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cenox
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mercoledì 15 maggio 2013
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il limite tra eroe negativo e positivo
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Questo film ci regala una grande interpretazione di Washington, nei panni di un pilota di aerei di linea, che a parte la grande esperienza di volo, non è certamente un pilota affidabile, poichè ha quasi tutti i vizi possibili, e pure conoscendone la pericolosità, si droga e ubriaca tutte le sere anche se il giorno dopo deve lavorare. Un giorno accade che l'aereo che sta dirigendo a destinazione ha un guasto, e grazie alla sua grande abilità riesce a fare un atterraggio d'emergenza che probabilmente solo lui sarebbe riuscito a compiere; si salverà la quasi totalità dell'equipaggio, infatti saranno solo sei le vittime; ma gli esami del sangue compiuti su di lui non gli daranno scampo, e dovrà difendersi dall'accusa di omicidio colposo.
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Questo film ci regala una grande interpretazione di Washington, nei panni di un pilota di aerei di linea, che a parte la grande esperienza di volo, non è certamente un pilota affidabile, poichè ha quasi tutti i vizi possibili, e pure conoscendone la pericolosità, si droga e ubriaca tutte le sere anche se il giorno dopo deve lavorare. Un giorno accade che l'aereo che sta dirigendo a destinazione ha un guasto, e grazie alla sua grande abilità riesce a fare un atterraggio d'emergenza che probabilmente solo lui sarebbe riuscito a compiere; si salverà la quasi totalità dell'equipaggio, infatti saranno solo sei le vittime; ma gli esami del sangue compiuti su di lui non gli daranno scampo, e dovrà difendersi dall'accusa di omicidio colposo. Notevole la scena del disastro aereo, in un film comunque prettamente introspettivo e riflessivo.
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viaggiatore77
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domenica 5 maggio 2013
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più ne mandi giù e meno ti tira su
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Interessante la vicenda dell'atteraggio di fortuna dell'aereo e bella interpretazione di Washington; notare come muove la bocca per esprimere il bisogno compulsivo di bere. Poco funzionale l'intreccio con la tossicomane; a parte ribadire in faccia quante bugie si dicano pur di bere, il percorso interiore e altalenante del protagonista procede per conto proprio.
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jacopo b98
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mercoledì 1 maggio 2013
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flight di robert zemeckis - da non perdere
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Whip Whitaker (Washington) è un pilota e riesce a sventare un disastro aereo, ma le indagini fanno emergere dubbi sulle reali cause dell’incidente, dato che l’uomo è anche un alcolista e un drogato. “Whip Whitaker è o non è un eroe?” Questa è la tag-line del film, nonché la domanda che si dovrebbe porre lo spettatore. Tuttavia non riesce a porsela fino in fondo per colpa della sceneggiatura di John Gatins. Il film infatti parte alla grande, con un inizio mozzafiato ed una serie di scene realmente toccanti (vedi l’incontro con il malato terminale), e non rallenta mai. Si può infatti cadere nell’errore di definirlo un capolavoro mentre la cosa che rovina tutto, cadendo nel banale, è proprio il finale, che si ha la sensazione di aver già visto mille volte; l’uomo decide infatti di assumersi le sue responsabilità, va in prigione e riesce a riconciliarsi con il figlio.
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Whip Whitaker (Washington) è un pilota e riesce a sventare un disastro aereo, ma le indagini fanno emergere dubbi sulle reali cause dell’incidente, dato che l’uomo è anche un alcolista e un drogato. “Whip Whitaker è o non è un eroe?” Questa è la tag-line del film, nonché la domanda che si dovrebbe porre lo spettatore. Tuttavia non riesce a porsela fino in fondo per colpa della sceneggiatura di John Gatins. Il film infatti parte alla grande, con un inizio mozzafiato ed una serie di scene realmente toccanti (vedi l’incontro con il malato terminale), e non rallenta mai. Si può infatti cadere nell’errore di definirlo un capolavoro mentre la cosa che rovina tutto, cadendo nel banale, è proprio il finale, che si ha la sensazione di aver già visto mille volte; l’uomo decide infatti di assumersi le sue responsabilità, va in prigione e riesce a riconciliarsi con il figlio. Di conseguenza lo spettatore, che fino all’udienza non sapeva effettivamente se schierarsi dalla parte di Whip, con l’ammissione delle sue responsabilità, è praticamente obbligato a schierarsi dalla parte del pilota dato che, se aveva delle colpe, le ha pagate. Ottimi comunque gli attori, Washington (nominato all’Oscar) e Goodman su tutti.
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shockwave13
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venerdì 29 marzo 2013
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signore e signori, benvenuti a bordo...
