| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Germania |
| Durata | 100 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Francesco Sossai |
| Attori | Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Roberto Citran, Andrea Pennacchi . |
| Uscita | giovedì 2 ottobre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,38 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 16 settembre 2025
Nel Veneto rurale, due amici di bevute inseguono la leggenda di un tesoro nascosto dal loro compagno Genio. Con loro un giovane architetto in cerca di sé. Le città di pianura è 97° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 280,00 e registrato 267.347 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Doriano, detto Dori, e Carlobianchi (sì, tutto attaccato) sono amici di bevute, in un Veneto rurale che pare quasi il Far West. Il loro obiettivo nella vita è sfondarsi di lumache e polenta e andare a bere l'ultima ombra di vino: "una voglia che va al di là della sete". Hanno scoperto il segreto del mondo, ma da sobri non se lo ricordano, e credono alla leggenda metropolitana secondo cui il loro storico amico Genio, "il più premiato vincitore del Caliera Trophy", ha nascosto da qualche parte un tesoretto ricavato dalla vendita di frodo di occhiali dal sole. Per questo, e perché gli vogliono bene, devono andare a prenderlo all'arrivo dall'Argentina, dove si era rifugiato in attesa della prescrizione per i sui reati. Lungo il loro percorso incontrano Giulio, studente di Architettura timido e insicuro, che si unisce al loro viaggio e impara a vivere alla giornata - ma non senza una missione temporanea - come fanno Dori e Carlobianchi da sempre.
Le città di pianura è l'opera seconda del regista e sceneggiatore (qui con Adriano Candiago) Francesco Sossai: un road movie sbullonato con per improbabili protagonisti due cinquantenni che rimpiangono gli anni Novanta, in un Veneto che sta per essere attraversato (per meglio dire sventrato) dall'autostrada Lisbona-Treviso-Budapest, e in cui gli operai vengono sfruttati per tutta la vita e congedati con estrema ipocrisia.
Il film ha il ritmo lento e girovago di una ballata country, i cui protagonisti sono contrari a Google Maps e preferiscono disegnarsi il percorso sui foglietti di carta: ma per Giulio, ventenne contemporaneo, diventano personaggi mitologici che hanno capito tutto della vita. La Divina Provvidenza assiste il trio scombinato e lo porta a vivere un'avventura picaresca che non dimenticheranno. Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla sono perfetti nei ruoli di Carlobianchi e Doriano, e le loro facce "non da cinema" (ma di consumata esperienza teatrale il primo, musicale il secondo) reggono perfettamente anche i primissimi piani, mentre Filippo Scotti (Giulio) si conferma attore di rara profondità emotiva ed espressiva, capace di fare molto con pochissimo. La musica dei Krano asseconda il mood on the road come una canzone folk di Woody Guthrie.
Il film di Sossai sembra un "indie" americano anni Settanta, ma gli ambienti sono profondamente italiani, così come sono riconoscibilmente reali i due protagonisti che appartengono non al loro "territorio", ma proprio alla loro terra - quella "parola che nessuno usa più". Le città di pianura descrive "un paesaggio immaginario che non esiste", si infila in un non-luogo che pare il Giappone, eppure riesce a raccontare un'Italia vera, lontana dai riflettori e dai set delle commedie mutuate dall'estero. Il film di Sossai trova una sua energia laconica che cresce lentamente e alla fine commuove, perché forse il segreto del mondo - o almeno di una vita alternativa a quella frenetica e arrivista di oggi - Dori e Carlobianchi l'hanno scoperto davvero.
Non è detto che un film al cinema debba essere necessariamente istruttivo o educativo per grandi, piccini o chicchessia, e questo Le città di pianura, udite udite, citato tra i film di “un certain regard” e da qualche “critico” cinematografico come miglior film italiano a Cannes 2025, fa pensare a quanto peggiori possano essere stati gli altri lavori italiani. [...] Vai alla recensione »
La scrittura di una mappa interiore, come l'ha definita lo stesso Francesco Sossai, bellunese alla ricerca delle proprie radici, è al cuore di Le città di pianura (visto al Certain regard di Cannes78), film su una condizione che da personale tramuta in universale un sentimento profondo verso la terra originaria, mentre il mondo è fotografato in una fase irreversibile di transizione e smaterializzazione. [...] Vai alla recensione »