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Ultimo aggiornamento giovedì 9 gennaio 2020
La storia di una guardia di sicurezza considerata eroe e poi accusata di essere complice di un attentato. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a David di Donatello, 1 candidatura a Golden Globes, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Richard Jewell ha incassato 2,6 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Atlanta, Georgia. Richard Jewell è un trentenne sovrappeso che vive ancora con la mamma e si considera un tutore della legge, ma in realtà svolge per lo più lavoretti di sorveglianza. Richard considera sua missione proteggere gli altri ad ogni costo: dunque, durante gli eventi che precedono le Olimpiadi del 1996, è il primo a dare l'allarme quando vede uno zaino sospetto abbandonato sotto una panchina. Questo fa sì che l'attentato dinamitardo del 27 luglio al Centennial Olympic Park abbia esiti po' meno tragici di quelli previsti dall'attentatore, e Richard diventa l'eroe che aveva sempre sognato di essere: ma la sua celebrità istantanea non tarderà a rivoltarglisi contro e a farlo precipitare dal sogno all'incubo.
Basato sulla vera storia dell'"eroe di Atlanta" e su un articolo intitolato "American Nightmare", Richard Jewell conta fra i suoi produttori Leonardo DiCaprio e Jonah Hill e dà modo a Clint Eastwood di attingere di nuovo alla realtà per affrontare il modo in cui, soprattutto negli Stati Uniti, un essere umano viene issato sull'altare e poi gettato nella polvere sulla base dello storytelling che gli viene costruito intorno.
Lo stesso Eastwood conosce bene la claustrofobia di sentirsi cucita addosso una narrazione che non corrisponde alla propria identità: ha impiegato anni a smarcarsi dall'immagine di attore di scarso spessore e acquisire credibilità come autore cinematografico. Persino politicamente la narrazione che lo riguarda è sempre stata poco aderente alla sua reale complessità.
Richard Jewell è una parabola su come i centri di potere - qui i mass media e l'FBI - procedano ottusamente ad appiccicare etichette e ad affibbiare ruoli, indipendentemente da quanto rispecchino la vera natura delle persone. Ed è proprio la verità che risiede in Richard Jewell, e che non corrisponde alla profilazione di lui fatta, il cuore pulsante di questa storia.
Eastwood compie una scelta davvero radicale, che verrà probabilmente equivocata da quel pubblico che lo vede ancora come un reazionario: ovvero quella di calare la vicenda in un immaginario cinematografico riconoscibile principalmente attraverso le sue maschere. Così Jon Hamm è un ispettore dell'FBI anni '40 e Olivia Wilde interpreta la sua giornalista d'assalto come uno dei personaggi che hanno reso celebre Barbara Stanwick (e probabilmente indignerà chi si batte per una rappresentazione meno stereotipata e ingenerosa delle donne al cinema).
Clint invece punta il dito proprio sul modo in cui le persone trovano conforto in una narrazione ben codificata, nella quale fanno rientrare - o dalla quale espellono - le sfaccettature della natura umana. Anche l'avvocato del film, Watson Bryant, è un archetipo cinematografico: il cane sciolto, che agisce da solo e ha accanto una donna vera che lo ama sul serio - uno che legge Larry McMurtry e "crede a ciò che crede", non a ciò che gli viene raccontato.
È lui l'alter ego di Eastwood, mentre il protagonista che dà il titolo al film è solo una cartina di tornasole per raccontare un mondo in cui l'oscurità sta sempre dietro l'angolo: non a caso sono innumerevoli le scene in cui l'oscurità lambisce i margini dell'inquadratura, pronta ad inghiottire ciò che è flebilmente illuminato al centro.
Il "Repubblicano" Clint ci mette in guardia conto il rischio di trasformare il mondo in uno stato di polizia e di "diventare uno stronzo se ti danno il ruolo del tutore dell'ordine". E moltiplica all'infinito i suoi schermi mescolando innumerevoli tecniche di ripresa per rappresentare un'epoca in cui le versioni della verità si confondono, si rafforzano o si annullano fuori da qualsiasi logica o ragione: un mondo popolato da figuranti, in cui basta corrispondere allo stereotipo al momento impopolare per finire alla gogna.
La personalissima cinematografia di Clint Eastwood dopo il bellissimo The Mule si arricchisce di un'altra gemma, Richard Jewell. Il film prende il nome dal personaggio protagonista, un oscura guardia della sicurezza della società telefonica AT&T, che coraggiosamente durante le Olimpiadi di Atlanta del 1996 riuscì ad evitare una strage dando l'allarme bomba. Purtroppo da eroe venne considerato il vero colpevole dell'attentato e per quasi tre mesi finì al centro delle indagini e dell'attenzione ossessiva dei media.
Il film è ispirato a un articolo scritto dalla giornalista Marie Brenner per Vanity Fair dal titolo "The Ballad of Richard Jewell" che ricostruisce gli avvenimenti del 30 luglio del 1996 e mostra le persecuzioni mediatiche che subì il povero addetto alla sicurezza come esemplari delle storture che può raggiungere una certa stampa.
Continua l'attenzione di Eastwood per i film legati a storie vere, dal forte spunto biografico e morale, un filone ben perseguito dal regista dal meraviglioso Bird che raccontava la vita del jazzista Charlie Parker e che continuava con opere come J. Edgar sul controverso capo dell'FBI Hoover o Sully sul pilota Chesley Sullenberger.
