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Prequel e spin-off della saga di Mad Max dedicato alla giovinezza di Furiosa, la guerriera apparsa in “Mad Max: Fury Road”, inventata per ridare nuova linfa alla serie.
Questo quinto episodio del franchise diretto ancora da George Miller, tenta di dare una dimensione più estesa e definita al carattere della protagonista e alle ragioni del suo spirito da indomita e arrabbiata guerriera. E potremmo dire che ci riesce, seppur con esiti discontinui, un pochino meno efficaci o affascinanti rispetto al capitolo precedente, il quale risultava più fresco, compatto ed innovativo.
In ogni caso l’opera è di notevole impatto visivo e sonoro, spettacolare e travolgente, ricca di azione, di inseguimenti, e di una tensiva atmosfera che ha come fulcro vitale la totalizzante ambientazione.
Grande cinema dunque; inarrivabile per stile ed estetica, fortemente energico e dinamico, indubbiamente epico e godibile.
La pellicola, accurata e virtuosa dal punto di vista tecnico (anche se il ritmo non è sempre avvincente e la CGI eccessiva) stavolta si affida un po’ di più all’apparato narrativo, in bilico tra romanzo di formazione e tragedia greca, che vede il focus sull’odio e sulla violenza come elementi troppo radicati nel cuore dell’essere umano.
Ma la rabbia non necessariamente deve essere accompagnata soltanto da una furia distruttiva; e lo spirito vendicativo è sempre una condanna, una prigione.
Anya Taylor-Joy (che riprende il personaggio interpretato da Charlize Theron) entra in modo convincente nel ruolo e recita soprattutto con lo sguardo, trasmettendo fierezza, ira, sdegno, sofferenza, speranza.
La seguiamo in un western post-apocalittico, dai toni irriverenti e cartoonistici, che rievoca miti antichi e la ciclicità della storia e dei conflitti, ma anche una nostalgia della purezza incontaminata delle origini, a cui si vorrebbe idealmente e utopicamente ritornare (Furiosa trasportata via dal suo paradiso terrestre e gettata nel torrido inferno del deserto e della disumanità più folle). Così, in “Furiosa“ tutto si fa cupo, cinico, doloroso. Tutto espande, e va a completare e al contempo complementare il capitolo precedente.
Certo, molti nodi narrativi, caratterizzazioni (e anche altri personaggi) o passaggi potevano essere maggiormente sfruttati, sviluppati o ulteriormente approfonditi, ma si apprezza molto la (riuscita) scelta di lavorare con ponderatezza su nuove situazioni e costruire un tracciato più elaborato per l'evoluzione dei personaggi, sempre con quella voglia di stupire e sperimentare, tipica del regista australiano.
“Furiosa” è in conclusione un film che amplifica il percorso artistico, maturo e moderno di Miller; una bella antitesi (concettuale e strutturale) di “Mad Max: Fury Road”. Un film duro, crudo, spettacolare; un’epopea lunga e stratificata che guarda alle origini e tende al futuro con vitalità. Voto (in decimi): 7.75 / 8
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