| Anno | 2006 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Emilio Estevez |
| Attori | Harry Belafonte, Joy Bryant, Nick Cannon, Laurence Fishburne, Brian Geraghty Heather Graham, Anthony Hopkins, Helen Hunt, Joshua Jackson, Shia LaBeouf, Lindsay Lohan, Demi Moore, Martin Sheen, Christian Slater, Sharon Stone, Elijah Wood, William H. Macy, Mary Elizabeth Winstead, Freddy Rodriguez, Ashton Kutcher, David Krumholtz, Emilio Estevez. |
| Uscita | venerdì 19 gennaio 2007 |
| Tag | Da vedere 2006 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,19 su 29 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 19 febbraio 2020
L'ultima notte di Robert Kennedy, ucciso a Los Angeles nel 1968 dopo aver tenuto il discorso per la vittoria in California. Il film ha ottenuto 2 candidature a Golden Globes, 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, In Italia al Box Office Bobby ha incassato 1,5 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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4 giugno 1968. Si stanno svolgendo le elezioni per le primarie democratiche in California, un test decisivo per la corsa verso la candidatura per la Presidenza degli Stati Uniti. Le ore di quella giornata scorrono verso la speranza di una possibile vittoria di Bob Kennedy sull'avversario McCarthy. Si chiuderanno nelle prime ore del 5 giugno con i colpi di pistola sparati da Sirhan Sirhan che stroncheranno non solo la vita di un uomo ma le speranze di quell'America che vuole uscire dalla follia della guerra nel Vietnam. Emilio Estevez decide di raccontarcele non seguendo, più o meno documentaristicamente, le 'ultime ore' del candidato ma proponendoci altmanianamente la vita delle persone che si trovano, per i più diversi motivi, nell'Hotel Ambassador quartier generale dei Democratici. Dal direttore fedifrago con moglie parrucchiera dell'hotel al cameriere immigrato che vorrebbe poter andare ad assistere alla partita dei suoi sogni ed è costretto a lavorare; dalla cantante ormai alcolizzata al giovane attivista che sogna solo di poter essere presentato al leader è un concatenarsi di storie che ci mostrano uno spaccato dei sogni e delle frustrazioni degli Stati Uniti di quei giorni.
Estevez, che all'epoca aveva sei anni, mette insieme un cast ad altissimo livello per raccontarci di un American Dream che sembrava ancora possibile e che, da quel giorno che faceva seguito agli spari di Dallas, ha cominciato a impallidire. Estevez non è meno americano di chi osanna Bush ma fa parte di quell'America legata all' "I Care"(Mi riguarda) di cui Bob Kennedy fu l'ultimo vessillo. "Hanno creato un deserto e lo chiamano pace" diceva Bob in riferimento al Vietnam. Quelle parole, pronunciate dalla sua viva voce nel film hanno un valore che si estende all'oggi. Basta cambiare i riferimenti. Nel matrimonio di due giovani che vedono nella cerimonia l'unica possibilità di salvezza dalla chiamata al fronte per il lui della coppia e che scoprono che non si tratta solo di un escamotage ma che il loro è amore sta il nucleo del film. Potranno riferirci (ed è stato fatto anche con libri documentati) dei versanti oscuri del mito die Kennedy. Sta di fatto che, dopo di loro, nessuno si è più levato con altrettanta forza per offrire agli americani la possibilità di costruire la speranza in un mondo dove l'ossessione del 'nemico' (interno o esterno che fosse) non costituisse l'unico parametro di valutazione delle azioni individuali e politiche. Il lungo discorso di Bob Kennedy, che chiude il film mentre scorre un'alternarsi di scene ricostruite e di materiali relativi a quella notte, è lì a ricordarcelo. "Sono convinto che possiamo lavorare tutti insieme. Siamo un grande paese, un paese altruista e compassionevole". Bobby, così come il cinema vero richiede, riesce a parlarci del passato per farci riflettere sul presente.
A dispetto del titolo, Robert Kennedy e il suo attentato è solo il filo che lega i personaggi e le storie che "Bobby" racconta. Storie di dolore, ideali, perdono, ma soprattutto una grande riflessione sulla violenza e le sue conseguenze. Nonostante i risvolti drammatici, è un film che porta con sé un messaggio positivo e ottimista. Ottimi tutti gli attori.
È una trovata forse un po' ovvia quella del microcosmo di gente qualsiasi che circonda i grandi fatti, la storia minuscola che racconta la storia maiuscola. Però quando in Bobby di Emilio Estevez (figlio di Martin Sheen) vedi scorrere uno dietro l'altro Hopkins e la Stone, Belafonte e Demi Moore, Laurence Fishburne e Sheen, per stare solo ai nomi più grossi, l'effetto è molto coinvolgente.