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Il gobbo di Notre-Dame

Film 1996 | Animazione, Film per tutti 90 min.

Regia di Gary Trousdale, Kirk Wise. Un film Da vedere 1996 con Tom Hulce, Demi Moore, Tony Jay, Kevin Kline, Paul Kandel, Jason Alexander. Cast completo Titolo originale: The Hunchback of Notre Dame. Genere Animazione, - USA, 1996, durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 6 dicembre 1996 distribuito da Buena Vista International Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti - MYmonetro 3,52 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 22 luglio 2016

Ennesima edizione de Il Gobbo secondo Disney. Solito successo natalizio obbligatorio anche se i disegni sono sempre più freddi e computerizzat... Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, In Italia al Box Office Il gobbo di Notre-Dame ha incassato 16,2 milioni di euro .

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Consigliato sì!
3,52/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 4,04
CONSIGLIATO SÌ

Ennesima edizione de Il Gobbo secondo Disney. Solito successo natalizio obbligatorio anche se i disegni sono sempre più freddi e computerizzati.

Francesco Rufo
venerdì 10 luglio 2009

Il Gobbo di Notre-Dame è il 34° classico Disney. È un elogio della diversità – fisica (Quasimodo), razziale, culturale (Esmeralda). Uno dei fulcri del film è dato dal rapporto tra alto e basso, dalla verticalità (Barthes leggeva il romanzo di Hugo come epica della verticalità). Il basso è la città, il popolo, gli zingari; ha lati positivi (la bellezza del mondo, il calore della comunità) e lati negativi (la volubilità della folla). L’alto è la cattedrale, il divino; ha lati positivi (la cattedrale come ventre protettivo) e lati negativi (la cattedrale come prigione). Il rapporto tra alto e basso conduce al tema del carnevale. Michail Bachtin, in L’opera di Rabelais e la cultura popolare, ha studiato la «cultura comica popolare», che operò in modo sotterraneo nel Medioevo e si affacciò nel Rinascimento alla grande letteratura. Bachtin esamina il contrasto tra due tipi di cultura: la cultura “alta” delle classi dominanti, austera, immobile, assoluta, che considera il riso come un accidente da condannare; e la cultura “bassa” delle classi subalterne, che esprime una visione radicalmente alternativa. La cultura comica popolare si afferma anche attraverso le feste carnevalesche (come la festa dei folli), che presentano la dimensione del mondo alla rovescia. Il carnevale ribalta i valori della cultura dominante, nega l’immobilità, l’assolutezza, l’atemporalità con il gioco, il riso, la fisicità, le parodie di riti e formule, i rovesciamenti di ruolo tra ricchi e poveri, tra padroni e servi. Il carnevale è la «vittoria sulla paura morale che incatenava, opprimeva e oscurava la coscienza dell’uomo» (Bachtin). Nel film, la vittoria del carnevale diventa quella di Quasimodo, la sua conquista del diritto di essere rispettato, amato e felice nella sua diversità. Dal materialismo corporeo si passa all’immagine grottesca del corpo umano. Lo stesso Hugo ha posto la questione del grottesco in relazione al romanticismo. Per Hugo il grottesco, caratterizzato anzitutto dal deforme, è «mezzo di contrasto per l’esaltazione del sublime: il grottesco e il sublime si completano a vicenda, la loro unità riesce a dare la bellezza autentica che la purezza classica non riesce a ottenere» (Bachtin). Ikíngut (Ikíngut, Islanda-Norvegia-Danimarca 2000) – ID: 59079 Ikíngut è un apologo sull’amicizia come sentimento che supera le differenze, un racconto morale sullo scambio interculturale che si oppone al razzismo come paura del diverso. I due ragazzi protagonisti sono uniti dall’amicizia; gli adulti, che non accettano e temono la diversità, l’altro, cercano di dividerli. La paura del diverso porta alla negazione dell’incontro, dell’apertura, del dialogo con l’altro, e alla chiusura in sé, nel proprio guscio. Anche i ragazzi possono essere affetti dal razzismo, ma lo sono solo in quanto subiscono l’influenza degli adulti. Quando si liberano da tale ascendente, trovano in sé e nella propria gioventù la genuinità tale da rigettare la paura dell’altro: sono gli unici a poter superare il razzismo in modo naturale, spontaneo. Il film esalta il valore – più che della multiculturalità, ossia dell’accettazione e coesistenza delle diverse culture – della interculturalità, ossia del dialogo attivo, dello scambio proficuo, del mutuo rispettarsi, compenetrarsi, arricchirsi delle diverse culture. È sostenuta l’importanza della parità di diritti, dell’uguaglianza e fraternità tra gli esseri umani; al contempo, si afferma che non bisogna dimenticare le stimolanti differenze tra gli uomini e tra le culture. Le differenze, che sono mezzo di divisione e scontro nell’ottica del razzismo, diventano fonte di scambio e dialogo nell’ottica dell’interculturalità. A ciò si aggiunge il tema del colonialismo culturale come dominio di una cultura sulle altre, e l’attacco all’autoritarismo. Lo sfondo del film è un tempo storico che si confonde nelle nebbie del mito, della fiaba: il tempo storico diventa così tempo eterno.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 5 novembre 2010
Renato C.

Un Disney che si discosta un po' dagli altri con punte un po' macabre alla Bergman. Sono stupende le raffigurazioni della cattedrale di Notre-Dame e del palazzo di giustizia. Notre-Dame con quel rosone luminoso che si rispecchia sul pavimento è veramente eccezionale! Ed il palazzo di giustizia, una costruzione terribilmente tetra con un'adattissima musica che l'accompagnava [...] Vai alla recensione »

Frasi
Voi potete mentire a voi stesso,a quei servi che stanno con voi,ma scappare però non potrete giammai perché là vi sta guardandi Notre Dame.
Dialogo tra Arcidiacono (voce nella versione italiana) (Franco Chillemi) - Arcidiacono (voce nella versione originale) (David Ogden Stiers)
dal film Il gobbo di Notre-Dame - a cura di Benny
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