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cesare cavalli
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domenica 6 gennaio 2013
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citare una cosa non è farla esistere
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Alfred Hitchcock sosteneva che per fare un buon film ci vogliono 3 cose: "una buona sceneggiatura poi una buona sceneggiatura e quindi una buona sceneggiatura...". A volte si può confondere una buona trama con una buona sceneggiatura: è questo il caso de "La migliore offerta". Si punta tutto sulla trama (anche se il film in realtà ricorda molto la storia e gli espedienti de "Il Genio della truffa", il personaggio principale è in preda ad "ossessioni", sorvegliato e eclettico, ma con la tecnica del cavallo di troia lo si pone al centro di una serie di accadimenti che...ecc.) ma in effetti qui sono i personaggi a non essere credibili o del tutto realistici. Tic o malattie più o meno dichiarate non bastano a dare sostanza ed attendibilità ad un recitazione che resta in troppi momenti asincrona anche se intensa.
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Alfred Hitchcock sosteneva che per fare un buon film ci vogliono 3 cose: "una buona sceneggiatura poi una buona sceneggiatura e quindi una buona sceneggiatura...". A volte si può confondere una buona trama con una buona sceneggiatura: è questo il caso de "La migliore offerta". Si punta tutto sulla trama (anche se il film in realtà ricorda molto la storia e gli espedienti de "Il Genio della truffa", il personaggio principale è in preda ad "ossessioni", sorvegliato e eclettico, ma con la tecnica del cavallo di troia lo si pone al centro di una serie di accadimenti che...ecc.) ma in effetti qui sono i personaggi a non essere credibili o del tutto realistici. Tic o malattie più o meno dichiarate non bastano a dare sostanza ed attendibilità ad un recitazione che resta in troppi momenti asincrona anche se intensa. Ci sono film in cui appare subito chiaro chi è l'"assassino", non ci sono misteri da sciogliere o colpi di scena, eppure li si guarda fino alla fine (un esempio ? "L'uomo di Alcatraz" con Burt Lancaster) o si resta letteralmente incollati allo schermo. Molti pregi formali, spunti eccellenti che vivrebbero meglio sulla carta (libro), alcune cose finché restano sulla carta possono essere davvero eccezionali (…lo spunto dell'Automa...) nell'immaginazione di chi le legge, trasformate in immagini rischiano la caricatura o il discapito di una resa frettolosa per via degli accadimenti necessari alla trama. Tornatore qui resta lontano dal mirabile, lirico, ed implacabile "Una pura formalità". Nel finale poi si corre troppo, la "piccola donna" poi è la caricatura di una caricatura. Spero che ne faccia un libro che comprerò sicuramente.
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[+] incredibile
(di postino70)
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rosselana
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lunedì 21 gennaio 2013
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troppe idee mal assortite
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Motivi già visti (la ricerca dei pezzi e la ricostruzione di un automa non costituivano già la trama di Hugo Cabret???) e musiche già sentite. Nel nuovo film di Tornatore, che non è certo una delle sue opere migliori, c'è di tutto, ma soprattutto c'è molto di più di quello che dovrebbe esserci. Si tenta di vivacizzare con frequenti colpi di scena un racconto piuttosto noioso fatto di dialoghi ripetivi e poco vivaci. Il colpo di scena finale quello più eclatante, è mal collegato al resto del film. Dopo un'ora e mezza di narrazione di un' improbabile love story - cui pure lo spettatore deve sforzarsi di credere per non morire di noia-, ci si trova di negli ultimi 15 minuti di fronte a una brusca virata e si scopre che non si stava assistendo al racconto di una tormentata love story ma al racconto della truffa del secolo.
