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biscotto51
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giovedì 8 dicembre 2022
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oscar alla banalità
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Un film banale, pieno dei più triti luoghi comuni, delle situazioni più stereotipate, di personaggi elementari che sembrano ognuno una macchietta. Oscar a questo film? Una bestemmia.
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biscotto51
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martedì 26 luglio 2022
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banalissimo
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Una storia mediocre, costruita usando i più frusti, infantili e banali stereotipi cinematografici. Oscar a questo film? Ma daiii...
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luca scialo
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martedì 12 gennaio 2021
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salvatores chiude la trilogia della fuga in bello stile
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Un gruppo di soldati italiani, mandato a presidiare una isola greca remota, è stato praticamente abbandonato dalla loro Patria. Finiscono così per familiarizzare con la comunità locale, ignari perfino che la guerra sia finito. E qualcuno tra loro preferirà rimanere lì, avendo ritrovato una propria dimensione. Rispetto ad un paese che li ha sfruttati e dimenticati e il cui futuro è tutto da scrivere. Premio Oscar come miglior film straniero, Salvatores chiude in bellezza la sua Trilogia della fuga. Accompagnando così il passaggio dagli anni '80 agli anni '90, cercando di preservare valori umani come l'amicizia e l'amore, traghettandoli in un'epoca che li metterà in crisi. E sceglierà proprio una via tradizionale cinematografica, quella di ambientare il film nella Seconda guerra mondiale.
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Un gruppo di soldati italiani, mandato a presidiare una isola greca remota, è stato praticamente abbandonato dalla loro Patria. Finiscono così per familiarizzare con la comunità locale, ignari perfino che la guerra sia finito. E qualcuno tra loro preferirà rimanere lì, avendo ritrovato una propria dimensione. Rispetto ad un paese che li ha sfruttati e dimenticati e il cui futuro è tutto da scrivere. Premio Oscar come miglior film straniero, Salvatores chiude in bellezza la sua Trilogia della fuga. Accompagnando così il passaggio dagli anni '80 agli anni '90, cercando di preservare valori umani come l'amicizia e l'amore, traghettandoli in un'epoca che li metterà in crisi. E sceglierà proprio una via tradizionale cinematografica, quella di ambientare il film nella Seconda guerra mondiale. Seppur in una zona remota come tante, peraltro paradisiaca, che si trovò a fare da palcoscenico ad una follia umana.
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jayan
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lunedì 14 settembre 2020
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il capolavoro di salvatores
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Ha pienamente meritato l'Oscar come migliore film straniero. Ci sono atmosfere incantevoli. Ci mostra quel periodo della guerra in cui un manipolo di soldati viene confinato in Grecia. E anche quando potranno tornare in Italia, decidono di rimanere sull'isola. Questo è uno dei film su coloro "che fuggono". Davvero molto bello! Secondo me è il più bel film del grande regista.
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parsifal
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lunedì 22 luglio 2019
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guerra e pace in un'isola quasi dimenticata
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Salvatores , ispirandosi al romanzi " Sagapò" di R. Biason, nel 1991 realizzò il terzo ed ultimo lungometraggio dedicato alla trilogia della fuga, dopo Marrakesh express e Turnè. Il film inizia infatti con una frase di H.Laborit dedicata all'esaltazione della fuga stessa e si conclude con una dedica a coloro che stanno scappando. I protagonisti sono dei soldati italiani , inviati in missione di controllo su un 'isola remota del Mediterraneo, in Grecia, non distante dalla Turchia. Le riprese vennero effettuate nell'isola di Megisti in italiano Castello Rosso. Misteriosamente ed inspiegabilmente, non appartengono alla Marina Militare , ma all' Esercito e tra di loro vi sono anche degli alpini, come i fratelli Munaron, montanari veraci che non hanno alcuna confidenza con il mare, oppure come Strazzabosco ( Gigio Alberti) incredibilmente affezionato all'asina Silvana , adibita al trasporto della radio e delle armi.
