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maumauroma
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sabato 19 maggio 2018
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loro
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Rappresentazione metafisico allegorica della vita e delle opere del Cavaliere di Arcore risalenti a oltre un decennio fa, gia' da tempo consegnate alla cronache e alle aule di tribunale e abbondantemente stressate dai mass media. Come una sorta di parabola evangelica di un uomo racchiuso e quasi imprigionato nella sua Eburnea Torre, mentre giu' in basso, nell' inferno dei piu', si dibatte adorante, corrompente e tentatore un carnaio festoso di damigelle procaci , di faccendieri di bassa lega, di politici corrotti, tutti vogliosi di ascendere alla stanze dorate del Potere. E, in quelle stanze smisurate, non manca la presenza di una moglie gradevolmente soffocata dalla ricchezza e sgradevolmente soffocante nelle accuse.
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Rappresentazione metafisico allegorica della vita e delle opere del Cavaliere di Arcore risalenti a oltre un decennio fa, gia' da tempo consegnate alla cronache e alle aule di tribunale e abbondantemente stressate dai mass media. Come una sorta di parabola evangelica di un uomo racchiuso e quasi imprigionato nella sua Eburnea Torre, mentre giu' in basso, nell' inferno dei piu', si dibatte adorante, corrompente e tentatore un carnaio festoso di damigelle procaci , di faccendieri di bassa lega, di politici corrotti, tutti vogliosi di ascendere alla stanze dorate del Potere. E, in quelle stanze smisurate, non manca la presenza di una moglie gradevolmente soffocata dalla ricchezza e sgradevolmente soffocante nelle accuse. Ma il tentativo, forse inutile, di una almeno parziale redenzione catartica, spettera' alla fine solo e sorprendentemente al Silvio Nazionale.
Il regista napoletano, dopo il successo piu o meno meritato de La Grande Bellezza ha ormai perso quella magica, misurata essenzialita' espressiva che caratterizzava le sue prime opere. Qui tutto e' ridondante, eccessivo, prolisso, soprattutto nella prima noiosissima parte del film, che avrebbe potuto essere opportunamente tagliata, anche per consentire al pubblico di pagare un solo biglietto. Di pregevole, Loro 1 e 2, ha comunque la fotografia, originalmente appiattita, senza profondita', bidimensionale, chiara e luminosa, paradigma di una realta' senza tempo . La prova di Toni Servillo e' come sempre adeguata. Sa calarsi bene nei panni di B., anche se il suo cantato napoletano cosi' puro e limpido appare troppo ortodosso una volta messo in bocca all' imprenditore milanese. E poi e' quasi inutile rilevare che quello vero, di Silvio, e' un personaggio pressocche' inimitabile
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jackmalone
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domenica 13 maggio 2018
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fenomenologia della cultura di massa
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Chi sono loro? L'dentità di ognuno di noi si definisce facilmente nella relazione con gli altri ed è evidente nella quotidianeità nel ruolo sociale, affettivo, lavorativo, poltico che rivestiamo . Nonostante i molteplici e ridondanti ruoli pubblici e privati del super Silvio qui la sua identità rimane indefinita e sfuggente: costruttore,finanziere, imprenditore, presidente, editore, produttore di successo , creatore di reti televisive e di leggi ad personam , marito, padre , nonno,figlio affettuoso,politico per oltre un ventennio, fondatore di partiti,sdoganatore di fasciscti,anticomunista, pigmalione di giovanette di nessuna qualità, assurte a ruoli politici importanti,venditore da record, uomo d'affari di larghe vedute,amico dei potenti, nemico della magistratura, esperto botanico,massone e piduista suo malgrado, capo dei governi più longevi della storia della repubblica, raccontatore di barzellette e amante delle canzoni napoletane.