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Quando è che si può dire di aver fatto la cosa giusta? A mio parere è questa la domanda che lascia questo film diretto dalle esperte mani di Zemeckis, paladino degli anni 80 con le sue pellicole entusiasmanti e sempre giovani. Un pilota alcolizzato, un uomo dipendente. Un bravo, un eccellente pilota, nessuno lo eguaglia in maestria con l'aereo. L'aereo si schianta, malgrado tutti i suoi sforzi. Giustizia sia fatta. A d ogni costo, con ogni metodo, qualcuno deve pagare. Lo tsunami della realtà si abbatte su un uomo già fragile di suo, e cosa succede? L'uomo beve. Certe volte, è sconvolgente vedere riflessa in un film, la scomoda verità di ognuno di noi.
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Quando è che si può dire di aver fatto la cosa giusta? A mio parere è questa la domanda che lascia questo film diretto dalle esperte mani di Zemeckis, paladino degli anni 80 con le sue pellicole entusiasmanti e sempre giovani. Un pilota alcolizzato, un uomo dipendente. Un bravo, un eccellente pilota, nessuno lo eguaglia in maestria con l'aereo. L'aereo si schianta, malgrado tutti i suoi sforzi. Giustizia sia fatta. A d ogni costo, con ogni metodo, qualcuno deve pagare. Lo tsunami della realtà si abbatte su un uomo già fragile di suo, e cosa succede? L'uomo beve. Certe volte, è sconvolgente vedere riflessa in un film, la scomoda verità di ognuno di noi. Quel senso di colpa che ci spinge a mentire, a regredire, per poi darci il colpo di reni per risalire. La menzogna in questo film è resa molto bene, è quasi fastidiosa, come realtà e sentimento del protagonista. Tutti noi diciamo bugie agli altri e a noi stessi, ma non conta quanto uno è eroe, è forte, ma quanto ammette i suoi errori. Una realtà direi quasi simil-cristiana che però esiste nella vita di ognuno di noi, qualcosa di torturante, che grida di voler soddisfazione e distruzione allo stesso tempo. Al i là dei personaggi inutili, come la ragazza dai capelli rossi, alcuni interpreti sono geniali, seppure brevi come apparizioni, sono intensi e veri. La sensazione che lascia alla fine questa pellicola è che più si va avanti più sarà difficile essere eroi agli occhi di noi stessi; questo lo rende un film un po' scomodo, ma profondo. come un'ottima torta dall'aspetto orrendo.
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leo 1993
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domenica 24 marzo 2013
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film consigliato, ma non imperdibile.
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Whip Withaker è un pilota con problemi di alcolismo e il vizio della droga.
Il film comincia con il comandante che si prepara a volare dopo aver trascorso una nottata da bagordi insieme ad una giovane hostess.
Per svegliarsi mentalmente Withaker decide, incurante delle conseguenze, di farsi una striscia di coca per poi recarsi a lavoro. Salito sull'aereo prima del volo, beve due boccette di alcolici riservate ai passeggeri.
Nonostante il comandante sia ubriaco e drogato il volo procede sicuro e tranquillo fino a quando un guasto meccanico fa precipitare l'aereo. Whitaker non si fa prendere dal panico, dimostra sangue freddo riuscendo a mantenere la mente lucida per dettare le operazioni all'equipaggio per effettuare un atterraggio di emergenza.
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Whip Withaker è un pilota con problemi di alcolismo e il vizio della droga.
Il film comincia con il comandante che si prepara a volare dopo aver trascorso una nottata da bagordi insieme ad una giovane hostess.
Per svegliarsi mentalmente Withaker decide, incurante delle conseguenze, di farsi una striscia di coca per poi recarsi a lavoro. Salito sull'aereo prima del volo, beve due boccette di alcolici riservate ai passeggeri.
Nonostante il comandante sia ubriaco e drogato il volo procede sicuro e tranquillo fino a quando un guasto meccanico fa precipitare l'aereo. Whitaker non si fa prendere dal panico, dimostra sangue freddo riuscendo a mantenere la mente lucida per dettare le operazioni all'equipaggio per effettuare un atterraggio di emergenza.
Riesce a far atterrare l'aereo lontano da case e centri abitati, riuscendo a salvare 96 persone su 102.
Diventa così un eroe, ma solo per un attimo: infatti viene fuori dalle indagini il suo problema di alcolismo. Whitaker così si deve procurare un avvocato per affrontare i processi che ne seguiranno (nonostante la causa del malfunzionamento sia stata meccanica e che la sua manovra di emergenza sia stata universalmente riconosciuta come sensazionale). Ogni eroe ha i suoi lati oscuri: il suo problema di alcolismo gli porterà anche svariati problemi personali sia con la sua vecchia famiglia che con la sua nuova compagna, rimanendo solo con se stesso nel periodo più buio della sua vita.
