| Titolo originale | The Hunchback of Notre Dame |
| Anno | 1996 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | USA |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Gary Trousdale, Kirk Wise |
| Attori | Tom Hulce, Demi Moore, Tony Jay, Kevin Kline, Paul Kandel, Jason Alexander Mary Wickes, Charles Kimbrough, David Ogden Stiers, Massimo Ranieri, Mietta, Eros Pagni, Roberto Pedicini, Carlo Ragone, Rodolfo Laganà, Renzo Ferrini, Liù Bosisio, Sandro Pellegrini, Michele Centonze, Franco Chillemi. |
| Uscita | venerdì 6 dicembre 1996 |
| Tag | Da vedere 1996 |
| Distribuzione | Buena Vista International Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,52 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 22 luglio 2016
Ennesima edizione de Il Gobbo secondo Disney. Solito successo natalizio obbligatorio anche se i disegni sono sempre più freddi e computerizzat... Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, In Italia al Box Office Il gobbo di Notre-Dame ha incassato 16,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ennesima edizione de Il Gobbo secondo Disney. Solito successo natalizio obbligatorio anche se i disegni sono sempre più freddi e computerizzati.
Il Gobbo di Notre-Dame è il 34° classico Disney. È un elogio della diversità – fisica (Quasimodo), razziale, culturale (Esmeralda). Uno dei fulcri del film è dato dal rapporto tra alto e basso, dalla verticalità (Barthes leggeva il romanzo di Hugo come epica della verticalità). Il basso è la città, il popolo, gli zingari; ha lati positivi (la bellezza del mondo, il calore della comunità) e lati negativi (la volubilità della folla). L’alto è la cattedrale, il divino; ha lati positivi (la cattedrale come ventre protettivo) e lati negativi (la cattedrale come prigione). Il rapporto tra alto e basso conduce al tema del carnevale. Michail Bachtin, in L’opera di Rabelais e la cultura popolare, ha studiato la «cultura comica popolare», che operò in modo sotterraneo nel Medioevo e si affacciò nel Rinascimento alla grande letteratura. Bachtin esamina il contrasto tra due tipi di cultura: la cultura “alta” delle classi dominanti, austera, immobile, assoluta, che considera il riso come un accidente da condannare; e la cultura “bassa” delle classi subalterne, che esprime una visione radicalmente alternativa. La cultura comica popolare si afferma anche attraverso le feste carnevalesche (come la festa dei folli), che presentano la dimensione del mondo alla rovescia. Il carnevale ribalta i valori della cultura dominante, nega l’immobilità, l’assolutezza, l’atemporalità con il gioco, il riso, la fisicità, le parodie di riti e formule, i rovesciamenti di ruolo tra ricchi e poveri, tra padroni e servi. Il carnevale è la «vittoria sulla paura morale che incatenava, opprimeva e oscurava la coscienza dell’uomo» (Bachtin). Nel film, la vittoria del carnevale diventa quella di Quasimodo, la sua conquista del diritto di essere rispettato, amato e felice nella sua diversità. Dal materialismo corporeo si passa all’immagine grottesca del corpo umano. Lo stesso Hugo ha posto la questione del grottesco in relazione al romanticismo. Per Hugo il grottesco, caratterizzato anzitutto dal deforme, è «mezzo di contrasto per l’esaltazione del sublime: il grottesco e il sublime si completano a vicenda, la loro unità riesce a dare la bellezza autentica che la purezza classica non riesce a ottenere» (Bachtin). Ikíngut (Ikíngut, Islanda-Norvegia-Danimarca 2000) – ID: 59079 Ikíngut è un apologo sull’amicizia come sentimento che supera le differenze, un racconto morale sullo scambio interculturale che si oppone al razzismo come paura del diverso. I due ragazzi protagonisti sono uniti dall’amicizia; gli adulti, che non accettano e temono la diversità, l’altro, cercano di dividerli. La paura del diverso porta alla negazione dell’incontro, dell’apertura, del dialogo con l’altro, e alla chiusura in sé, nel proprio guscio. Anche i ragazzi possono essere affetti dal razzismo, ma lo sono solo in quanto subiscono l’influenza degli adulti. Quando si liberano da tale ascendente, trovano in sé e nella propria gioventù la genuinità tale da rigettare la paura dell’altro: sono gli unici a poter superare il razzismo in modo naturale, spontaneo. Il film esalta il valore – più che della multiculturalità, ossia dell’accettazione e coesistenza delle diverse culture – della interculturalità, ossia del dialogo attivo, dello scambio proficuo, del mutuo rispettarsi, compenetrarsi, arricchirsi delle diverse culture. È sostenuta l’importanza della parità di diritti, dell’uguaglianza e fraternità tra gli esseri umani; al contempo, si afferma che non bisogna dimenticare le stimolanti differenze tra gli uomini e tra le culture. Le differenze, che sono mezzo di divisione e scontro nell’ottica del razzismo, diventano fonte di scambio e dialogo nell’ottica dell’interculturalità. A ciò si aggiunge il tema del colonialismo culturale come dominio di una cultura sulle altre, e l’attacco all’autoritarismo. Lo sfondo del film è un tempo storico che si confonde nelle nebbie del mito, della fiaba: il tempo storico diventa così tempo eterno.
Un Disney che si discosta un po' dagli altri con punte un po' macabre alla Bergman. Sono stupende le raffigurazioni della cattedrale di Notre-Dame e del palazzo di giustizia. Notre-Dame con quel rosone luminoso che si rispecchia sul pavimento è veramente eccezionale! Ed il palazzo di giustizia, una costruzione terribilmente tetra con un'adattissima musica che l'accompagnava [...] Vai alla recensione »