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Motivi già visti (la ricerca dei pezzi e la ricostruzione di un automa non costituivano già la trama di Hugo Cabret???) e musiche già sentite. Nel nuovo film di Tornatore, che non è certo una delle sue opere migliori, c'è di tutto, ma soprattutto c'è molto di più di quello che dovrebbe esserci. Si tenta di vivacizzare con frequenti colpi di scena un racconto piuttosto noioso fatto di dialoghi ripetivi e poco vivaci. Il colpo di scena finale quello più eclatante, è mal collegato al resto del film. Dopo un'ora e mezza di narrazione di un' improbabile love story - cui pure lo spettatore deve sforzarsi di credere per non morire di noia-, ci si trova di negli ultimi 15 minuti di fronte a una brusca virata e si scopre che non si stava assistendo al racconto di una tormentata love story ma al racconto della truffa del secolo. La scarsa coerenza della costruzione narrativa è aggravata dal fatto che quelli che dovrebbero essere indizi utili a far intuire il cambiamento di registro nel finale non sono interpretabili come tali nemmeno a posteriori. Invece di indizi ci sono invece varie incoerenze narrative. Se la donna mente sulla sua agorafobia ed esce di casa senza problemi che bisogno avrebbe di mentire quando nessuno la vede? La tormentata decisione di varcare la soglia della casa per soccorrere l'uomo ferito è puro virtuosismo attoriale? E così via... L'unica cosa veramente bella sono gli ambienti e i dipinti della collezione segreta. Apprezzabile l'impegno del protagonista che cerca di far somigliare questo film - per quanto possibile (poco!)- a un film d'autore.
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[+] beati monoculi in terra caecorum
(di filmicus)
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biancaspa
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venerdì 8 febbraio 2013
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la strategia manipolativa
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Virgin ha vissuto la sua esistenza senza alcun contatto affettivo o emotivo diretto, l'unica emozione che si concede è quella sublime adorazione per il mondo femminile che vive però solo attraverso le opere d'arte che tiene custodite nel caveau della sua raffinata e asettica casa. Virgin infatti, misogino e misantropo, è un fobico che vive di se stesso fuso con l'arte, senza contatti diretti con il mondo esterno, tutti mediati da un paio di pregiati guanti. Per questo, quando "incontra" un suo simile, la giovane Claire, ne rimane agganciato, perchè in essa proietta e identifica se stesso.
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Virgin ha vissuto la sua esistenza senza alcun contatto affettivo o emotivo diretto, l'unica emozione che si concede è quella sublime adorazione per il mondo femminile che vive però solo attraverso le opere d'arte che tiene custodite nel caveau della sua raffinata e asettica casa. Virgin infatti, misogino e misantropo, è un fobico che vive di se stesso fuso con l'arte, senza contatti diretti con il mondo esterno, tutti mediati da un paio di pregiati guanti. Per questo, quando "incontra" un suo simile, la giovane Claire, ne rimane agganciato, perchè in essa proietta e identifica se stesso. Clear infatti è anch'essa un'agorafobica, che attraverso vari appuntamenti mancati con Virgin, adetto alla stima delle opere contenuta nella sua villa , riesce a creare un legame seppure, svalutandolo e sconfermandolo ogni volta!Ed è cosi che Virgin esce dal suo carapace, rompe il muro della diffidenza, si appassiona a qualcosa di reale, vero e finalmente si fida, di se stesso, dell'amore dell'amicizia, della vita, perchè anche nella finzione c'è sempre qualcosa di autentico. Tornatore ha sviluppato un adroide di ingranaggi psicologici, in cui sembra voler confermare che uscire dai propri confini borderline, porti allo scontro, ma anche all'incontro con la vita .Magistrale la scena nel cavò vuoto, chiara rappresentazione iconografica dell'essere svuotati dei propri oggetti interni, oltre che esterni. Ma allora cosa scegliere? L'essere o il non essere di derivazione Sheakesperiana, vivere o lasciarsi vivere? Tornatore sembra suggerire, che per quanto dolorosa possa essere la vita, vale la pena concedersi di rischiare, anche se lascia la scelta al pubblico.
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ste alissa
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lunedì 7 gennaio 2013
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profonda delusione
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Arte e Amore: i due poli inconciliabili che si spartiscono l'anima del protagonista in quest'ultima deludentissima quanto emozionantissima pellicola di Tornatore.
Virgil Oldman è un prestigioso e ricco venditore d'asta di ogni sorta di anticaglie, ma la sue vera passione sono i ritratti di donna.
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Arte e Amore: i due poli inconciliabili che si spartiscono l'anima del protagonista in quest'ultima deludentissima quanto emozionantissima pellicola di Tornatore.
Virgil Oldman è un prestigioso e ricco venditore d'asta di ogni sorta di anticaglie, ma la sue vera passione sono i ritratti di donna. Letteralmente pronto a truffare per ampliare il suo "harem pittorico", una galleria personale di quadri, sotto questa maschera di asettico uomo d'affari e dietro le sue cornici si nasconde un disagio relazionale, una chiusura ai rapporti umani, con le donne in particolare. Ma una donna in carne e ossa piomba nella sua vita, e il trauma inizia davvero. La sua fredda e scontrosa maschera cede pian piano a un sentimento nuovo per una donna misteriosa, una cliente che non gli si rivela mai.
