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megliosenza
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domenica 14 febbraio 2016
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ristabilisce il giusto rapporto uomo/natura, ma il
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Ristabilisce il giusto rapporto uomo/natura, ma il maschio ne esce svilito, senza energia, al bromuro. Poveri uomini.
Vedetelo per togliervi dagli occhi il cemento delle palazzine e l'asfalto delle vie.
Ma il film non emoziona, a parte le viste sulla natura e stranamente, nonostante ci siano quasi esclusivamente immagini di uomini dal primo all'ultimo fotogramma, NON ha nessuna energia.
Si ravviva l'energia solo con la presenza dell'unica donna di tutto il film, ci si sveglia dal torpore, ma quelle sono le uniche emozioni che si provino.
SPOILER (non continuate, racconto pezzi di trama che potreste voler scoprire al cinema):
- quando muore il figlio a dicaprio, si sbadiglia
- quando dicaprio esce dalla tomba, ci si annoia
- q
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Ristabilisce il giusto rapporto uomo/natura, ma il maschio ne esce svilito, senza energia, al bromuro. Poveri uomini.
Vedetelo per togliervi dagli occhi il cemento delle palazzine e l'asfalto delle vie.
Ma il film non emoziona, a parte le viste sulla natura e stranamente, nonostante ci siano quasi esclusivamente immagini di uomini dal primo all'ultimo fotogramma, NON ha nessuna energia.
Si ravviva l'energia solo con la presenza dell'unica donna di tutto il film, ci si sveglia dal torpore, ma quelle sono le uniche emozioni che si provino.
SPOILER (non continuate, racconto pezzi di trama che potreste voler scoprire al cinema):
- quando muore il figlio a dicaprio, si sbadiglia
- quando dicaprio esce dalla tomba, ci si annoia
- quando gli uomini corrono rischi, si sta lì a guardare passivi
- fin dalla prima scena di caccia nel bosco NON si prova nessuna emozione, così per tutto il film
- solo la presenza della donna nel film, lo rende, per pochi minuti, emozionante
CONCLUSIONE: da elettroencefalogramma piatto
Secondo me Di Caprio non vince l'oscar: meglio fassbender in macbeth
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luca scial�
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venerdì 12 febbraio 2016
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si salvano solo di caprio e la natura
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Che anche il messicano Alejandro Inarritu sia rimasto inghiottito dal cinema genuflesso alle ragioni commerciali? Speriamo proprio di no e che questo film sia solo una parentesi nella sua filmografia fino ad oggi toccante, umile, minimalista, interiore, anteposta alla pomposità di Hollywood. Già, perchè Revenant ha tutte quelle caratteristiche tipiche del cinema sfarzoso americano: piacione, compiacente, narcisista.
Scritto dallo stesso Iñárritu e da Mark L. Smith, Revenant si basa sull'omonimo romanzo del 2003 ed è parzialmente ispirato alla vita del cacciatore di pelli Hugh Glass, vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento. Nel film Glass è interpretato da Leonardo Di Caprio, nella sua più difficile e riuscita interpretazione.
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Che anche il messicano Alejandro Inarritu sia rimasto inghiottito dal cinema genuflesso alle ragioni commerciali? Speriamo proprio di no e che questo film sia solo una parentesi nella sua filmografia fino ad oggi toccante, umile, minimalista, interiore, anteposta alla pomposità di Hollywood. Già, perchè Revenant ha tutte quelle caratteristiche tipiche del cinema sfarzoso americano: piacione, compiacente, narcisista.
Scritto dallo stesso Iñárritu e da Mark L. Smith, Revenant si basa sull'omonimo romanzo del 2003 ed è parzialmente ispirato alla vita del cacciatore di pelli Hugh Glass, vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento. Nel film Glass è interpretato da Leonardo Di Caprio, nella sua più difficile e riuscita interpretazione. L'attore si misura con prove fisiche estreme, ben trasposte da mimiche facciali e sguardi intensi dipinti dai suoi occhi color ghiaccio. Quel ghiaccio che sfida per tutto il film, tra indiani che cercano di difendere il proprio territorio, compagni di spedizione traditori e animali selvatici. Proprio uno di questi, un orso, lo ridurrà inerte e quasi privo di vita. Mentre l'avido John Fitzgerald, interpretato dal magistrale Tom Hardy, cercherà di sbarazzarsi di lui tradendo la promessa di vegliare sul suo corpo fino all'ultimo respiro. Fitzgerald arriverà ad uccidere il figlio Hawk metà indiano che Glass porta sempre con sé e ciò darà la forza a quest'ultimo di rialzarsi.
