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dario
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domenica 19 dicembre 2010
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impalpabile
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Atmosfera interessante, ma andamento lento e involuto. Dialoghi soporiferi, storia pretestuosa e recitazione molto approssimativa. Troppo lungo eppure poco sviluppato. Occasione sprecata.
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viola klimt
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domenica 28 novembre 2010
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dieci piccoli iraniani
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Asghar Farhadi è probabilmente uno di quei giovani cineasti orientali che si sono cibati di pane amore e libertà, che hanno avidamente varcato i confini del loro mondo per poi tornarci dentro e dare a quella realtà una nuova vivacità. About Elly sembra avere tutto il sapore dei gialli di Conan Doyle o di Agatha Christie,il mistero e la morte si insinuano nella spensieratezza di un gruppo di amici, l'ambientanzione ricorda paesaggi freddi, rocciosi, nordici.
La prima parte del film ha tutta la piacevolezza di un'elegante commedia, l'osservatore non può che guardare con curiosità e stupore la vita spensierata dei giovani protagonisti.
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Asghar Farhadi è probabilmente uno di quei giovani cineasti orientali che si sono cibati di pane amore e libertà, che hanno avidamente varcato i confini del loro mondo per poi tornarci dentro e dare a quella realtà una nuova vivacità. About Elly sembra avere tutto il sapore dei gialli di Conan Doyle o di Agatha Christie,il mistero e la morte si insinuano nella spensieratezza di un gruppo di amici, l'ambientanzione ricorda paesaggi freddi, rocciosi, nordici.
La prima parte del film ha tutta la piacevolezza di un'elegante commedia, l'osservatore non può che guardare con curiosità e stupore la vita spensierata dei giovani protagonisti. Farhadi sembra voler dire...si vivono proprio in Iran! La figura di Elly, l'elemento "estraneo"al gruppo( usando il linguaggio dei romanzi gialli) entra delicatamente sulla scena. Viene presentata da Sepideh, nessuno la conosce eppure in ogni personaggio Elly genera una strana curiosità.
L'incidente recide il pathos in maniera netta. Elly diviene un fantasma, i personaggi iniziano ad indagare, la fotografia sceglie toni oscuri, macabri. La seconda parte del film fa si che i protagonisti, inizialmente personaggi-pupazzi , inizino a muoversi in un percorso rivelatorio, iniziatico,come se Elly fosse la scusa per mettere in discussione alcuni aspetti della loro personalità, per tirare fuori i loro " scheletri dall'armadio", per vivere una sorta di rivelazione alla "Dr.Jekyll e Mr Hide".
Il finale è prevedibile, e francamente un po' deludente.Ma non sembra essere il finale ciò che interessa a Farhadi. Elly è l'inatteso che come un turbine sconvolge il mondo ordinario, tradizionale e a tratti perbenista.
La pellicola ha del resto il pregio di essere stata partorita in un paese che nega agli occhi e al cuore delle persone di guardare al di là dei loro confini. Ha la freschezza di una nuova generazione che parla di Europa, di viaggi, di studi, di amore. L'osservatore occidentale trova la felicità di vedere qualcosa di sorprendente, di totalmente estraneo alla sua visione di "cinema iraniano". Non è necessario tentare metafore azzardate con la situazione politica e religiosa del paese né concentrarsi troppo sulle dinamiche del noir. Piuttosto è bello afferrare la freschezza, la novità, la sorpresa. Spinti dalla pura Curiosità.
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giovedì 5 agosto 2010
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about elly è una sceneggiatura che funziona.
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Inaspettatamente da un regista Persiano, troviamo un film noir a tratti delizioso, superbamente recitato (da Golshifteh Farahani, Taraneh Alidoosti, Mani Haghighi). La struttura dei tre atti è precisamente rispettata, conosciamo Elly e sappiamo il film di cosa parla, nel primo, poi Elly svanisce ed ecco che sia ha lo sviluppo vero della storia. La seconda svolta, quella che porta a conclusione il film è quando l'amica di Elly mente al fidanzato dell'"amica".
About Elly oltre a una ottima sceneggiatura, nella sua semplicità, è anche un turbinio di sentimenti contrastanti nello spettatore, proprio perchè è probabile che ognuno di noi si identifichi in uno dei vari personaggi, per altro ottimamente caratterizzati.
