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narsil
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venerdì 26 ottobre 2012
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strana passione..
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Devo dire la verità, quando ho letto il titolo non ero molto convinta di vololerlo guardare, ma poi mi son detta : dai diamogli una possibilità ed in effetti non ho fatto male.
Il film si è rivelato divertente, due ore che sono volate..
Anche se il soggetto non è proprio originale, il cast è eccezionale, complimenti a tutti, finalmente un bel film in tv!..
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luca_1968
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venerdì 26 ottobre 2012
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un piccolo gioiellino
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Divertente e commovente al tempo stesso... per fortuna il cinema italiano è anche questo
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metalsoldier
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domenica 2 ottobre 2011
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film semplice simpatico e significativo
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Questi si che sono film che mi piacciono. Film semplice, attori bravi, ironia e comicità su uno sfondo drammatico che assume forma di parodia.
Ottima la scelta di Guzzanti come attore non protagonista: la sua comicità avrebbe surclassato tutto il resto del film!
Mentre la scelta della Capotondi a recitare la parodia di se ha messo in luce una sua notevole umiltà professionale. Sono molto colpito. Film così ci vogliono ogni tanto fra tutta la marmaglia commerciale che si vede al cinema.
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francesco2
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mercoledì 21 settembre 2011
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passioni di varia natura
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Non ho mai stimato questo regista, dai primi film che ho conosciuto quali "Notte italiana"sino al più recente "La giusta distanza": devo dire però che questo f, un "Saggio" a metà tra l'artista (auto)isolato(si?) ed uno spaccato della società di oggi (O forse sulla connessione tra entrambe le cose), non mi è dispiaciuto, nonostante alcuni difetti tra cui un umorismo un pò greve. Intanto bisogna cogliere le suggestioni che, più o meno volontariamente, riceve da certo recente cinema nostrano: l'artista (O presunto tale) che sogna una parte da assegnare alla divetta di turno si rifà al bel "Uomo nero" di Rubini, sia pure in chiave ovviamente più dissacrante, mentre il personaggio di Guzzanti richiama il capo di Villaggio "Fantozzi va in pensione"; più in generale, appare una situazione che richiama certo cinema "Di morettiana memoria", dal "Portaborse" al "Caimano".
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Non ho mai stimato questo regista, dai primi film che ho conosciuto quali "Notte italiana"sino al più recente "La giusta distanza": devo dire però che questo f, un "Saggio" a metà tra l'artista (auto)isolato(si?) ed uno spaccato della società di oggi (O forse sulla connessione tra entrambe le cose), non mi è dispiaciuto, nonostante alcuni difetti tra cui un umorismo un pò greve. Intanto bisogna cogliere le suggestioni che, più o meno volontariamente, riceve da certo recente cinema nostrano: l'artista (O presunto tale) che sogna una parte da assegnare alla divetta di turno si rifà al bel "Uomo nero" di Rubini, sia pure in chiave ovviamente più dissacrante, mentre il personaggio di Guzzanti richiama il capo di Villaggio "Fantozzi va in pensione"; più in generale, appare una situazione che richiama certo cinema "Di morettiana memoria", dal "Portaborse" al "Caimano".
E ' proprio questo grottesco, che pure (s)cade in una comicità un pò becera (Quando Guzzanti, ancora, sbaglia la "Consonante" giusta, o nella ripetuta trovata(?) di imbucare la lettera alle Belle Arti)che permette al cinema del regista veneto di uscire dalle nebbi(olin)e pseudo-autoriali che caratterizzano vari suoi film. Il personaggio non è una maschera alla Sordi, ma ciò che interessa al regista è declinare sotto diverse sfumature (O qualcosa di più) termine "Passione". E questa è un'altra, o forse la principale, chiave di lettura del film. Vedendo come il malcapitato Orlando si interroga sul ruolo da assegnare alla Capotondi anche se questa parte non viene sviluppata bene), sic omprende come nel "Piccolo monndo moderno" cucito addosso al protagonista, si può essere noi stessi solo scendendo a compromessi col mondo di caste in cui tutti siamo coinvolti, al punto che Dubois prende le distanze non solo dalla stessa attricetta ma persino da colui che, fino a quel punto, era il suo riferimento professionale.