A parte la succitata magistrale interpretazione di Di Caprio, la potenza delle immagini della natura e le inquadrature mobili che permettono allo spettatore di entrare appieno nella prospettiva dei protagonisti (due scene sono particolarmente straordinarie: lo scontro indiani-cacciatori di pelli e la fuga di Glass nella cascata), del film si può salvare poco altro. La prima ora è toccante e credibile, ma dalla morte di Hawke in poi è una costante caduta verso l'inverosimilità, con il protagonista che le passa di tutti i colori ma poi si riprende in fretta. Fino al finale che è il colpo decisivo inflitto a quanti si sono recati al cinema sperando in un capolavoro.
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biso 93
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venerdì 12 febbraio 2016
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un gran film
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Revenant-redivivo. Film che mi hanno lasciato cosi soddisfatto all'uscita dalla sala ce ne sono stati davvero pochi. Tecnicamente e' un capolavoro, la regia e la fotografia di inarritu e luzbecki sono strepitose, soprattutto la scena dell'attacco degli indiani che a mio parere e' pure superiore allo sbarco dei soldati in Saving private Ryan( non e' cosa da poco). A parte questo il film mi ha trasportato in quei territori selvaggi insieme agli attori, immerso completamente, mi trasmettevano il freddo e il dolore le espressioni di Di Caprio. Parlando di Di Caprio, si e' impegnato moltissimo in questa prova da attore, fisica ed espressiva e per me e' promosso a pieni voti anche perche' ce ne sono di attori in grado di dire la battuta figa e di fare il galleto come nel suo film precedente( nulla da dire in proposito) ma recitare senza avere dialoghi particolari e' davvero dura.
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Revenant-redivivo. Film che mi hanno lasciato cosi soddisfatto all'uscita dalla sala ce ne sono stati davvero pochi. Tecnicamente e' un capolavoro, la regia e la fotografia di inarritu e luzbecki sono strepitose, soprattutto la scena dell'attacco degli indiani che a mio parere e' pure superiore allo sbarco dei soldati in Saving private Ryan( non e' cosa da poco). A parte questo il film mi ha trasportato in quei territori selvaggi insieme agli attori, immerso completamente, mi trasmettevano il freddo e il dolore le espressioni di Di Caprio. Parlando di Di Caprio, si e' impegnato moltissimo in questa prova da attore, fisica ed espressiva e per me e' promosso a pieni voti anche perche' ce ne sono di attori in grado di dire la battuta figa e di fare il galleto come nel suo film precedente( nulla da dire in proposito) ma recitare senza avere dialoghi particolari e' davvero dura. Come un buon revenge-survivor movie non manca il sangue e la violenza come speravo. Tom hardy fantastico davvero complimenti. L'obbiettivo del film non si concentra sull'avventura del protagonista in se, ma si focalizza sulla sopravvivenza, il dolore, l'animale che si cela dentro og uno di noi e il nostro rapporto con la natura vera, quella con cui non si scherza. La trama scontata come qualcuno afferma per me e' un commento fuori luogo poiche' l'essenzialita' della trama e' voluta e funzionale, qui la narrazione e' estetica e talvolta e' migliore. Il film comunque e' lento( nn noioso) e si prende i suoi momenti quindi ci sta che a qualcuno possa non piacere. Per me il film non e' vuoto, ci sono tante chiavi di lettura solo che a differenza del solito si trovano attraverso le immagini. Per me e' un filmone e lo consiglio a tutti poi comunque i gusti sono gusti.
