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parsifal
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sabato 3 giugno 2017
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mass media e potere
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Marco Bellocchio , insieme a Donati e Fofi che scrissero la sceneggiatura dà vita nel 1972, ad un film di cruda denuncia socio-politico- culturale, destrutturando capillarmente i capisaldi su cui si fonda la gestione dei mass - media, opportunamente mediata da chi li finanzia. Si prende spunto da una vicenda di cronaca nera, ossia la morte di una studentessa di buona famiglia, uccisa dopo aver subito uno stupro. Acquisita la notizia, il capo redattore del " Giornale " ( nome scelto dal regista non certo a caso) Giancarlo Bizanti, interpretato da un ineguagliabile Volontè, dopo essersi consultato con l'industriale Ing. Montelli ( J. Steiner doppiato magistralmente da un giovane Gigi Proietti) finaziatore della testata e deus ex machina in ombra dell' estrema destra, decide di usare le informazioni in suo possesso a fini politici, data l'imminenza dele elezioni politiche ed il clima arroventato in cui si sta svolgendo in quel momento la campagna elettorale.
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Marco Bellocchio , insieme a Donati e Fofi che scrissero la sceneggiatura dà vita nel 1972, ad un film di cruda denuncia socio-politico- culturale, destrutturando capillarmente i capisaldi su cui si fonda la gestione dei mass - media, opportunamente mediata da chi li finanzia. Si prende spunto da una vicenda di cronaca nera, ossia la morte di una studentessa di buona famiglia, uccisa dopo aver subito uno stupro. Acquisita la notizia, il capo redattore del " Giornale " ( nome scelto dal regista non certo a caso) Giancarlo Bizanti, interpretato da un ineguagliabile Volontè, dopo essersi consultato con l'industriale Ing. Montelli ( J. Steiner doppiato magistralmente da un giovane Gigi Proietti) finaziatore della testata e deus ex machina in ombra dell' estrema destra, decide di usare le informazioni in suo possesso a fini politici, data l'imminenza dele elezioni politiche ed il clima arroventato in cui si sta svolgendo in quel momento la campagna elettorale. L'intento è chiaro sin dall'inizio; cercare il colpevole, in sinergia con gli investigatori, nelle fila dell'estrema sinistra, per poi consegnarlo all'opinione pubblica ed alla magistratura come unico responsabile del delitto e quindi capro espiatorio tout court. Alle ricerche viene delegato il giovane cronista Roveda ( F.Garriba) inesperto ma non ingenuo. Dopo averlo opportunamente istruito sull'uso della semantica applicata al giornalismo ( momento di cinema elevato e sublime ) Bizanti lo instrada a suo modo , cercando di pilotare l'acquisizione di informazioni a proprio piacimento. I sospetti cadono su un giovane extraparlamentare Mario Boni ( Corrado Solari) legato , anche se a modo suo e non certo in maniera disinteressata, ad una professoressa scossa da mille turbe psichiche e sinceramente legata al giovane, Rita Zigai , il cui ruolo è ricoperto dalla poliedrica Laura Betti. La donna diventerà un pozzo di informazioni per l'astuto Bizanti che la manipolerà sfruttando la sua ingenuità ed il suo insopprimibile bisogno d'amore, per raggiungere i suoi scopi. Dal canto suo il giovane Roveda, non pago delle direttive ricevute, scopre la verità; Boni era solo uno dei tanti e non era il responsabile dell' omicidio. L'autore è un insospettabile ( apparentemente) cittadino modello; il bidello della scuola frequentata dalla vittima, segretamente innamorato di lei e respinto più volte. All'ennesimo rifiuto , viene colto da raptus omicida. Ma ormai la macchina del fango è in moto e non può essere fermata, il colpevole fabbricato a tavolino deve restare tale agli occhi di tutti, per il " bene" della collettività. Bizanti raggiunge il vero colpevole e lo picchia a sangue , minacciandolo di rovinarlo se non avesse rispettato il silenzio. IL film finisce con un'immagine simbolica, un canale cittadino ricolmo di immondizia che scorre lentamente ed inesorabilmente al centro della città. Una delle migliori prove di Bellocchio, dura e tagliente , come la Verità.
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luca scialò
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martedì 19 luglio 2011
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giornalismo senza scrupoli
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Siamo all'inizio degli anni '70 e l'Italia comincia ad essere pesantemente provata dal terrorismo politico. In questa guerra ideologica fanno la loro parte anche i giornali di opinione, tra cui Il Giornale, quotidiano milanese destinato a lettori moderati e borghesi. Il suo redattore è Bizanti, uomo senza scrupoli che fa distorcere la realtà nelle sue notizie pur di accattivarsi i lettori. Arriva al punto di far credere alla polizia che un estremista di sinistra abbia violentato e ucciso una ragazzina.
Il Giornale di Indro Montanelli non era ancora nato, eppure questo film sembra quasi predire ciò che è diventato oggi l'omonimo organo di stampa.