L'ultimo film di Tornatore è la conferma che una star del cinema, uno script originale, una colonna sonora firmata nientemeno che Ennio Morricone e l'esperienza registica, non bastano a fare un ottimo film. Il suo vero punto di forza è la dichiarata ibridazione di generi: il "noir d'amore" genera quella dinamica di ricerca della verità e disvelamento della falsificazione che fa tenere il fiato sospeso fino all'ultimo minuto di due ore di film, in un crescendo di suspance.
Ma l'emozione profonda de "La Sconosciuta"-altro noir- rimane un obiettivo non raggiunto, per quanto ricercata attraverso lo scontro tra amore e arte, pronto a trasformarsi in tragedia se c'è di mezzo la falsificazione dell'autenticità: delle opere e dei sentimenti.
L'arte è chiamata in causa come palliativo di turbe pscicosessuali, i colpi di scena, numerosi, non possono tuttavia tenere in piedi una trama studiatissima e stupefacente quanto esagerata e inverosimile, che fa acqua dappertutto, il dramma psicologico e sentimentale rimane piuttosto banale.
Solo la performance dell'inestimabile Geoffry Rush può risollevare le sorti del film; il suo volto è davvero una tavolozza inesauribile di espressioni.
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ruggero
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domenica 13 gennaio 2013
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delusione
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Didascalico, impacciato, lento, con un commento musicale più adatto a " C'era una volta in America", quasi a voler sottolineare l'apparizione di un'altro film mitico quando qui di mitico proprio non c'è nulla. Un tentativo di infinocchiare con la musica invece che con la finocchina i degustatori dell'opera( rimando dunque gli appassionati di cucina all'origine della parola " infinocchiare ")
Tutto molto improbabile, in particolar modo l'odi et amo iniziale tra i due protagonisti. Imbarazzante. Non credibile, sforzato. Così come le voci attribuite ai due protagonisti nella versione italiana.
Attori non al loro meglio, diretti così così.
Poi si possono fare tutte le considerazioni filosofiche che si vogliono, trovarci reconditi significati, doppi sensi, citazioni, omaggi a questo o altro regista.
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Didascalico, impacciato, lento, con un commento musicale più adatto a " C'era una volta in America", quasi a voler sottolineare l'apparizione di un'altro film mitico quando qui di mitico proprio non c'è nulla. Un tentativo di infinocchiare con la musica invece che con la finocchina i degustatori dell'opera( rimando dunque gli appassionati di cucina all'origine della parola " infinocchiare ")
Tutto molto improbabile, in particolar modo l'odi et amo iniziale tra i due protagonisti. Imbarazzante. Non credibile, sforzato. Così come le voci attribuite ai due protagonisti nella versione italiana.
Attori non al loro meglio, diretti così così.
Poi si possono fare tutte le considerazioni filosofiche che si vogliono, trovarci reconditi significati, doppi sensi, citazioni, omaggi a questo o altro regista..., l'arte e il cinema, certo. Ma un conto sono le intenzioni e un conto è il risultato ottenuto. Non adeguato.
Resta un film ammuffito in partenza, come il suo protagonista. Ecco, in questo il regista è coerente.
E molto, molto improbabile la trama.
Meglio vedere due volte di fila " Vita di Pi".
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[+] il pubblico decreterà la verità
(di scetnas)
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(di stavanger)
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(di rosselana)
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matteo manganelli
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mercoledì 2 gennaio 2013
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piccolo capolavoro
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Nella locandina del film ci dovrebbe essere scritto: "La migliore offerta, un film di Giuseppe Tornatore e nessuno si azzardi mai più a dire che le produzioni italiane sfornano solo filmacci e filmetti". E' bene sottolineare che questo film, anche se girato in lingua inglese, con attori stranieri, è scritto, diretto, montato, fotografato, scenografato, musicato e soprattutto prodotto da un team tutto italiano. L'esperto d'arte Virgil Oldman è un uomo eccentrico e apprezzato in tutto il mondo per il suo lavoro. La sua vita, sempre dedita al lavoro e poco ai sentimenti, viene totalmente sconvolta quando la misteriosa e affascinante Claire lo contatta per effettuare una valutazione dei suoi beni immobiliari.
