| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 125 minuti |
| Regia di | Michele Placido |
| Attori | Moritz Bleibtreu, Paz Vega, Vito Facciolla, Rocco Capraro, Teresa Acerbis Adriana De Guilmi, Gerardo Amato, Lorenzo Gleijeses, Monica Barladeanu, Federica Vincenti, Paolo Mazzarelli, Lino Guanciale, Stefano Chiodaroli, Nicola Acunzo, Gaetano Bruno, Francesco Scianna, Filippo Timi, Valeria Solarino, Kim Rossi Stuart, Giorgio Careccia. |
| Uscita | venerdì 21 gennaio 2011 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,70 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 20 dicembre 2018
La vita di Renato Vallanzasca, bandito che negli anni '70 terrorizzò Milano con rapine, sequestri, omicidi ed evasioni. Il film ha ottenuto 4 candidature e vinto 3 Nastri d'Argento, 8 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Vallanzasca - Gli angeli del male ha incassato 2,9 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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1985. Renato Vallanzasca, 35 anni, è detenuto in isolamento nel carcere di Ariano Irpino. È lui stesso a raccontarci le sue prime imprese adolescenziali che gli frutteranno la prima reclusione nel carcere minorile. È l'inizio di una carriera che, con il supporto di alcuni amici d'infanzia, lo condurrà a divenire "il boss della Comasina". All'inizio degli Anni Settanta inizia ad insidiare il dominio, fino allora incontrastato di Francis Turatelo ma la rapina a un portavalori gli procura un arresto con conseguente evasione dopo quattro anni e mezzo. La battaglia con il clan Turatelo si fa sempre più dura così come sempre più sanguinose divengono le rapine ascritte alla Banda Vallanzasca. Vallanzasca sta scontando una condanna complessiva a quattro ergastoli e 260 anni di reclusione con l'accusa di sette omicidi di cui quattro direttamente compiuti, una settantina di rapine e quattro sequestri di persona nonché numerosi tentativi di evasione. È detenuto da 38 anni.
Michele Placido potrebbe diventare il Lizzani (quello migliore) dei nostri tempi se non si facesse prendere dal desiderio di applicare ogni volta chiavi di lettura e angolazioni 'originali' alle storie che intende trattare. Dopo averci raccontato il '68 dal punto di vista del giovane poliziotto che egli era in quell'epoca oggi afferma: "Non mi interessava entrare nel merito della vicenda. Quello che trovavo stimolante da un punto di vista artistico e creativo era entrare nella mente di un criminale per capire, con un approccio asettico e quasi entomologico lontano da qualsiasi giudizio morale, cosa si prova a stare in bilico fra la normalità e la devianza, a trovarsi al bivio fra il bene e il male e a scegliere deliberatamente il male". Il problema sta proprio qui. Non c'è nulla di più lontano dal Placido regista (ma anche dall'attore) della freddezza dell'entomologo. Il suo è un cinema che, quasi per inerzia, aderisce vigorosamente alle situazioni e ai personaggi che porta sullo schermo. Solo che qui, a differenza di quanto era riuscito con grande lucidità a fare in Romanzo criminale, sta 'addosso' al suo protagonista mettendo quella Milano e quegli anni sullo sfondo.
Un film non può e non deve essere un saggio sociologico ma nella precedente occasione, forse perché sostenuto dall'acuto libro di De Cataldo, Placido ci aveva offerto non solo la storia di una banda ma il ritratto di un periodo buio della nostra storia. In Vallanzasca invece l'adesione al personaggio è, potremmo dire, totale grazie anche a una superlativa interpretazione di Kim Rossi Stuart (ma tutto il cast, a partire da Filippo Timi è all'altezza). Purtroppo l'asserita lontananza dai giudizi morali finisce con il trasformarsi nella descrizione delle imprese di un uomo consapevole del proprio fascino ma incapace di trovare un equilibrio tra le sue pulsioni in cui lo sguardo che si vorrebbe distaccato nei fatti non lo è e l'adrenalina che percorre le oltre due ore di proiezione ne fornisce un'ulteriore prova. Ma ciò che dimostra con grande precisione la non attuazione dell'asserito distacco è l'ultima scena. Che non vi riveliamo ma che fa da sensore dell'ottica in cui Placido, anche senza volerlo (vogliamo dargli credito), ha finito con il collocare il bel René. Un simpatico nemico pubblico.
