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Ultimo aggiornamento martedì 3 settembre 2019
Un'isola unica al mondo che, all'inizio del Novecento, ha attratto come un magnete chiunque fosse spinto da ideali di libertà e di progresso. Il film ha ottenuto 7 candidature ai Nastri d'Argento, 13 candidature e vinto 2 David di Donatello, In Italia al Box Office Capri-Revolution ha incassato 734 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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1914. Un gruppo di giovani del nord Europa si unisce in una comunità sull'isola di Capri avendovi trovato il luogo ideale in cui sperimentare una ricerca sulla vita e sull'espressione artistica. Sull'isola abita con la sua famiglia Lucia, una capraia la cui attenzione viene attratta da questi 'strani' individui a cui inizia ad avvicinarsi. Al contempo sull'isola è arrivato un giovane medico condotto portatore di idee che mettono la scienza e l'interventismo al primo posto.
Mario Martone completa l'ideale trilogia che si è venuta componendo dopo Noi credevamo e Il giovane favoloso con un film che si muove tra la luce diurna del sole e i fuochi delle danze della notte trovando al proprio centro l'efficacissima interpretazione di Marianna Fontana.
È sua quella che si potrebbe definire l'anima divisa in tre attorno alla quale si colloca tutta la vicenda. Il passato, con tutto ciò che ha di positivo rappresentato dalla spesso silente figura materna, si concentra nella casa in cui al padre malato si sostituiscono i fratelli portatori della difesa di una tradizione che si fa abito sempre più pesante da indossare per la giovane donna. In quegli uomini e donne che scorge per la prima volta nudi su una scogliera vede aprirsi un mondo di opportunità diverse rispetto all'orizzonte chiuso di un mare forse prima di allora mai guardato con occhi nuovi.
Martone fa esplicito riferimento alla comune che il pittore Karl Diefenbach costituì a Capri agli inizi del Novecento avendo come omologa quella del Monte Verità a Locarno (dove tutt'oggi viene tenuta viva una forte memoria di quell'esperienza). Il vivere insieme immersi nella Natura, da vegetariani ante-litteram impegnati in una ricerca in cui il corpo stesso si faceva forma d'arte vivente non impedisce al regista di mettere in luce il nascere di forti contraddizioni all' interno della comunità.
Su questa descrizione crea una qualche perplessità la scelta di uomini e donne tutti fisicamente piacenti quasi che se ci fosse stato un Toulouse Lautrec ancora vivente e desideroso di farne parte non sarebbe stato accolto. Questo però non inficia il confronto che Martone ci propone, narrando il passato ma con un'attenzione rivolta al presente, tra due modalità di guardare al mondo e alla sua Storia.
La disputa dialettica tra il medico e il leader della comune espone, con immediatezza unita a rigore, le due posizioni e, ancora una volta, si tiene a distanza da posizioni manichee. Il dottore è al contempo un difensore del progresso legato alle scoperte scientifiche ma anche vittima di quell'idealismo interventista che sfocerà di lì a poco nel fascismo (che ha già deposto le sue uova in versione nazi anche nella comunità di Diefenbach).
È in questa situazione culturalmente presismica (vedi le anfore tra gli alberi) che Lucia si trova a crescere come donna, ad emanciparsi da un maschilismo ancestrale e a comprendere, senza false pacificazioni interiori, quanto in entrambe le nuove proposte di vita c'è di positivo e quanto invece va messo tra parentesi per poter davvero progredire, per uscire da qualsiasi tipo di gabbia ideologica e poter 'sperare' nel futuro.
di SEVERINO CAPPA Come sia possibile un così unanime coro di apprezzamenti relativi ad un pessimo film, quale è "Capri- Revolution" - è un mistero difficile da spiegare. A meno che non si debba amaramente concludere che la critica cinematografica resta subalterna ad alcuni criteri che nulla hanno a che vedere con un giudizio motivato, e che riflettono piuttosto [...] Vai alla recensione »
In alcuni miei interventi di fine anno il focus era su certi titoli italiani in arrivo nel 2018: Chiamami col tuo nome (guarda la video recensione) di Luca Guadagnino, tre candidature al Golden Globe; Ella&John -The Leisure Seeker (guarda la video recensione) di Paolo Virzì, una candidatura; A casa tutti bene di Gabriele Muccino. Ribadisco, riconosciuti altrove, ed è un ottimo segnale. Concludevo un pezzo con un'affermazione impegnativa, sì, mi esponevo: "Al primo posto della mia gerarchia personale ci metto Mario Martone. Colto, inventore, completo. Nessuno è più intelligente di un napoletano intelligente, diceva Eduardo. Martone sa firmare film da cinque stelle come Il giovane favoloso, e la regia perfetta di un Andrea Shénier alla Scala". Nel 2018 uscirà Capri-Batterie. Dallo stesso Martone ho ricevuto un riscontro gradito: "Caro Pino Farinotti, mi sono procurato la sua mail per ringraziarla delle belle parole che ha scritto sul mio lavoro, mi hanno fatto molto piacere in chiusura d'anno! Spero che il film a cui sto lavorando e che uscirà nel 2018 le farà pensare di aver ben riposto la sua fiducia, intanto la saluto molto cordialmente e le auguro ogni bene per l'anno nuovo".
In allegato c'era del materiale relativo al film, sufficiente per comprenderne i contenuti, che sono perfettamente... martoniani. Un sincretismo ben coagulato.
Capri-Batterie è dunque la sintesi delle attitudini di Martone, che prosegue nella sua ricerca, si evolve. I lemmi sono: teatro, cinema, scrittura, ai quali si aggiunge "arte".
E "sopra", la letteratura. Segnali forti nelle sue scelte: L'amore molesto è tratto da un romanzo di Elena Ferrante, L'odore del sangue da Goffredo Parise, Noi credevamo da Anna Banti. Naturalmente Martone ci mette del suo, perché sa scrivere, a fronte di tanti registi italiani, anche importanti, che scrivono senza averne le doti. In questo quadro vale una citazione: la laurea honoris causa attribuita a Martone dall'Università della Calabria in Linguaggi dello Spettacolo del Cinema.
Se cronologicamente gli eventi narrati in Capri-Revolution seguono quelli dei film ottocenteschi di Martone, in realtà si può leggere il film come un ideale prequel di Noi credevamo. Lì, raccontando il Risorgimento, si parlava anche degli anni 70; qui, pur in una storia ambientata negli anni 10, siamo davanti a una "summer of love", all'esplosione di una vitalità e ansia di libertà, di cui vengono [...] Vai alla recensione »