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elgatoloco
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lunedì 30 novembre 2020
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in parte convincente come thriller, in parte no
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MOlto orientale, come probzbilmente"THe Housemaid"(2010, iM-Sang.-soo , anche autore di soggetto e sceneggiatura, ma remake"modifciato"di"Hanyeo", film sempre sud.coreano del 1960 di Ki-Ki-young). Orienalte, anche se nel cuore del capitalismo orientalizzato(o dell'Oriente capitalistizzato, volendo, la realtà della Corea del Sud, visto che il Nord coreano è notoriamente altra cosa, non fosse che per la dittatura inflessibile dell'attuale presidnete) per la storia, con questa ragazza alla pari, che viene assunta da una famiglia molto ricca(ricco è il marito, invero), dopo averne controllato requisti(ha un diploma di maestra, non è di famiglia povera, anzi ha un suo appartamento di proprietà)e referenze, che diventa oggetto d'attrazione per il marito di famiglia(la moglie è in stato interessante)e si abbandona ai"Piaceri del sesso"con lo stesso, creando un grande scomussolamento nella vita familiare-la moglie partorisce, viene a sapere della"tresca"e la colpa, "naturalmente"va attribuita in toto alla ragazza, quasi il marito fosse la "povera vittima sedotta".
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MOlto orientale, come probzbilmente"THe Housemaid"(2010, iM-Sang.-soo , anche autore di soggetto e sceneggiatura, ma remake"modifciato"di"Hanyeo", film sempre sud.coreano del 1960 di Ki-Ki-young). Orienalte, anche se nel cuore del capitalismo orientalizzato(o dell'Oriente capitalistizzato, volendo, la realtà della Corea del Sud, visto che il Nord coreano è notoriamente altra cosa, non fosse che per la dittatura inflessibile dell'attuale presidnete) per la storia, con questa ragazza alla pari, che viene assunta da una famiglia molto ricca(ricco è il marito, invero), dopo averne controllato requisti(ha un diploma di maestra, non è di famiglia povera, anzi ha un suo appartamento di proprietà)e referenze, che diventa oggetto d'attrazione per il marito di famiglia(la moglie è in stato interessante)e si abbandona ai"Piaceri del sesso"con lo stesso, creando un grande scomussolamento nella vita familiare-la moglie partorisce, viene a sapere della"tresca"e la colpa, "naturalmente"va attribuita in toto alla ragazza, quasi il marito fosse la "povera vittima sedotta"... La conclusione, questa propriamente orienale, è il suicidio della ragazza(non si tratta di non svelare il finale, dato che non è un thriller vero e proprio ,ma un dramma psicologico , se proprio vogliamo trovare una definzione, rientrante però nei parameti dell'Ovest, mentre in Oriente significherà ben poco, e francamente non sono assolutamente capace di forinire un'altra, men che meno coreana), azione che compie dopoe essere imasta incinta e dopo che ha perso il bambino, per una caduta"indotta"in casa dei"superricchi". Decisamente rimane in forse il perché della scelta adultera della ragazza: volontà di autoaffemrazione economica, di riscatto sociale, ascendendo a un gradino più alto, passione sessuale oltre che sensuale, volontà di compiacere il"man"dlella casa? Oppure tutto questo insieme, mescolato in un caos di impresisoni, percezioni, deliri passionali? Decisamente difficile da dire, come rimane misterioso l'incipi della vicenda, dove le rispettive famiglie devono aver manovrato per far assumere la ragazza quale"colf", dato che, come accennato all'inizio, il tutto non è stato"facile", anzi. Poco da aggiiungere, se non la bravura di fotografia, scenografia, di una regia quasi"perfetta"(sempre che l'espresisone indichi qualcosa di preciso, comunque intelligente e accorta, anche nelle sequenze"difficili). Jean-Do-yeon nella parte della ragazza risponde a quanto voleva il regista in modo perfetto. Sensuale quanto "ingenua"", a suo modo(ma forse per un Occidentale""enigmatica". El Gato
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la camy
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venerdì 10 gennaio 2020
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sconvolgente
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Fino a che punto può arrivare il cinismo e l'assenza di scrupoli? Un film sui sentimenti, stati d'animo, desideri, sogni e passioni dei protagonisti, perché ogni personaggio ha un proprio mondo di emozioni!! Un film sulla sconvolgente natura umana, a volte troppo buona e spesso cinica e crudele!! Colonna sonora fantastica!