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Inaspettatamente da un regista Persiano, troviamo un film noir a tratti delizioso, superbamente recitato (da Golshifteh Farahani, Taraneh Alidoosti, Mani Haghighi). La struttura dei tre atti è precisamente rispettata, conosciamo Elly e sappiamo il film di cosa parla, nel primo, poi Elly svanisce ed ecco che sia ha lo sviluppo vero della storia. La seconda svolta, quella che porta a conclusione il film è quando l'amica di Elly mente al fidanzato dell'"amica".
About Elly oltre a una ottima sceneggiatura, nella sua semplicità, è anche un turbinio di sentimenti contrastanti nello spettatore, proprio perchè è probabile che ognuno di noi si identifichi in uno dei vari personaggi, per altro ottimamente caratterizzati. Aspetti da migliorare sono sicuramente quelli tecnici, la fotografia non è ancora a livelli Hollywoodiani, seppure buona e in ogni caso per il tipo di storia, funziona. Good Job! Mi è piaciuto. Se amate i noir non americani, andate a vederlo.
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angelo umana
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mercoledì 14 luglio 2010
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giudizio d'arretratezza o di rispetto?
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Un allegro gruppo di amici con prole va a passare qualche giorno al mare; una di essi invita anche Elly, la maestra della sua bambina, con l’occasione le fa conoscere un amico separato dalla moglie tedesca, chissà che un amore nuovo possa nascere, anche se di lei non sanno molto. Sulla probabile nuova liaison gli amici scherzano un po’. Elly accetta di andare in gita, un fidanzato pare averlo però, dal quale sembra volersi separare, in ogni caso lui resta ignaro a Tehran e lei si concede solo un po’ di svago. Dapprima uno dei bambini rischia di annegare, poi è Elly a sparire, annega per davvero. Le scene quasi ingenue (come un bambino che ci prende lievemente per mano e ci porta a vedere qualcosa) ci inducono ad appassionarci alle vicende: gli amici che non sanno chi avvisare della scomparsa di Elly, i loro dubbi, le versioni da dare, le tensioni che sorgono tra di essi di fronte alla tragedia.
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Un allegro gruppo di amici con prole va a passare qualche giorno al mare; una di essi invita anche Elly, la maestra della sua bambina, con l’occasione le fa conoscere un amico separato dalla moglie tedesca, chissà che un amore nuovo possa nascere, anche se di lei non sanno molto. Sulla probabile nuova liaison gli amici scherzano un po’. Elly accetta di andare in gita, un fidanzato pare averlo però, dal quale sembra volersi separare, in ogni caso lui resta ignaro a Tehran e lei si concede solo un po’ di svago. Dapprima uno dei bambini rischia di annegare, poi è Elly a sparire, annega per davvero. Le scene quasi ingenue (come un bambino che ci prende lievemente per mano e ci porta a vedere qualcosa) ci inducono ad appassionarci alle vicende: gli amici che non sanno chi avvisare della scomparsa di Elly, i loro dubbi, le versioni da dare, le tensioni che sorgono tra di essi di fronte alla tragedia.
In realtà il film gira attorno ad una sola questione, che forse ad altre latitudini non occuperebbe tanto la mente o un film, ma in Iran sì: quanto è lecito che una ragazza se ne vada via un fine settimana e lasci a casa il suo fidanzato senza dirgli nulla? Non sappiamo – ma ne abbiamo il sentore – se Elly ha voluto annegare per liberarsi di un legame che era divenuto pesante e, se così fosse, ci sarebbe da disquisire su quanto i costumi o la religione possono uccidere le persone e su quanto le leggi umane siano del tutto relative: al luogo, alla cultura, all’educazione, alle epoche (ricordate ad es. il delitto d’onore italiano?). E’ pesante il giudizio post mortem che dà il fidanzato: come ha potuto Elly partire senza dirgli nulla o senza dichiarare apertamente di avere un fidanzato? Ma altre domande vengono, dal "fronte occidentale”: se uno dei due è stufo di un legame, l’altro davvero non se ne accorge? Oppure: davvero deve restare così sacro o, peggio, indissolubile (almeno in via ufficiale o pubblica), il vincolo del fidanzamento, e quello matrimoniale?
In ogni caso è un film di buona qualità, le cui immagini restano dentro per giorni dopo averlo visto, meglio ancora, è un viaggio tra la gente d’Iran! Purtroppo una dose di maschilismo e di tendenza alla bugia fanno capolino anche nell’ Iran moderno ed emancipato. Molto belli tutti gli attori, molto femminili le attrici, pure se vestitissime da capo a piedi. Alla fine, ben lungi dal farci dare giudizi di arretratezza, spinge a riflettere e rispettare questa cultura.
