| Titolo originale | Das Wunder von Bern |
| Anno | 2003 |
| Genere | Sportivo |
| Produzione | Germania |
| Durata | 118 minuti |
| Regia di | Sönke Wortmann |
| Attori | Louis Klamroth, Peter Lohmeyer, Johanna Gastdorf, Mirko Lang, Lukas Gregorowicz Birthe Wolter, Peter Franke. |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,49 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 18 dicembre 2012
Una favola calcistica alla vigilia della finale della Coppa del Mondo del 1954. Il film ha ottenuto 1 candidatura al Festival di Giffoni,
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CONSIGLIATO NÌ
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Alla vigilia della Coppa del Mondo di calcio, che nel 1954 si tiene a Berna, l'undicenne Matthias è molto legato ad un calciatore della nazionale tedesca che lo ritiene il suo portafortuna. Il padre di Matthias, invece, segnato dalla guerra, odia il calcio e maltratta la sua famiglia. Un miracolo è dietro l'angolo: la Germania batterà l'Ungheria in una contrastata partita. Film didascalico che ha vinto il premio del pubblico al Festival di Locarno.
Il miracolo di Berna si basa su due tracce narrative: la storia della famiglia Lubanski e quella della nazionale di calcio tedesca che vinse i mondiali di calcio del 1954 a Berna (è questo il miracolo del titolo). Per il popolo tedesco, ancora affossato dopo la II guerra mondiale nella vergogna del nazismo e nella miseria postbellica, questo fatto sportivo divenne un evento epocale e simbolico che rappresentò la speranza di ritrovare l’unità e l’identità di popolo, di ricostruire e rinascere su basi nuove, senza dimenticare il passato. Nel film, il calcio è dapprima un elemento di divisione, tra chi ne è appassionato e chi lo ritiene inutile; poi, coloro che sembravano disinteressati al calcio si avvicinano a questo sport e se ne innamorano; infine, il calcio e l’unità espressa dai giocatori della squadra tedesca portano alla conciliazione tra Matthias e Richard, all’unità della famiglia Lubanski. Il calcio è visto come occasione e simbolo dell’unità di popolo e dell’unità familiare. Richard, tornando da 11 anni di prigionia, trova una società e una famiglia mutate, non riesce a reinserirsi nella vita quotidiana, si sente smarrito, privo di punti di riferimento. Cerca di imporre ai figli il modello di pensiero e di educazione su cui si è formato, basato sulla severità, su una rigida disciplina, sulla negazione delle fragilità («I bambini tedeschi non piangono», dice a Matthias). Ma a poco a poco ritrova la gioia di vivere, finché decide di andare con Matthias a Berna per assistere alla finale dei mondiali. Alla fine, Richard abbandona il modello di pensiero e di educazione cui si era aggrappato, comprende bisogni e passioni di Matthias, piange davanti a lui, si apre a un contatto autentico tra padre e figlio che ricorda quello del finale di Ladri di biciclette, di V. De Sica. Il pianto è per Richard una catarsi, come la pioggia alla finale dei mondiali, che aiuta la Germania a vincere.
Un gran bel film! Non so immaginare quale sedicente critico si sia permesso di sconsigliarlo su questo sito! È una ricostruzione molto attenta e fedele dell'ambiente tedeco dell'immediato dopoguerra attorno alla vicenda del primo campionato mondiale di calcio vinto dalla Germania, che si risolleva dall'avvilimento e dall'infamia della guerra persa e del nazismo.
Il 4-3 di Italia-Germania 1970 evoca indimenticabili emozioni. Ma non ha la portata simbolica che per la memoria collettiva tedesca riveste il 3-2 con il quale la nazionale della Rft vinse contro l'Ungheria di Puskas i secondi mondiali del dopoguerra, Svizzera 1954. Quel momento e i suoi protagonisti (un po' come ricostruire in un film italiano, come si sta facendo per la tv, il Grande Torino stroncato [...] Vai alla recensione »