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blade
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venerdì 12 febbraio 2016
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controtendenza a quanto vedo
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Intanto devo dire che ho saputo dopo la visione del film che si trattava di una storia tratta da un episodio reale. Ad ogni modo non ha cambiato la mia impressione del film che mi ha deluso nel suo corso apparendomi come una serie monotona di scene retoriche e ricercate per colpire. Non ho sentito un energia interiore nel film, nonostante il racconto voglia esprimere questo presumo! Anche la scelta di Di Caprio secondo me palesa la ricereca di una grandezza pretesa, ma vuota! Infatti se di Caprio dovesse vincere l'oscar per questo film troverei la cosa imbarazzante. Intendiamoci non che non sia un grandissimo attore, solo che questo film è proprio il film in cui non esprime nulla delle sue potenzialità che lo caratterizzano appieno! Sia "Birdman" che questo film anno un che di fasullo e pretenzioso.
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Intanto devo dire che ho saputo dopo la visione del film che si trattava di una storia tratta da un episodio reale. Ad ogni modo non ha cambiato la mia impressione del film che mi ha deluso nel suo corso apparendomi come una serie monotona di scene retoriche e ricercate per colpire. Non ho sentito un energia interiore nel film, nonostante il racconto voglia esprimere questo presumo! Anche la scelta di Di Caprio secondo me palesa la ricereca di una grandezza pretesa, ma vuota! Infatti se di Caprio dovesse vincere l'oscar per questo film troverei la cosa imbarazzante. Intendiamoci non che non sia un grandissimo attore, solo che questo film è proprio il film in cui non esprime nulla delle sue potenzialità che lo caratterizzano appieno! Sia "Birdman" che questo film anno un che di fasullo e pretenzioso. neppure il termine "sopra le righe" si addice a questi lavori! Trovo la trama e il contenuto da film di serie "B". Notevole la scena dellattacco dell'orso, ma niente più.
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valerio
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giovedì 11 febbraio 2016
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un viaggio mozzafiato.
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Possiamo già renderci conto dalla prima immagine dell’acqua che scorre che la messa a fuoco dei dettagli non mancherà, e ci accorgiamo ben presto che è proprio questa, insieme ad una splendida sinfonia di primi piani, a caratterizzare l’intero film.
Anche se a volte, veramente poche, dal dettaglio passiamo ad un totale (un totale che si occupa solo di farci immergere nel paesaggio innevato), il regista ci lascia intendere, in maniera del tutto chiara, che sono i volti e l’inesistente profondità di campo a rendere la pellicola intensa, forte, vera.
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Possiamo già renderci conto dalla prima immagine dell’acqua che scorre che la messa a fuoco dei dettagli non mancherà, e ci accorgiamo ben presto che è proprio questa, insieme ad una splendida sinfonia di primi piani, a caratterizzare l’intero film.
Anche se a volte, veramente poche, dal dettaglio passiamo ad un totale (un totale che si occupa solo di farci immergere nel paesaggio innevato), il regista ci lascia intendere, in maniera del tutto chiara, che sono i volti e l’inesistente profondità di campo a rendere la pellicola intensa, forte, vera.
Un cacciatore di pelli e i suoi compagni vengono attaccati da un gruppo di Arikara, tribù di nativi americani del Dakota del nord e del sud. Durante la battaglia la luce è fredda, nonostante i raggi del sole si infiltrino tra le cime degli alberi del bosco, fredda, proprio come il sangue che scorre negli uomini che si uccidono l’un l’altro, senza la minima esitazione. La camera da presa è posizionata molto in basso, quasi all’altezza del suolo umido, portandoci direttamente nel bel mezzo dell’attacco e facendoci assistere, trattenendo il respiro, ad un massacro straziante.
I superstiti della battaglia continuano il viaggio esplorativo dei territori lungo il fiume Missouri e, grazie ai continui e per niente invadenti primi piani, siamo con loro, viaggiamo anche noi attraverso i boschi innevati, sentiamo freddo, abbiamo fame.
