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raffele
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venerdì 19 febbraio 2016
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solennità, manierismi, mestiere
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maledetto Sorrentino. dopo aver graffiato il fatidico grande schermo col contrasto fra la grande bellezza e la vanità, sia pure con qualche frase celebre di troppo, dopo quella sapiente e garbata stoccata ai manierismi artistici di chi viveva di "vibrazioni" (le coltellate garbate sono le più taglienti), se ne va a Cannes con un baule di manierismi, il triplo di frasi celebri, aforismi scimmiottati da qualche grande del passato, grande fotografia (ma senza Roma, stavolta, che ne era ben più degna del capoccione del bonzo che levita e Maradona ciccione) e grande mestiere. primi piani, campi larghi e prospettive da scuola di cameramen, sembrava un'esercitazione. musiche appropriate a qualcosa di solenne.
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maledetto Sorrentino. dopo aver graffiato il fatidico grande schermo col contrasto fra la grande bellezza e la vanità, sia pure con qualche frase celebre di troppo, dopo quella sapiente e garbata stoccata ai manierismi artistici di chi viveva di "vibrazioni" (le coltellate garbate sono le più taglienti), se ne va a Cannes con un baule di manierismi, il triplo di frasi celebri, aforismi scimmiottati da qualche grande del passato, grande fotografia (ma senza Roma, stavolta, che ne era ben più degna del capoccione del bonzo che levita e Maradona ciccione) e grande mestiere. primi piani, campi larghi e prospettive da scuola di cameramen, sembrava un'esercitazione. musiche appropriate a qualcosa di solenne. chissà cosa. o meglio, cosa si sa, il tema del film: ma è un tema che suggestiona spontaneamente, se a toccare certe corde è un musicista con le mani esperte, e Sorrentino lo è. il tema degli anni che passano, del viale del tramonto, è come le braccia nude di una ragazza che vuol essere amata: basta accarezzarle sapientemente, ma non si capisce se chi lo fa è galantuomo. bello lo schianto del vecchio regista ormai finito con la cinica Brenda/Jane Fonda, crudele come la vecchiaia, cioè la vita, che con essa si conclude, pragmatica come l'America. bello lo schiaffo alla figlia delusa e presuntuosa (è vero che i figli non sanno tutto dei genitori, ma credono che "non capiscano un cazzo", come dice Lena). caruccia anche l'unghiata di miss universo al saputello in procinto di decidere del suo futuro artistico. poi metafore, surrealismi fra le alpi svizzere, trovate, trovate, riprese dal basso che sembrano tornare a galla da un passato cinematografico di valore, per far finta che non sia finito.
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aristoteles
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venerdì 22 gennaio 2016
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anni 80'
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Dopo l'immeritato Oscar per la "Grande Lentezza" ,Sorrentino ci ripropone un minestrone di immagini,dialoghi che tendono al raffinato senza mai raggiungerlo,e complessivamente una storia che proprende ancora una volta verso il "Mattone" indigesto.
Come nella precedente opera si salva in gran parte la fotografia.
Il Cast è di alto livello ma sprecato(tranne la Ghenea che poteva spiccare il volo solamente nuda).
Una cosa ho apprezzato,il messaggio che in fondo la vecchiaia è (per chi ha la fortuna di arrivarci) un valore aggiunto che meriterebbe più rispetto in una società che si rinnova costantemente e dimentica la storia.
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Dopo l'immeritato Oscar per la "Grande Lentezza" ,Sorrentino ci ripropone un minestrone di immagini,dialoghi che tendono al raffinato senza mai raggiungerlo,e complessivamente una storia che proprende ancora una volta verso il "Mattone" indigesto.
Come nella precedente opera si salva in gran parte la fotografia.
Il Cast è di alto livello ma sprecato(tranne la Ghenea che poteva spiccare il volo solamente nuda).