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Nella locandina del film ci dovrebbe essere scritto: "La migliore offerta, un film di Giuseppe Tornatore e nessuno si azzardi mai più a dire che le produzioni italiane sfornano solo filmacci e filmetti". E' bene sottolineare che questo film, anche se girato in lingua inglese, con attori stranieri, è scritto, diretto, montato, fotografato, scenografato, musicato e soprattutto prodotto da un team tutto italiano. L'esperto d'arte Virgil Oldman è un uomo eccentrico e apprezzato in tutto il mondo per il suo lavoro. La sua vita, sempre dedita al lavoro e poco ai sentimenti, viene totalmente sconvolta quando la misteriosa e affascinante Claire lo contatta per effettuare una valutazione dei suoi beni immobiliari. Che Tornatore fosse uno che il cinema lo sa fare non può essere messo in discussione (anche se non ho visto la sua filmografia completa), ma da uno che nel curriculum c'ha scritto "Nuovo cinema Paradiso" e "La leggenda del pianista sull'oceano", non può essere un bischero qualunque. La fotografia è grigia, cadaverica, quasi culla della freddezza del personaggio. Le inquadrature sono Kubrickiane (e non sto bestemmiando). Il filo narrativo è tessuto alla perfezione (non è facile fare un film d'autore che non annoi per 124 minuti). Rush è perfetto in ogni singolo gesto. Se un ragazzo della mia età, che vuole imparare a fare il cinema, dovesse chiedere: ma come si fa a fare un bel film? Dovrebbero metterlo davanti a una cosa del genere. Il succo sostanzioso però è la storia: il film parte come un noir di altissimo livello, poi va a scadere nella prima parte del secondo tempo, ma questo è giustificato da un finale (e come finale intendo l'ultimo quarto d'ora) meraviglioso. Ma sarebbe stato bello alla stessa maniera in mano ad un regista tipo Brizzi o Genovesi? Ma anche no. Questa pellicola è l'esatto esempio in cui si vede la mano di uno che sa fare il suo mestiere. Piccolo capolavoro. Anche fin troppo perfetto per i miei gusti. Andatevi a vedere questo invece di "Colpi di tuono" o come cazzo si chiama.
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[+] colpi di tuono!!!!
(di mauriziocasula)
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(di stavanger)
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[+] le inquadrature sono kubrickiane ??
(di stavanger)
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[+] concordo con te davvero un piccolo gioello!!!
(di mrmassori)
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(di henrietta77)
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luciacinefila
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martedì 22 gennaio 2013
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tutto già visto e...previsto
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Devo riconoscere l'ottima interpretazione di Geoffrey Rush ( senza il quale lo ammetto mi sarei lasciata andare ad un sonno ristoratore) e il tentativo non riuscito di uscire dalla mediocrità in cui versa oggi il cinema italiano grazie appunto alla presenza di un cast internazionale.Purtroppo come sovente accade con il cinema del "bel paese" da anni a questa parte il film non riscuote il mio gradimento ne interesse.La sceneggiatura sin dai primi passi lascia intuire sin troppo facilmente la congiura ordita ai danni del " ricco e famoso battitore d'aste" servitaci tra l'altro come diretta conseguenza ed espiazione per il peccatore Rush.....la ninfetta che lo trascina nel torbido gioco dei sensi che in lui si risvegliano sarebbe stata perfetta come interprete nell'ultima fatica di Bertolucci,niente di nuovo, niente di originale e sopratutto niente di entusiasmante.
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Devo riconoscere l'ottima interpretazione di Geoffrey Rush ( senza il quale lo ammetto mi sarei lasciata andare ad un sonno ristoratore) e il tentativo non riuscito di uscire dalla mediocrità in cui versa oggi il cinema italiano grazie appunto alla presenza di un cast internazionale.Purtroppo come sovente accade con il cinema del "bel paese" da anni a questa parte il film non riscuote il mio gradimento ne interesse.La sceneggiatura sin dai primi passi lascia intuire sin troppo facilmente la congiura ordita ai danni del " ricco e famoso battitore d'aste" servitaci tra l'altro come diretta conseguenza ed espiazione per il peccatore Rush.....la ninfetta che lo trascina nel torbido gioco dei sensi che in lui si risvegliano sarebbe stata perfetta come interprete nell'ultima fatica di Bertolucci,niente di nuovo, niente di originale e sopratutto niente di entusiasmante.