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Chi sono loro? L'dentità di ognuno di noi si definisce facilmente nella relazione con gli altri ed è evidente nella quotidianeità nel ruolo sociale, affettivo, lavorativo, poltico che rivestiamo . Nonostante i molteplici e ridondanti ruoli pubblici e privati del super Silvio qui la sua identità rimane indefinita e sfuggente: costruttore,finanziere, imprenditore, presidente, editore, produttore di successo , creatore di reti televisive e di leggi ad personam , marito, padre , nonno,figlio affettuoso,politico per oltre un ventennio, fondatore di partiti,sdoganatore di fasciscti,anticomunista, pigmalione di giovanette di nessuna qualità, assurte a ruoli politici importanti,venditore da record, uomo d'affari di larghe vedute,amico dei potenti, nemico della magistratura, esperto botanico,massone e piduista suo malgrado, capo dei governi più longevi della storia della repubblica, raccontatore di barzellette e amante delle canzoni napoletane. Veramente troppo per un comune mortale con qualche problema di salute, un background culturale scadente e qualche complesso di inferiorità che lo costringe a continui lifting e gli impedisce di accettare serenamente l'inesorabilità del tempo che scorre. Forse il più terrificante film di Sorrentino che lascia l'amaro in bocca e un senso di desolazione e di perdita in cui non trapela un giudizio negativo sul generoso personaggio che continua ad ispirare film, satira, libri, ed è ancora oggetto di discussioni :il giudizio negativo è su di noi, noi tutti siamo "loro", noi che abbiamo assistito per anni come spettatori impassibili ad una specie di telenovela: scandali, liti, processi, vittorie e sconfitte che hanno comunque riempito la nosra grigia esistenza e, siccome siamo abituati alle infinite puntate delle soap siamo sicuri che se siamo perseveranti, dopo mille puntate il lieto fine arriverà comunque. Ciò che è ci sfuggito è il cambiamento culturale che lo spensierato ventennio ci ha lasciato in eredità l'idea che con i soldi si compra tutto, che il titolo di studio se sei un asino lo consegui attraverso la posticcia scuola privata on line, che tutto si può falsificare, comprese molte parti del tuo stesso corpo , che se hai un buon avvocato la fai sempre franca franca, che la meritocrazia è un'invenzione e che se sei troppo bravo devi andartene all'estero perchè l'Italietta è per i mediocri. Dalle macerie del poco che è rimasto, se ci metti pure i terremoti, non basta tirare fuori il Cristo con la gru; neanche lui ci può più aiutare.
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angeloumana
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martedė 15 maggio 2018
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loro2 - l'epilogo
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Con la seconda parte di Loro il film di Sorrentino si compie, si conclude ed è un prodotto finito. Loro1 era preparatorio ma è in questa seconda parte che viene fuori la vera anima del nostro (o loro) protagonista, i 6 senatori comprati che gli permetteranno ancora una volta di guidare il Paese come ho guidato le aziende, cosa che in quel momento di depressione non gli “permettevano”, la separazione dalla seconda moglie, le cene eleganti (e grottesche, o “burlesque”). Negli avvertimenti d'apertura il film dice di non avere “scopi cronachistici” ma altro non può essere se non una rappresentazione delle caratteristiche umane dell'ometto coi tacchi, accessorio proprio di uno che tiene all'apparenza, preoccupato della rappresentazione di sé stesso, che ha vissuto in una lunghissima messinscena, una vita somigliante a fiction,un bambino che ha paura di morire (gli uomini sono limitati schiavi di tentazioni puerili, gli fa dire Sorrentino), tutto preso dalfare innamorare, imbroglione (Montanelli che lo conobbe bene disse di lui: “Ha l'allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne”), affetto da un gigantesco complesso d'inferiorità, interessato a sé e agli amici “compagni di merende”, che cadono in disgrazia se sviano da una condotta contraria alla sua “causa”.