Dopo" Romanzo Criminale", Placido torna a dirigere un film Gangster-Biografico,e lo fa in maniere più che discreta, ma la vera chicca del film è l'interpretazione degli attori, in particolare quella di Kim Rossi Stuart (Vallanzasca) e Francesco Scianna (Turatello). La sceneggiatura (resa in forma perfetta anche da Rossi Stuart) convince, e viene arricchita dalle [...] Vai alla recensione »
È mio costume prima di vedere un film tratto da un libro, leggere il libro. Il meccanismo è il solito, e anche la dialettica: il romanzo è meglio, più ricco e profondo, però il film, se corretto, può trarne vantaggio. L'ultima "combinazione" è di questi giorni, La versione di Barney, grande romanzo, buon film. Avevo già intuito, informandomi, che il libro di Vallanzasca-Bonini non avrebbe aggiunto molto alla mia cultura letteraria, e alla mia passione.
Dopo il passaggio in laguna all'ultimo Festival del cinema di Venezia, arriva nelle sale italiane Vallanzasca - Gli angeli del male, vita, azione ed espiazione del “bel Renè” ovvero Renato Vallanzasca, criminale milanese degli anni '70, autore di numerose rapine e omicidi che sconta con 260 anni di carcere. A ritrarlo al cinema ci ha pensato l'ex commissario Cattani, Michele Placido che ha presentato oggi a Roma il film insieme al resto del cast: Kim Rossi Stuart che interpreta Vallanzasca, e poi Valeria Solarino, Francesco Scianna, Filippo Timi e, a sorpresa, c'era anche Giuliano Sangiorgi, leader [...]
Caro signor Placido, le scrivo in merito alla nota vicenda Vallanzasca. Una goccia nel mare naturalmente, ma vediamo un po' di lasciarla cadere. Mi muovo da una premessa che potrebbe sembrare una excusatio, ma mi creda, non lo è. Voglio partire mostrando che non ho assolutamente pregiudizi su di lei. Quando uscì Romanzo criminale scrissi che era il più bel film italiano della stagione. E ho molto amato Un viaggio chiamato amore.
La sesta giornata della 67. Mostra del Cinema di Venezia è nata nel segno di Vallanzasca con la pubblicazione sulle pagine del Corriere della Sera di una lettera scritta da Emanuela Piantadosi, la presidentessa dell'associazione delle Vittime del Dovere, in cui viene espresso da parte dell'associazione dei familiari il "No" alla presentazione del film di Placido a Venezia perché "Non è ammissibile riscrivere la storia e una memoria collettiva dei fatti che riguardano spietati assassini attraverso le loro logiche".
Visto che il “romanzo popolare” sul '68 e gli scontri di Valle Giulia non si è rivelato proprio Il grande sogno cinematografico sperato, Michele Placido ritorna al “romanzo criminale” e ai suoi elementi naturali: il ferro e il fuoco, le bande criminali e gli scontri con le forze dell'ordine nel contesto degli anni Settanta. Non più i traffici di droga e la connivenza politica della Banda della Magliana ma le rapine, i sequestri e i processi della banda di Renato Vallanzasca.
Gli occhi sono di ghiaccio, lo sguardo fermo, le mani tracciano segni nell’aria, con una calma quasi zen. Kim Rossi Stuart è un uomo mite. Parla poco, va dritto al punto. Tutto il contrario dell’ultima maschera che si è messo sullo schermo, e di cui siamo qui a parlare. Kim pare lontanissimo dalla strafottenza debordante e sanguinaria di Renato Vallanzasca, il bandito degli anni di piombo e dell’ultimo [...] Vai alla recensione »