Ma la vicenda assume anche una (Mal approfondita) dimensione personale, nella misura in cui una polacca, fortunatamente forse un pò più credibile di certo "Est" pesente nel cinema nostrano, rappresenta la sua via di fuga dalla piattezza e piccineria della realtà. Ecco, forse quello di Orlando è un viaggio crescente verso la fantasia, non in quanto alienazione ma in quanto superamento della meschinità Il cognome del personaggio, DUBOIS, non è del resto Italiano, quasi fosse un "diverso" sin dalle origini. Mazzacurati, secondo diverse persone compreso chi scrive, si è così tolto ( Ma ne ha motivo?)certi sassolini verso un mondo che ti mette da parte prima, e poi ti costringe ad accettare compromessi esecrabili. Ma quando la rappresentazione va in scena, risparmiandoci per fortunma i folklorismi patetisti di uno "Scugnizzi (Nanni loy), il regista cala l'asso decisivo. In unarappresentazione (Che più non si può) religiosa, gli attori vengono (E non sempre a atiorto, diciamolo) fischiati. Ma poi (A ragione?) si ribellano verso un pubblico che non ne apprezzava il lavoro, soffermandosi su titubanze del momento. Ecco che allora la resurrezione di Cristo si "concretizza" in una ribellione dell'artista verso il pubblico incapace di apprezzarlo: così.. dopo cinque anni, Orlando-Dubois ha vinto la sua battaglia.
Un'opera, dunque, da più di punto di vista non incline da vittimismi, ma che segna un parziale punto di svolta nella traiettoria artistica del regista veneto.
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linodigianni
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venerdì 18 marzo 2011
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la passione di un cristo minore
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Di solito il regista Mazzacurati indaga tra i segreti della piccola gente.
ricrea un ambiente fatto di atmosfera da bassa du Ferrara o di New Orleans.
Stavolta il film lo regge un Silvio Orlando in gran forma, meditabondo,
compulsivo, che non crea come Woody Allen sotto la doccia.
Ma sotto la pioggia, forse si.
Improvvisando, descrive improbabili copioni che moriranno sul momento.
Cercando di non pronunciare parole definitive si affida e delega, ma poi
non resiste e dice in faccia quallo che pensa.
La rappresentazione puo andare a cominciare.
Bravo Battiston, che insegue il ruolo del Cristo obeso, ma efficace.
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astromelia
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venerdì 4 marzo 2011
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smitizzare la passione
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smitizzare la passione attraverso una farsa di paese,forse questo il fulcro del film,ottimi come sempre guzzanti e battiston,qualche tempo morto,e una riflessione sulla condizione umana attraverso i protagonisti.
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(di francesco2)
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antrace
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lunedì 28 febbraio 2011
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il vangelo di mazzacurati
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La Passione secondo Mazzacurati è il Vangelo del mondo confuso , illusorio, gramo della nostra epoca : il racconto parte dalle disavventure di un regista di fama, indolente, che per fuggire il declino si ostina a proporre sceneggiature romantiche desuete . La vicenda assume toni caustici e surreali . In un villaggio toscano sospeso nel vuoto , i dialoghi amari e irridenti tra il protagonista e i suoi interlocutori sembrano allontanare la realtà inesorabile della caduta .
In questo allestimento teatrale spontaneo ,che maschera e attenua la condizione umana del dolore , si offre al regista l'opportunità di riscatto ,con l'incarico di rappresentare la Passione di Cristo per le vie del Paese .
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La Passione secondo Mazzacurati è il Vangelo del mondo confuso , illusorio, gramo della nostra epoca : il racconto parte dalle disavventure di un regista di fama, indolente, che per fuggire il declino si ostina a proporre sceneggiature romantiche desuete . La vicenda assume toni caustici e surreali . In un villaggio toscano sospeso nel vuoto , i dialoghi amari e irridenti tra il protagonista e i suoi interlocutori sembrano allontanare la realtà inesorabile della caduta .