Una cosa ho apprezzato,il messaggio che in fondo la vecchiaia è (per chi ha la fortuna di arrivarci) un valore aggiunto che meriterebbe più rispetto in una società che si rinnova costantemente e dimentica la storia.
Per questo motivo gli do un 6 reputandolo comunque migliore della precedente opera a cui avevo dato una sola stella.
Rimango ancora dell'idea che il miglior prodotto sfornato da Sorrentino,al momento,sia "Il Divo".
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onufrio
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lunedì 4 gennaio 2016
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la fonte della giovinezza
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Dopo lo straordinario (e meritato) successo de "La Grande Bellezza", il regista Sorrentino era atteso dietro l'angolo con il suo nuovo film "Youth"; lo stile rimane quello, Sorrentino mantiene fede alla propria tecnica ed allo stile ormai riconoscibile, ed anche in questo caso,seppur con sfumature diverse e meno addentrata nell'animo umano, la tematica è la giovinezza, una giovinezza perduta o ritrovata, analizzando la condizione dell'uomo colto, di spettacolo, passando dallo scrittore Gambardella per l'appuno, al maestro musicista Ballinger (Caine) ed al regista stile "Amarcord" felliniano, Boyle (H.Keitel). Il risultato che ne esce è senza dubbio inferiore a "La grande Bellezza", ma paragonare i film è sempre brutto, dunque possiamo dire che Sorrentino rimane fedele a se stesso e questo è un messaggio significativo nel percorso artistico del regista italiano.
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Dopo lo straordinario (e meritato) successo de "La Grande Bellezza", il regista Sorrentino era atteso dietro l'angolo con il suo nuovo film "Youth"; lo stile rimane quello, Sorrentino mantiene fede alla propria tecnica ed allo stile ormai riconoscibile, ed anche in questo caso,seppur con sfumature diverse e meno addentrata nell'animo umano, la tematica è la giovinezza, una giovinezza perduta o ritrovata, analizzando la condizione dell'uomo colto, di spettacolo, passando dallo scrittore Gambardella per l'appuno, al maestro musicista Ballinger (Caine) ed al regista stile "Amarcord" felliniano, Boyle (H.Keitel). Il risultato che ne esce è senza dubbio inferiore a "La grande Bellezza", ma paragonare i film è sempre brutto, dunque possiamo dire che Sorrentino rimane fedele a se stesso e questo è un messaggio significativo nel percorso artistico del regista italiano.
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peli di noia
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sabato 26 dicembre 2015
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aggiungo
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Aggiunta. Mi preme segnalare il doppiaggio come uno dei peggiori che mi sia capitato di ascoltare.
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peli di noia
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sabato 26 dicembre 2015
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delusione
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Dopo 'la grande B.' Sorrentino inciampa barcolla perde la strada. Non so se per fare un film dopo un Oscar, sia necessario per forza arruolare grandi ex attori e sfruttare le glorie passare per rincorrere il dio dollaro. la storia insulsa potrebbe anche stare in piedi, come per la 'la grande B.', grazie al montaggio, le riprese, la musica, e gli attori. Qui non v'è nulla di ciò. Alla prossima...
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bruce harper
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domenica 20 dicembre 2015
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la fuga dall’horror vacui continua
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Amo i contrasti binari, sono gli assi cartesiani su cui si costruisce una visione del mondo. E si solidifica una roba magmatica ed aleatoria come l’analisi dei film. In questo Youth il cuore drammatico dell’opera è a mio avviso il conflitto DESIDERIO vs APATIA. Empatia vs inadeguatezza. Pieno vs vuoto.
Del resto perché Youth? Se i protagonisti benché gajardi sono due cariatidi. Perché questo conclamato paradosso? Perché gli anziani, ci dice Sorrentino, sono liberi dalla condanna del desiderio. E così facendo offrono il fianco alla razionalizzazione, alla riflessione filosofica della loro ricerca. Youth è il desiderio, le emozioni, e il desiderio non è una benedizione, una conquista, ma una condanna.
