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Via col vento

Film 1939 | Drammatico 222 min.

Regia di Victor Fleming, George Cukor, Sam Wood. Un film Da vedere 1939 con Clark Gable, Vivien Leigh, Leslie Howard, Hattie McDaniel, Olivia De Havilland, Thomas Mitchell. Cast completo Titolo originale: Gone with the Wind. Genere Drammatico - USA, 1939, durata 222 minuti. - MYmonetro 4,51 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 27 febbraio 2015

Rossella O'Hara è innamorata di Ashley che sposa Melania. Crederà di amarlo per tutta la vita. Nel frattempo si sposa tre volte. L'ultimo marito è Rhett Butler. La loro vita è inquinata dal fantomatico amore di lei per l'altro. Il film ha ottenuto 13 candidature e vinto 9 Premi Oscar, In Italia al Box Office Via col vento ha incassato 18,6 mila euro .

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Consigliato assolutamente sì!
4,51/5
MYMOVIES 5,00
CRITICA
PUBBLICO 4,02
ASSOLUTAMENTE SÌ
Grande evasione di qualità in un'opera perfetta.

Rossella O'Hara è innamorata di Ashley che sposa Melania. Crederà di amarlo per tutta la vita. Nel frattempo si sposa tre volte. L'ultimo marito è Rhett Butler (Gable). La loro vita è inquinata dal fantomatico amore di lei per l'altro. Quando muore Melania e Ashley sarebbe libero, Rossella si rende conto che l'uomo non significa niente per lei, che è stata vittima di un colossale abbaglio, che il suo vero amore è il marito. Lo rincorre e glielo dice, ma Rhett non le crede, ormai è troppo tardi. "Che ne sarà di me?", domanda Rossella piangente. "Francamente me ne infischio", dice Rhett uscendo nella nebbia. Nel frattempo c'è stata la guerra di Secessione. Il Sud ha perso e tutto il suo mondo è crollato. È il film che ha avuto più spettatori nella storia del cinema. Tre milioni e mezzo di dollari di investimento nel 1939. Tratto dal massimo best-seller dell'epoca, opera di Margareth Mitchell, venne prodotto da David Selznick che ne fu autore e padrone, cambiando ben tre registi (Cukor, Wood e Fleming). Tutta la produzione fu all'insegna del "gigantesco" e della cura assoluta di ogni particolare: il miglior architetto, Manzies; il miglior stilista, Plunkett; il miglior sceneggiatore, Howard; il miglior fotografo, Haller; e il miglior compositore, Steiner. Tutti premi Oscar. La ricerca della protagonista divenne un caso nazionale. Dopo aver costretto tutte le grandi dive hollywoodiane a un provino, Selznick scelse la quasi sconosciuta Vivian Leigh, che veniva dall'Inghilterra. La troupe lavorò al film quasi un anno e mezzo e la "prima" avvenne in Atlanta, teatro di gran parte della vicenda, nel dicembre del 1939. Erano presenti gli ultimi, decrepiti, reduci della guerra civile. Il film fu subito un trionfo. Tutta l'America e poi tutto il mondo lo videro. In Italia arrivò nel 1949. Via col vento è un'opera perfetta, è quello che vuole essere, una "grande evasione" di qualità. Spettacolo, interpretazione, ricostruzione, storia, musica, sceneggiatura: tutto funziona. Film per la famiglia, di buoni contenuti didattici, ha creato una serie di "precedenti di immagine" che fanno parte della comunicazione e della cultura del Novecento: la grinta ironica di Gable, quella capricciosa di Vivian, il gesto compassato di Howard, la dolcezza a oltranza della de Havilland, il buon senso e l'ingombro di Mamie (la McDaniels, primo attore di colore premiato con l'Oscar). Tutti "segnali" che fanno parte delle abitudini di diverse generazioni di occidentali. Come alcuni grandi titoli del cinema, e forse più di tutti, Via col vento è qualcosa più di un film. È un vecchio amico, una cara abitudine. Proposto in tivù più volte ha sempre mantenuto un gradimento alto e costante, competendo coi grandi titoli del momento. Negli anni Settanta in Italia si tentò di ridoppiarlo per ricomporre un linguaggio che si diceva superato (i neri dicono ancora "badrone", fra le altre cose). Gable fu doppiato dal povero Vannucchi. Un disastro. Via col vento va bene così. Lasciamolo stare.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 27 maggio 2009
daisyowl

per tutti i fan di questo meraviglioso film, vi prego, aiutatemi a spiegare a chi non lo apprezza o lo liquida con qualche insulto perchè si sbaglia!! -innanzitutto consiglio a chi non è arrivato a capirlo fino in fondo di sforzarsi a leggere le 930 pagine di romanzo, a cui il film è piuttosto fedele; -vorrei dire a chi si lamenta della sua lunghezza che le vicende del romanzo non si [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
lunedì 16 dicembre 2019
Pino Farinotti

Il compleanno è certo importante. Alla prima del film in Atlanta c’erano alcuni decrepiti reduci della guerra civile. In questi giorni a festeggiare c’è Olivia De Havilland, 103 anni,  unica reduce di quel cast.