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Salvatores , ispirandosi al romanzi " Sagapò" di R. Biason, nel 1991 realizzò il terzo ed ultimo lungometraggio dedicato alla trilogia della fuga, dopo Marrakesh express e Turnè. Il film inizia infatti con una frase di H.Laborit dedicata all'esaltazione della fuga stessa e si conclude con una dedica a coloro che stanno scappando. I protagonisti sono dei soldati italiani , inviati in missione di controllo su un 'isola remota del Mediterraneo, in Grecia, non distante dalla Turchia. Le riprese vennero effettuate nell'isola di Megisti in italiano Castello Rosso. Misteriosamente ed inspiegabilmente, non appartengono alla Marina Militare , ma all' Esercito e tra di loro vi sono anche degli alpini, come i fratelli Munaron, montanari veraci che non hanno alcuna confidenza con il mare, oppure come Strazzabosco ( Gigio Alberti) incredibilmente affezionato all'asina Silvana , adibita al trasporto della radio e delle armi. Il loro comandante, il Tenente Montini ( C. Bigagli) è un giovane dinamico e amante della cultura classica, essendo insegnante di Liceo nella vita civile. Completa il quadro il Sergente Nicola Lo Russo, un esplosivo e divertentissimo D.Abatantuono, lontano anni luce dalìgli stilimi del terroncello che lo resero famoso. Giunti sull'isola, vengono accolti da un impentrabile silenzio, un 'inspiegabile desolazioen ed una frase scritta in Greco " La Grecia è la tomba degli Italiani" . Atterriti , procedono nell'esplorazione e poi si insediano ufficialmente. Le giornate scorrono lente ed in modo piacevole; sono distanti le battaglie ed il clamore che ne consegue e gli uomini non sentono la mancanza, tranne forse il Sergente che vorrebbe continuare ad imporre la disciplina marziale, ma viene dissuaso dal tenente e dall'atmosfera incredibilmente rilassata. Uno degli Uomin, Nonventa, un poderoso C.Bisio, assilla tutti con la sua nostalgia di casa e della moglie incinta, mentre il più giovane , il piccolo Farina ( G.Cederna) si innamora della Prostituta Vassilissa, conosciuta nel momento in cui gli abitanti decidono di palesarsi e fraternizzare con gli italiani. Nensce quindi un proficuo sodalizio, lontano dalla guerra e dai suoi insensati orrori, tra soldati e civili, fatto di lavori svolti insieme, agricoltura e pesca, nuotate , storie d'amore coem spesso acade quando si dimentica la guerra e si resta umani. Ma i bei sogni durano poco; dopo tre anni di permanenza , giunge sull'isola , a causa di un'avaria, il Tenente Carmelo La Rosa ( A, Catania) e annuncia ai presenti l'armistizio dell' Otto Settembre e di tutto ciò che ne consegue. La quiete finisce, arrivano le imbarcazioni inglesi e prendono in consegna i soldati tranne due ; Farina che rimane sull'isola con Vassilissa essendo ormai suo marito e Noventa che fugge prima dell'arrivo degli inglesi, sfidando il mare in barca a remi. Anni dopo, Montini torna sull'isola per far visita a Farina, divenuto vedovo nel frattempo e titolare di un ristorante che porta il nome della moglie defunta. E trova una grande e gradevole sorpresa; Lo Russo, che vive lì da anni, deluso da ciò che il suo paese, nel quale credeva molto, era diventato , facendo crollare tutte le sue aspettative. Il film si conclude con l'inquadratura sui tre amici, ornai vecchi , seduti a tavola, intenti a preparare il pasto per il ristorante di Farina. Film epocale e generazionale, diventato un vero e proprio cult movie, tanto da fungere da esempio nello sciorinare le battute più famose ed incisivw, pieno di gag irresistibili ma anche di numerosissimi sounti di riflessione deve il suo successo alla bravura indiscutibile degli interpreti, ad un 'ottima scrittura, alla bellezza mozzafiato della Location ed al fatto che come disse il regista, quando ritirò l'Oscar , espone un punto di vista del tutto avverso alla guerra ed inneggiante alla fratellanza " Stop War. Life iS Better" . Irrinunciabile.
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sirgient
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venerdì 15 giugno 2018
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perdersi per poi ritrovarsi...
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Una guerra sullo sfondo che resta impalpabile tra i flutti azzurri del cristallino mare della grecia. Uomini o meglio ragazzi persi tra le spire del prorpio tempo dove tutto è non scritto.
in un mondo sconvolto restano intrappolati in una piega tra lo spazio e il tempo che li avvolge come una soffice nuvola bianca.
