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maximilione
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martedì 16 ottobre 2012
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d'amore, sull'amore, oltre l'amore.
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E' il 1996 l'anno in cui la poetica estrema, distruttiva e anticonvenzionale di Lars von Trier si propaga come fenomeno d'interesse internazionale, in seguito al prestigioso riconoscimento che la Giuria di Cannes assegna a un folle, sgangherato e stupendo melodramma del regista danese, stupidamente distribuito in Italia come Le onde del destino, titolo che disperde tutta la carica eversiva di cui
invece la denominazione originale sembra caricarsi, al pari di un'esplicita dichiarazione di poetica.
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E' il 1996 l'anno in cui la poetica estrema, distruttiva e anticonvenzionale di Lars von Trier si propaga come fenomeno d'interesse internazionale, in seguito al prestigioso riconoscimento che la Giuria di Cannes assegna a un folle, sgangherato e stupendo melodramma del regista danese, stupidamente distribuito in Italia come Le onde del destino, titolo che disperde tutta la carica eversiva di cui
invece la denominazione originale sembra caricarsi, al pari di un'esplicita dichiarazione di poetica. Breaking the waves, ovvero infrangere le onde, spezzare le consuetudini, disintegrare i limiti naturali.
Del cinema generalmente inteso, in primis. Del suo linguaggio classico, chiaro, lineare. Del suo montaggio invisibile.
Del genere sentimentale, in secondo luogo. Del cosiddetto romance americano: mieloso e ripetitivo.
Degli schemi di vita socialmente accettabili, infine. Dall'espressione della fede religiosa a quella della sessualità, dalla sublimazione amorosa ai vincoli familiari.
Riguardo alla trasgressione cinematografica tout court, già in Breaking the waves è possibile scorgere alcuni dei caratteri che diverranno gli stilemi più riconoscibili del cinema di von Trier, tuttora riconosciuto come uno degli autori più innovativi del panorama contemporaneo e senza dubbio come il più indisposto nei confronti di qualsiasi tradizione artistica restrittiva, a partire dalla lezione hollywoodiana.
Basti pensare, proprio ne Le onde del destino, alla fotografia sgranata e spesso sfocata o al montaggio ellittico, fatto di tagli netti, vigorosi, all'interno di scene vibranti ma deprivate di musica, che anticipano il voto di castità del Dogma '95, sintetizzato nel successivo Idioterne (1999). Oppure all'utilizzo straniante di cartelli -capaci di frammentare in modo ancora più netto la narrazione- con tanto di titoli che anticipano brechtianamente lo sviluppo dell'intreccio. Espediente questo a cui il danese ricorrerà in molti altri casi: dal dramma stilizzato -e quanto mai brechtiano, almeno scenograficamente- di Dogville all'apocalisse cosmico-familiare di Melancholia, passando per quel sorprendente saggio di stile cinematografico che è Le cinque variazioni e per il simbolismo criptico, depressivo e infero di Antichrist.
Ma Breaking the waves si sostanzia soprattutto come tentativo apertamente programmato di minare i caratteri del tradizionale melodramma romantico, di annullarne le limitazioni di genere per tracciare itinerari nuovi e mai esplorati dalla settima arte, pur conservando come fulcro centrale e insostituibile della diegesi la potenza salvifica e vitale del sentimento amoroso. In questo senso, il film di von Trier si costituisce come un'opera a tema perfetta e ineguagliata che, in bilico tra le pieghe più oscure e devastate di due anime che tentano con tutte le forze di essere una, non tenta di dimostrare -semplicemente- che l'amore è una forza della natura ma l'unica essenza in grado di trascendere dalle sue leggi. Nel materializzare filmicamente questo concetto, von Trier mette in scena tutta una serie di piccoli scarti che, mentre differenziano la storia di Jan e Bess dall'ordinaria composizione delle trame di vita comuni, fanno della pellicola un chiaro tentativo di rivisitazione del genere sentimentale. Non è un caso che il film si apra con un matrimonio, ideale tappa conclusiva di molto cinema romantico, o che proprio le nozze vengano consumate in un cesso di ristorante, molesta riedizione dell'indimenticabile prima notte di vita coniugale. Lo stesso sesso è palesato in forme morbose, eccessive o infantili. L'infedeltà perde i suoi connotati peccaminosi e in generale negativi per trasformarsi in un atto d'amore puro e disinteressato. In questo senso, von Trier rivisita il sentimento umano per eccellenza con occhi mai sperimentati e riesce nell'impresa quasi impossibile di trasformare una scena di masturbazione di uno sconosciuto incorniciata in uno squallido retro d'autobus, nella materializzazione più toccante dell'amore, nel senso più spoglio e universale del termine.
