino ma senza cuore: i personaggi non riescono mai a creare empatia con lo spettatore; la storia, nonostante la drammaticità della situazione e il forte impatto emotivo che suscita in tutti noi il ricordo dello tsunami, non coinvolge. Il cinema è sogno, è fantasia...e anche quando come in questo caso si trova a raccontare un fatto drammatico e sconvolgente deve saper creare una magia tra lo spettatore e lo schermo.
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Ed eccolo qui, the impossible, un perfetto prodotto da manuale cinematografico: cast stellare; storia solida, addirittura tratta da un episodio vero; dialoghi con battute pertinenti mai fuori luogo; ambientazione adeguata senza effetti speciali da filmetto per adoloscenti. Eppure non funzione, il cinema è ben altro! The impossible si rivela un bel prodotto confezionato a tavolino ma senza cuore: i personaggi non riescono mai a creare empatia con lo spettatore; la storia, nonostante la drammaticità della situazione e il forte impatto emotivo che suscita in tutti noi il ricordo dello tsunami, non coinvolge. Il cinema è sogno, è fantasia...e anche quando come in questo caso si trova a raccontare un fatto drammatico e sconvolgente deve saper creare una magia tra lo spettatore e lo schermo. Se questa magia non appare il film pur se ben fatto non sarà mai un grande spettacolo. La storia annaspa tra la protagonista, una brava Naomi Watts che però non ti rimane nè simpatica nè antipatica, e la sua famiglia. I nostri eroi, dopo essere stati sorpresi e dispersi dal terribile tzunami che sconvolse l'asia alcuni anni fa, cercano disperatemente di ritrovarsi. Ci riusciranno dopo numerose traversie, senza sapere neanche loro come. Nello sviluppo della storia a tratti ci si annoia, a tratti si guarda l'orologio con insofferenza e anche con un pò di senso di colpa; possibile che un film su una tragedia dei nostri giorni ci lasci così indifferenti? Sì è possibile perchè è il film ad essere brutto non siamo noi spettatori ad essere insensibili!
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