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Con la seconda parte di Loro il film di Sorrentino si compie, si conclude ed è un prodotto finito. Loro1 era preparatorio ma è in questa seconda parte che viene fuori la vera anima del nostro (o loro) protagonista, i 6 senatori comprati che gli permetteranno ancora una volta di guidare il Paese come ho guidato le aziende, cosa che in quel momento di depressione non gli “permettevano”, la separazione dalla seconda moglie, le cene eleganti (e grottesche, o “burlesque”). Negli avvertimenti d'apertura il film dice di non avere “scopi cronachistici” ma altro non può essere se non una rappresentazione delle caratteristiche umane dell'ometto coi tacchi, accessorio proprio di uno che tiene all'apparenza, preoccupato della rappresentazione di sé stesso, che ha vissuto in una lunghissima messinscena, una vita somigliante a fiction,un bambino che ha paura di morire (gli uomini sono limitati schiavi di tentazioni puerili, gli fa dire Sorrentino), tutto preso dalfare innamorare, imbroglione (Montanelli che lo conobbe bene disse di lui: “Ha l'allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne”), affetto da un gigantesco complesso d'inferiorità, interessato a sé e agli amici “compagni di merende”, che cadono in disgrazia se sviano da una condotta contraria alla sua “causa”. Il suo grande amico Doris gli dice all'inizio di questa seconda parte che il loro egoismo deve apparire come la migliore forma di altruismo, solo così può essere ben spacciato, se convinti della bontà dei nostri sogni … Ci è riuscito benissimo, ha realizzato tutto quanto ha voluto e ha goduto delle opportunità della vita, ma c'è da meravigliarsi, o atterrire, che i cittadini del “Paese che ama” (Loro, a cui il film è dedicato) glielo abbiano permesso. Ma lui questo è stato, un ottimo piazzista (“il più grande del mondo”, disse il solito Montanelli, “se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutt'Italia”) un magnifico venditore, il migliore, di quelli che non si alzano dal tavolo se il cliente non ha prima firmato il contratto. E “Il Venditore” s'intitola il bel libro di Giuseppe Fiori del 2004, storia di B. e della Fininvest (beh, non si può dire che non abbia creato lavoro, sia a compiacenti sia a detrattori).
Il film non è “cronachistico” perché Sorrentino lo realizza da buon ultimo, quando ormai la parabola delpersuasore è in caduta e diversi altri film più contemporanei al tempo della cronaca sono usciti. Lui lo rende eccessivo, grottesco, ci mette dentro degli scherzi perfino, la tragedia trasformata in farsa: il mieloso inno di FI, immancabilmente cantato dalle sue ammiratrici prezzolate e scoscianti non può che far sorridere, Viva l'Italia (loro) che ha scelto di credere in questo sogno. Piccola riflessione a margine: ma se così tanto pubblico femminile si offre volentieri alle fauci del drago quanto è credibile il MeToofuori tempo massimo?
Ha lasciato gente svuotata attorno a sé: l'ape regina Sabina Began (magnifica attrice e avvenente Kasia Smutniak) dice nel film di sentirsi scema, dopo tutto quel lavoro di procacciatrice, lo stesso Tarantini (Scamarcio) e moglie (Euridice Axen, pepata al punto giusto) hanno lo sguardo spento e vuoto dopo le loro pubbliche relazioni. Svuotati e, pare, con un leggero senso di presa per il sedere appaiono gli abitanti de L'Aquila nelle loronew town, onorati del G8 del 2009, iniziativa pubblicitaria che rientra in quell'egoismo venduto per altruismo di cui s'è detto. Abitanti rimasti soli con le loro macerie: i boati del terremoto abruzzese Sorrentino li sistema proprio durante il giuramento per il 3° governo, dopo la compera dei 6 senatori; succede lo stesso nei film della crocefissione, quando Gesù Cristo spira si scatena il terremoto, e del resto B. era l'unto del Signore.
In questa seconda parte molti minuti sono dedicati ai discorsi tra i due coniugi in separazione, forse troppi, ma la domanda che Silvio fa a Veronica, Come mai sei stata tanti anni accanto a un essere così banale?, resta inevasa da parte di lei. Già, come mai? Eppure lei, all'inizio di Loro2, scuote la testa all'ennesima esibizione del suo “soubrettone”, canta Malafemmina applaudito dagli amici in Villa Certosa. Lo conosceva bene, ma sembra aver rinunciato all'impossibile compito di riportarlo alla realtà, Qui non sei a Porta a Porta!.