Attraverso la fragile ma intensissima figura di Bess, infine, il regista danese dà vita alla cosiddetta Trilogia del Cuore d'oro (proseguita con Idioti e Dancer in the Dark), costellata di personaggi con aspirazioni positive, condannati all'insuccesso e al dramma. Bess, aggrappata al suo folle amore per Jan e ai monologhi interiori con un Dio che pare sorreggerla, rimane schiacciata dalle bigotte e dogmatiche inclinazioni di un'umanità alla deriva che non la comprende. Da qui inizierà l'analisi trieriana di quei diseguali rapporti di forza tra gruppi umani che esploderanno in maniera potentissima nei due film di quella trilogia americana non ancora conclusa (Dogville, Manderlay).
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luca scial�
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giovedì 12 luglio 2012
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un legame disperatamente indissolubile
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In una piccola comunità bigotta scozzese vive Bess, ragazza un po' ritardata di mente che sposa Jan, aitante operaio sulle piattaforme petrolifere. I due si amano, nonostante la diffidenza delle persone che li circondano. Ma Bess non riesce a sopportare che lui parta per lavoro e stia fuori. Si augura che torni per sempre da lui e in un certo modo le sue preghiere vengono ascoltate: Jan ha un incidente sul lavoro e rimane paralizzato. Il loro amore diventa così sofferto, ma anche simbiotico fino alla perversione e al drammatico epilogo.
Con un film intenso lungo due ore e mezzo, un prologo, 8 capitoli e un epilogo , Lars von Trier ci racconta una storia d'amore drammatica e tormentata.
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In una piccola comunità bigotta scozzese vive Bess, ragazza un po' ritardata di mente che sposa Jan, aitante operaio sulle piattaforme petrolifere. I due si amano, nonostante la diffidenza delle persone che li circondano. Ma Bess non riesce a sopportare che lui parta per lavoro e stia fuori. Si augura che torni per sempre da lui e in un certo modo le sue preghiere vengono ascoltate: Jan ha un incidente sul lavoro e rimane paralizzato. Il loro amore diventa così sofferto, ma anche simbiotico fino alla perversione e al drammatico epilogo.
Con un film intenso lungo due ore e mezzo, un prologo, 8 capitoli e un epilogo , Lars von Trier ci racconta una storia d'amore drammatica e tormentata. Ostacolata dal destino crudele e perculata dal bigottismo e dal moralismo. Ma malgrado tutto, in cielo suoneranno le campane.
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elena birindelli
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giovedì 5 maggio 2011
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il miracolo della vita
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Le onde del destino racconta una storia d'amore che si svolge all'inizio degli anni Settanta su un'isola della Scozia, in un paesaggio naturale grandioso e selvaggio. La protagonista, Bess, vive in una piccola comunità religiosa, patriarcale e puritana. Le viene consentito di sposare Jan, operaio su una piattaforma petrolifera nell'oceano. I due vivono insieme felici per qualche tempo. Poi Jan deve rientrare al lavoro e Bess cade in disperazione. Prega Dio di ricondurlo a casa e il desiderio sembra avverarsi: il marito torna infatti sull'isola, ma completamente paralizzato. A questo punto i pensieri di Jan oscillano tra l'amore e la perversione: nell'impossibilità di stabilire nuovamente un contatto sessuale con la moglie, la convince ad andare a letto con altri uomoni.