Hugh Glass, interpretato da Leonardo Di Caprio, durante un sopralluogo solitario, viene attaccato da un orso Grizzly e ridotto in fin di vita. I trappers decidono di continuare il viaggio, lasciandolo con altri due compagni, il cacciatore Fitzgerald e il giovane Bridger, e suo figlio, avuto da sua moglie, una donna Pawnee, uccisa anni prima nel loro villaggio (qui il regista inserisce un flashback e, servendosi di un’allegoria, dipinge teneramente l’anima della donna come un passero che fugge dal petto). Lo spietato Fitzgerald, mosso dal terribile desiderio di intascare la somma economica che era stata promessa loro che sarebbero rimasti con il ferito, uccide il figlio di Glass e costringe Bridger a continuare il viaggio lasciando morire Glass da solo nel bosco.
Ed è proprio qui che il film si divide in due. Lasciamo la prima parte, dinamica e imprevedibile, caratterizzata dai dialoghi, e iniziamo ad inoltrarci nella coraggiosa solitudine di Hugh Glass. Ancora una volta la macchina da presa si pone ai piedi del protagonista, con riprese dal basso all’alto che tendono a sottolineare quanto la maestosità della natura schiacci l’uomo a terra.
Da questo punto in poi della pellicola, siamo portati a pensare che il regista abbia riposto gran parte della sua fiducia per la riuscita del film nella splendida interpretazione di Leonardo Di Caprio e che il desiderio di vendetta di Hugh Glass viaggi di pari passo con il desiderio da parte del protagonista di vincere la famosa statuetta. Ma non è così. Come Di Caprio stesso ha dichiarato, "questo viaggio (perchè di questo si tratta, più che di un film) è stato portato a termine senza minimamente pensare all’Oscar". “La vendetta è nelle mani di Dio”, queste le parole dell’indiano che conosce Glass durante il suo viaggio, e queste le parole che ci condurranno, insieme al protagonista,verso la fine del film. Nella vita ci ritroviamo spesso a scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile. Valori quali l’amicizia, la saggezza e l’umiltà possono aiutarci a scegliere.
VL.
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paolo_sem
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mercoledì 10 febbraio 2016
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molta confezione, poco contenuto
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Non era facile replicare l'impresa che Iñarritu aveva compiuto portando al cinema Birdman e infatti, a mio parere, il regista messicano non ci è riuscito completamente.
Dal lato tecnico questo film è un vero e propio capolavoro: l'ambientazione è perfetta e ti fa entrare a pieno nelle vicende del protagonista; la fotografia (Lubezki, manco a dirlo) è in una sola parola perfetta, con questi colori molto saturati che vanno di pari passo con la cupezza del film; gli effetti speciali sono "giusti", quindi non si nota affatto che sono aggiunti in post produzione (la FANTASTICA scena dell'attacco dell'orso). La regia è, secondo me, persino migliore di quella di Birdman, perché la pellicola è girata in tanti piani sequenza, alternati da un montaggio bello (ma non eccelso), che ti tolgono del tutto la percezione di finzione.
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Non era facile replicare l'impresa che Iñarritu aveva compiuto portando al cinema Birdman e infatti, a mio parere, il regista messicano non ci è riuscito completamente.
Dal lato tecnico questo film è un vero e propio capolavoro: l'ambientazione è perfetta e ti fa entrare a pieno nelle vicende del protagonista; la fotografia (Lubezki, manco a dirlo) è in una sola parola perfetta, con questi colori molto saturati che vanno di pari passo con la cupezza del film; gli effetti speciali sono "giusti", quindi non si nota affatto che sono aggiunti in post produzione (la FANTASTICA scena dell'attacco dell'orso). La regia è, secondo me, persino migliore di quella di Birdman, perché la pellicola è girata in tanti piani sequenza, alternati da un montaggio bello (ma non eccelso), che ti tolgono del tutto la percezione di finzione.
A questo punto voi direte: "Perché ad un film così si da solo 3 stelle?", perché il vero problema del film, non è la confezione, ma bensì il contenuto; infatti la storia è molto classica: è un puro revenge movie in pieno stile western e se Iñarritu l'avesse "lasciata" classica il film sarebbe quasi un capolavoro; invece la sceneggiatura "danneggia" il risultato finale perché vuole essere "memorabile", ma in questo modo i dialoghi che escono dalla bocca dei protagonisti risultano finti, in fastidioso contrasto con il potente realismo dato dal lato tecnico.