Soldati solo per una verde divisa che presto si logora e consuma, armi che non si usano mai se non per difendere il proprio amore, radio che non comunicano perchè il destino a volte è beffardo, ma in qualche modo aiuta a vivere un onirica esistenza, dove tutto è silenzio e candido vuoto, tra suoni lenti, ipnotici.
Quando la musica riparte, il mondo prende a danzare tra i caldi raggi di un sole bianco a mezzogiorno che asciuga i panni stesi a fare da velo alla vita vera.
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Una guerra sullo sfondo che resta impalpabile tra i flutti azzurri del cristallino mare della grecia. Uomini o meglio ragazzi persi tra le spire del prorpio tempo dove tutto è non scritto.
in un mondo sconvolto restano intrappolati in una piega tra lo spazio e il tempo che li avvolge come una soffice nuvola bianca.
Soldati solo per una verde divisa che presto si logora e consuma, armi che non si usano mai se non per difendere il proprio amore, radio che non comunicano perchè il destino a volte è beffardo, ma in qualche modo aiuta a vivere un onirica esistenza, dove tutto è silenzio e candido vuoto, tra suoni lenti, ipnotici.
Quando la musica riparte, il mondo prende a danzare tra i caldi raggi di un sole bianco a mezzogiorno che asciuga i panni stesi a fare da velo alla vita vera.
Vivere in pochi istanti lunghi quanto il tempo, tutta una vita, lasciando lì, i ricordi del proprio passaggio, alla fine forse è ciò che più vogliamo, lasciare qualcosa di noi.
Il rosso di un tramonto e quella soave musica che lo accompagna, qui Salvatores ci trasporta in uno dei suoi viaggi più sublimi, raccontandoci a modo suo come il tempo che passa possa lasciare di se un ricordo indelebile, quanto la vita ci dà e quanto ci toglie, un po come portare via le armi da sotto il naso, senza un perchè... "io non tso..!".
Perdersi per poi ritrovarsi, amici dentro, con un anima segnata dall'esperienza comune di una vita indelebile come le tempere di un affresco, spiadito dal tempo.
Come amici in vacanza, come compagni in viaggio, perdersi per poi ritrovarsi, perchè alla fine quel lungo filo che ci unisce ci riporta a casa, lì , dove un giorno avevamo trovato il posto in cui giacere ma che avevamo stupidamente perso solo perchè non avevamo il coraggio di viverlo.
Amo questo film per molte ragioni, è e sarà per sempre tra i capolavori della cinematografia italiana, che vi piaccia o no.
Un film che vi resterà appiccicato all'anima, come il pollo alle dita.
"Diavolo Porco ...così ci affossi il morale della truppa... ...ciá ...passami il pollo..." (serg. Lo Russo ...1941... isola della grecia che non conta un cazzo)
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biscotto51
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domenica 5 novembre 2017
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una storia puerile
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Una storia elementare e puerile, un film profondamente insipido, battute e situazioni prevedibilissime.
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gustibus
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domenica 8 ottobre 2017
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minchia sig.tenente!
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Nella mia frase di lancio ce'..la fine quando il tenente Montini ormai invecchiato si incontra nell'isola greca con il sergente Lo Russo(un bravo D.Abatantuono) e Farina che aveva sposato Vassilissa una ragazza del posto.In sette hanno stazionatonella 2a guerra mondiale come osservatori militari ormai abbandonati,ben 4anni senza sapere piu'nulla sull'esito della guerra.Bravo il nostro G.Salvatores,regista emergente con Tornatore che adoro.Dopo i film di S.Leone credo sia il 4/5film italiano che mi va di recensire.Non un film di guerra su!una commedia tutta italiana,con attori,produttori,musiche che ha preso un meritatissimo Oscar come film straniero!Non e'un capolavoro ma bene cosi'!Voi di Mymovies non siete entusiasti ma se neanche Benigni meritava l'Oscar come migliore attore no?.
