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andyrkddick93
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martedì 12 aprile 2016
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rinascita
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Sí, rinascita del cinema italiano. Storia coinvolgente che ti tiene incollato allo schermo fino all'ultimo istante, ma ció che rende questo film unico è il fatto che le riprese delle corse siano quelle del vero campionato GT e sinceramente il sound di questo film supera per qualità rush e I vari fast and furious. Questo non è un semplice film sulle corse, è un film che va a toccare un tema delicato come la tossicodipendenza, grazie alla migliore prova della carriera di uno Stefano Accorsi,perfettamente calato nella parte. Poi chiudo con la protagonista femminile di questo film, un'attrice di 20 anni, alla prima esperienza cinematografica. Segnatevi questo nome perchè ne sentiremo parlare a lungo: Matilda De angelis STREPITOSA.
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Sí, rinascita del cinema italiano. Storia coinvolgente che ti tiene incollato allo schermo fino all'ultimo istante, ma ció che rende questo film unico è il fatto che le riprese delle corse siano quelle del vero campionato GT e sinceramente il sound di questo film supera per qualità rush e I vari fast and furious. Questo non è un semplice film sulle corse, è un film che va a toccare un tema delicato come la tossicodipendenza, grazie alla migliore prova della carriera di uno Stefano Accorsi,perfettamente calato nella parte. Poi chiudo con la protagonista femminile di questo film, un'attrice di 20 anni, alla prima esperienza cinematografica. Segnatevi questo nome perchè ne sentiremo parlare a lungo: Matilda De angelis STREPITOSA.
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robroma66
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lunedì 11 aprile 2016
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motori e affetti sgangherati
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Motori, provincia romagnola e un'umanità sublime e infima sono gli ingredienti di questo film.
"Veloce come il vento" è liberamente ispirato alla storia di Carlo Capone, anzi ai racconti che ne ha dato un anziano meccanico di provincia, Antonio Dentini. Capone è stato campione europeo di rally nel 1984, poi è stato travolto da una abissale parabola discendente (ritiro dalle corse, problemi di droga, un grave lutto familiare) e oggi è ricoverato in una struttura di assistenza a persone con patologie psichiatriche.
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Motori, provincia romagnola e un'umanità sublime e infima sono gli ingredienti di questo film.
"Veloce come il vento" è liberamente ispirato alla storia di Carlo Capone, anzi ai racconti che ne ha dato un anziano meccanico di provincia, Antonio Dentini. Capone è stato campione europeo di rally nel 1984, poi è stato travolto da una abissale parabola discendente (ritiro dalle corse, problemi di droga, un grave lutto familiare) e oggi è ricoverato in una struttura di assistenza a persone con patologie psichiatriche.
Il film intreccia la passione per i motori con complicati legami affettivi.
Giulia, ancora minorenne, partecipa al campionato italiano GT. Di colpo è costretta a farsi carico del suo fratello minore (Nico), tra risultati sportivi deludenti e angoscianti problemi economici. Nelle loro vite entra inarginabile il fratello maggiore (Loris), ex pilota talentuoso e ora tossicodipendente. Loris diventerà il coach di Giulia, interpretando il ruolo in modo stralunato, rocambolesco e fuori dagli schemi eppure determinante nel tentativo di risalire la china. Una nuova consapevolezza personale e un ritrovato senso della famiglia darà una piega imprevista e insperabilmente favorevole agli eventi.
Un underdog movie che canta con aggraziato affetto gli ultimi, i guerrieri di provincia in cerca di redenzione e riscatto.
Tutte le interpretazioni sono convincenti e quella di Accorsi è realmente straordinaria. Il co-sceneggiatore e regista, Matteo Rovere (1982), ha realizzato un ottimo prodotto che affonda nel localismo italiano e lo riporta agli stilemi del mondo globalizzato, rendendolo godibile anche al di fuori dei confini originari. Decisamente un bel film: questo inizio d'anno sembra promettere molto bene per il nostro cinema.
