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francesca meneghetti
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martedì 19 agosto 2025
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un film sfuggente
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Un film che nel titolo contiene un toponimo lontano, almeno nella versione italiana (ma il titolo originale, coreano, risulta intraducibile: Yeohaeng Maui Pilyo), ? una promessa di esotismo, di full immersion in una dimensione ambientale-socio-culturale diversa dalla nostra. Ma questa Seul, nel film di Hong Sang-soo, ? sfuggente: vengono colti degli angoli verdi (anzi, il verde, colore del golfino della protagonista e del nastro adesivo con cui avvolge la sua penna, sembra assumere una valenza simbolica), dei brevi squarci urbani, e poi interni, per altro affatto folkloristici e non troppo lontani dai modelli occidentali. Sfuggenti sono anche protagonisti e vicenda. Iris, interpretata da Isabelle Huppert, ? una donna francese che, pur non avendo abilitazioni n? competenze specifiche, si ingegna a insegnare francese (la Corea fu sotto il dominio della Francia) con un metodo sperimentale.
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Un film che nel titolo contiene un toponimo lontano, almeno nella versione italiana (ma il titolo originale, coreano, risulta intraducibile: Yeohaeng Maui Pilyo), ? una promessa di esotismo, di full immersion in una dimensione ambientale-socio-culturale diversa dalla nostra. Ma questa Seul, nel film di Hong Sang-soo, ? sfuggente: vengono colti degli angoli verdi (anzi, il verde, colore del golfino della protagonista e del nastro adesivo con cui avvolge la sua penna, sembra assumere una valenza simbolica), dei brevi squarci urbani, e poi interni, per altro affatto folkloristici e non troppo lontani dai modelli occidentali. Sfuggenti sono anche protagonisti e vicenda. Iris, interpretata da Isabelle Huppert, ? una donna francese che, pur non avendo abilitazioni n? competenze specifiche, si ingegna a insegnare francese (la Corea fu sotto il dominio della Francia) con un metodo sperimentale. Infatti, attraverso un colloquio in inglese, cerca di estrapolare delle emozioni dalle discenti (una ragazza e una donna, entrambe appassionate di musica): ci? che provano suonando il piano o la chitarra. Poi fissa su una scheda la traduzione e invita a ripetere. Cerca insomma di fare in modo che la lingua diventi un veicolo di comunicazioni prive di scopi pratici o utilitari, ma semmai uno strumento di conoscenza interiore. L?idea ? interessante e originale, anche se si sviluppa attorno a dialoghi molto lenti per i nostri standard, e anche ripetitivi. Ma chi ? Iris? E che cosa ci fa in Corea, senza arte n? parte? Il regista non lo dice. Sappiamo che vive, in amicizia, con un ragazzo che potrebbe essere suo figlio, vivendo allegramente di solo pane e insalata (e abbondante vino di riso). La loro relazione sembra interrompere per l?irruzione, nell?appartamento del ragazzo, della madre, una madre che ? stata lontana, gli fa i conti in tasca, lo tartassa a proposito della relazione con Iris, lo consola con del cibo tradizionale. Ma non pare averla vinta. Iris viene ritrovata nei paraggi della panchina dove ? stata scoperta a suonare il flauto. Il futuro ? indefinito. Un film controcorrente, per ritmo, per temi e per la deliberata assenza di motivi che fanno leva su bassi istinti de pubblico. Pu? piacere come no, ma ha il suo perch
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cardclau
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lunedì 17 febbraio 2025
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tra zen e buddismo
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Abituato a vedere Isabelle Huppert recitare in ruoli inquietanti, problematici, nevrotici, me la vedo questa volta in un bellissimo ruolo di una signora (Iris) capitata forse per caso in estremo oriente. Siamo fra lo zen e il buddismo, mai di corsa per il timore di non sapere come colmare “i vuoti”, non preoccupata da quello che potrà essere il domani, non interessata per niente ad accumulare denaro. Viene invitata da un suo giovane amico (non parliamo di “amichetto” tanto in voga nei film occidentali, preoccupati solo della penetrazione fisica come non esistesse altro) a insegnare il francese come modo per campare la vita. Iris ci spiazza, e spiazza le sue allieve, perché il suo programma di studio punta a mettere in parole (francesi) le emozioni, i vissuti, che le allieve hanno nella vita che conducono e che cercano di riferire.
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Abituato a vedere Isabelle Huppert recitare in ruoli inquietanti, problematici, nevrotici, me la vedo questa volta in un bellissimo ruolo di una signora (Iris) capitata forse per caso in estremo oriente. Siamo fra lo zen e il buddismo, mai di corsa per il timore di non sapere come colmare “i vuoti”, non preoccupata da quello che potrà essere il domani, non interessata per niente ad accumulare denaro. Viene invitata da un suo giovane amico (non parliamo di “amichetto” tanto in voga nei film occidentali, preoccupati solo della penetrazione fisica come non esistesse altro) a insegnare il francese come modo per campare la vita. Iris ci spiazza, e spiazza le sue allieve, perché il suo programma di studio punta a mettere in parole (francesi) le emozioni, i vissuti, che le allieve hanno nella vita che conducono e che cercano di riferire. Soprattutto per quanto riguarda l’emergenza degli affetti aggressivi verso sé stessi, troppo facilmente proiettati all’esterno. É il ribaltamento di come può essere utilizzato il linguaggio, per niente servo dell’intelligenza artificiale (anaffettiva) o del modo in cui l’apprendimento della lingua viene vissuto nel mondo occidentale (utilitaristico). Sembra facile ma non lo è perché si scopre che non abbiamo l’abitudine di riflettere su noi stessi, per raggiungere la consapevolezza, col rischio che la vita ci scivoli addosso, anziché appartenerci.
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angelo76
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domenica 16 febbraio 2025
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poetico
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Un film poetico ed introspettivo, da vedere
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melania
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venerdì 14 febbraio 2025
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bellissimo
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Un po' commedia, un po' surrealtà, un po' vita vera ... tanta originalità. Da vedere
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