Non vorrei ripetermi ma ribadisco il concetto per cui la nota saliente del film è costituita dalla magistrale interpretazione del protagonista e di quella sicuramente in tono minore dei suoi colleghi.
Da vedere per valutare quale sia in reltà...la migliore........offerta
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giuliog02
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domenica 27 gennaio 2013
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estetica e filosofia della vita
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Sono due ore di vero piacere estetico e di godimento dell'anima, con un accompagnamento musicale misurato e godibilissimo del grande Morricone.
La trama, assai coinvolgente, si sviluppa attraverso la metafora dell'arte, ed é composta da due fili narrativi cointessuti. Uno costituito dalla
progressiva umanizzazione del protagonista, che viene maturato dalla vicenda sentimentale e dal gioco che via via si sviluppa con il personaggio
femminile, e l'altro - non rivelabile per non guastare la visione del film a chi non l'ha ancora gustato - che é di fatto l'ossatura portante, ancorché occulta
fin quasi alla fine della vicenda.
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Sono due ore di vero piacere estetico e di godimento dell'anima, con un accompagnamento musicale misurato e godibilissimo del grande Morricone.
La trama, assai coinvolgente, si sviluppa attraverso la metafora dell'arte, ed é composta da due fili narrativi cointessuti. Uno costituito dalla
progressiva umanizzazione del protagonista, che viene maturato dalla vicenda sentimentale e dal gioco che via via si sviluppa con il personaggio
femminile, e l'altro - non rivelabile per non guastare la visione del film a chi non l'ha ancora gustato - che é di fatto l'ossatura portante, ancorché occulta
fin quasi alla fine della vicenda.
Fotografia perfetta e di grande spessore, con inquadrature che possono far pensare a Kubrick. Inquadrature in cui non c'é nulla di ridondante o di mancante,
ma ogni particolare é utile alla perfetta descrizione della scena e dell'effetto che si vuole ottenere nella narrazione della vicenda. La scenografia é curata nei
minimi dettagli per ambiente, arredamento, abbigliamento, financo pettinature ( una é presa da un quadro di Tamara de Lempicka ) e, attraverso l'eccellenza
delle inquadrature, valorizza le capacità recitative degli interpreti.
Un grande film, con attori stranieri, fisiognomicamente perfetti per la parte, totalmente immaginato, sceneggiato, musicato, fotografato e montato
da un team italiano. Assolutamente da vedere.
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uppercut
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venerdì 4 gennaio 2013
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il carrello di tornatore
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Doveva scriverlo Paolo Sorrentino e girarlo Alfred Hitchcock: ne sarebbe uscito un capolavoro. Invece l'ha scritto e diretto il regista del dvd dell'Esselunga. Di questa terribile esperienza produttiva l'ultima opera di Giuseppe Tornatore porta ancora tutti i segni, a partire dal titolo: "La migliore offerta". In effetti il film si apre subito con una bella serie di messaggi promozionali: tanto per cominciare arte, lusso, Geoffrey Rush e champagne! poi si preoccupa bene di tirare il cliente per la giacca perché non si perda tra scaffali e banconi: di qui vai per la storia d'amore, di là per il thriller. Nello spazio apposito dedicato ai cofanetti per viaggi economici in Europa, ci regala un affaccio alle piazze di Praga.
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Doveva scriverlo Paolo Sorrentino e girarlo Alfred Hitchcock: ne sarebbe uscito un capolavoro. Invece l'ha scritto e diretto il regista del dvd dell'Esselunga. Di questa terribile esperienza produttiva l'ultima opera di Giuseppe Tornatore porta ancora tutti i segni, a partire dal titolo: "La migliore offerta". In effetti il film si apre subito con una bella serie di messaggi promozionali: tanto per cominciare arte, lusso, Geoffrey Rush e champagne! poi si preoccupa bene di tirare il cliente per la giacca perché non si perda tra scaffali e banconi: di qui vai per la storia d'amore, di là per il thriller. Nello spazio apposito dedicato ai cofanetti per viaggi economici in Europa, ci regala un affaccio alle piazze di Praga. E per finire, come si conviene, un bel carrello ad uscire! Una meraviglia, non manca proprio niente! Neppure la simpatica trovata per fidelizzare il cliente: raccogli i pezzi del robotino a alla fine riceverai una sorpresa! Ecco, questo è "La migliore offerta", una proposta capace di arrivare a tutti, con le istruzioni per l'uso ben stampigliate su un elegante packaging in tutte le lingue! Un successo garantito. A meno che non salti fuori il solito rompiscatole che va lì a grattare sul ritratto per trovare la classica pagliuzza nell'occhio: la letterina che svelerebbe la vile falsificazione. Un insignificante puntino bianco. Ma a ben guardare... una esse lunghissima.
