| Titolo originale | The Shape of Water |
| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, Fantasy, Sentimentale, |
| Produzione | USA |
| Durata | 119 minuti |
| Regia di | Guillermo Del Toro |
| Attori | Sally Hawkins, Michael Shannon (II), Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg Octavia Spencer, Lauren Lee Smith, Nick Searcy, Dru Viergever, David Hewlett, Stewart Arnott, Nigel Bennett, Martin Roach, Allegra Fulton, John Kapelos, Morgan Kelly, Marvin Kaye, Wendy Lyon, Cody Ray Thompson, Diego Fuentes, Madison Ferguson, Jayden Greig, Karen Glave, Danny Waugh, Dan Lett, Deney Forrest, Brandon McKnight, Clyde Whitham, Jonelle Gunderson, Cameron Laurie, Evgeny Akimov, Sergey Nikonov, Vanessa Oude-Reimerink, Alexey Pankratov. |
| Uscita | mercoledì 14 febbraio 2018 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,77 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 18 dicembre 2018
Una storia d'amore ambientata negli Stati Uniti durante i primi anni della Guerra Fredda. Il film ha ottenuto 13 candidature e vinto 4 Premi Oscar, Il film è stato premiato a Venezia, 5 candidature e vinto 2 Golden Globes, 12 candidature e vinto 3 BAFTA, 14 candidature e vinto 4 Critics Choice Award, 2 candidature a SAG Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, ha vinto un premio ai CDG Awards, ha vinto un premio ai Producers Guild, a AFI Awards, In Italia al Box Office La forma dell'acqua - The Shape of Water ha incassato 8,7 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Elisa, giovane donna muta, lavora in un laboratorio scientifico di Baltimora dove gli americani combattono la guerra fredda. Impiegata come donna delle pulizie, Elisa è legata da profonda amicizia a Zelda, collega afroamericana che lotta per i suoi diritti dentro il matrimonio e la società, e Giles, vicino di casa omosessuale, discriminato sul lavoro. Diversi in un mondo di mostri dall'aspetto rassicurante, scoprono che in laboratorio (soprav)vive in cattività una creatura anfibia di grande intelligenza e sensibilità. A rivelarle è Elisa. Condannata al silenzio e alla solitudine, si innamora ricambiata di quel mistero capace di vivere tra acqua e aria. Ma il loro sentimento dovrà presto fare i conti con una gerarchia ostile incarnata dal dispotico Strickland. In piena corsa alle stelle contro i russi, gli Stati Uniti non badano a spese e a crudeltà. Per garantirsi e garantire al suo Paese un futuro stellare, Strickland è deciso a tutto.
È sufficiente osservare l'arte contemporanea per convincersi degli effetti suscitati dalle trasformazioni della vita acquatica sull'ecosistema e di conseguenza sulla vita degli uomini. Da Damien Hirst, che valorizza il corallo minacciato dal riscaldamento degli oceani, a Suzanne Husky e alle sue sirene, il fondo marino ossessiona numerosi artisti.
Se alcuni tra loro sondano quello che si gioca oggi nella profondità dei fondali, altri ci pescano una mitologia ancestrale e una nuova inquietudine. Architetto di incubi, Guillermo del Toro si iscrive nella seconda categoria, rinnovando le affinità, umide e furiose, che gli esseri umani intrattengono con il mondo marino. Sospeso tra nevrosi terrestri (la Guerra Fredda e l'irriducibile paura del diverso) e iridescenze acquatiche, The Shape of Water inventa sotto i nostri occhi un nuovo continente, tra mare e terra, scongiurando l'annegamento con la potenza dei fantasmi.
Proseguendo la sua relazione con lo straordinario, l'autore avanza nella Storia e produce un'articolazione sottile, ma senza gravezza metaforica, tra realtà e doppio fantasmagorico che spiega i suoi oscuri meccanismi. Precipitato in piena Guerra Fredda, il racconto agisce su due livelli, quello della cronaca realista (la violenza della Storia) e quello dell'immaginario mitologico (l'incontro con la straordinaria creatura), e osserva due movimenti, quelli su cui si equilibra tenacemente il cinema dell'autore.
In principio c'è l'aggressione, l'intrusione di un corpo esterno, e poi il gesto espiatorio marcato dall'estromissione della fantasia, dalla sua fuga o dalla sua distruzione nella speranza di rimettere il mondo com'era al debutto. L'azione si situa a Baltimora a metà degli anni Cinquanta dove si soddisfa la paranoia anticomunista del Paese. Al martirio impietoso del mostro si intreccia la rivelazione del suo splendore, alla crudeltà del mondo reale, incarnato dal fanatismo di Strickland, si allaccia la 'mostruosità' di un essere magico che lascia evadere lo spirito romantico della protagonista.