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pao_1093
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lunedì 11 aprile 2016
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adrenalina, emozioni ed insegnamenti
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Un film dai valori semplici am trasmessi al meglio. Stefano Accorsi immenso a mio avviso. L'accento, l'aspetto e la passione per le corse che fa trapelare si meritano un 10 in pagella. Qualche accorgimento lo merita Matilda De Angelis che peró interpreta piu che dignitosamente la sua parte nonosante la "sua prima volta". Film da vedere e gustare nonostante le passioni per le auto perché sicuramente lascia qualcosa.
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flaw54
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lunedì 11 aprile 2016
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un' opera inaspettata
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Un film nuovo, vivo e vero che non rientra negli stereotipi postsessantottini del nostro cinema ( con annesse continue problematiche da psicoanalisti ). Una storia di auto, motori, ma anche di affetti e violenti contrasti familiari nella romagna motoristica dei nostri giorni. Grandi i due interpreti con uno Stefano Accorsi al top c a pace di dar vita ad un tossico così veritiero che sembra bucare lo schermo. Olio benzina e crack sembrano talmente veri da sentirne l' odore. Solo il finale lascia un po' perplessi con il riferimento al cimitero che non mi è stato per niente chiaro.
[+] finale oscuro
(di bizantino73)
[ - ] finale oscuro
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(di marezia)
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(di flaw54)
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dinoroar
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lunedì 11 aprile 2016
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"festina lente"
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Affrettati lentamente. Corri in pista ma rallenta nella vita. Ascolta e fatti ascoltare, comprendi e fatti comprendere, perdona e fatti perdonare. Tutto questo raccontato in un film che scarica l'adrenalina sull'asfalto e distende il cuore nella faticosa riconciliazione tra mondi apparentemente molto distanti. Il cast è perfetto guidato ottimamente dalla regia, la sceneggiatura idem che ha saputo bilanciare passaggi mozzafiato, dramma e battute sarcastiche. Le scene adrenaliniche della corsa non hanno nulla da invidiare a produzioni ben più "sbandierate". Un bel film da godere dall'inizio alla fine.
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flyanto
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lunedì 11 aprile 2016
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storia di affetti familiari e corse d'auto
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Dopo "Un Gioco da Ragazze" e "Gli Sfiorati" Matteo Rovere torna alla regia con "Veloce come il Vento" interpretato da Stefano Accorsi e dalla giovane Matilda De Angelis.
Dal titolo si evince che la vicenda si snoda tutta intorno al mondo delle corse d'automobili ma questo scenario costituisce solo lo sfondo per raccontare una storia (peraltro realmente accaduta e raccontata al regista stesso da un meccanico deceduto un anno fa) di affetti e legami familiari e pertanto una storia completamente personale. La protagonista è una ragazza di 17 anni (Matilda De Angelis) la quale nonostante la sua giovane età costituisce già una premessa nel mondo delle corse automobilistiche.
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Dopo "Un Gioco da Ragazze" e "Gli Sfiorati" Matteo Rovere torna alla regia con "Veloce come il Vento" interpretato da Stefano Accorsi e dalla giovane Matilda De Angelis.
Dal titolo si evince che la vicenda si snoda tutta intorno al mondo delle corse d'automobili ma questo scenario costituisce solo lo sfondo per raccontare una storia (peraltro realmente accaduta e raccontata al regista stesso da un meccanico deceduto un anno fa) di affetti e legami familiari e pertanto una storia completamente personale. La protagonista è una ragazza di 17 anni (Matilda De Angelis) la quale nonostante la sua giovane età costituisce già una premessa nel mondo delle corse automobilistiche. Ella viene quotidianamente preparata dal padre ma quando questi muore improvvisamente per un infarto, ella deve affrontare ed assumersi delle responsabilità troppo grosse per la sua età e, cioè, cercare di non perdere la casa in cui vive ipotecata dal padre (solo con la vittoria di tutto il campionato ella la potrà mantenere), cercare di evitare che il fratellino, in quanto ancora minorenni lei e lui, venga affidato ad un istituto e soprattutto avere a che fare con il fratello drogato (Stefano Accorsi) che in occasione del funerale, dopo circa dieci anni di assenza, si rifà vivo con la fidanzata (anch'ella tossica) per installarsi nella suddetta dimora paterna. Poichè quest'ultimo è l'unico familiare maggiorenne che possa in un certo qual modo garantire una sorta di paternità al piccolo fratello, egli si stabilisce in pianta stabile nella casa rendendo ovviamente difficile la convivenza e combinando continuamente grossi guai a causa sempre della sua forte dipendenza dalla droga. Ma sarà anche colui che, essendo stato un grande corridore automobilistico negli anni addietro, negli altalenanti momenti di lucidità, si adopererà a preparare ed allenare per bene la sorella al fine di farle vincere il tanto famigerato campionato e poter così mantenere la casa.