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arwen88
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venerdì 4 maggio 2018
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non un granché
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Secondo me è un bel film , ma non un granché... scene finali da brivido
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elgatoloco
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domenica 7 maggio 2017
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mélo più thriller
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"The Housemaid", versione 2010, è un remake di un omonimo film(in coreano ovviamente non so dirlo)di mezzo secolo prima. Non conoscendo l'"originale"non si può dire nulla delle variazioni-innovazioni apportate, salvo il tasso di erotismo oggi accettabile(anche in Oriente)e non permesso nel 1960... Certamente il fim è un esempio di come la classica struttura di mélo(è detto con accezione positiva, pensando soprattutto ai grandi mélo di un gigante del cinema come Douglas Sirk, per citare un esempio occidentale, anche se proveniente dall'Europa dell'Est, se non vado errato)si lasci compenetrare dal thriller: da quando la"Housemaid"del titolo viene biblicamente conosciuta, anzi"conosciuta"non basta, meglio ingravidata dal padrone di casa, con evidenti rischi legati a possibili recriminazioni economiche e giuridiche(eredità etc.
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"The Housemaid", versione 2010, è un remake di un omonimo film(in coreano ovviamente non so dirlo)di mezzo secolo prima. Non conoscendo l'"originale"non si può dire nulla delle variazioni-innovazioni apportate, salvo il tasso di erotismo oggi accettabile(anche in Oriente)e non permesso nel 1960... Certamente il fim è un esempio di come la classica struttura di mélo(è detto con accezione positiva, pensando soprattutto ai grandi mélo di un gigante del cinema come Douglas Sirk, per citare un esempio occidentale, anche se proveniente dall'Europa dell'Est, se non vado errato)si lasci compenetrare dal thriller: da quando la"Housemaid"del titolo viene biblicamente conosciuta, anzi"conosciuta"non basta, meglio ingravidata dal padrone di casa, con evidenti rischi legati a possibili recriminazioni economiche e giuridiche(eredità etc.), viene fatta oggetto di ogni possibile attentato, fino al sacrificio finale. Il tutto, però, è da leggere all'orientale, con la ritualità che scandisce la vita quotidiana, soprattutto delle classi agiate(in Corea del Sud la sperequazione economica, ma anche la distanza socio-culturale tra classi agiate e "basse"è praticamente "assoluta", addirittura scandalosa, come lo è il senso dell'onore, come si vede nell'atto finale della ragazza, che non è"oblazione di sè"ma vendetta nobilitata dal senso dell'onore), anche nella dimensione"privatissima"dell'erotismo. In più la componente musicale, quasi maniacale in tutto l'Oriente, con in più(è fenomeno non solo coreano, ma anche cinese, giapponese, di altre "regioni"asiatiche)un pendant particolare per la musica operistica, che colà porta a un grado di"melomania"più forte che persino a Busseto o in zone"calde"della realtà italiana-e difatti il film è percorso dalla musica operistica, che riafferma la componente narrativa-da mélo del film nel suo complesso. Le/gli interpreti"attuano"(uso pour cause un'espressione mutuata dallo spagnolo, perché di questo si tratta, dell'"attuare"-agire, anche mimicamente e a livello di gestualità, come peraltro dimostra tutto il teatro orientale)con modalità che sono diversissime da quelle vigenti all'Ovest... Altro elemento interessante: il film è"un serpente che si morde la coda"perché il film inizia dalla fine, "anticipando"tutto il proprio svolgimento... El Gato
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jok07
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sabato 29 agosto 2015
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bel film
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rita branca
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domenica 7 luglio 2013
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un ironico happy birthday
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“The Housemaid” film coreano di Im Sang-soo(2010) con Jeon Do-yeon, LeeJung-Jae, Youn Yuh-jung, Seo Woo.