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Siamo all'inizio degli anni '70 e l'Italia comincia ad essere pesantemente provata dal terrorismo politico. In questa guerra ideologica fanno la loro parte anche i giornali di opinione, tra cui Il Giornale, quotidiano milanese destinato a lettori moderati e borghesi. Il suo redattore è Bizanti, uomo senza scrupoli che fa distorcere la realtà nelle sue notizie pur di accattivarsi i lettori. Arriva al punto di far credere alla polizia che un estremista di sinistra abbia violentato e ucciso una ragazzina.
Il Giornale di Indro Montanelli non era ancora nato, eppure questo film sembra quasi predire ciò che è diventato oggi l'omonimo organo di stampa. Film di parte, ideologizzato, ma efficace nella sua immediatezza e semplicità. Ci racconta anni difficili che il nostro Paese ha vissuto e ciò che i media in generale sono diventati oggi.
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francescaromanacerri
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domenica 10 settembre 2017
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stupendo
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Un film perfetto pedagogico attraverso la lucida analisi della manipolazione dell'informazione a scopi politici dei mass media. Volontè e tutto il cast diretti da un ottimo Bellocchio esprimono con tensione civile la vicenda parabola del modo di concepire l'infomazione e il giornalismo, non un' obiettiva osservazione della realtà ma una cosciente selezione dei dati per influenzare politicamente il lettore e condizionarlo. Dunque giornalismo come violenza , violenza nei confronti del lettore che è raggirato, violenza nei confronti dei cittadini usati da esso, violenza nei confronti degli innocenti chiamati in causa per ragioni strategiche. Una violenza imparata dalla democrazia americana che sul condizionare e indirizzare le idee del cittadino medio è maestra.
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Un film perfetto pedagogico attraverso la lucida analisi della manipolazione dell'informazione a scopi politici dei mass media. Volontè e tutto il cast diretti da un ottimo Bellocchio esprimono con tensione civile la vicenda parabola del modo di concepire l'infomazione e il giornalismo, non un' obiettiva osservazione della realtà ma una cosciente selezione dei dati per influenzare politicamente il lettore e condizionarlo. Dunque giornalismo come violenza , violenza nei confronti del lettore che è raggirato, violenza nei confronti dei cittadini usati da esso, violenza nei confronti degli innocenti chiamati in causa per ragioni strategiche. Una violenza imparata dalla democrazia americana che sul condizionare e indirizzare le idee del cittadino medio è maestra. Che dire, attuale anche oggi, sopratutto oggi insegna come devono esser fatti i film. Per me è da Oscar.
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figliounico
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mercoledì 26 marzo 2025
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gian maria volonte'
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Film del 1972 di un Bellocchio giovane e impegnato che fa anche una piccola particina, quasi un cammeo alla Hitchcock, con protagonista assoluto un Gian Maria Volonte, come al solito strabordante, che riempie lo schermo ipnotizzando lo spettatore in ogni scena in cui compare, peraltro degnamente affiancato da Laura Betti in una sua grande interpretazione drammatica. Thriller politico in cui si mescola in modo fantasioso, forse troppo, un fatto di cronaca nera con le rivolte sessantottine e la denuncia di una certa stampa asservita ai potenti con il direttore del Giornale, niente a che vedere con la testata di Montanelli che ancora doveva uscire, in combutta con la polizia che oltre a reprimere in modo violento le manifestazioni studentesche trova anche il tempo per costruire false prove per incastrare un innocente accusandolo di un delitto mai commesso.
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Film del 1972 di un Bellocchio giovane e impegnato che fa anche una piccola particina, quasi un cammeo alla Hitchcock, con protagonista assoluto un Gian Maria Volonte, come al solito strabordante, che riempie lo schermo ipnotizzando lo spettatore in ogni scena in cui compare, peraltro degnamente affiancato da Laura Betti in una sua grande interpretazione drammatica. Thriller politico in cui si mescola in modo fantasioso, forse troppo, un fatto di cronaca nera con le rivolte sessantottine e la denuncia di una certa stampa asservita ai potenti con il direttore del Giornale, niente a che vedere con la testata di Montanelli che ancora doveva uscire, in combutta con la polizia che oltre a reprimere in modo violento le manifestazioni studentesche trova anche il tempo per costruire false prove per incastrare un innocente accusandolo di un delitto mai commesso. La Russa inconsapevole apre il film inquadrato mentre arringa giovanissimo la folla dal palco pronunciando una frase che sembra detta oggi, ossia che occorre superare la dialettica fascismo contro antifascismo. Film attuale e non soltanto per questo ovviamente sebbene le iperboliche invenzioni di Donati e Fofi, autori della sceneggiatura, non giovino al film smorzando la forza e la asprezza polemica della critica sociale che probabilmente invece Bellocchio avrebbe voluto esprimere.
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