Questa volta la sua attenzione si è rivolta ad un uomo "normale", una guardia della sicurezza con problemi di peso e malata di diabete. Uno come tanti che però durante le Olimpiadi di Atlanta notò uno zaino sospetto, dove un attentatore - che poi si scoprì essere un razzista e suprematista bianco - aveva preparato una bomba che potenzialmente avrebbe potuto fare decine di morti. La sua azione rapida e senza paura consentì di salvare molte persone e rovinò la sua vita. Le indagini dell'FBI e soprattutto quelle della stampa si concentrarono su di lui considerandolo il colpevole dell'attentato perché desideroso di fama e successo. A credere in lui solo un piccolo avvocato di provincia suo amico e la madre. Sono soprattutto i giornalisti, invece, ad accanirsi contro di lui in un'incessante processo mediatico che ne minerà la salute: Richard Jewell è morto a 44 anni per le conseguenze del diabete.
Contribuiscono alla ricostruzione della vicenda le interpretazioni di attori come Kathy Bates, premio Oscar per Misery non deve morire e Sam Rockwell (Oscar per Tre manifesti a Ebbing, Missouri) nella parte di Watson Bryant l'amico avvocato. Mentre il ruolo di Richard Jewell è stato affidato a Paul Walter Hauser. Completano l'ottimo cast Jon Hamm e Olivia Wilde. Da notore che la sceneggiatura è firmata da Billy Ray che recentemente ha co-firmato film come Gemini Man e Terminator - Destino Oscuro.
Clint Eastwood è ormai un marchio di qualità, i suoi film migliorano con l'avanzare dell'età e stupisce proprio come alla sua veneranda età egli abbia la capacità di raccontarci storie realmente accadute con una padronanza della macchina da presa eccezionale, con i suoi giochi di luce che dalla penombra portano in evidenza particolari scene da imprimere [...] Vai alla recensione »
Tratto da una storia vera, e in particolare da un articolo di Vanity Fair che la raccontava già nel 1997, Richard Jewell (guarda la video recensione) completa la trilogia di Clint Eastwood dedicata ai veri eroi americani iniziata con Sully ed è probabilmente il migliore dei tre capitoli.
Se già Sully era un’opera riuscita dove il protagonista interpretato da Tom Hanks compiva un gesto eroico che però lo metteva al centro di un’indagine, in cui la compagnia aerea cercava di fare i propri interessi anziché gratificare il pilota, in Richard Jewell è nientemeno che il governo degli Stati Uniti, attraverso l’FBI, a dimostrarsi irriconoscente verso l’eroe.
Richard, a differenza di Sully non è del resto un esperto pilota, bensì un uomo qualunque con l’ossessione per la legge e l’ordine, una fissazione che l’ha reso così zelante in passato da fargli perdere vari posti di lavoro. È questa stessa forma mentis a fargli notare ogni dettaglio, quindi pure il pacco bomba che lo porterà a dare il suo salvifico allarme, ma appena iniziano le indagini gli si rivolta contro perché corrisponde al profilo del “falso eroe/attentatore solitario”.
L’FBI, in assenza di altre piste, si fissa su di lui e i media ci vanno a nozze sbranando il povero innocente, che dalla sua ha solo la madre (Kathy Bates) e un amico avvocato, interpretato da un ottimo Sam Rockwell, che incarna il ruolo di uomo di legge eccentrico e indipendente con scioltezza e understatement. Il paradosso della persecuzione di Jewell vede al centro un uomo che vuole credere nella legge a tutti i costi, che cerca di essere amico persino di chi entra a perquisire casa sua e non sembra mai arrabbiarsi, nemmeno quando diventa chiaro che gli agenti dell’FBI giocano sporco per incastrarlo. L’avvocato è così per metà esasperato dagli atteggiamenti di Richard e per l’altra metà abbastanza paziente da attendere che arrivi, finalmente, la goccia che farà traboccare il vaso.
Questa insolita dinamica aggiunge un gradito tocco di ironia, e quindi di umanità, a una vicenda da cinema civile, rendendo il film più agile del pur buon Sully nonostante le oltre due ore di durata. E sicuramente si tratta di un’operazione più riuscita del capitolo di mezzo della trilogia, Ore 15:17 - Attacco al treno (guarda la video recensione), che nel suo tentativo di voler essere del tutto vero, finiva invece per sembrare più finto. Dalle parti del reenactment più che del cinema, lo ricordiamo come uno dei pochi passi falsi della carriera di Eastwood.
Va anche però ricordato che Eastwood, e con lui lo sceneggiatore Billy Ray, hanno commesso un grave errore in Richard Jewell. Uno dei protagonisti è la giornalista del “Atlanta-Journal Constitution” Kathy Scruggs, interpretata da Olivia Wilde e realmente esistita: per larga parte del film è lei la più spregevole e a un certo punto ottiene un’informazione attraverso uno scambio di favori sessuali con una sua fonte. Questa scena ha mandato su tutte le furie la redazione presso cui Kathy lavorava (la donna è morta nel 2001) e la polemica ha travolto il film, accusato di commettere esattamente l’errore che vuole stigmatizzare: un “character assassination”, ossia una pesante diffamazione. Visto che Eastwood non ha nemmeno usato la cautela di uno pseudonimo, è difficile scusarlo.
Ancora tu? Non dovevamo vederci più? Si era parlato del precedente The Mule come probabile sua ultima fatica cinematografica ed invece, per fortuna, Clint Eastwood torna ancora nelle sale con un grandissimo film, a dimostrazione che il vecchio leone non ha smesso di ruggire. Anzi. Richard Jewell, in uscita, da noi, il prossimo 16 gennaio, è una pellicola meravigliosa, pur partendo da un soggetto decisamente [...] Vai alla recensione »