Un film, ripeto, sugli affetti familiari e sul difficile rapporto esistente tra i componenti di una stessa famiglia che ha dovuto lottare ed ancora deve lottare vivendo e sopportando situazioni dolorose ed alquanto difficili da risolvere. Il più debole sicuramente è il personaggio di Stefano Accorsi il quale, pur essendo il fratello più grande e soprattutto pur essendo stato un grande campione automobilistico negli anni addietro, non ha saputo reagire adeguatamente all'abbandono della casa da parte della madre fuggita in Canada con chissà chi. La più "tosta", invece, è la giovane sorella che già da tempo vive assumendosi le responsabilità di un'adulta, troppo elevate per la sua ancora acerba età, ma che grazie alla sua forza di volontà per cercare di mantenere sia la casa che la presenza stabile nella stessa del fratellino a cui in pratica fa ed ha sempre fatto da mamma, riuscirà anche, se non a trasformare il fratello sbandato, a fargli per lo meno prendere profonda coscienza facendogli assumere le proprie responsabilità e così aiutarla. Quello che rende pregevole questa pellicola è il modo in cui Matteo Rovere rappresenta ed affronta i legami familiari, andando a fondo di essi ma non presentandoli in maniera mielosa e retorica, riuscendo così a dimostrare il suo essere padrone di tale delicata materia e descrivendo tre tipologie differenti di personaggi, di tre età diverse ma egualmente colpiti da vicende dolorose nel corso della loro esistenza a cui ognuno di loro ha reagito in maniera altrettanto differente.
Inoltre, vi è da aggiungere che anche il mondo delle corse automobilistiche risulta uno scenario assai avvincente ai fini della storia e viene da lui ripreso in una forma talmente interessante e spettacolare, ma ben dosata e dunque senza soffermarvisi troppo a lungo, da non annoiare, anzi il contrario.
Un'ultima menzione, nonchè lode, occorre rivolgerla agli interpreti: sia a Stefano Accorsi (notevolmente imbruttito per il suo particolare stato di degrado fisico) che all'esordiente Matilda De Angelis (già ammirata nello sceneggiato TV "Tutto Può Succedere") che ben impersonano i loro particolari personaggi che, infine, Paolo Graziosi nel misurato ruolo del fedele meccanico.
Altamente consigliabile.
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no_data
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lunedì 11 aprile 2016
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se hai tutto sotto controllo...
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“Se hai tutto sotto controllo significa che non stai andando veloce”. E' la frase del pilota Mario Andretti, buona per le corse ma non per la vita, che compare in apertura di VELOCE COME IL VENTO, quarto lungometraggio di Matteo Rovere. Siamo nel mondo delle corse, già affrontato in modo convincente qualche anno fa da Daniele Vicari, con VELOCITA' MASSIMA, interpretato da Valerio Mastandrea. Qui però la vicenda si svolge a Imola e dintorni, per antonomasia terra di motori, meccanici e piloti, ispirata alla vita del pilota Carlo Capone. Nel film si chiama Loris De Martino, che era stato un promettente pilota chiamato “il ballerino”, prima di diventare un tossico scoppiato.