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giammy cinematografico
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lunedì 14 gennaio 2013
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sfarzo prefabbricato scambiato per cinema noir
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Alla sua decima opera Giuseppe Tornatore fa come nel suo capolavoro La leggenda del pianista sull'oceano il verso ad un certo tipo di immagine cinematografica fruibile: il cinema americano e le sue maestosità, le sue manie e megalomanie di comunicazione, le sue raffinatezze ed esagerazioni estetiche dannunzianesche. Quindi il regista di Bagheria confeziona ancora una volta un "kolossal d'autore in formato esportazione lusso" (P.Mereghetti) dove evidente appunto il bisogno smisurato del cineasta di sentirsi cineasta d'oltreoceano, ma anche di voler piacere al pubblico internazionale. Prendendo ciò come se fosse un pregio per congratularsi con critica e persone. E forse quest'eccessiva esterofilia visiva uno dei limiti di Tornatore e di questo film.
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Alla sua decima opera Giuseppe Tornatore fa come nel suo capolavoro La leggenda del pianista sull'oceano il verso ad un certo tipo di immagine cinematografica fruibile: il cinema americano e le sue maestosità, le sue manie e megalomanie di comunicazione, le sue raffinatezze ed esagerazioni estetiche dannunzianesche. Quindi il regista di Bagheria confeziona ancora una volta un "kolossal d'autore in formato esportazione lusso" (P.Mereghetti) dove evidente appunto il bisogno smisurato del cineasta di sentirsi cineasta d'oltreoceano, ma anche di voler piacere al pubblico internazionale. Prendendo ciò come se fosse un pregio per congratularsi con critica e persone. E forse quest'eccessiva esterofilia visiva uno dei limiti di Tornatore e di questo film. Ma per fare un piccolo grande film che possa scaldare platee di tutto il pianeta a volte tutta questa fuffa non serve. anche con quattro monete si può sfornare un prodotto valido che nascono senza interesse, ne prima ne durante la realizzazione. Ne sono un esempio registi come Wang Bing, Lav Diaz o Bela Tarr, ma anche Lars Von Trier o il nostro Michele Frammartino, autori di superbi lavori artistici che non hanno bisogno di ammucchiare tanta roba d'arte per rendere le riprese del film belle inquadrature. In questo film l'arte e si celebrata ed esaltata, ma ne rimane un po' vittima. Anche lo stesso meccanismo narrativo della storia d'amore segnata dalla differenza d'età tra Geoffrey Rush e Silvia Hoeks qui e molto prevedibile e fa perdere la storia per strada. E possono apparire sfacciati gli omaggi ad Hugo Cabret nell'idea del robot costruito con pezzi trovati per terra o nella scena finale del ristorante praghese quanto non involontariamente ridicoli. Il meglio di questo film mezzo riuscito sono tuttavia la generosità cinefila del regista di voler tenere in piedi in chiave moderna un meccanismo di cinema ormai defunto alla Fritz Lang o alla Hitchcock, e di lasciare un piccolo testamento rivelando ancora una volta un amore troppo grande verso un qualcosa di cinema che il tempo nei suoi intrecci di tutti i giorni ha reso irrimediabilmente obsoleto. Infatti della stessa storia ne si risentono troppe forzature di attualità proprio come cura all'eccessiva anzianità del racconto. E poi la furbata finale della protagonista che scappa con i quadri sarebbe stata ancor più cruda se al posto di una donna ciò l'avesse fatto un uomo che si sarebbe finto omosessuale per rubarli ad un venditore omosessuale, ma pardon qui il venditore e eterosessuale, la ragazza era vergine e asociale. Tutto in regola con i sessi, proprio per non dar dispiacere a nessuno. E poi la mafia e i gay. No, per carità in questo film di prefabbricato sfarzo (buona la fotografia) scambiato per noir, avrebbero rovinato il tutto. Meglio non far pensare una volta tanto alla gente a queste cose che nel mondo del commercio affarista ormai non possono mancare. Questo film pero lo vuole nascondere. Ne 'La sconosciuta' su certe sfumature c'era più sincerità.
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