“La voce dell'innocenza” si direbbe quella di una ventenne invitata una volta alle cene eleganti, Stella (Alice Pagani) che non si diverte - osserva distaccata e scettica le esibizioni delle altre partecipanti, tutte sul mercato - la quale mette il 70enne Silvio di fronte alla realtà, dopo la inutile tentata seduzione: e dopo?, lei ha l'alito di mio nonno, mi sembra tutto così patetico e triste. Bello che se ne vada in fretta col suo trolley, una preda che non s'è data, una ragazzina inarrivabile che l'anziano forse ancora cerca. Il lavoro di Sorrentino ha senso infine, s'è davvero compiuto: viene rappresentata la deposizione di un Cristo morto estratto dalle macerie di una chiesa ad opera dei vigili del fuoco. Ecco: una deposizione avviene, certo avverrà in un tempo non lontano quella del protagonista assoluto, ha il suo mausoleo bell'e pronto.
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siebenzwerg
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giovedė 17 maggio 2018
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operazione estetica per riabilitare il caimano
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Fare di Berlusconi l’oggetto di un’opera estetica ed estetizzante è mostruoso e surreale come la shock-art dello squalo tranciato in formaldeide di Damien Hirsh. Metto insieme i due film perché abbinati risultano un’apologia di Berlusconi, celebrato non certo come politico, ma come uomo ed eroe dei nostri tempi. E assieme a lui, c’è la glorificazione di un’epoca edonistica, fatta di sesso, droga e musicaccia, tutto sempre e comunque funzionale a vendere la propria vita e comprare vite altrui. Il film consegna all’immortalità il personaggio Berlusconi, accattivante affabulatore della “discesa in campo”, aggiungendo un lato privato romantico elegiaco piuttosto improbabile, specie nella “storia d’amore” con Veronica.
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Fare di Berlusconi l’oggetto di un’opera estetica ed estetizzante è mostruoso e surreale come la shock-art dello squalo tranciato in formaldeide di Damien Hirsh. Metto insieme i due film perché abbinati risultano un’apologia di Berlusconi, celebrato non certo come politico, ma come uomo ed eroe dei nostri tempi. E assieme a lui, c’è la glorificazione di un’epoca edonistica, fatta di sesso, droga e musicaccia, tutto sempre e comunque funzionale a vendere la propria vita e comprare vite altrui. Il film consegna all’immortalità il personaggio Berlusconi, accattivante affabulatore della “discesa in campo”, aggiungendo un lato privato romantico elegiaco piuttosto improbabile, specie nella “storia d’amore” con Veronica. Altrettanto inverosimile è il bel dialogo di reciproche accuse con cui i due mettono fine al loro matrimonio. Grande profusione d’ingegno artistico per sorreggere una sconcertante mancanza di sguardo critico verso la rovina della nostra cultura e civiltà che il ventennio berlusconiano ha causato. Ma forse questa degenerazione culturale è proprio ciò che questo film incarna nella sua essenza profonda.
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kleber
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lunedė 21 maggio 2018
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meglio loro1
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Sorrentino è il salvatore del cinema italiano. Detto questo, Loro2 ci mostra a mio avviso una sola grande scena che merita il prezzo del biglietto bis: l'esibizione canora di Silvio accompagnato dalla chitarra di Mariano di fronte alla platea sognante degli amici e lo sfondo del crepuscolo gallurese. Il resto è noia... no non ho detto gioia. E poi dicamolo: decisamente sgradevole l'operazione da "furbetti del botteghino" di sudividere il film in due tempi in contemporanea per mietere due biglietti, monetizzando il post Oscar. Un'operazione decisamente da scoraggiare da parte del pubblico.
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no_data
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mercoledė 25 luglio 2018
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loro 2 delude
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Sorrentino questi 100 minuti se li poteva risparmiare. Allungava un po' il primo e restavamo con l'impressione di un buon film sull'Italia secondo Sorrentino degli ultimi 20 anni. Invece no, la seconda parte del promettente Loro 1 č una delusione. La storia famigliare, gli scandali, il potere, la ricchezza e l'indubbia immoralitā italiana hanno trovato una loro adeguata espressione estetica? No, se questo era il tentativo di Sorrentino, e č facile credere che lo fosse, allora il tentativo č fallito. Era stato tutto giā impaginato nella prima parte, nella seconda assistiamo ad una ripetizione un po' vuota. Con il Divo le cose erano andate altrimenti: questa volta al film manca qualcosa di importante: il sostegno di una storia da narrare, di un dramma da descrivere, di un evento da mostrare.