La tematica principale affrontata è il rapporto tra uomo e vizio: l'uomo da solo non riesce ad allontanarsene. Ogni situazione di vita seppur tragica e drammatica serve al pilota per cambiare e voltare pagina, anche se dovrà pagare le conseguenze delle proprie azioni.
Flight è proprio questo: un viaggio interiore che porterà Whitaker a un nuovo capitolo della sua vita.
Flight è il volo di un uomo in caduta libera che può soltanto riprendere quota e cominciare a volare.
L'unica critica che si può fare è che il film sembra un “one man show” in quanto ruota esclusivamente sul protagonista: i personaggi secondari non sono che un contorno e lo spettatore non ha modo capirli fino in fondo.
La regia e il cast sono impeccabili con Denzel Washington che incarna alla perfezione il ruolo del pilota.
Film consigliato, ma non imperdibile.
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davidalcor
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mercoledì 20 marzo 2013
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il più bel film del 2012
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Questo film merita il massimo altro perchè è il più bel film del 2012, senza alcuna ombra di dubbio. Sceneggiatura e regia straordinarie, e interpretazione superlativa di Denzel Washington. Quando l'immagine è ferma sono le emozioni e i pensieri che si muovono. Il finale è imprevedibile ed è interessante il fatto che il film finisca con una domanda e cui la risposta dovrà darla ognuno di noi e il film aiuta a riflettere. Che non abbia vinto nessun premio importante sta a testimoniare quanto poco valgano i premi. Tanto di cappello a Robert Zemeckis.
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shiningeyes
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martedì 5 marzo 2013
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bentornato bob!
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Un buon ritorno quello di Zemeckis, che non ci fa ricordare certo quello dei tempi d'oro, ma certamente un gradito ritorno nella sceneggiatura originale, in un mondo cinematografico sempre più coperto di biografie e ritrattazioni di romanzi(spesso comunque validi).
Il tocco drammatico di Zemeckis si avverte, soprattutto nel suo stile perfetto che delinea i protagonisti, e su come riesca a tirarne fuori il meglio dagli attori che li interpretano; non sarà un caso che ogni attore protagonista dei suoi film riceva sempre una nomination all'Oscar (come quest'anno a D.
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Un buon ritorno quello di Zemeckis, che non ci fa ricordare certo quello dei tempi d'oro, ma certamente un gradito ritorno nella sceneggiatura originale, in un mondo cinematografico sempre più coperto di biografie e ritrattazioni di romanzi(spesso comunque validi).
Il tocco drammatico di Zemeckis si avverte, soprattutto nel suo stile perfetto che delinea i protagonisti, e su come riesca a tirarne fuori il meglio dagli attori che li interpretano; non sarà un caso che ogni attore protagonista dei suoi film riceva sempre una nomination all'Oscar (come quest'anno a D.Washington).
Ma c'è anche da dire che, la sua regia è perfettamente dettagliata, capace di dare un tocco di classe al punto di vista di personaggi, e perfino degli oggetti, che riesce ad evocare sensazioni e presagi agli spettatori;aiutata anche da una notevole fotografia.
Veniamo al film: la struttura narrativa è avvincente, forse si perde in qualche scena inutile o su qualche scarso impiego di alcuni personaggi (Greenwood e la Reilly semisprecati), ma siamo di fronte ad una gran bella sceneggiatura, meritevole almeno di nomination all'Oscar; ed in più, il contesto dei problemi di un'America sempre più dominata dai media e prigioniera dei suoi vizi, ha sempre il suo fascino.
Anche se magari è un po' troppo lo spazio concesso a Denzel, sta di fatto che lui si dimostra perfetto per il ruolo di Whip, e nonostante i gesti e il suo modo di recitare si riconoscano anche in un personaggio diverso dai soliti che interpreta, dico che la nomination all'oscar se la merita tutta. Bravo anche Don Cheadle, anche se pure lui risulta un po' sprecato; e Goodman compare un po' troppo poco, ma nel poco in cui compare ci riesce a togliere un sorriso.
Bè, posso solo concludere con un "Bentornato Bob"!
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nodubs
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domenica 3 marzo 2013
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offrite un drink a zemeckis
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Almeno gli "Airport" finivano quando l'aereo toccava terra. Questo invece no.
Primi venti minuti costruiti benissimo con il solito talento Zemeckis. Dopo la sequenza dell' incidente aereo in Castaway, Bob torna a precipitare, e le scene sono sicuramente ottime.
Il problema, come in tutte le cadute, è l' atterraggio.
Così quando dopo venti minuti di film vediamo che il nostro protagonista (un buon Denzel W. imbolsito per la parte, ma ahimè doppiato dai latrati di Pannofino), è eroicamente sopravvisuto, ci chiediamo cosa capiterà nelle prossime quasi due ore.