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Le onde del destino racconta una storia d'amore che si svolge all'inizio degli anni Settanta su un'isola della Scozia, in un paesaggio naturale grandioso e selvaggio. La protagonista, Bess, vive in una piccola comunità religiosa, patriarcale e puritana. Le viene consentito di sposare Jan, operaio su una piattaforma petrolifera nell'oceano. I due vivono insieme felici per qualche tempo. Poi Jan deve rientrare al lavoro e Bess cade in disperazione. Prega Dio di ricondurlo a casa e il desiderio sembra avverarsi: il marito torna infatti sull'isola, ma completamente paralizzato. A questo punto i pensieri di Jan oscillano tra l'amore e la perversione: nell'impossibilità di stabilire nuovamente un contatto sessuale con la moglie, la convince ad andare a letto con altri uomoni. Bess imbocca un cammino di degrado che la porta alla prostituzione e, infine, alla morte, nella persuasione che il suo martirio possa riscattare la sorte dell'amato. In effetti il miracolo sembra prodursi e Jan recupera l'uso delle gambe.
Stilisticamente, ciò che il film restituisce allo spettatore è l'effetto di realtà. La camera a mano con i suoi movimenti traballanti conferisce alle immagini un'immediatezza documentaristica, così come anche le riprese in esterni con la luce diurna e senza illuminazione artificiale. La fase di montaggio si svolge smembrando e ricombinando i lunghi piani sequenza del materiale girato. Il film finito contravviene in tutta evidenza sia alle regole dei raccordi che a quelle della continuità, rincorre i suoi personaggi con audaci scavalcamenti di campo e ce li mostra in immagini sgranate, "sporche" e pesantemente sbilanciate. Si fa strada quell'estetica del "brutto", che sacrifica il concetto di opera ben fatta anteponendogli una regia che cerca l'intensità espressiva nella performance degli interpreti e in immagini scaturenti da punti di vista inconsueti. Il rapporto del regista con gli attori evolve nella direzione di un contatto davvero intimo e confidenziale, che si traduce a livello espressivo in un'immedesimazione, molto sentita e vissuta, degli interpreti nei loro ruoli.
Bess è l'eroina vontrieriana, ritratto di purezza e verità. Il suo animo ingenuo e genuino non sa scendere a compromessi con l'ipocrisia; anzi, siccome non le appartiene, questa tipologia di donna non può riconoscere la perfidia nemmeno negli altri. Quindi si da, tutta senza mezzi termini, con una fiducia dettata dal suo proprio sentire, che si scontra con la malvagità ma senza percepirla. L'intreccio drammatico prevede che queste donne, apparentemente fragili e senza difese, entrino in conflitto con un'autorità, la quale fonda la sua condotta e le sue leggi sui principi di un perbenismo gretto ed affettato. Lo scontro è provocato dall'urgenza con le quali le eroine istintivamente sentono, con tutta la forza dei loro sentimenti, di dover scegliere una strada diversa da quella del conformismo.
Anche Lars von trier avverte l'urgenza della verità. Smascherato, senza più filtri, diventa il compagno nascosto delle sue eroine. Con l'immediatezza della nuova scrittura si avvicina all'autenticità del loro essere. Alla maniera in cui quelle non scendono a patti con le autorità, lui rifiuta le convenzioni cinematografiche. E quando le sue protagoniste fanno sacrificio di loro stesse, con lo stesso coraggio e la stessa fede il regista ha già rinunciato al suo cinema, con la promessa, da una parte e dall'altra, del miracolo della vita.
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cirokisskiss
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mercoledì 2 febbraio 2011
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disturbante è l'amore...