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Sorrentino questi 100 minuti se li poteva risparmiare. Allungava un po' il primo e restavamo con l'impressione di un buon film sull'Italia secondo Sorrentino degli ultimi 20 anni. Invece no, la seconda parte del promettente Loro 1 č una delusione. La storia famigliare, gli scandali, il potere, la ricchezza e l'indubbia immoralitā italiana hanno trovato una loro adeguata espressione estetica? No, se questo era il tentativo di Sorrentino, e č facile credere che lo fosse, allora il tentativo č fallito. Era stato tutto giā impaginato nella prima parte, nella seconda assistiamo ad una ripetizione un po' vuota. Con il Divo le cose erano andate altrimenti: questa volta al film manca qualcosa di importante: il sostegno di una storia da narrare, di un dramma da descrivere, di un evento da mostrare. Lo stile mangia tutto e alla fine rimastica un po' stesso. Non si tratta di criticare l'estetismo di Sorrentino, visto che Sorrentino č innanzitutto questo, un maestro di immagini e di fantasia, si tratta di capire se le immagini possono bastare o meno. Se si sceglie che bastano allora Loro 2 č inutile, se si vuole anche raccontare qualcosa allora Loro 2 delude. Il punto č questo: dalla cronaca famigliare alla cronaca nazionale la storia italiana č una commedia tragica e oscena, seducente e volgare: Loro 1 e 2 faticano non poco a dircelo.
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maurizio.meres
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sabato 12 maggio 2018
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la decadenza e la solitudine
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Com'era logico la seconda parte del racconto quasi indecifrabile che Sorrentino ci pone in una rappresentazione cinematografica del personaggio più in mostra degli ultimi vent'anni,segue il primo in una varietà di alti e bassi sempre basati sulla corruzione in una depravazione esistenziale accompagnata da tutta l'ipocrisia di chi intorno a lui vuole emerge,che loro siamo tutti noi diventa una certezza voluta dal regista,in quanto i riferimenti politici che nel primo erano evidenziati dalla sua arroganza,come la frase il cinquanta per cento degli Italiani che votano non capisce nulla e soprattutto i miei votanti,che con le mie televisioni riesco a circuirli,lui esperto sicuramente di marketing riesce nel raggirare anche politici di altre fazioni,sempre con il potere del dio denaro.
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Com'era logico la seconda parte del racconto quasi indecifrabile che Sorrentino ci pone in una rappresentazione cinematografica del personaggio più in mostra degli ultimi vent'anni,segue il primo in una varietà di alti e bassi sempre basati sulla corruzione in una depravazione esistenziale accompagnata da tutta l'ipocrisia di chi intorno a lui vuole emerge,che loro siamo tutti noi diventa una certezza voluta dal regista,in quanto i riferimenti politici che nel primo erano evidenziati dalla sua arroganza,come la frase il cinquanta per cento degli Italiani che votano non capisce nulla e soprattutto i miei votanti,che con le mie televisioni riesco a circuirli,lui esperto sicuramente di marketing riesce nel raggirare anche politici di altre fazioni,sempre con il potere del dio denaro.
Dico indecifrabile perché la figura del personaggio e quasi sempre ridicolizzata dal suo atteggiamento,la decadenza fisica,quella politica,anche se un politico non lo è mai stato,il fallimento matrimoniale quasi subito ammorbidito da tutte le sue donne di facili costumi,la solitudine interiore,che lo vede in un crepuscolo di vita sempre più evidente è nascosto solo dal potere finanziario,una domanda che sicuramente viene spontanea,è stato mai amato quest'uomo,escludendo il suo elettorato come lui stesso dice senza una ideologia politica ma solo trasportato dal suo stesso fanatismo.
La distanza che pian piano segue il distacco dalla moglie,viene incastonata benissimo dal regista in un ambientazione surreale,nella villa in Sardegna con luci e ombre in una sorta di museo dove gli spazi danno il giusto senso della fine di un rapporto tra due persone opposte.
Tutti gli attori bravissimi,rispecchiano l'andamento del primo,che con la loro professionalità sono entrati splendidamente nei vari personaggi.