Non è la prima volta che il regista messicano accomoda il racconto onirico al cuore della Storia (Il labirinto del fauno è ambientato nella Spagna franchista), in cui fantasmi infantili e oggettività sinistra si accordano con poesia e pertinenza. Se ieri era un labirinto funebre, oggi è uno specchio d'acqua idillico da cui emerge e in cui immerge un nuovo immaginario, ibridando elementi umani e forme acquatiche.
Curando il delirio totalitario di Strickland con la grazia liberatrice dell'arte (la creatura di Doug Jones ripara al cinema), del Toro conferisce al suo film una portata estetica e morale esemplare. Per la bellezza che ne deriva, rinviando a una tradizione questa volta cinematografica che si interroga sulla relazione tra orrore e sua rappresentazione (Il mostro della laguna nera). Se gli incubi dell'epoca e i tornadi interiori sono affidati a Michael Shannon, volto roccioso che dissimula la mostruosa nefandezza dei suoi prossimi, Doug Jones incarna il doppio fantastico e compassionevole che 'accompagna' l'eroina sulle note di Glenn Miller.
Alla maniera del suo autore, Elisa si innamora perdutamente del mostro. Perché il fantastico per Guillermo del Toro non serve a esorcizzare le paure ma piuttosto a viverle. È l'ultima espressione di speranza e di terrore dell'uomo. Recuperando le radici creative della serie B e rigenerandole infaticabilmente, l'autore invita lo spettatore a riconsiderare i generi e il loro stile, lo persuade della loro inesauribilità, isolandone i meccanismi fondamentali e trovando la chiave per attivarne gli ingranaggi. Ieri la creatura di Jack Arnold nuotava silenziosa al di sotto dell'eroina, oggi ne abbraccia emersa il corpo. Quello elettrico di Sally Hawkins, determinata a provare che l'amore può essere contagioso e il silenzio una lezione sovversiva.
Stupore, bellezza, orrore e una forte componente drammatica su cui vince l’amore tra diversi, tra ultimi e diversi; così si può riassumere in poche paroleShape of Water, vincitore del Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia quest’anno. Un film originale, visivamente potente ed emozionalmente legato alle vecchie favole dark del “mostro della laguna nera” [...] Vai alla recensione »
C'è più di qualche indizio che Guillermo Del Toro stia sostituendo Tim Burton nel cuore degli appassionati di cinema gotico, e nel tentativo di sfondare il recinto della nicchia cinefila e dark per approdare a un pubblico più vasto. In verità, La forma dell'acqua - pur nella sua leggibilità allegorica (non è certo complesso decifrare il messaggio democratico e anti-razzista della storia) - contiene elementi conturbanti, sia di tipo orrorifico sia nel campo dell'attrazione erotica. Anche se Del Toro non spinge il pedale della violenza come in Il labirinto del fauno (che rimane la sua opera più compiuta e sbalorditiva), La forma dell'acqua è un film anfibio come la creatura che ne fa parte, una fiaba troppo nera per le famiglie e talvolta un po' light per gli amanti delle tinte forti.
Ma forse è proprio in questo connubio apparentemente poco astuto per il botteghino che si nasconde una parte dell'atteggiamento più amato dai fan nel cinema di Del Toro, quel candore che fa apparire i suoi progetti spontanei e frutto di vera passione.
Quando, alla premiazione della Mostra del Cinema di Venezia, uno sfortunato errore di traduzione durante il discorso di ringraziamento del cineasta messicano fece scambiare all'interprete la parola "mostri" con "mostarda", ci furono molte risate. Ma nessuno si è chiesto come potesse essere sembrato possibile alla traduttrice che Del Toro volesse comunicare al pubblico il suo amore per una salsa: lo aveva immaginato verosimile proprio per l'ironia e la fanciullesca devozione del regista a un universo che fa dell'incanto più infantile verso i miti di gioventù un vero e proprio codice di comportamento.
La (non) Bella e la Bestia a bagnomaria del sogno e del desiderio. Il sogno è l'annullamento della diversità, il desiderio è l'affermazione dell'amore mentre la realtà è investita da un'atmosfera di sospetto, di odio e di un paranoico allarme apocalittico. Una fiaba che diventa musical, un apologo noir che ha la qualità dell'orrore alieno, un fantasy che si allaccia all'affiato romantico: un incrocio [...] Vai alla recensione »