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[+] l'attenta visione si coglie
(di jean remi)
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paola di giuseppe
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martedì 6 luglio 2010
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"l'avventura" sul mar caspio
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Elly è il corpo estraneo all'interno di un gruppo (tre giovani coppie medio borghesi,buoni studi insieme,bambini ben curati e saputelli,e Amadh, il divorziato)è la maestra d’asilo di una delle bambine,invitata da Sepideh,animatrice della comitiva.Il piano è “combinare” l’incontro di Elly con Amahd,abbandonato dalla moglie tedesca.
In Fireworks del 2006 Farhady aveva creato Rouhi, giovane domestica chiamata per aiutare nelle pulizie di casa e catapultata al centro di una crisi coniugale che le svela un mondo di miseria umana insospettato.
Entrambe sono il reagente di situazioni che esplodono improvvise,il caso innesca la miccia e le esplosioni a catena lasceranno il terreno pieno di macerie.
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Elly è il corpo estraneo all'interno di un gruppo (tre giovani coppie medio borghesi,buoni studi insieme,bambini ben curati e saputelli,e Amadh, il divorziato)è la maestra d’asilo di una delle bambine,invitata da Sepideh,animatrice della comitiva.Il piano è “combinare” l’incontro di Elly con Amahd,abbandonato dalla moglie tedesca.
In Fireworks del 2006 Farhady aveva creato Rouhi, giovane domestica chiamata per aiutare nelle pulizie di casa e catapultata al centro di una crisi coniugale che le svela un mondo di miseria umana insospettato.
Entrambe sono il reagente di situazioni che esplodono improvvise,il caso innesca la miccia e le esplosioni a catena lasceranno il terreno pieno di macerie.
Una giovane donna sparì fra gli scogli del Mediterraneo tanti anni fa,ne L’avventura di Antonioni,qui siamo sul Mar Caspio,sparisce la dolce e silenziosa Elly,il mistero avvolge la sua scomparsa,forse mentre faceva volare l’aquilone ha visto uno dei piccoli in pericolo fra le onde o forse è andata via,in fondo voleva partire prima, qualcosa la turbava,ma Sepideh, ah le donne quando fanno un piano! le aveva nascosto il borsone. E perché il suo cellulare è nella borsa di Sepideh?
Non è un noir, non è un thriller,eppure la tensione che sale da metà film è insopportabile.
Come di fronte alle calde acque del Mediterraneo,anche qui l’incomunicabilità alza la sua nebbia davanti ad un mare da subito ostile, minaccioso,ma questo è un Iran sospeso tra occidente e oriente,e se non bastasse l’eterno chador che sembra incollato sulla testa delle donne,ce lo direbbe la gestualità carica,esuberante, quel dinamismo motorio che a tratti scatena danze e risate che noi occidentali facciamo un po’ fatica a capire.
Quanto al resto,però,l’omologazione è a buon punto,le donne sono belle,slanciate ed emancipate quanto basta, indossano jeans e guidano fuoristrada.Nessuno stereotipo abusato,nessun sotto testo esibito.
Eppure le sovrastrutture crollano come un castello di carte,ci sono regole che riemergono,c’è un regime teocratico che detta la morale e i ruoli tra i sessi,mentire è un obbligo,anche dove non c’è niente da nascondere, bisogna insegnare anche ai bambini a farlo bene.
Solo nella cruda evidenza di un obitorio,là dove tutte le finzioni devono crollare per forza,il lavoro di demolizione delle maschere finirà.
Sottigliezze di regia nel creare spiazzamento e disagio nello spettatore,una fotografia che insiste sui filtri di un grigio/azzurro raggelante,inquadrature e movimenti di scena molto teatrali,primi piani e soggettive (in particolare le scene acquatiche) che richiedono una buona apnea da parte di chi assiste.
Forse un po’ lento nella prima parte,un’insistenza eccessiva nel descrivere,prende pienamente quota nella seconda.
Accuse,sospetti,insofferenze, incapacità di comprendersi,gioco perverso delle responsabilità che si rimpallano dall’uno all’altro,intorno alla scomparsa della Elly tra le onde si accumula un campionario di comportamenti che smantellano tutte le sovrastrutture di una modernità più esibita che autentica,scoprendo su quale fragile equilibrio si viva il rapporto con gli altri e,perché no? con sé stessi.
Donne determinate, sicure di sé,convivono con uomini infiacchiti,che sembrano accettarle come compagne fino a quando la criticità del momento riporta a galla vecchi codici di comportamento e la violenza esplode,con le parole e, se non basta, con i fatti.Ma poi tutto torna come prima.