Forse i due film sarebbero stati sicuramente una fiction televisiva di successo,vista dal grande publico e soprattutto di spunto per un giudizio populistico,tutto ciò che è stato detto nei film è ormai di dominio publico,le verità sono evidenti e provate dai fatti nulla è una falsificazione cinematografica,sicuramente nella storia il giudizio non positivo del personaggio sarà giudicato non nel contesto politico ma in quello sociale.
Aspetto Sorrentino con altri film,bellissimi e intensi come lui può fare.
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[+] uno e due
(di zim)
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loland10
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lunedė 14 maggio 2018
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lui...e il vuoto.
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“Loro 2” (2018) è l’ottavo (bis) lungometraggio del regista-sceneggiatore napoletano Paolo Sorrentino.
Il dittico sorrentiniano si apre con una depilazione e si chiude con delle rovine. Dal futile che più non si può fino ad un dramma che è ancora lì e non aspetta altro che il nostro coraggio di persone. Dal clamore festaiolo al rumore silenzioso del sisma che ha piegato e distrutto la città de L’Aquila.
Un film che avrebbe potuto essere unico accorciandolo in alcune parti: già tre ore sembrano eccessive figurarsi oltre duecento minuti. Comunque Sorrentino si conferma regista di razza un po' meno nel raccontare storie o meglio nel saperle gestire con sceneggiature affilianti e tagliate.
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“Loro 2” (2018) è l’ottavo (bis) lungometraggio del regista-sceneggiatore napoletano Paolo Sorrentino.
Il dittico sorrentiniano si apre con una depilazione e si chiude con delle rovine. Dal futile che più non si può fino ad un dramma che è ancora lì e non aspetta altro che il nostro coraggio di persone. Dal clamore festaiolo al rumore silenzioso del sisma che ha piegato e distrutto la città de L’Aquila.
Un film che avrebbe potuto essere unico accorciandolo in alcune parti: già tre ore sembrano eccessive figurarsi oltre duecento minuti. Comunque Sorrentino si conferma regista di razza un po' meno nel raccontare storie o meglio nel saperle gestire con sceneggiature affilianti e tagliate. Un buon scrittore di cinema potrebbe dargli il la per sfornare film di livello. Ma chi? Esatto chi oggi in Italia sa scrivere di cinema....in un modo (o nei modi) per seguire un regista come Sorrentino.
Film disfunzionale (nell'insieme), non lineare, asimmetrico, volubile, scabroso, irritante, mielose, ironico, commediante, pensoso e arioso. Un film in cui il lascito è ampio e dove ogni giro di manovella è misero di gestione, iperbolica-mente funambolico e scontrosamente terreno. Il napoletano regista e l'altro napoletano attore che, come Totò e Peppino, incontrano il milanese (in Villa Certosa) con un escamotage (ir)riverente facendo proferire il canto partenopeo che pargola il viso di Servillo. Manca la lettera, in ripresa, e il gioco è fatto: un riso e un sorriso mentre il cuore de L'Aquila è sventrato.
La vista è un punto di vista. All'inizio come uno sconquasso amatoriale sembra un omaggio, voltagabbana- minuetto, ad un potere di una certa altezza. Un metro e settanta è l'altezza della cinepresa del regista. Mai un centimetro in più e alla fin fine neanche un centimetro in meno. Tutto appare un rito risaputo o quasi idillico nei volti da ricostruire. Sembra quasi di aspettare le inquadrature per capire chi fa compagnia al Servillo-Cavaliere per un trucco compiacente e delle facce da comprimari. Da Paolo a Mike, da una velina all'altra, da una produzione ad una fiction, il quiz è tolto come le nomee di una TV culturale. E il parlare pre-divorzio Veronica-Silvio nel film appare una soap di un livello non molto elevato. Bravi si...ma pare inutilmente per attirarci nel rivederli. Così è se vi pare (da chi di teatro ne capiva).
Finale felliniano doc con un silenzio e un mutismo che fa sensazione rispetto a tutto la scorribanda iniziale. La statua ‘salvata’ dai Vigili del Fuoco e dai Volontari del ‘Cristo morto’ ha la sembianza di un innocente reso colpevole e di un paragone (ir)riverente verso il Berlusconi(smo) come di un piacere filmico verso il Riminese (impagabile e non pagabile). Tutto si promette anche una dentiera di fronte allo sventramento e alle polveri. Una donna e il suo povero cibo: il demiurgo del tutto fare.