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Bess è una donna psicologicamente fragile, preda di forti attachi di depressione, una donna che conosce l'amore e lo sviscerà per quello che è il più pronfondo e anticonvenzionale significato del termine stesso. Bess combatte non solo contro il suo essere, ma anche contro quello che la vita le impone, come la perdita del fratello e una famiglia che definire "rigida" sembra ben poco. Questi sono gli spunti su cui Lars Von Trier parte per creare una pellicola che non si nasconde dietro a dei semplici simbolismi o metafore, ma che ci obbliga a guardare, immagini che ci illustano la realtà di una donna, anche se realtà tanto non sembra.
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Bess è una donna psicologicamente fragile, preda di forti attachi di depressione, una donna che conosce l'amore e lo sviscerà per quello che è il più pronfondo e anticonvenzionale significato del termine stesso. Bess combatte non solo contro il suo essere, ma anche contro quello che la vita le impone, come la perdita del fratello e una famiglia che definire "rigida" sembra ben poco. Questi sono gli spunti su cui Lars Von Trier parte per creare una pellicola che non si nasconde dietro a dei semplici simbolismi o metafore, ma che ci obbliga a guardare, immagini che ci illustano la realtà di una donna, anche se realtà tanto non sembra. Von Trier ci racconta una storia che fa male come un pugno secco allo stomaco, che fa male come la perdità di un amore, l'amore di una vita, un amore che ci viene contro ma che la protagonista non sembra intenzionata a ripudiare, ma che con tutte le sue forze cerca di preservare e tener vivo. Questo è un film romantico, che tratta di un argomento che mai nessuno come il cinema lo ha reso protagonista di infinite odissee, l'amore, capace di uccidere, di muovere monti, di rompere le onde. La potenza dell'amore è il tema principale, quello che una persona (seppure afflitta dai suoi tormenti psicologici) è capace di fare per amore, per accontentare la persona amata, cui solo il ricordo del loro stesso amore può tenerlo in vita. Le immagini sono forti quanto disturbanti, grezze ma piene di grazia, sfocate quasi a volerle in qualche modo attutirle. Un film che si porta dentro e di cui affrontare un seconda visione sembra forse proibitivo.
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weach
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mercoledì 15 settembre 2010
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senza amore degli altri ma sola con il mio
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Lars Von Trier è il regista
Emily Watson è Bess.
Un film difficile da condividere per il grande dolore di cui è pervaso.
Un profondo baratro separa tutto e tutti;
vedo un mondo malato dove il più debole soccombe;
vedo condizionamenti ideologici sul concetto di Dio;
vedo una comunità che usa il potere di un "credo bigotto" strumento "di tortura per tutti";
vedo diverse sensibilità di lei e di lui dove lei si annulla;
vedo un giudizio pervadente di tutti su tutto;
vedo energie negative senza possibilità di salvezza;
vedo un abito bianco da sposa immolato al sacrificio;
sento incomprensione e difficile comunicazione fra entità energetiche con differenti vibrazioni;
"(Bess )ti amo tanto .
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Lars Von Trier è il regista
Emily Watson è Bess.
Un film difficile da condividere per il grande dolore di cui è pervaso.
Un profondo baratro separa tutto e tutti;
vedo un mondo malato dove il più debole soccombe;
vedo condizionamenti ideologici sul concetto di Dio;
vedo una comunità che usa il potere di un "credo bigotto" strumento "di tortura per tutti";
vedo diverse sensibilità di lei e di lui dove lei si annulla;
vedo un giudizio pervadente di tutti su tutto;
vedo energie negative senza possibilità di salvezza;
vedo un abito bianco da sposa immolato al sacrificio;
sento incomprensione e difficile comunicazione fra entità energetiche con differenti vibrazioni;
"(Bess )ti amo tanto ..mi hanno detto di non dirlo così... di non dirlo
....Yan io ti amo
...(medico)..suo marito perderà l'uso delle gambe resterà completamente paralizzato però vivrà
....(Bess)ho pregato Dio di riportarlo a casa ...