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Amo i contrasti binari, sono gli assi cartesiani su cui si costruisce una visione del mondo. E si solidifica una roba magmatica ed aleatoria come l’analisi dei film. In questo Youth il cuore drammatico dell’opera è a mio avviso il conflitto DESIDERIO vs APATIA. Empatia vs inadeguatezza. Pieno vs vuoto.
Del resto perché Youth? Se i protagonisti benché gajardi sono due cariatidi. Perché questo conclamato paradosso? Perché gli anziani, ci dice Sorrentino, sono liberi dalla condanna del desiderio. E così facendo offrono il fianco alla razionalizzazione, alla riflessione filosofica della loro ricerca. Youth è il desiderio, le emozioni, e il desiderio non è una benedizione, una conquista, ma una condanna. Guardate la faccia dell’anaffettivo Caine quando il medico gli presenta i risultati degli esami rivelandogli quello che lo aspetta: youth! Guardate la fine che fa Keitel, l’alter-ego umanista, illuminato, l’ottimista, dopo che tutta la fiducia da lui riposta nell’umanità viene rinnegata dal più mortifero dei tradimenti.
In Sorrentino solo la bellezza, l’estetica, è una fuga, un rifugio al disincanto, si riveste di un senso morale e filosofico. E’ l’antidoto al senso di vuoto, l’alternativa al modello nichilista e all’apatia. La finzione è la soluzione al vero. Anzi ad essere vero, nel mondo di Sorrentino, è la finzione stessa, il trucco, il travestimento, lo spettacolare, il magico, perché il vero come ci viene raccontato, la purezza, l’autentico, le EMOZIONI, SONO UNO SFORZO VANO, sterile e tremendamente doloroso. Le emozioni sono sopravvalutate. La finzione, la maschera (Maradona, Hitler, la regina), è l’unico vero strumento per affrontare il mondo e contrastare il senso di inadeguatezza. “Nessuno è all’altezza”, anche un attore affermato che tenta invano di rendere credibile un plateale monologo sulla forza del desiderio.
In Sorrentino l’estetica e la morale dei suoi film sono sempre strettamente interconnessi. Che cos’è il travestimento se non la voglia di dare un senso, un valore, a ciò che un senso e un valore non ce l’ha. Che cos’è l’estetizzazione, la messinscena barocca, se non un tentativo di trovare un’alternativa alla purezza, alla semplicità, di COLMARE IL VUOTO CON IL PIENO. Pensiamo al barocco nato dalla controriforma, o alla pop-art in risposta all’astrattismo. Ma perché Sorrentino rifugge la purezza? Non perché egli disprezzi il semplice, la purezza, ma perché la purezza (delle emozioni) gli fa paura, lo atterrisce, lo lascia senza risposte, impotente, in balia del senso di vuoto, e per questo la dissimula, la esorcizza, diluendola in un trionfo della magniloquenza estetica.
I personaggi di Sorrentino sono sempre alla ricerca di qualcosa, ma la distanza che colmano è sempre in uno spazio interiore, introspettivo, mistico. All’esterno, che si tratti delle macerie di Roma o degli splendori dolomitici, regna l’immobilismo. Quando Caine scopre di essere sano non si compiace di quell’agnizione ma ripiomba nello sconforto. Perché la spiegazione di quel senso di vuoto non è in quei risultati, non ha motivi scientifici, misurabili, è altrove. Un altro buco nell’acqua che lo costringe ad iniziare una nuova, inesausta, ricerca, a trovare il coraggio per riaffrontare nuovamente il mondo (per entrare a Venezia dalla porta principale e non da quella secondaria, arbitraria, effimera, dei sogni) e provare di nuovo, ciclicamente, inesorabilmente, il senso della propria inadeguatezza.
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john stimmer
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domenica 29 novembre 2015
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l ' uomo e la sua condizione
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Youth ,la Giovinezza
Maturo, film che dialoga da subito con i temi essenziali che riguardano la vita : vivere e conoscere la condizione umana in tutte le sue implicazioni , dalla gioventù fino all ' ultimo giorno della vita , come direbbe il personaggio interpretato dal sempreverde Harvey Keitel .