Orge o balletti, ostinato o banchetto, ballo o baldanza. In una villa piena di tutto. Qui non manca niente ripete il Lui a tutto spiano. Anche per i senatori da convincere a passare dalla sua parte per far cadere il governo. Intento riuscito dopo incontri su incontri, aperitivi, goduria e aerei privati. Un Servillo a trentadue-denti finti o meglio sbiancanti (il Tom Cruise si ridesta per uno smalto che aveva perso nonostante l'età ...) che intona musica e sopratutto canta da par suo (si intende l'attore) con 'malafemmina' raggiunge la teatralità di una messa in scena in continuo spolvero. Ecco il film va visto per lui, si intende Toni, che ci mette anima e core, per un'interpretazione surreale, viva, posticcia, saporita, zuccherosa e, forse, maliziosa.
Rito e rituale il cinema di Sorrentino, arricciato, fastoso è fastidioso. Ma un modo di farlo che è sopra le righe, nel senso letterale ma anche, e soprattutto, sopra i modi convenzionali di altri. Certo non soddisfa lo strafare ma certamente il palato
Omissioni di molto e aggroviglio di (in)utile; per una festa riuscita e una sfilza di ragazze mentre il Toni-Silvio racconta la barzelletta che più facile non si può. I comunisti ci sono. E nel mentre a tutto non sa rispondere perché 'i suoi sogni sono il suo incubo', il Mike nazionale fa il ' finto-tonto' mentre si intrattiene con Lui senza sapere (o forse sa già tutto) che l'auditel del quiz è in calo per lui. Il suo gioco è in ribasso. Ma non certamente per le promozioni.
2, cioè due parole senza parafrasi per i gli abbienti. Per i ricchi che hanno tutto. Ma la ventenne velina, una vale l'altra, dice di non sentirsi a proprio agio con un settantenne che la corteggia. Il boy-perenne, non si offende mai come dice spesso, ma ha dall'altra parte qualche neurone che non si svende e i svende. Il tutto non basta per un corpo.
Il cast si dimena in grande spolvero e le recitazione è una somma, invereconda e tortuosa, tra una fiction e un grande film, una soap amena è un filmone con amen, una chiacchierata pazzeggiante e una retorica politicante. Un Toni Servillo che si diverte e si vede e una Elena Sofia Ricci che si dimena e si vede anche. Il gioco finisce e il dramma scalza ogni diceria. Il Goffo e la Riffa, l'Istrione e la Torva.
Regia alimentare e allegorica, colorata e avvenente di un film gioiosamente frizzante e comicamente demodé.
Voto: 6,5/10 (***).
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mtom83
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giovedė 14 giugno 2018
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un flop (quasi) annunciato
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Mi trovo a recensire "Loro 2" dopo aver visto anche il primo, senza averlo recensito, e aver quindi la misura completa dell'opera di Sorrentino.
L'iniziale scetticismo sul soggetto (un Berlusconi "bollito" e le sue vicende ampiamente stranote al pubblico) era stato parzialmente dissolto dopo la visione del primo capitolo di "Loro", che seppur senza particolari momenti memorabili mi aveva dato l'impressione che Sorrentino potesse nuovamente realizzare un film importante come i precedenti, e magari avvicinarsi al successo del "Divo", che rimane a mio giudizio il suo film più compiuto.
Mi aspettavo dunque dal secondo capitolo molto, un crescendo "rossiniano" in cui i protagonisti vivessero la loro nemesi umana, politica e sociale.
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Mi trovo a recensire "Loro 2" dopo aver visto anche il primo, senza averlo recensito, e aver quindi la misura completa dell'opera di Sorrentino.
L'iniziale scetticismo sul soggetto (un Berlusconi "bollito" e le sue vicende ampiamente stranote al pubblico) era stato parzialmente dissolto dopo la visione del primo capitolo di "Loro", che seppur senza particolari momenti memorabili mi aveva dato l'impressione che Sorrentino potesse nuovamente realizzare un film importante come i precedenti, e magari avvicinarsi al successo del "Divo", che rimane a mio giudizio il suo film più compiuto.