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“Se hai tutto sotto controllo significa che non stai andando veloce”. E' la frase del pilota Mario Andretti, buona per le corse ma non per la vita, che compare in apertura di VELOCE COME IL VENTO, quarto lungometraggio di Matteo Rovere. Siamo nel mondo delle corse, già affrontato in modo convincente qualche anno fa da Daniele Vicari, con VELOCITA' MASSIMA, interpretato da Valerio Mastandrea. Qui però la vicenda si svolge a Imola e dintorni, per antonomasia terra di motori, meccanici e piloti, ispirata alla vita del pilota Carlo Capone. Nel film si chiama Loris De Martino, che era stato un promettente pilota chiamato “il ballerino”, prima di diventare un tossico scoppiato. E' famiglia dedita alle corse la sua. Anche Giulia, la sorella diciassettenne, è pilota. Il padre Mario, che ha impegnato la casa per farla correre nel campionato italiano GT, muore improvvisamente e Loris ricompare dopo dieci anni per il funerale. Aiuterà la sorella nel tentativo di vincere il campionato e salvare la casa. Accorsi è bravissimo a rendere credibile un personaggio così al limite. Brava è anche la giovane Matilda de Angelis. Ma bravo è soprattutto Rovere a tenere in mano il film mischiando le molte scene “di corsa” alle vicende umane dei protagonisti, piene di compassione. Se un appunto si può fare al film, riguarda il finale non del tutto coerente, ma più ancora l'espediente, fin troppo furbo, del cimitero. Un'opera interessante soprattutto perché esce dagli schemi abituali di tanto cinema nostrano. Ed è una buona notizia perché, in questo senso, VELOCE COME IL VENTO va ad aggiungersi al recente Jeeg-Robot di Mainetti. Hai visto mai che la diversificazione non diventi frequente, mantenendo magari questo livello cinematografico.
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salvo
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domenica 10 aprile 2016
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adrenalina allo stato puro
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Qualsiasi commento sarebbe vano per descrivere la potenza del film, mai potrebbe sostituire la visione del film, che consiglio vivamente agli appassionati di cinema. Si perché questa è la dimostrazione che la voglia di rivedere il cinema italiano a 360 gradi è ancora accesa, la determinazione di questo team, che si è imbattuto in una sfida del genere, è stato pienamente ripagato. Finalmente la qualità espressiva degli attori, magnifici in questo caso Accorsi e la De Angelis, è stata messa in risalto, la forza dei dialoghi è stata catalizzata da un montaggio sonoro inaudito nel panorama italiano. È il coronamento della capacità drammaturgica tipicamente italiana, che negli ultimi anni è stata obiettivamente in declino.
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Qualsiasi commento sarebbe vano per descrivere la potenza del film, mai potrebbe sostituire la visione del film, che consiglio vivamente agli appassionati di cinema. Si perché questa è la dimostrazione che la voglia di rivedere il cinema italiano a 360 gradi è ancora accesa, la determinazione di questo team, che si è imbattuto in una sfida del genere, è stato pienamente ripagato. Finalmente la qualità espressiva degli attori, magnifici in questo caso Accorsi e la De Angelis, è stata messa in risalto, la forza dei dialoghi è stata catalizzata da un montaggio sonoro inaudito nel panorama italiano. È il coronamento della capacità drammaturgica tipicamente italiana, che negli ultimi anni è stata obiettivamente in declino.
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bizantino73
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domenica 10 aprile 2016
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ma come finisce?
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Si, tutto bello,bella la storia, bravi interpreti, ben realizzate le scene delle corse (e a me non piacciono) ma.......Qualcuno mi sa dire COME FINISCE? Ma il tossico non è finito contro il muro? E se non è morto come diavolo ha fatto a saldare il debito.? E come si deve interpretare la scena finale del cimitero? E non venitemi a dire che sono l'unico idiota che non ha capito il finale.Se fosse un compito di italiano l'insegnante (un bravo insegnante) tirerebbe una bella linea rossa su questo finale:FUORI TEMA.
[+] si sei l'unico ;-)
(di asterix73)
[ - ] si sei l'unico ;-)
[+] non credo proprio
(di bizantino73)
[ - ] non credo proprio
[+] rettifica
(di marezia)
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[+] ricapitoliamo
(di asterix73)
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the moon
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sabato 9 aprile 2016
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odore di asfalto e vita
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Un bel film con uno straordinario Accorsi supportato da una brava Roberta Mattei e l'esordiente De Angelis nei panni di una pilota diciassettenne. Una storia vera vissuta con il piede sull'acceleratore che non sempre significa vincere ma correre con il freno tirato dentro una vita difficile e spesso ingiusta.Un film senza pit-stop con il pieno fino alla fine.
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