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Nella mia frase di lancio ce'..la fine quando il tenente Montini ormai invecchiato si incontra nell'isola greca con il sergente Lo Russo(un bravo D.Abatantuono) e Farina che aveva sposato Vassilissa una ragazza del posto.In sette hanno stazionatonella 2a guerra mondiale come osservatori militari ormai abbandonati,ben 4anni senza sapere piu'nulla sull'esito della guerra.Bravo il nostro G.Salvatores,regista emergente con Tornatore che adoro.Dopo i film di S.Leone credo sia il 4/5film italiano che mi va di recensire.Non un film di guerra su!una commedia tutta italiana,con attori,produttori,musiche che ha preso un meritatissimo Oscar come film straniero!Non e'un capolavoro ma bene cosi'!Voi di Mymovies non siete entusiasti ma se neanche Benigni meritava l'Oscar come migliore attore no?..poi felicissimo per lui.C'era una volta in America rimane,per me tra i 10piu'riusciti film italiani,con musica tra le piu'belle al mondo.Eppure pochi riconoscimenti e incassi.W !!Mediterraneo che visto Ottobre 2017 non e'male!
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greatsteven
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domenica 17 settembre 2017
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un reparto totalmente impreparato alla guerra.
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MEDITERRANEO (IT, 1991) diretto da GABRIELE SALVATORES. Interpretato da DIEGO ABATANTUONO, CLAUDIO BIGAGLI, GIUSEPPE CEDERNA, CLAUDIO BISIO, UGO CONTI, GIGIO ALBERTI, VANNA BARBA
"Dedicato a tutti quelli che stanno scappando": così recita l’epilogo di questa divertente avventura che vede protagonista uno sparuto drappello di otto soldati del Regio Esercito Italiano (il tenente Raffaele Montini, il suo attendente Antonio Farina, il sergente maggiore Nicola Lorusso, i fratelli montanari Mulonar, il mulattiere Stranzabosco, il soldato semplice Latenda e il radiotelegrafista Luciano Colasanti), inviati nell’estate 1941 a Medisti, la più piccola e sperduta isola dell’arcipelago dell’Egeo, la cui missione non ha la minima importanza strategica.
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MEDITERRANEO (IT, 1991) diretto da GABRIELE SALVATORES. Interpretato da DIEGO ABATANTUONO, CLAUDIO BIGAGLI, GIUSEPPE CEDERNA, CLAUDIO BISIO, UGO CONTI, GIGIO ALBERTI, VANNA BARBA
"Dedicato a tutti quelli che stanno scappando": così recita l’epilogo di questa divertente avventura che vede protagonista uno sparuto drappello di otto soldati del Regio Esercito Italiano (il tenente Raffaele Montini, il suo attendente Antonio Farina, il sergente maggiore Nicola Lorusso, i fratelli montanari Mulonar, il mulattiere Stranzabosco, il soldato semplice Latenda e il radiotelegrafista Luciano Colasanti), inviati nell’estate 1941 a Medisti, la più piccola e sperduta isola dell’arcipelago dell’Egeo, la cui missione non ha la minima importanza strategica. Si tratta di una semplice operazione di ricognizione per la quale son stati appunto reclutati questi militari fra cui si annoverano disertori, plebaglia contadina, esperti della campagna d’Africa e soldati che di guerra sanno ben poco. L’isola sembra deserta e disabitata: dopo un giorno trascorso ad esplorarla in lungo e in largo fra rocce e alberi, l’unica vittima, uccisa nel corso della prima nottata, è Silvana, l’asina di Stranzabosco. Ma poi la piccola popolazione dell’isola si fa viva: temendo un ritorno dei tedeschi che prima avevano tentato un rastrellamento e bruciato l’imbarcazione che aveva permesso agli otto di sbarcare sull’isola, si erano nascosti. Ormai senza più nessun mezzo di comunicazione o locomozione per tenersi in contatto col mondo esterno, i soldati si arrendono ad adeguarsi alla vita allegra e spensierata di Medisti. Fra i suoi pittoreschi abitanti, conoscono un docile pope e soprattutto la graziosa prostituta Vassilissa, che se li porta a letto tutti escluso il timido Farina, ancora vergine, ma che poi ne diventa l’amante fisso ad esclusione di tutti i commilitoni e addirittura la sposa. Due anni dopo, nell’autunno 1943, Carmelo La Rosa, un aviatore palermitano, sbarca sull’isola col suo velivolo e avverte gli otto militari dell’armistizio dell’8 settembre, di cui essi erano chiaramente all’oscuro, del voltafaccia italiano nello schieramento del conflitto armato e di come, in patria, si sia scatenata la lotta partigiana per scacciare tedeschi e fascisti. I dubbi dei nostri sono molti: tornare in Italia per tentare di ricostruire un paese