La risposta arriva sottoforma di film tv americano del pomeriggio, del tipo che potreste vedere replicato su Raidue, se non fosse per l'indubbia classe di Zemeckis; il quale però ci attacca la pippa come si suol dire, traghettandoci verso un noiosissimo film dossier educativo anti alcolista.
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Almeno gli "Airport" finivano quando l'aereo toccava terra. Questo invece no.
Primi venti minuti costruiti benissimo con il solito talento Zemeckis. Dopo la sequenza dell' incidente aereo in Castaway, Bob torna a precipitare, e le scene sono sicuramente ottime.
Il problema, come in tutte le cadute, è l' atterraggio.
Così quando dopo venti minuti di film vediamo che il nostro protagonista (un buon Denzel W. imbolsito per la parte, ma ahimè doppiato dai latrati di Pannofino), è eroicamente sopravvisuto, ci chiediamo cosa capiterà nelle prossime quasi due ore.
La risposta arriva sottoforma di film tv americano del pomeriggio, del tipo che potreste vedere replicato su Raidue, se non fosse per l'indubbia classe di Zemeckis; il quale però ci attacca la pippa come si suol dire, traghettandoci verso un noiosissimo film dossier educativo anti alcolista.
La trama è di una prevedibilità imbarazzante, anche se sadicamente ogni tanto Bob ci fa credere che potrebbe andare diversamente, grazie anche a un John Goodman in libera uscita, che interpreta l'amico pusher del protagonista. (Solo un paio di scene, per mettere un po' di simpatia in circolo)
Ma non ci saranno sorprese, rassegnatevi, il finale è totally correct, vista la natura del film.
Il finale è degno di Beverly Hills 90210, tra sermoni e riconciliazioni; retorica come questa è già passata da vent' anni nel repertorio più ovvio di qualsiasi parodia.
Non conosco le abitadini di Zemeckis, ma credo che qualche drink in più non gli avrebbe fatto male.
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pensierocivile
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venerdì 1 marzo 2013
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non male, ma nulla di straordinario
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Un avvio folgorante, carico di tensione, arrembante, da gustare col fiato sospeso e la fascinazione che solo sequenze girate con tale maestria possono suscitare. Le scene della picchiata e dello schianto ti restano addosso per tutto il film, come in attesa di altre meraviglie, come se dovessero rivelare un segreto per la loro ridondanza. Invece il contatto con la terra arresta tutto, inizia un nuovo film, dalle diverse sottotrame ma con una rotta ben tracciata, l'alcolismo. A questo tema si legano un "tentativo" di storia d'amore e le indagini sul disastro che compongono comunque un solido mosaico dal ritmo sostenuto e dall'eleganza formale, purtroppo l'analisi della dipendenza rappresenta il corpo centrale del film, spegnendone le possibilità di commistione di generi e di potenziale esplosività: il giallo si risolve velocemente, con prove scottanti eliminate con leggerezza e un dibattito rapido e conciso; il disaster resta confinato alla luccicanza iniziale; il dramma dell'incrocio di tossicodipendenze sembra una parentesi da minutaggio.
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Un avvio folgorante, carico di tensione, arrembante, da gustare col fiato sospeso e la fascinazione che solo sequenze girate con tale maestria possono suscitare. Le scene della picchiata e dello schianto ti restano addosso per tutto il film, come in attesa di altre meraviglie, come se dovessero rivelare un segreto per la loro ridondanza. Invece il contatto con la terra arresta tutto, inizia un nuovo film, dalle diverse sottotrame ma con una rotta ben tracciata, l'alcolismo. A questo tema si legano un "tentativo" di storia d'amore e le indagini sul disastro che compongono comunque un solido mosaico dal ritmo sostenuto e dall'eleganza formale, purtroppo l'analisi della dipendenza rappresenta il corpo centrale del film, spegnendone le possibilità di commistione di generi e di potenziale esplosività: il giallo si risolve velocemente, con prove scottanti eliminate con leggerezza e un dibattito rapido e conciso; il disaster resta confinato alla luccicanza iniziale; il dramma dell'incrocio di tossicodipendenze sembra una parentesi da minutaggio. Il racconto si adagia sulle spalle di un Denzel Washington in formissima, percorrendo strade abbastanza consuete. Il finalone all'americana chiarisce la dimensione del film, non male, ma nulla di straordinario.
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dafne paz
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giovedì 28 febbraio 2013
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moralismo ad alta quota
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La sensazione è quella di una gran accozzaglia di personaggi, uno meno credibile dell'altro, su tutti la tossicodipendente che senza disintossicarsi diventa un'alcolista anonima integerrima. Inquadrature degne di Jurassic Park. Conclusione così moralista da racchiudere all'ennesima potenza tutto ciò che di più gretto ci offrono gli stati uniti.
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