Mi aspettavo dunque dal secondo capitolo molto, un crescendo "rossiniano" in cui i protagonisti vivessero la loro nemesi umana, politica e sociale.
Sarà forse per colpa di aspettative diventate improvvisamente maggiori ma non ho trovato nulla di ciò in "Loro 2" che al suo termine risulta un film sgangherato, privo di una logica e coerenza interna, molle sotto ogni profilo; e' un film dagli interminabili dialoghi a due per nulla interessanti e piuttosto prevedibili, dove i fili del primo episodio (e quel sottobosco umano e sociale intorno a "lui" abilmente descritto nel primo capito e secondo me vero punto di forza del film) si perdono senza lasciare quasi alcuna traccia e scadendo in autentici momenti di noia.
Sorrentino puntava forse a costruire un secondo episodio in cui "lui" prendesse la scena rispetto a "loro"? probabilmente sì...il Berlusconi che metaforicamente si guarda allo specchio nel secondo film però non convince e si risolve in una natura monodimensionale o quasi del personaggio che non può essere accattivante perchè, come prevedibile, già nota al pubblico che ha conosciuto la gran parte della vita privata del "vero" Berlusconi.
Ma i dubbi e il mio giudizio sul film però non si fermano alla critica cinematografica, ma proprio alla complessiva operazione commerciale: l'impressione è che "Loro 2", per la mancanza di coerenza interna e l'inutilità di alcune scene, sia una sorta di director's cut a cui è stato aggiunto una parte del primo film per realizzare un secondo prodotto...e che quindi più che ad esigenze artistiche corrisponda ad un'esigenza di commercializzazione di un derivato "scarto" del primo, abbassando dunque la qualità complessiva dell'opera nel suo complesso. La notizia che, a quanto sembra, a settembre uscirà nelle sale un film unico pare confermare i sospetti di una operazione decisamente discutibile.
In definitiva restano da salvare del film le prove degli attori e alcune scene, guardacaso proprio quelle che sembrano più funzionali a completare la narrazione del primo e non semplice contorno: bisognerà forse aspettare, semmai vedrà la luce, la visione di un'unica pellicola per capire davvero quanto "Loro" valga, se è -come penso al momento- il film peggiore di Sorrentino o se è un film mediamente sbagliato. Resto certo che "Loro", nel suo complesso, alla fine mi ha fatto tornare al punto di partenza, confermandomi le perplessità sulla scelta del soggetto, e convincendomi del fatto che Sorrentino avrebbe fatto molto meglio a girare al largo da un personaggio e da un tema già ampiamente saturo.
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lbavassano
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sabato 12 maggio 2018
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deluso
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Ti fa ben sperare l'inizio di "Loro 2", grazie al talento innegabile di Toni Servillo (la telefonata, e forse ancor più la canzone), ti fa credere di aver avuto ragione a concedergli una seconda possibilità, che, dopo una lunga, troppo lunga, e noiosa, e ripetitiva introduzione, finalmente abbia inizio il vero film, quello che ti incanta e ti sorprende, come sempre nel miglior Sorrentino. Ma poi si appiattisce sulla cronaca, senza riscattarla, senza trasfigurarla, senza offrire punti di vista diversi, e ti conferma che, purtroppo, probabilmente la prima impressione era stata quella giusta, che Sorrentino, questa volta, ha compiuto un passo falso.
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Ti fa ben sperare l'inizio di "Loro 2", grazie al talento innegabile di Toni Servillo (la telefonata, e forse ancor più la canzone), ti fa credere di aver avuto ragione a concedergli una seconda possibilità, che, dopo una lunga, troppo lunga, e noiosa, e ripetitiva introduzione, finalmente abbia inizio il vero film, quello che ti incanta e ti sorprende, come sempre nel miglior Sorrentino. Ma poi si appiattisce sulla cronaca, senza riscattarla, senza trasfigurarla, senza offrire punti di vista diversi, e ti conferma che, purtroppo, probabilmente la prima impressione era stata quella giusta, che Sorrentino, questa volta, ha compiuto un passo falso. C'è però quel finale, di grande suggestione visiva, che qualche dubbio la fa rinascere.
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