dilaniato e fortemente sconquassato da una guerra civile e fratricida o rimanere al sicuro a Medisti, protetti dal mare e dalla gaiezza dei loro ospitanti? Nel 1945, finalmente, giunge una soluzione: a guerra conclusa, una barca inglese arriva in soccorso della piccola pattuglia. Torneranno però a casa soltanto in sei su otto, perché Latenda (il più ossessionato da un’idea di rimpatrio immediato) si incamminerà da solo a forza di remi su una barca di fortuna per raggiungere le coste italiche, e Farina, che si nasconde in un barile di olive perché non ha nessuno che lo aspetti a casa e, ormai sposato con Vassilissa che ha deciso di abbandonare la prostituzione per aprire un ristorante col marito, sceglie di rimanere. Circa trent’anni dopo, il tenente Montini, invecchiato, ritorna sull’isolotto da semplice turista, e va a trovare Farina, anch’egli appesantito dal trascorrere del tempo: e, inaspettatamente, il tenente ritrova a Medisti anche Lorusso, deluso dai tentativi di riconciliazione politici italiani del dopoguerra e trovatosi molto più a suo agio fra gli isolani greci. Nel frattempo Vassilissa è morta, ma la memoria del passato ha lasciato segni profondi in tutti e tre gli uomini. Premiato con l’Oscar 1991 al migliore film straniero, è un film d’attori basato su un’efficace recitazione corale, in cui ognuno si ritaglia il suo spazio espressivo e tira fuori il meglio di un pathos che si aggrega all’antimilitarismo di fondo che è l’autentica linfa vitale di cui questa storia, originale e convincente, si alimenta. Attenzione, però: è forse l’unico caso di un film italiano sulla Seconda Guerra Mondiale in cui l’odio per il conflitto è reso con tratteggi così tranquilli e beati, quasi che l’aggressività e la violenza non costituiscano un elemento fondamentale. Non manca perciò il gusto di una scampagnata fra le montagne bianche, i tuffi nell’acqua marina limpida, i boschi spogli e ispidi e le fumate dell’oblio (esilarante la lunga sequenza in cui il lestofante turco Aziz, offrendo all’intero plotone una sostanza che mischia tabacco assopente a sostanze allucinogene, li intontisce tutti per poi prendersi le loro armi e i loro oggetti di valore). Abatantuono istrionico, Bigagli carico di energia positiva e ponderata, Cederna notevolissimo sotto le righe, Bisio scemotto ma intraprendente, Conti misurato e sobrio. V. Barba veste i panni della passeggiatrice senza la minima volgarità, apparendo più come una donna che s’è scelta questo mestiere perché in famiglia tutte le sue parenti del suo stesso sesso lo professavano, ma nella sua recitazione si avvertono passione e sentimento, conditi con una lodevole delicatezza. Il montaggio di Nino Baragli è il migliore fra i contributi tecnici, per quanto anche le musiche etniche di Italo Petraccione svolgano il loro non facile compito, e con un’audacia assolutamente da premiare, di introdurre lo spettatore nell’atmosfera serena e addirittura cosmopolita dell’arcipelago della più variopinta delle penisole mediterranee. Indubbiamente una delle opere più complete e mature di Salvatores, che qui ormai ha consacrato con forte stabilità il suo sodalizio con Abatantuono e ha girato una pellicola che gli è stata congeniale per numerosi aspetti: la scelta degli interpreti (ognuno con la voce e la faccia giuste), l’ambientazione ideale, una sceneggiatura semplice ma potente, una morale di fondo significativa, una carica di positivismo che regala gagliarde emozioni e infine pure il semplice sfizio di raccontare un episodio inventato, ma quanto mai verosimile, che si inserisce in un preciso contesto storico e narra una verità con l’identico piglio con cui uno storico descriverebbe una battaglia o un qualsivoglia evento di ragguardevole importanza. Non è un dettaglio da poco. Da gustare in compagnia e proiettare con impavida sicurezza per più di una volta: alla seconda visione, si colgono i particolari, compresi quelli più comici.
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giuseppe
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domenica 25 dicembre 2016
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non sono affatto daccordo....
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....col giudizio della cosiddetta critica !! Hanno ADDIRITTURA avuto l'Oscar film MOLTO peggiori di MEDITERRANEO....
Lo trovo invece un bel film girato bene e che ha MERITATO l' Oscar molto più della GRANDE BELLEZZA !!!
Giuseppe
[+] vero
(di oscar77)
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