| Anno | 2019 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Francia, Italia |
| Durata | 240 minuti |
| Regia di | Abdellatif Kechiche |
| Attori | Hafsia Herzi, Salim Kechiouche, Ophélie Baufle, Alexia Chardard, Shain Boumedine Lou Luttiau, Hugo-Vincent Couturier, Marie Bernard (II), Roméo De Lacour, Anysia Deprele, Meleinda Elasfour, Dany Martial, Kamel Saadi. |
| Tag | Da vedere 2019 |
| MYmonetro | 3,01 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 28 maggio 2019
La scelta fondamentale tra amore e carriera.
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CONSIGLIATO SÌ
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Ophélie, Céline, Toni, Aimé, Camélia e gli altri sono ancora lì, sulla spiaggia di Sète e dentro l'estate del 1994. Davanti allo stesso mare discutono, corteggiano, amano, leggono e mangiano formaggio. Quello fresco della fattoria di Ophélie, incinta di Toni e alla vigilia del matrimonio con Clément. Toni interroga Ophélie sul loro futuro e intanto ci prova con Marie, la ragazza dell'asciugamano accanto. La sera in discoteca arriva Amin che flirta con Marie ma ha occhi solo per Ophélie, che vorrebbe posare nuda per lui e poi abortire a Parigi. Tra i fumi della vodka e le note elettroniche, le ragazze ballano e i ragazzi provano a sposarle o a portarle a letto. Amin, che si sogna sempre regista, osserva amici e cugini dal bancone del bar, prestando ascolto a chi vuole parlargli e le labbra a chi vuole baciarlo dentro il tempo sospeso di una vacanza.
Diciamolo subito, la seconda volta di Mektoub, My Love è un trip ossessivo tirato fino allo sfinimento.
Un'allucinazione frastornante, un fiume di musica, di sesso, di corpi in movimento trasfigurati dalla danza, di segreti urlati nelle orecchie ma coperti dal clamore della discoteca, dove si svolge buona parte del film e scorre un flusso di godimento senza fine. Inserito tra un prologo assolato e un epilogo 'orizzontale', Mektoub, My Love: Intermezzo è girato ad altezza di 'culo', quello delle donne appese al palo e a un film puramente sensoriale. Perché l'intermezzo di Abdellatif Kechiche, tracimante di posteriori femminili e vibranti, rivela qualcosa del cinema sperimentale. Non c'è niente da raccontare e i personaggi, interscambiabili, non incarnano niente. Niente si produce, nessun momento di emozione, nessuna possibilità di riflessione. Se Canto Uno era un inno alla vita e agli anni verdi, un'ode al desiderio e al vantaggio preso sulla sceneggiatura, un intrigo alla Marivaux di false confidenze, promesse tradite, piccole e grandi infedeltà, Intermezzo si attacca al bar e si sbronza senza parole. Il conflitto tra corpo e linguaggio, tipico del cinema dell'autore, è spazzato via dall'esultanza dionisiaca. Un tourbillon che dona l'illusione dell'eternità.
Orgia di sesso e di danza di una radicalità formale mai vista, il nuovo film di Kechiche manda il racconto in vacanza e sublima tutto, ritagliandosi un posto in una dimensione altra. In quella dimensione consuma una festa liquida martellata da ritmi house e da lampi di luce, che abolisce il tempo e trattiene la notte, l'estate, la giovinezza. Cogliendo i personaggi immediatamente dopo la fine di Canto Uno sulla spiaggia assolata di Sète, Intermezzo non fa o quasi progredire la narrazione, rimpiazzata da un'estasi erotica, un momento fisico assoluto, refrattario a qualsiasi forma di 'continuazione'. Il film (ri)comincia su quella spiaggia, poi infila di notte la discoteca e un'esperienza estenuante per lo spettatore, prigioniero, sfinito e travolto da una prova visiva e fisica che non concede nessuna tregua, per due ore almeno. Perché in questo vortice intermittente e assordante appoggiato ancora una volta sulla curvatura delle sue attrici, filmare natiche è il gesto cinematografico che definisce ormai l'autore, si spalanca la porta di una toilette pubblica e si gode (in) una scena di sesso. Un cunnilingus di tredici minuti che appaga quell'estetica dell'estenuazione che Kechiche ama da sempre praticare. Frontalmente, di profilo, di spalle, tra le gambe, a plongée e contre-plongée, lo spettatore è soffocato dalla carne come lo zelante Aimé, piccolo uomo davanti alla potenza impudica e alla voluttuosità stordente di Ophélie, che si prende tutto il piacere coi movimenti febbrili della pole dance. Amin, alter ego dell'autore, è al contrario costantemente rinviato al suo statuto di osservatore, che guarda la vita ma non arriva mai a viverla con la leggerezza dei suoi compagni, abitati da un'energia dionisiaca che ancora una volta spossa i corpi e lo sguardo di chi li contempla. Tutto in Mektoub, My love: Intermezzo produce un senso di assoluta esasperazione, una delle cifre del cinema di Kechiche. Furiosamente fisico, Kechiche prende alla gola mentre la camera filma a ruota libera senza perdere (davvero) niente. Tra shorts ridotti all'essenziale e bralette in pizzo scorre un'opera di transizione, un intervallo unico e assoluto. Sradicato dal mondo e dal tempo, Intermezzo è presente in purezza. Almeno fino al prossimo Canto.
"...Hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono..." Siamo ancora all'estate del 1994, Amin (Shaïn Boumedine) fotografa il corpo nudo di Charlotte (Alexia Chardard). Sulla spiaggia, intanto, la solita comitiva con Ophélie (Ophélie Bau), Tony (Salim Kechiouche) e via dicendo fa la conoscenza della 18enne Marie (Marie Bernard), parigina in vacanza a Sète.