(Yan)....io voglio che ti faccia un amante voglio che mi ricordi la vita .....fallo saremo io e te"
...(Bess)si l'ho fatto ...(Yan)...la ricoverate...questo vuol dire che non la rivedrò più... (medico)....no nevrotica ,no psicotica........ buona ..(al funerale di Bess).....nessuno di voi ha i dritto di condannare Bess all 'inferno"
Anche il finale è senza luce ,speranza ,le campane urlano di dolore...se i regista contiene veramente tutte queste cose ha
decisamente qualcosa che non va.
Certo non è film che lascia indifferenti ma neanche la morte lascia indifferenti,
poi senza un poco di luce si fa morire anche chi vuol vivere.
Emily Watson è Bess splendida voto 9
voto film voto 6
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fedeleto
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martedì 10 agosto 2010
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l'onda che travolge l'amore...
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Lo avevamo lasciato a the kingdom(il regno) e lo ritroviamo con un film decisamente differente che lascia senza parole,oltre che per la novita' del genere,soprattutto per una scenggiatura (scritta per intero dal solo von trier per la prima volta senza l'aiuto di niel vorsel) che tocca le corde dell'animo,e commuove il pubblico.Von trier dirige una pellicola ove il senso della solitudine e' alla base di ogni cosa (bess incarna la totale alienazione di se stessa arrivando perfino a imitare la voce di dio nei suoi dialoghi-monologhi) e una giovane di nome bess e' l'innocenza del mondo,il sorriso di una vita che scorre poiche' si sposa con un uomo che ama,ma quando quest'ultimo deve allontanarsi bess e' preda di alcune profonde crisi di disperazione e l'amica chiamata dodo cerca di aiutarla,ma quando nei suoi dialoghi con dio chiede di far ritornare il marito capisce di aver sbagliato poiche' egli torna invalido ,come puo' ora l'amore di bess ritornare a risplendere? jan (l'uomo di bess) le chiede di fare l'amore con qualcun altro e pensare a lui in modo da non sentirsi piu' solo,ma questa fantasia malata di jan diviene una necessita' di bess poiche' si auto convince che cio' e' giusto per suo marito.
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Lo avevamo lasciato a the kingdom(il regno) e lo ritroviamo con un film decisamente differente che lascia senza parole,oltre che per la novita' del genere,soprattutto per una scenggiatura (scritta per intero dal solo von trier per la prima volta senza l'aiuto di niel vorsel) che tocca le corde dell'animo,e commuove il pubblico.Von trier dirige una pellicola ove il senso della solitudine e' alla base di ogni cosa (bess incarna la totale alienazione di se stessa arrivando perfino a imitare la voce di dio nei suoi dialoghi-monologhi) e una giovane di nome bess e' l'innocenza del mondo,il sorriso di una vita che scorre poiche' si sposa con un uomo che ama,ma quando quest'ultimo deve allontanarsi bess e' preda di alcune profonde crisi di disperazione e l'amica chiamata dodo cerca di aiutarla,ma quando nei suoi dialoghi con dio chiede di far ritornare il marito capisce di aver sbagliato poiche' egli torna invalido ,come puo' ora l'amore di bess ritornare a risplendere? jan (l'uomo di bess) le chiede di fare l'amore con qualcun altro e pensare a lui in modo da non sentirsi piu' solo,ma questa fantasia malata di jan diviene una necessita' di bess poiche' si auto convince che cio' e' giusto per suo marito.scacciata dalla chiesa ,dalla famiglia,si ritrovera' sola e morira' pensando anche nell' ultimo momento a suo marito jan.Film molto profondo ove il talento di von trier trova un 'espressionismo d'arte (altamente poetico i capitoli in cui e' suddiviso il film ed a ogni capitolo corrisponde il tema) ,ma non trascura nemmeno un'austerita' nei confronti della chiesa che nel momento della sepoltura arrivano ad augurare l'inferno alla defunta.Von trier pertanto trova anche una sottile genialita' nelle campane che suonano magicamente nelle nuvole alla fine del film (il cuore di jess che batte per la gioa della vita di jan),enon si puo' esprimere che un encomio a registi di questo stampo che riescono a creare storie e tematiche profonde capaci di commuovere e riflettere.
