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Ultimo aggiornamento lunedì 9 settembre 2013
Una commedia esilarante diretta dal regista Ken Scott. In Italia al Box Office Starbuck - 533 figli e non saperlo ha incassato 61 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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David Wozniak è un 42enne franco-canadese di origine polacca con una vita da eterno adolescente: fa il fattorino part time per la macelleria di famiglia ("Il lavoro più semplice: e trovi sempre il modo di farlo male"), abita in un appartamento costellato di omaggi al calcio - figurine, palloni, persino un biliardino -, coltiva marjiuana e dimentica di farsi vivo con la fidanzata Valérie, una poliziotta rigorosa e molto più adulta di lui. La vita precaria di David, già funestata da un consistente debito da restituire, viene sconvolta da due scoperte: Valérie è incinta e le donazioni di sperma che David aveva effettuato vent'anni prima hanno generato 533 figli, 142 dei quali vogliono conoscere l'identità del padre biologico.
Da questa premessa apparentemente improbabile, e invece confermata dalla realtà quando già il copione era già in fase di sviluppo, nasce una commedia che potrebbe essere puerile come il suo protagonista, e invece si rivela arguta e commovente.
Sono tanti gli elementi che funzionano, a cominciare dal cast: il comico, autore e conduttore Patrick Huard interpreta David con mille sfaccettature, aiutato da una fisicità da uomo qualunque che lo mantiene credibile attraverso le tante metamorfosi del personaggio; Antoine Bertrand, l'amico avvocato, è un delizioso mix di grazia e cinismo; e tutti gli altri ruoli, da Valérie ai famigliari di David ai numerosi figli biologici, sono scelti senza cadere nello stereotipo.
La sceneggiatura è equilibrata e lieve, con battute riuscite che spostano il tono sopra o sotto le righe a seconda della necessità e del momento. Anche il sentimentalismo è tenuto a freno (con l'eccezione di un commento musicale invadente e manipolatore) da una regia pulita e onesta che non indugia mai né sull'elemento drammatico né su quello comico.
Starbuck riesce a toccare temi di grande attualità: la povertà che avvicina la generazione dei quarantenni precari a quella dei ventenni disoccupati in un mondo di opzioni limitate; il mancato passaggio di consegne da parte di quelli che avrebbero dovuto fare i padri ma si sono sottratti a quella responsabilità (anche quando i figli li hanno biologicamente generati); il bisogno dei giovani di guida e di sostegno, anche più morale che economico, e del riconoscimento della loro esistenza e del loro valore; l'opportunità o meno, da parte dei padri, di dare fiducia ai figli e scommettere sul loro futuro.
David cercherà la strada verso una consapevolezza maggiore e una progressiva assunzione del proprio ruolo adulto, rivelando (prima di tutto a se stesso) risorse inaspettate. Di più: cercherà la propria identità a mano a mano che i suoi numerosi figli ne acquisteranno una ai suoi occhi (concetto ben illustrato cinematograficamente dalle cartelle identificative che David svela una ad una).
Non va svelato invece se il protagonista troverà quella strada, seguendo una trama che non è mai ovvia e riserva varie sorprese, raccontando anche una parte del mondo - il Quebec, Montreal e un Canada il cui melting pot non ha neutralizzato l'origine etnica degli immigrati - poco vista al cinema, almeno in Italia. Tremiamo all'idea del remake hollywoodiano già realizzato, protagonista Vince Vaughn, di questa storia, che nella versione canadese è accessibile ma si sottrae alle sottolineature pesanti e all'umorismo grossolano, offerti su un piatto d'argento, per raggiungere la giusta misura tra appeal popolare e riflessione intelligente.
Film in cui si narra di un quarantenne, ancora molto infantile ed irresponsabile, che si trova nella condizione di dover crescere e maturare in fretta a causa di una sua passata e sconsiderata azione. Poichè circa 20 anni prima egli, sotto lo pseudonimo di "Starbuck", aveva donato per anni e ripetutamente il proprio sperma a pagamento ad una banca del seme di un ospedale, ora [...] Vai alla recensione »