Alla base del film cè una grande amicizia tra lui , un regista di spessore e un famoso direttore d' orchestra ( altra conoscenza di lunga data nel cinema mondiale, Micheal Cain ) ,i quali all ' interno di quello che si potrebbe definire un angolo di paradiso , ovvero un hotel ai piedi della alpi in Svizzera, si interrogano quotidianamente l 'un l' altro di cosa la vita vuole preservare per il loro avvenire , alquanto breve ma decisamente intriso di passione .
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Youth ,la Giovinezza
Maturo, film che dialoga da subito con i temi essenziali che riguardano la vita : vivere e conoscere la condizione umana in tutte le sue implicazioni , dalla gioventù fino all ' ultimo giorno della vita , come direbbe il personaggio interpretato dal sempreverde Harvey Keitel .
Alla base del film cè una grande amicizia tra lui , un regista di spessore e un famoso direttore d' orchestra ( altra conoscenza di lunga data nel cinema mondiale, Micheal Cain ) ,i quali all ' interno di quello che si potrebbe definire un angolo di paradiso , ovvero un hotel ai piedi della alpi in Svizzera, si interrogano quotidianamente l 'un l' altro di cosa la vita vuole preservare per il loro avvenire , alquanto breve ma decisamente intriso di passione .
I dialoghi sono cadenzati da un ritmo a tratti maniacale , ogni personaggio è studiato nei minimi dettagli e svolge una sua funzione nell ‘ intreccio del più grande dialogo che il film si propone , con la vita : quanto tempo ci rimane e come viverlo ? Sorrentino fa enunciare ai suoi personaggi parole con quel filo di ironia miscelato a qualche goccia di amarezza che poi a ognuno di noi appartiene ,ma chi di noi ha avuto prova di dolori forti sa cogliere con maggior lucidità laggiù nelle fredde e tetre spazialità dell’ animo umano.
Fanno parte della storia , come si diceva , altri personaggi con svariate caratteristiche ma mai banali ,tra cui ricordiamo Diego Maradona , una Pop Star , Miss Universo , un attore in fase di lancio , un bambino intento a suonare il suo strumento ,la massaggiatrice della Spa. In ognuno di loro si contraddistingue una sensazione di solitudine disorientante , ma è trattata in modo più leggero rispetto ai lavori precedenti del regista. Il suo estetismo tecnico non è cosi marcato , tale è l' importanza dei temi trattati che lo schermo non può dividere dalla nostra più alta percezione emotiva.
Insomma questo film è un viaggio all’ interno del sentimento e delle diversità umane , l’ amicizia e l ‘ amore ,l' essere genitori e figli, è quindi a mio modo di vedere assolutamente da vedere ed esserne parte fin dal principio , in senso ampio direi che ci appartiene , da sempre.
Simionato Giovanni
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mauribianu
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martedì 17 novembre 2015
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la grande giovinezza
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Avverto in questo film un seguito morale, forse ancora più amaro, del precedente La Grande Bellezza. Un filo sottile li unisce, un seguito ideale che inizia con la bellezza di una città eterna come Roma e finisce con la bellezza della giovinezza. Ovvio che per giovinezza non si intende solo il corpo giovane ma anche la giovinezza del pensiero, le giovani aspettative di ognuno, la progettualità in questa vita...Ma c'è un momento in cui tutta questa grande bellezza, che è contenuta nell'essere giovani, purtroppo sfiorirà. Un film dalla coinvolgente fotografia, location che sfiora la bellezza di un paradiso. Un posto idilliiaco dove finire gli ultimi giorni meravigliosi. Attori bravissimi. Una sceneggiatura così vera sincera e reale che in alcuni momenti fa male allo spettatore sentire l'anima nascosta di ogni parola.