Un promemoria di quella leggenda. Rossella O’Hara è innamorata di Ashley che sposa Melania. Crederà di amarlo per tutta la vita. Nel frattempo si sposa tre volte. L’ultimo marito è Rhett Butler (Gable). La loro vita è inquinata dal fantomatico amore di lei per l’altro. Quando muore Melania e Ashley sarebbe libero, Rossella si rende conto che l’uomo non significa niente per lei, che è stata vittima di un colossale abbaglio, che il suo vero amore è il marito. Lo rincorre e glielo dice, ma Rhett non le crede, ormai è troppo tardi. «Che ne sarà di me?», domanda Rossella piangente. «Francamente me ne infischio», dice Rhett uscendo nella nebbia. Nel frattempo c’è stata la guerra di secessione. Il Sud ha perso e tutto il suo mondo è crollato.

È il film che ha avuto più spettatori nella storia del cinema. 

Tre milioni e mezzo di dollari di investimento nel 1939. Tratto dal massimo best seller dell’epoca, opera di Margaret Mitchell, venne prodotto da David O. Selznick che ne fu autore e padrone, cambiando ben tre registi (Cukor, Wood e Fleming). 

Tutta la produzione fu all’insegna del “gigantesco” e della cura assoluta di ogni particolare: il miglior architetto, Menzies; il miglior stilista, Plunkett; il miglior sceneggiatore, Howard Bristol; il miglior fotografo, Haller; e il miglior compositore, Steiner. Tutti premi Oscar. La ricerca della protagonista divenne un caso nazionale. Dopo aver costretto tutte le grandi dive hollywoodiane a un provino, Selznick scelse la quasi sconosciuta Vivien Leigh, che veniva dall’Inghilterra. 

La troupe lavorò al film quasi un anno e mezzo e la “prima” avvenne ad Atlanta, teatro di gran parte della vicenda, nel dicembre del 1939. Erano presenti gli ultimi, decrepiti, reduci della guerra civile. Il film fu subito un trionfo. Tutta l’America e poi tutto il mondo lo videro. 

In Italia arrivò nel 1949. Via col vento è un’opera perfetta, è quello che vuole essere, una “grande evasione” di qualità. Spettacolo, interpretazione, ricostruzione, storia, musica, sceneggiatura: tutto funziona. Film per la famiglia, di buoni contenuti didattici, ha creato una serie di “precedenti di immagine” che fanno parte della comunicazione e della cultura del Novecento: la grinta ironica di Gable, quella capricciosa di Vivien, il gesto compassato di Howard, la dolcezza a oltranza della de Havilland, il buon senso e l’ingombro di Mamie (la McDaniel, primo attore di colore premiato con l’Oscar). Tutti “segnali” che fanno parte delle abitudini di diverse generazioni di occidentali. 

Come alcuni grandi titoli del cinema, e forse più di tutti, Via col vento è qualcosa più di un film. È un vecchio amico, una cara abitudine. Proposto in tivù più volte ha sempre mantenuto un gradimento alto e costante, competendo coi grandi titoli del momento. Negli anni Settanta in Italia si tentò di ridoppiarlo per ricomporre un linguaggio che si diceva superato (i neri dicono ancora “badrone”, fra le altre cose). Gable fu doppiato dal povero Vannucchi. Un disastro. Via col vento va bene così. Lasciamolo stare. 

Frasi
Dopotutto, domani è un altro giorno.
(After all, tomorrow is another day!)
Frase scelta da 1500 addetti ai lavori dell'American Film Institute come la numero 31 tra le 100 migliori citazioni cinematografiche di tutti i tempi tratte da film di produzione USA
Una frase di Rossella O'Hara (Scarlett O'Hara) (Vivien Leigh)
dal film Via col vento - a cura di Marusk
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Stephen L. Carter
The New York Times

Midway through Donald McCaig’s unexpectedly diverting novel, “Rhett Butler’s People,” a black man about to be lynched in the post-bellum South asks Rhett to please shoot him dead before the mob breaks into the jail and does worse. Rhett obliges. Thus does McCaig correct the record. In Margaret Mitchell’s telling — that is, in “Gone With the Wind” — we learn that Rhett has been arrested for killing [...] Vai alla recensione »

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martedì 27 gennaio 2009
Stefano Cocci

Revolutionary Road Il 2008 si è chiuso all'insegna del romanticismo un po' fantasy di Twilight, con l'amore di un vampiro per un'umana, che ha conquistato il pubblico e il box office. Il 2009 si è aperto con un ritorno al classicismo hollywoodiano, con [...]

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