Un film che scopre le carte e lascia turbati,pensierosi.
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algernon
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domenica 4 luglio 2010
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una tragedia apparentemente insensata
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la prima impressione che ho avuto durante la visione del film è quella di alcuni comportamenti irragionevoli che determinano la successiva tragica evoluzione: soprattutto i trucchi di Sepideh per impedire ad Elly di ripartire come desiderava, ed anche un po' le sue reticenze con gli amici; e poi un po' di negligenza nella sorveglianza dei figli. quest'ultima probabilmente rientra nel novero delle "fatalità" che accadono purtroppo non così raramente per l'intreccio degli eventi. Il comportamento di Sepideh invece lo spiego a fatica. Si spiega forse con la tendenza al protagonismo e a voler tutto organizzare, inclusi i matrimoni degli amici, a tutti i costi e in definitiva ignorando il parere degli amici.
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la prima impressione che ho avuto durante la visione del film è quella di alcuni comportamenti irragionevoli che determinano la successiva tragica evoluzione: soprattutto i trucchi di Sepideh per impedire ad Elly di ripartire come desiderava, ed anche un po' le sue reticenze con gli amici; e poi un po' di negligenza nella sorveglianza dei figli. quest'ultima probabilmente rientra nel novero delle "fatalità" che accadono purtroppo non così raramente per l'intreccio degli eventi. Il comportamento di Sepideh invece lo spiego a fatica. Si spiega forse con la tendenza al protagonismo e a voler tutto organizzare, inclusi i matrimoni degli amici, a tutti i costi e in definitiva ignorando il parere degli amici. Un comportamento strano ma possibile? A parte questo dubbio, il film è ben diretto e ben recitato, e mette in scena con stile teatrale un dramma corale in cui tutti i personaggi fanno la loro parte. interessante l'ambientazione, e lo sguardo sulle giovani generazioni iraniane. metteri 3 e mezzo, ma non esiste, mi butto sul 4.
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domenica 4 luglio 2010
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la maschera moderna della teocrazia iraniana
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Un gruppo di amici lascia Teheran per trascorrere una breve vacanza al mare. Fra loro vi sono tre coppie sposate con i rispettivi figli, Ahmad (Shahab Hosseini), che è appena tornato dalla Germania dopo aver divorziato, e la giovane Elly (Taraneh Alidoosti), maestra di asilo di uno dei bambini, invitata per farle conoscere Ahmad e favorire il fidanzamento tra i due. Quando uno dei bimbi rischia di annegare, Elly scompare, forse affogata nel tentativo di salvarlo. Partono le ricerche che porteranno ad una verità inattesa.
Potrebbe essere un dramma girato in Europa, con le tinte del giallo, ma a dirigerlo è un giovane regista iraniano, Farhadi, che dimostra padronanza nell'utilizzo del mezzo cinematografico ed uno stile moderno, in cui la telecamera è molto mobile e segue da vicino la scena, spesso prossima al centro dell'azione.
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Un gruppo di amici lascia Teheran per trascorrere una breve vacanza al mare. Fra loro vi sono tre coppie sposate con i rispettivi figli, Ahmad (Shahab Hosseini), che è appena tornato dalla Germania dopo aver divorziato, e la giovane Elly (Taraneh Alidoosti), maestra di asilo di uno dei bambini, invitata per farle conoscere Ahmad e favorire il fidanzamento tra i due. Quando uno dei bimbi rischia di annegare, Elly scompare, forse affogata nel tentativo di salvarlo. Partono le ricerche che porteranno ad una verità inattesa.