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Avverto in questo film un seguito morale, forse ancora più amaro, del precedente La Grande Bellezza. Un filo sottile li unisce, un seguito ideale che inizia con la bellezza di una città eterna come Roma e finisce con la bellezza della giovinezza. Ovvio che per giovinezza non si intende solo il corpo giovane ma anche la giovinezza del pensiero, le giovani aspettative di ognuno, la progettualità in questa vita...Ma c'è un momento in cui tutta questa grande bellezza, che è contenuta nell'essere giovani, purtroppo sfiorirà. Un film dalla coinvolgente fotografia, location che sfiora la bellezza di un paradiso. Un posto idilliiaco dove finire gli ultimi giorni meravigliosi. Attori bravissimi. Una sceneggiatura così vera sincera e reale che in alcuni momenti fa male allo spettatore sentire l'anima nascosta di ogni parola. Sorrentino è allo stato attuale il miglior regista che l'Italia può vantare e non solo per l'economia che i suoi film muovono, ma soprattutto perchè ha qualcosa da raccontare e, anche se è già stato raccontato, il suo punto di vista o la veste con cui lo rappresenta è sempre originale e assolutamente fresco e personale. E' un regista che ha un suo personalissimo stile che non appartiene a nessuno altro. Aspettiamo ora il prossimo suo lavoro.
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liuk!
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mercoledì 11 novembre 2015
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pessimo
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Ed alla fine è arrivato il primo film di Sorrentino che proprio non mi è piaciuto. Una pellicola lenta, noiosa, autocelebrativa che si discosta nettamente dalle opere precedenti. Ricorda alcuni lavori degli anni 70, tra l'onirico ed il simbolista ma, fondamentalmente, delle stupidaggini clamorose.
Speriamo sia stata solo una prova, una sperimentazione, i postumi della sbornia da Oscar.
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(di peli di noia)
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lucva
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domenica 8 novembre 2015
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un ritorno ad un sorrentino meno onirico
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Sono un grande estimatore Del divo , e ho apprezzato molto il cinema con approccio introspettivo e fatto di silenzi di Must to be place , e pur apprezzandone sicuramente degli elementi straordinari, ad esempio la grande fotografia , un grande Servillo e la rivisitazione di una struttura di cinema molto Felliniano , non sono rimasto esaltato da La Grande Bellezza , film troppo onirico , con quei personaggi troppo caricaturali ,un trama dissociata e un ritmo troppo lento .
In questo si vede che l impronta della Grande Bellezza viene riproposta , ma i due grandi vecchi del cinema Keitel e Caine riescono a dare maggiore profondità ai dialoghi , i personaggi sono più reali e verosimili con la realtà, c'è una trama più composta e la sceneggiatura e più ordinata .
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Sono un grande estimatore Del divo , e ho apprezzato molto il cinema con approccio introspettivo e fatto di silenzi di Must to be place , e pur apprezzandone sicuramente degli elementi straordinari, ad esempio la grande fotografia , un grande Servillo e la rivisitazione di una struttura di cinema molto Felliniano , non sono rimasto esaltato da La Grande Bellezza , film troppo onirico , con quei personaggi troppo caricaturali ,un trama dissociata e un ritmo troppo lento .
In questo si vede che l impronta della Grande Bellezza viene riproposta , ma i due grandi vecchi del cinema Keitel e Caine riescono a dare maggiore profondità ai dialoghi , i personaggi sono più reali e verosimili con la realtà, c'è una trama più composta e la sceneggiatura e più ordinata .
Un film piacevole dove ad eccezione di qualche banalità viene fuori bene quel senso di riflessione della vita dell uomo che in età senile , guarda al passato con rimpianti gli errori e le sconfitte ,lasciandosi piani piano morire o reagendo cercando una ragione di vita nuova per ringiovanire . A dispetto delle critiche lette , a me è piaciuto molto più del precedente premiato con oscar , in fin dei conti piacevole con delle belle note di umorismo una bella fotografia ed un grande cast
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