Bellissima fotografia, begli interpreti.
In una ricca famiglia coreana viene assunta una giovane cameriera, dove esiste già una governante di mezza età, inizialmente piuttosto fredda e poco sorridente con la nuova arrivata, ben accolta invece, dalla coppia dei padroni e dalla loro garbatissima bambina. Forse facilitato dal fatto che la moglie è nell’ultimo periodo di gravidanza, il raffinato datore di lavoro, si introduce nella camera da letto della cameriera e senza troppi preamboli fa l’amore con lei.
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“The Housemaid” film coreano di Im Sang-soo(2010) con Jeon Do-yeon, LeeJung-Jae, Youn Yuh-jung, Seo Woo.
Bellissima fotografia, begli interpreti.
In una ricca famiglia coreana viene assunta una giovane cameriera, dove esiste già una governante di mezza età, inizialmente piuttosto fredda e poco sorridente con la nuova arrivata, ben accolta invece, dalla coppia dei padroni e dalla loro garbatissima bambina. Forse facilitato dal fatto che la moglie è nell’ultimo periodo di gravidanza, il raffinato datore di lavoro, si introduce nella camera da letto della cameriera e senza troppi preamboli fa l’amore con lei. Scene erotiche eleganti non solo la prima delle diverse volte in cui ciò avviene. Quando la ragazza rimane incinta, la governante ne mette al corrente la madre della padrona che attua un piano diabolico per liberarsi della giovane donna, tentando prima di ammazzarla facendola precipitare da una scala mentre lava un lampadario e poi, visto l’esito negativo, la avvelena, facendola abortire. Quando la ragazza scopre tutto ciò si insinua nella casa e dopo aver tentato di vendicarsi, finisce per impiccarsi e darsi fuoco. Fine amara che non sembra aver troppo scosso la ricca famigliola, come evidenzia l’ultima scena in cui si celebra all’aperto il compleanno della bambina e la donna canta leziosamente “Happy Birthday ” nello stile di Marilin Monroe.
Film intenso e ben narrato.
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andrea giostra
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martedì 11 dicembre 2012
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la crudelta ed il cinismo dei ricchi.
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Il soggetto non è originale, ma un remake di un celebre film coreano degli anni sessanta, dal titolo Hanyo (anche questo tradotto in “The Housemaid”, primo capitolo della trilogia di successo scritta, prodotta e diretta dal sud-coreano Kim Ki-young tra gli anni sessanta e gli anni ottanta), che la brava regista Im Sang-soo riesce a ben rappresentare ambientandolo nel ventesimo secolo. Al di là del conflitto di classe, gli elementi essenziali che colpiscono efficacemente lo spettatore sono diversi: il cinico fascino del potere che permette ai potenti di ottenere facilmente dai deboli tutto quello che vogliono; la squallida disumanizzazione di coloro che non appartenendo alla classe sociale dei ricchi, che se anche incolpevolmente “minacciosi” di invade un campo non loro, devono essere impietosamente puniti e sacrificati ai loro privilegi; il sadico piacere nel veder soffrire gli “umili” che per avere osato oltrepassare la soglia della discriminazione sociale sono stati “giustamente” castigati; l’odio e la violenza che si sprigionano selvaggiamente dalla donna che è stata impietosamente colpita e mortificata nella propria maternità e nella propria femminilità.
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Il soggetto non è originale, ma un remake di un celebre film coreano degli anni sessanta, dal titolo Hanyo (anche questo tradotto in “The Housemaid”, primo capitolo della trilogia di successo scritta, prodotta e diretta dal sud-coreano Kim Ki-young tra gli anni sessanta e gli anni ottanta), che la brava regista Im Sang-soo riesce a ben rappresentare ambientandolo nel ventesimo secolo. Al di là del conflitto di classe, gli elementi essenziali che colpiscono efficacemente lo spettatore sono diversi: il cinico fascino del potere che permette ai potenti di ottenere facilmente dai deboli tutto quello che vogliono; la squallida disumanizzazione di coloro che non appartenendo alla classe sociale dei ricchi, che se anche incolpevolmente “minacciosi” di invade un campo non loro, devono essere impietosamente puniti e sacrificati ai loro privilegi; il sadico piacere nel veder soffrire gli “umili” che per avere osato oltrepassare la soglia della discriminazione sociale sono stati “giustamente” castigati; l’odio e la violenza che si sprigionano selvaggiamente dalla donna che è stata impietosamente colpita e mortificata nella propria maternità e nella propria femminilità. Gli attori sono bravi a trasmettere empaticamente queste emozioni, anche se il finale, nel tentativo di mostrare un autolesionismo colpevolizzante, rischia di apparire eccessivo e grottesco. Da vedere.