Potrebbe essere un dramma girato in Europa, con le tinte del giallo, ma a dirigerlo è un giovane regista iraniano, Farhadi, che dimostra padronanza nell'utilizzo del mezzo cinematografico ed uno stile moderno, in cui la telecamera è molto mobile e segue da vicino la scena, spesso prossima al centro dell'azione. Il clima giocoso ed allegro della prima parte lascia via via il posto ad atmosfere tese ed opprimenti (sottolineate anche da cambiamenti ambientali e metereologici) allorché la scomparsa di Elly fa esplodere le tensioni latenti nel gruppo di amici, le cui dinamiche sono peraltro descritte con realismo e naturalezza. Difficile non scorgervi un discorso politico (sufficientemente implicito da sfuggire alla censura ufficiale): i fermenti modernisti (qui rappresentati dall'aspetto e dai comportamenti emancipati ed occidentalizzanti dei personaggi, appartenenti, non per caso, all'emergente classe medio-borghese) che pure attraversano l'Iran, sono la maschera di un paese cha ancora abdica rispetto alle libertà civili ed alle responsabilità etiche. Il cedimento di Sepideh (Golshifteh Farahani), che tradisce la memoria dell'amica per giustificare se stessa e gli altri agli occhi del fidanzato di Elly, è la denuncia della viltà di chi accetta di adeguarsi pavidamente al moralismo ipocrita di un regime autoritario e corrotto. La votazione con cui il gruppo decide la linea da sostenere è beffardamente unanime, come gli esiti plebiscitari di certe consultazioni elettorali, fintamente democratiche. La parte del paese che sogna nuova libertà (visivamente resa con l'allegoria dell'aquilone) si scontra con la passiva immobilità della maggior parte dela popolazione (la macchina insabbiata degli ultimi fotogrammi). In controluce, note di costume sulla società iraniana, intrisa dei pregiudizi (sottomissione della donna, salvaguardia dell'onore) instillati dal'indottrinamento religioso. Orso d'argento a Berlino.
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sider
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martedì 29 giugno 2010
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about tedium
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Sapendo che mi tirerò dietro palate di pareri negativi, confesso senza problemi che questo film non mi è affatto piaciuto.
Non sono mai stato per gli spara spara corri corri all'americana, ed anzi, rimanendo in ambito europeo, ho sempre apprezzato il cinema italiano, francese, spagnolo...però a tutto c'è un limite! Trovo il film completamente privo di ritmo e la storia molto inconsistente, si trascina faticosamente verso questo finale inaspettato quasi quanto il sorriso di fine puntata di Poncharello (chip's ;P). Insomma, probabilmente sono io una capra e mi sfuggono i "grandi significati intrinsechi" di questa maestosa opera, ma personalmente, ad una settimana dalla visione, continuo a pentirmi di essermi privato di due ore di sonno nel letto ;P
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(di luana)
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valeriana
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lunedì 28 giugno 2010
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dalla tragedia sfiorata al tragico mistero di elly
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Ho subito pensato al Grande freddo, con l'incipit goliardico, un po' insistito e a volte banale, ma indubbiamente necessario per creare uno stacco con ll coinvolgente, tesissimo sviluppo della vicenda. Un film corale, in cui fanno spicco ottimi solisti. La scena che più mi ha colpita, e per me emblematica, è quella del volo prolungato dell'aquilone, metafora forse di una libertà che sembra assoluta, ma pur sempre legata ad un filo e che si rivela tragica e fa da contraltare con l'auto pervicacemente insabbiata. E quello che credo rimanga nello spettatore è il senso del mistero e della menzogna, del senso di colpa di Sepideh e della difficoltà degli altri nell'affrontare una situazione complessa e insolita in un ambiente appesantito da ipocrisie dovute a retaggi sociali e religiosi, presenti anche se non esplicitamente evocati.
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Ho subito pensato al Grande freddo, con l'incipit goliardico, un po' insistito e a volte banale, ma indubbiamente necessario per creare uno stacco con ll coinvolgente, tesissimo sviluppo della vicenda. Un film corale, in cui fanno spicco ottimi solisti. La scena che più mi ha colpita, e per me emblematica, è quella del volo prolungato dell'aquilone, metafora forse di una libertà che sembra assoluta, ma pur sempre legata ad un filo e che si rivela tragica e fa da contraltare con l'auto pervicacemente insabbiata. E quello che credo rimanga nello spettatore è il senso del mistero e della menzogna, del senso di colpa di Sepideh e della difficoltà degli altri nell'affrontare una situazione complessa e insolita in un ambiente appesantito da ipocrisie dovute a retaggi sociali e religiosi, presenti anche se non esplicitamente evocati. Film da vedere e da rivedere, forse per scoprire che non c'è soluzione al mistero e che dopo il dolore e la rabbia dell'uno e degli altri non resta che il ritorno alla quotidianità.
Valeriana
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mantaor
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venerdì 25 giugno 2010
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non mi ha convinto
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Non mi ha convinto non per la lentezza, che non considero un fattore determinante nella valutazione di un film, ma per banalità della trama che potrebbe essere riassunta in 2 periodi. non mi ha ispirato nessun sentimento in particolare se non una grande noia. Fotografia appena accettabile come pure la scenografia, recitato bene, pathos zero. Non lo consiglio.
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