Di Caprio offre una buona performance, ma non è assolutamente ai suoi massimi livelli, invece l'interpretazione di Tom Hardy è veramente impressionante e l'attore si cala perfettamente nei panni del personaggio.
Nel complesso il film rimane buono (se non ottimo), ma non eccelso come ci si poteva aspettare.
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icilio
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martedì 9 febbraio 2016
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una sofferenza un po' troppo lunga
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Bel soggetto, bella scenografia, bei costumi e bella musica. Troppo sofferto e troppa fortuna, un po' stucchevole.
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jlkbest72
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martedì 9 febbraio 2016
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piacevole ma non esageriamo
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Film decisamente lungo (è l'ultima tendenza se duri meno di 2h non sei nessuno) anche se si lascia guardare.
Un storia di vendetta anche se la rabbia verso il cattivo non sale nel modo in cui dovrebbe
Per il resto una buona prova di Leo (per lo più agonizzante) ma direi che come trama è abbastanza scontata e con pochi colpi di scena
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parieaa
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martedì 9 febbraio 2016
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silenzio, parlano le immagini
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Ammetto che forse 5 stelle sono un pelino troppe, ma non vedo come non si possano premiare anche i soli sforzi produttivi e le infinite tribolazioni che hanno rischiato più e più volte di affossare l'intero progetto. Girare a temperature estreme, usare solo la luce naturale, girare solo all'aperto e curare maniacalmente ogni minimo dettaglio dovrebbero esssere, secondo me, gli ingredienti della maggior parte dei film (anche se capisco che il budget spesso e volentieri lo impedisca). Alla fine lo sforzo produttivo, non da tutti, e la caparbietà del regista sono stati ampiamente ripagati e il risultato più che positivo è innegabile. L'intera sequenza di apertura è già qualcosa che si avvicina alla perfezione, con dei lunghi piano sequenza stupendi, e che ,per ora, solo il regista messicano (e forse Fukunaga) sanno usare così bene.
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Ammetto che forse 5 stelle sono un pelino troppe, ma non vedo come non si possano premiare anche i soli sforzi produttivi e le infinite tribolazioni che hanno rischiato più e più volte di affossare l'intero progetto. Girare a temperature estreme, usare solo la luce naturale, girare solo all'aperto e curare maniacalmente ogni minimo dettaglio dovrebbero esssere, secondo me, gli ingredienti della maggior parte dei film (anche se capisco che il budget spesso e volentieri lo impedisca). Alla fine lo sforzo produttivo, non da tutti, e la caparbietà del regista sono stati ampiamente ripagati e il risultato più che positivo è innegabile. L'intera sequenza di apertura è già qualcosa che si avvicina alla perfezione, con dei lunghi piano sequenza stupendi, e che ,per ora, solo il regista messicano (e forse Fukunaga) sanno usare così bene. La scena dell'attacco all'orso è tecnicamente da rimaner a bocca aperta (anche se per sfuggire ad un orso sembra "basti" fingersi morti). Inutile parlare della fotografia, della regia in toto e della scelta delle ambientazioni, tutte perfette. Il cast è in grandissima forma (perfino il capo indiano, che presumo non sia un vero attore, risulta molto convincente). Ottima la scelta di lasciare più lingue possibile non tradotte. Il messaggio naturalista e anti sfruttamento della natura permea l'intera pellicola, senza mai però divenire didattico e pedantesco. Le mie sequenze preferite però rimangono quelle in cui regna sovrana la natura e soprattutto il silenzio. Certo comunque non mancano (poche) note dolenti, come la scena della caduta dal dirupo (peraltro ben poco utile, visto che la scena poteva essere risolta in qualsiasi altro modo) o la scena finale con gli indiani, di cui non ho ben capito bene il significato. Si tratta di un film profondamente esteta, non per tutti i gusti, crudo al punto giusto, che racconta una storia di vendetta, senza in realtà alcuna vendetta. Vince solo la natura, contro la quale non ha senso lottare, nemmeno contro quella umana.
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