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lonely
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lunedì 5 novembre 2012
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finale in fiamme
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Noir di ghiaccio. un soggetto non originale che pretende di uscire dalla banalità con l'esagerazione.
Osè ma non troppo e thriller ma non tanto, finale inaspettato ma eccessivo, il risultato è appena sufficiente solo perchè si lascia vedere.
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paride86
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venerdì 12 ottobre 2012
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suggestivo e intenso
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Girato in maniera sofisticata ed elegante, "The Housemaid" racconta la vita di una giovane cameriera che rimane incinta del suo padrone di casa.
Il conflitto di classe (ma anche quello inter-classe) è il tema centrale di questo bel film coreano che vanta ottime interpretazioni e splendide scenografie.
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andrea giostra
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venerdì 5 ottobre 2012
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lotta di classe!
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Il soggetto non è originale, ma un remake di un celebre film coreano degli anni sessanta, dal titolo Hanyo (anche questo tradotto in “The Housemaid”, primo capitolo della trilogia di successo scritta, prodotta e diretta dal sud-coreano Kim Ki-young tra gli anni sessanta e gli anni ottanta), che la brava regista Im Sang-soo riesce a ben rappresentare ambientandolo nel ventesimo secolo. Al di là del conflitto di classe, gli elementi essenziali che colpiscono efficacemente lo spettatore sono diversi: il cinico fascino del potere che permette ai potenti di ottenere facilmente dai deboli tutto quello che vogliono; la squallida disumanizzazione di coloro che non appartenendo alla classe sociale dei ricchi, che se anche incolpevolmente “minacciosi” di invade un campo non loro, devono essere impietosamente puniti e sacrificati ai loro privilegi; il sadico piacere nel veder soffrire gli “umili” che per avere osato oltrepassare la soglia della discriminazione sociale sono stati “giustamente” castigati; l’odio e la violenza che si sprigionano selvaggiamente dalla donna che è stata impietosamente colpita e mortificata nella propria maternità e nella propria femminilità.
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Il soggetto non è originale, ma un remake di un celebre film coreano degli anni sessanta, dal titolo Hanyo (anche questo tradotto in “The Housemaid”, primo capitolo della trilogia di successo scritta, prodotta e diretta dal sud-coreano Kim Ki-young tra gli anni sessanta e gli anni ottanta), che la brava regista Im Sang-soo riesce a ben rappresentare ambientandolo nel ventesimo secolo. Al di là del conflitto di classe, gli elementi essenziali che colpiscono efficacemente lo spettatore sono diversi: il cinico fascino del potere che permette ai potenti di ottenere facilmente dai deboli tutto quello che vogliono; la squallida disumanizzazione di coloro che non appartenendo alla classe sociale dei ricchi, che se anche incolpevolmente “minacciosi” di invade un campo non loro, devono essere impietosamente puniti e sacrificati ai loro privilegi; il sadico piacere nel veder soffrire gli “umili” che per avere osato oltrepassare la soglia della discriminazione sociale sono stati “giustamente” castigati; l’odio e la violenza che si sprigionano selvaggiamente dalla donna che è stata impietosamente colpita e mortificata nella propria maternità e nella propria femminilità. Gli attori sono bravi a trasmettere empaticamente queste emozioni, anche se il finale, nel tentativo di mostrare un autolesionismo colpevolizzante, rischia di apparire eccessivo e grottesco. Da vedere.
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