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chriss
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lunedì 9 agosto 2010
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le onde dell' amore...
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Bellissimo! E' il primo aggettivo che mi viene in mente per questo film del fobico regista danese Lars Von Trier. E' talmente bello che l' ho inserito tra i miei film preferiti. E non solo: credo sia anche una delle migliori opere cinematografiche sul tema, a volte scottante, dell' amore. E qui qualcuno ci si scotta veramente, fino a rimanerne quasi bruciato...anzi bruciata. Sto parlando, ovviamente, di Bess McNeill. La ragazza, che si sta per sposare con Jan, ( il quale lavora sulle piattaforme ), è una persona dolce e sensibile, ma un pò troppo fragile e fissata con la religione ed "il suo Dio". I suoi monologhi con l' Onnipotente sono alla "Psyco": lei parla, Dio risponde con la sua voce.
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Bellissimo! E' il primo aggettivo che mi viene in mente per questo film del fobico regista danese Lars Von Trier. E' talmente bello che l' ho inserito tra i miei film preferiti. E non solo: credo sia anche una delle migliori opere cinematografiche sul tema, a volte scottante, dell' amore. E qui qualcuno ci si scotta veramente, fino a rimanerne quasi bruciato...anzi bruciata. Sto parlando, ovviamente, di Bess McNeill. La ragazza, che si sta per sposare con Jan, ( il quale lavora sulle piattaforme ), è una persona dolce e sensibile, ma un pò troppo fragile e fissata con la religione ed "il suo Dio". I suoi monologhi con l' Onnipotente sono alla "Psyco": lei parla, Dio risponde con la sua voce. C' è da fare anche un altro appunto. Prima che si sposasse, dopo la morte del fratello, Bess era andata a farsi curare da un dottore. Aggiungiamoci pure che, nel paesino dove vive, sono tutti un pò fissati con la religione e la redenzione dei peccati. I ministri spirituali di quella comunità non solo non vedono di buon occhio gli stranieri ( Jan e gli amici ), ma si permettono pure il lusso di far seppellire una persona "mandandola dritta-dritta all' Inferno... " In più, in Chiesa, le donne non hanno voce in capitolo. Le campane, infine, non ci sono proprio. Le sentiremo solo alla fine, alla morte di Bess, con un effetto speciale alla Von Trier. Detto ciò, la svolta del film sta nell' incidente, avvenuto sulla piattaforma per aiutare un amico caduto ed in pericolo, e nella malattia di Jan. Il quale, paralizzato sul letto, chiederà a Bess di fare per lui delle cose sconcie con altri uomini. Dopo gliele dovrà raccontare. E' l' unico modo per tenersi in vita. Sarebbe la sua salvezza, visto che non riesce più a muoversi. Con la fantasia e l' immaginazione, ai racconti di Bess, è come se potrà ancora sperare di vivere. Bess lo farà, anche con vecchi ed uomini violenti: si sacrificherà per la causa, ma ad un prezzo altissimo. Prima sarà scacciata e perseguitata da tutti, poi pagherà con la sua stessa vita. La chiave di lettura del film è questa: cosa siamo disposti a fare veramente per amore? Bess ce lo dimostra, anche con queste parole rivolte ai padri della Chiesa: "Come si può amare una parola? Si può amare un altro essere umano: questa è perfezione!" Molte cose mi hanno colpito del film: il sacrificio e la disperazione di Bess ( anche i monologhi con Dio ), la madre che non gli apre la porta, i preti ottusi che la cacciano e che vogliono mandarla all' Inferno, i bambini che la insultano o gli tirano dei sassi, le campane alla fine del film e tante altre ancora. Io l' ho trovato un film geniale, con un' attrice degna dell' Oscar per l' interpretazione. Bess McNeill, con le sue espressioni facciali, difficilmente sarà cancellata dalle nostre menti. Un film bellissimo, un capolavoro assoluto del cinema. Magari un pò estremo, un pò al limite della follia, ma ti fa capire quanto sia difficile amare in un contesto chiuso come il suo paese. O amare nella malattia. O amare anche se si è un pò toccati. Bess McNeill, però, ci è riuscita. E pure bene direi: è riuscita nell' impresa di farci vedere il vero amore, quello con la A maiuscola per intenderci. Avremmo fatto come lei? Non lo so, ma nel personaggio, ci è entrata benissimo. E ci esce pure alla grandissima! Cinque stelle e nulla in discussione, se non per il montaggio non perfetto o la regia tutta sulle spalle a mo' un pò artigianale. Grazie Von Trier... Christian Palmieri
