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Ultimo aggiornamento venerdì 24 aprile 2020
Nella Francia politicizzata dei primi anni Settanta, Gilles, giovane studente, vorrebbe dire la propria attraverso la pittura e il cinema. Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Qualcosa nell'aria ha incassato 185 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Parigi, primi anni Settanta. Gilles è un liceale che, come molti suoi coetanei, sperimenta la contraddizione tra l'impegno politico nei collettivi e la volontà di trovare un percorso individuale nella vita e nell'arte. Quando la ragazza che ama, Laure, lo lascia per seguire una strada più estrema e confusa, Gilles va in Italia con alcuni amici e un nuovo amore, Christine, per sfuggire alle indagini sul ferimento grave di un vigilante. Iscritto all'accademia di Belle Arti, in lui si fa sempre più strada l'idea di voler fare cinema.
La sua potrebbe non essere la via del cinema politico in senso stretto, che porta la documentazione dei movimenti di liberazione del Laos in giro per dibattiti ottusi e senza fine, né quella del cinema filoamericano che estremizza invece la fiction e non appartiene al tempo che vive e spesso nemmeno al pianeta Terra, ma una terza via: quella intrapresa dallo stesso Assayas.
Nonostante il ricordo vada in primo luogo all'Eau Froide, come termine di paragone più prossimo, dal punto di vista narrativo è però evidente che è l'esperienza recente di Carlos, vale a dire di una materia storica e biografica, ad aver influenzato il modo di procedere del regista anche qui, dove non ha paura di mettere in sequenza una grande quantità di materiale e di evocare una mitologia famigliare autobiografica.
La malinconia che si respira nel film è legata alla vivacità culturale del periodo, non alla tristezza politica che lo permeava, e non è una nostalgia eccessiva. Capace come nessun altro di ricostruire un quotidiano passato come fosse qui ed ora, il cinema di Assayas è il cinema del "sempre per la prima volta" e parla chiaramente allo spettatore di oggi, non dal palchetto di legno di un comizio, bensì con il pudore con cui si passa ad un amico un libro o un film che si è amato e che si vuol condividere (in questo senso lo scambio con Un amore di gioventù di Mia Hansen-Love è innegabile e ricercato, al di là della presenza comune di Lola Creton).
"Non badate alla forma, so che è d'altri tempi: mi direte voi cosa evoca in termini di attualità", è più o meno la prima frase del film, affidata al professore di liceo, e non potrebbe esserci esergo più esplicito per un film che parla di "giovani preoccupati per il loro futuro" e di una base sociale che non può più pensare di "andare avanti così".
Tuttavia Something in the Air non è una bandiera, Assayas non chiama all'appello. Racconta di qualcosa che è dietro le spalle, le cui contraddizioni, però, sono quelle che lo hanno fatto, come uomo e come cineasta. Quale miglior strumento del cinema, dunque, per questa "riflessione"?
Olivier Assayas ci propone un film che ci parla del maggio francese, dei moti rivoluzionari dei giovani parigini nei primi anni settanta, dei loro amori, delle loro aspirazioni. Due ore di proiezione per tornare alle situazioni politiche, sindacali e studentesche di quell'epoca. Ne esce un ritratto scarno che tocca con leggera fuggevolezza tutte le problematiche post adolescenziali: [...] Vai alla recensione »
Al netto d'incompiutezze inevitabili, considerata l'impervia vastità dell'argomento, «Qualcosa nell'aria» («Après Mai») di Assayas è un film prezioso. Innanzitutto perché era difficilissimo farlo e, infatti, è la prima volta che il Sessantotto rivive sugli schermi senza sentore d'artificio psico-ideologico (come nei dreamers bertolucciani). In secondo luogo perché è preciso nella ricostruzione, accurato [...] Vai alla recensione »