| Anno | 2018 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 80 minuti |
| Regia di | Emanuela Moroni, Manuela Cannone |
| Attori | Verena Schmid, Franco Lorenzoni, Etain Addey, Alida Nepa, Saviana Parodi Serge Latouche, Helena Norberg-Hodge, Franco Arminio, Looby Macnamara, John D. Liu, Starhawk, Pandora Thomas, Alberto Ruz Buenfil. |
| Uscita | giovedì 6 giugno 2019 |
| Distribuzione | Fairmenti |
| MYmonetro | 3,09 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 26 marzo 2019
Storie di responsabilità verso se stessi e il pianeta, In Italia al Box Office Amaranto ha incassato 5,6 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Prologo: il filosofo ed economista Serge Latouche e altri attivisti dei movimenti ecologici globali ammoniscono a ripristinare un rapporto più equilibrato e rispettoso dell'uomo rispetto all'ambiente, ma anche ad ispirarsi a nuovi approcci nella convivenza umana. A seguire, attraverso cinque segmenti concatenati, altrettanti testimoni di stili di vita alternativi al consumismo più meccanico riferiscono la loro esperienza, tra interviste posate e le immagini esemplificative delle proprie attività.
In "Venire al mondo" l'ostetrica e saggista Verena Schmid, attiva a Firenze, illustra i perché fisiologici e filosofici del suo sostegno al parto naturale. In "Dare forma al mondo" il maestro elementare Franco Lorenzoni espone i principi che ispirano il suo metodo educativo nella casa laboratorio Cenci ad Amelia (Terni). In "Mettere radici" la contadina e utopista Etain Addey spiega come si è avvicinata alla vita agricola, scoprendola occasione di condivisione anche sociale nella fattoria di Pratale, vicino Gubbio. In "Coabitare" Alida Nepa dettaglia ostacoli e vantaggi del progetto di cohousing in atto a Ferrara. In "Rinascere" vediamo all'opera Saviana Parodi, biologa e divulgatrice della permacultura, disciplina di coltivazione sostenibile.
Il film illustra tragitti differenti che hanno in comune la consapevolezza del rapporto di causa-effetto tra problemi ambientali e sociali e l'impellente bisogno di sperimentare un nuovo impegno nella comunità, alla ricerca di un progresso che sia collettivo e non più individualista.
Tra un episodio e l'altro, come intarsi artigianali, si inseriscono le illustrazioni di Marta Consoli, la marionetta di Augusto Terenzi, le animazioni e gli effetti visivi di Alessandro Antonelli, molte citazioni ricopiate a mano, in forma di esergo, sigillo e supporto teorico dell'operazione. Un lavoro fieramente indipendente, dall'andamento piano, dallo spirito hippie e dal montaggio non sempre altrettanto libero, ma con alcune immagini memorabili, come quella del drone che rivela un grande albero/mondo a cui è appesa una sottile altalena, o quella della pancia di una donna incinta che assume la dimensione mitica di un pianeta.
Indipendente fin dal finanziamento in crowfunding e dalla mobilitazione capillare di numerose realtà solidali, tra cui si distingue Banca Etica. Amaranto è realizzato proprio nello spirito secondo cui ai grandi cambiamenti si arriva tramite piccoli gesti. Il titolo è spiegato nel colpo di coda del finale: «Amaranto, dal greco amarantos, latino amarantus, "che non appassisce", è una pianta spontanea sacra agli Inca e agli Aztechi. Le piante inca amaranto kiwicha hanno invaso le piantagioni di soia transgenica di una delle più grandi multinazionali del mondo». Premio del pubblico nella sezione documentario al RIFF 2018 - Rome Independent Film Festival (ex aequo con The Fifth Sun di Cristiana Pecci e Matteo Maggi).
Ci sono opere che scopri casualmente ma che hanno un messaggio forte e chiaro sin da subito: Possiamo fare qualcosa per cambiare il mondo attraverso le scelte nella nostra vita? Amaranto sembra risponderci SI e lo fa con una decisione e un'eleganza che non si vedeva da molto tempo nei documentari a tematica ambientale.