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luchessa
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venerdì 8 gennaio 2010
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forse la critica ha tralasciato qualcosa
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Sono della idea che Breaking the Waves sia un gran bel film ma con delle pecche. Il regista sin dall'inizio ha usato un preciso regime narrativo che è il melodramma. Con l'avanzare delle sequenze questo regime perde di consistenza, come si nota in alcune sequenze finali del fim dove spiccano elementi che considerei quasi ironici e che andrebbero bene invece per un film alla Tarantino( es: il momento incui il medico è difronte alla corte). Ciò conporta di conseguenza un abbassamento di stile che pone sullo stesso piano quelle seguenze che esprimevano al meglio il regime introdotto dal regista. Un'altra cosa che m lascia perplesso è il fatto che von Trier non "chiuda", ma lasci in sospeso, la sequenza in cui la sorella di Bess infierisce contro i capi della chiesa.
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Sono della idea che Breaking the Waves sia un gran bel film ma con delle pecche. Il regista sin dall'inizio ha usato un preciso regime narrativo che è il melodramma. Con l'avanzare delle sequenze questo regime perde di consistenza, come si nota in alcune sequenze finali del fim dove spiccano elementi che considerei quasi ironici e che andrebbero bene invece per un film alla Tarantino( es: il momento incui il medico è difronte alla corte). Ciò conporta di conseguenza un abbassamento di stile che pone sullo stesso piano quelle seguenze che esprimevano al meglio il regime introdotto dal regista. Un'altra cosa che m lascia perplesso è il fatto che von Trier non "chiuda", ma lasci in sospeso, la sequenza in cui la sorella di Bess infierisce contro i capi della chiesa. Dalla metà in poi del film, Tries si è afflosciato,è come se avesse avuto fretta di chiuderlo, non conferendo alle diverse situazioni il loro giusto peso e una adeguata durata narrativa.
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paride86
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lunedì 28 dicembre 2009
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commovente
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Lars Von Trier è un regista cinico e crudele con lo spettatore: sa come colpirlo al cuore ed è quello che fa con i suoi film. "Le Onde del Destino" non fa eccezione. La storia è quella di Bess, giovane e ingenua ragazza che vive in una comunità calvinista. Il matrimonio le sconvolgerà la vita.
Si tratta di un film a tratti imcredibile e implausibile che, però, sa essere amaro e toccante.
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astromelia
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domenica 8 novembre 2009
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impegnativo
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decisamente impegnativo sia dal punto di vista emozionale che mentale in se stesso, è la terza volta che lo guardo in videocasseta custodita gelosamente per anni,ma mi riesce sempre difficile approcciarlo,per i contenuti e perchè richiede partecipazione,comunque questi film vanno visti ,sempre.
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