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Ultimo aggiornamento giovedì 14 maggio 2015
Jim Terrier è un ex contractor delle forze speciali che, tradito dalla organizzazione per cui lavorava, è costretto a fuggire in Africa e in Europa in un brutale gioco del gatto col topo. In Italia al Box Office The Gunman ha incassato 303 mila euro .
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martedì 10 marzo 2026 ore 4,50 su SKYCINEMAACTION
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CONSIGLIATO NÌ
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Nel 2006, Jim Terrier si trova in Congo, con l'adorata Annie, sua fidanzata. Ufficialmente è in Africa per conto di una ONG, ma non è tutto. Quello che fa veramente, mirare e uccidere su commissione, lo perseguiterà come un'ossessione una volta abbandonato il paese in fretta e furia per eseguire un ordine, e una volta persa Annie (o almeno così crede). Otto anni dopo, e dopo aver radicalmente cambiato vita, sopravvive ad un attentato e capisce che qualcuno, dal suo passato, lo vuole morto e non si fermerà davanti a nulla. L'unica possibilità per Jim è trovare quel qualcuno prima, batterlo sul tempo.
Non ci voleva. The Gunman scopre il tallone d'Achille di Sean Penn, affonda la freccia e porta in scena uno spettacolo di debolezza che, più che far arrabbiare, dispiace, per chi ne fa le spese. È evidente che il discorso umanitario, nei suoi aspetti più nobili ma anche nella sua faccia oscura, quella delle multinazionali che tramano sotto copertura per crearsi un mercato nei paesi in via di sviluppo, è il lato scoperto e sensibile dell'attore e ha sicuramente pesato tra le ragioni per cui ha accettato non solo di interpretare il protagonista del film ma anche di figurare tra i produttori. E l'ambientazione tematica e geografica è sicuramente varia e potenzialmente affascinante, ma lo stesso non può dirsi né della scrittura né della regia di Pierre Morel, che procedono in caduta libera verso un finale quasi ridicolo (ma in fondo poco importa, perché, a quel punto, ci avevano già perso da tempo).
Errori macro e micro si rincorrono e finiscono per accumularsi l'uno sull'altro in questo film che ha due anime inconciliabili tra loro, esattamente come il personaggio di Jim Terrier, che si è macchiato dei crimini peggiori ma sulle cui buone intenzioni di cooperante nessuno può aver niente da ridire. Parallelamente, il film di Morel vorrebbe far coincidere l'action spettacolare e spara-tutto con un afflato drammatico e persino realistico, laddove si tratta il tema politico. Ciò che va per primo a farsi benedire, però, è proprio il realismo cinematografico, travolto da una serie di colpi di scena che non sorprendono nessuno, dai teatrini delle spiegazioni, dalla superficialità imperante, da una progressiva grossolanità delle immagini, che tocca l'apice con la scena dell'arena e con la trasformazione di Sean Penn in Sylvester Stallone.
L'unico baluardo di serietà e congruenza è rappresentato da Jasmine Trinca, più o meno a suo agio nel contesto a seconda delle singole scene, ma sempre garante di un'interpretazione coerente e più che dignitosa.
Beh come non tracciare un parallelismo tra i film con Matt Damon e questo? La differenza è che Quelli di Damon sono dichiaratamente pellicole d'azione, fatte anche bene il suo no. Partiamo dal concetto che un film debba avere una propria identità, un carattere dominante, altrimenti è un po' come mangiare una fragola che sa di pollo fritto, fa schifo.
Da The Sniper al The Gunman il passo poteva essere breve - sempre di tiratori scelti si tratta - e invece è enorme, quanto quello che divide il cinema d'autore dal prodotto di genere. Pensare che Sean Penn, produttore e sceneggiatore oltre che interprete, si è dato molto da fare per conferire una vena umanitaria al soggetto del libro ispiratore, l'ironico thriller Posizione di tiro (1981) di Jean-Patrick [...] Vai alla recensione »