In questo allestimento teatrale spontaneo ,che maschera e attenua la condizione umana del dolore , si offre al regista l'opportunità di riscatto ,con l'incarico di rappresentare la Passione di Cristo per le vie del Paese .
Per mettersi al lavoro , il regista deve inventare un canovaccio , trovare degli attori, ripescare nella memoria del catechismo dell'infanzia , affrontare un argomento ignoto . La Passione sembra un racconto goffo ed evanescente , sulle spalle di uomini incerti e profani , ma lentamente supera la recitazione , diviene un quadro verista ,efficace ,quando gli attori e gli spettatori silenziosi , si lasciano andare alla nudità del Calvario . I ghigni iniziali si tramutano in sofferta complicità tra le miserie terrene e il mistero divino . A quel punto ognuno si fa interprete della propria minuta , quotidiana passione . il regista si china sotto la Croce , mentre la pioggia come un lavacro bagna il volto suggestivo dell'amico che impersona il Cristo, un volto attraversato dalla luce e dalle tensioni . Da quel momento il regista impacciato , perplesso ritrova l'ispirazione con un approccio nuovo , sereno entusiasta verso il mondo che lo avvolge .
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nalipa
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martedì 22 febbraio 2011
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sorpresa!
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Questo film di Mazzacurati.
La vicenda che subito sembra buffa man mano diventa una sorta di commedia agro/dolce - più agro - che pone buoni spunti di rflessione e narrata con intelligenza, senza volgarità con ottimi interpreti.
Battiston che interpreta Gesù é bravissimo e spero riceva un riconocimento per questa parte assolutamente tra le più belle della sua carriera.
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dario
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martedì 1 febbraio 2011
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miserrimo
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Lento, prolisso, privo di idee, presuntuoso. Non funziona niente, annoia a morte. L'unico un po' accettabile è Guzzanti, stralunato e assurdo, ma almeno coerente con il suo personaggio e unico attore vero. Sceneggiatori e regista riescono a rovinare tutto e tutti. Nessuno crede al film, neppure chi l'ha messo in piedi. Alla fine è un tira a campà, un tran tran pigro e vergognoso. Così il nostro cinema muore.
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lunetta
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mercoledì 26 gennaio 2011
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cristo oggi sarebbe grasso...
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..è la frase che ritengo più azzeccata del film.
Il regista intellettuale, Orlando, in crisi di ispirazione, costretto a misurarsi con attrici presuntuose e impresari ignoranti, viene coinvolto, suo malgrado, nell'allestimento di una sacra rappresentazione della passione in un paesino toscano. Depresso, inaridito, trova una mano validissima ed una iniezione di speranza e positività in un ex carcerato (battiston), ex ladro, ricercato, povero e grosso, e in una bella ragazza polacca, buona, pulita, tradita dalla vita.
Il regista grazie a loro due, ricchi di valori umani, riesce a trovare ispirazione, sorriso, a liquidare l'attrice famosa e l'impresario.
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..è la frase che ritengo più azzeccata del film.
Il regista intellettuale, Orlando, in crisi di ispirazione, costretto a misurarsi con attrici presuntuose e impresari ignoranti, viene coinvolto, suo malgrado, nell'allestimento di una sacra rappresentazione della passione in un paesino toscano. Depresso, inaridito, trova una mano validissima ed una iniezione di speranza e positività in un ex carcerato (battiston), ex ladro, ricercato, povero e grosso, e in una bella ragazza polacca, buona, pulita, tradita dalla vita.
Il regista grazie a loro due, ricchi di valori umani, riesce a trovare ispirazione, sorriso, a liquidare l'attrice famosa e l'impresario.
Forse troppo romantico, ma è bello a volte in platea potersi rilassare e credere nei "buoni"
Da vedere
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