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Il signore degli anelli - Il ritorno del re

Film 2004 | Fantastico, +13 201 min.

Regia di Peter Jackson. Un film Da vedere 2004 con Elijah Wood, Cate Blanchett, Ian Holm, Ian McKellen, Orlando Bloom. Cast completo Titolo originale: The Lord of the Rings: The Return of the King. Genere Fantastico, - Nuova Zelanda, USA, Germania, 2004, durata 201 minuti. Uscita cinema giovedì 7 agosto 2025 distribuito da Warner Bros Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 4,06 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 4 agosto 2025

Argomenti:  Il signore degli anelli

Il Re è tornato. L'avevamo lasciato "ramingo" vincitore nel fosso di Helm e lo ritroviamo "blasonato" e "armato" della spada dei re (Narsil), ri-forgiata dalla sapienza di Elrond , nell'ultima epica battaglia contro l'Oscuro Signore di Mordor. Ha vinto 11 Premi Oscar, ha vinto 5 Golden Globes, ha vinto un premio ai SAG Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Il signore degli anelli - Il ritorno del re ha incassato 810 mila euro .

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Consigliato assolutamente sì!
4,06/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO 4,17
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un Peter Jackson in stato di grazia nel concepire il più incredibile degli epiloghi, nel liberare un lungo respiro epico.
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

Il Re è tornato. L'avevamo lasciato "ramingo" vincitore nel fosso di Helm e lo ritroviamo "blasonato" e "armato" dalla spada dei re (Narsil), ri-forgiata dalla sapienza di Elrond, nell'ultima epica battaglia contro l'Oscuro Signore di Mordor. "Ritornato" e ritrovato Aragorn al trono di Gondor, l'ultimo "libro" del ring tolkieniano, riprende, insieme, trame e destini sospesi all'ombra de Le due torri: soccorrendo Frodo, rivelando Sam, consumando Gollum, confermando eroi, ricomponendo La Compagnia dell'anello. A tornare, anche e naturalmente è l'anello, peccato originale all'inizio del mondo, al principio della Terra di mezzo governata da una quiete ancestrale scossa da una "sottrazione".

Terzo "momento" cinematografico di quella che non senza errore viene definita "trilogia", dal momento che il suo creatore letterario la pensò e formalizzò come opera integrale, licenza concessa al cinema di Peter Jackson, davvero "in stato di grazia" nel concepire il più incredibile degli epiloghi, nel liberare un lungo respiro epico.

Cinepico originale e "assoluto", il suo, da perdonargli l'incomprensibile "perdita" (alla scena) dello scellerato e bianchissimo Saruman, "angelo" perduto al bene e colpito da insana "autonomia metafisica" che tanta parte ancora trovava nelle milleduecentoventisei pagine che, nel libro, separano la Contea dal Monte Fato. Perdonato, anche e perché sullo schermo le creature di Tolkien vengono "tradite" per essere garantite nella loro integrità dentro un tempo più prossimo al nostro. Emancipate dalla sola dimensione fantastica per rivelarne la piena complessità relazionale-affettiva: dentro quest'ottica, non ce ne vogliano gli ortodossi tolkieniani e "sentimentali", la storia d'amore più bella resta quella tra Frodo e Sam, affrancata in qualche modo dalla relazione "ufficiale-sottoposto" (legittima e tutta dentro la tradizione letteraria e culturale anglosassone), e sigillata da uno sguardo che è un bacio, il "bacio" di Sam al portatore "mutilato" e risvegliato a Gondor.

Epicità e lirismo, allora, espugnano e governano Minas Tirith. Perché dentro lo "svolgimento obiettivo" dei fatti, dentro l'oggettivo manifestarsi di forze etiche in conflitto, dentro all'iperbolica estrinsecazione del reale convive il soggettivo lirismo dei personaggi che finiscono per conferire alle loro azioni e alle loro scelte una concentrazione di significati direttamente riconducibili al conflitto tra tali forze. Due anni di pre-produzione, 274 giorni di riprese, tre anni di post-produzione hanno guadagnato per sempre allo schermo l'epica lirica del ring, la sua geografia fantastica, la lingua bucolica degli hobbit, quella antica degli elfi, quella formale e rigorosa degli uomini. A noi spettatori/portatori, non rimane che "raccoglierlo" e consumarci nella "visione".

Francesco Rufo
venerdì 17 luglio 2009

La trilogia cinematografica di Il Signore degli Anelli è tratta dal libro omonimo, diviso in tre parti, di John Ronald Reuel Tolkien, pubblicato per la prima volta tra il 1954 e il 1955, e tradotto integralmente in Italia nel 1970. La forma letteraria di riferimento per film e libro è il romance. Nel romance e in Il Signore degli Anelli, è fondamentale il numero tre, la struttura triduana, che rimanda allo schema morte-scomparsa-rinascita. La forma del romance è quella della ricerca compiuta con successo, che si ottiene passando per tre stadi: il viaggio pieno di pericoli (agon o conflitto: il cammino di Frodo e Sam verso Mordor, ma anche i percorsi degli altri personaggi); la lotta decisiva tra eroi e antagonisti (pathos o lotta mortale: la battaglia finale guidata da Aragorn, lo scontro sul Monte Fato tra Frodo e Gollum); la finale esaltazione dell’eroe (anagnorisis o agnizione dell’eroe: tutti si inginocchiano dinanzi a Frodo e agli altri hobbit). Il passaggio dalla morte all’agnizione avviene attraverso la morte rituale (di Frodo e Sam). Nel romance e in Il ritorno del re, c’è la figura del compagno o ombra fedele dell’eroe (Sam), che ha il suo opposto nel traditore (Gollum). Uno dei temi centrali del romance è l’uccisione del mostro, del drago (San Giorgio, Perseo), che nel film si dà nella distruzione dell’Anello e nella eliminazione di Sauron. Spesso nel romance c’è un mostro acquatico (nella Bibbia è il Leviatano): nel film, l’Anello-mostro è trovato dallo hobbit Déagol in acqua. Nel romance, Northrop Frye identifica sei fasi, che troviamo anche in Il Signore degli Anelli. Il ritorno del re contiene la 3ª fase (la ricerca, che occupa quasi interamente la trilogia), e la 4ª, «la salvaguardia del mondo dell’innocenza nella sua totale integrità dagli attacchi del mondo dell’esperienza» (Frye), ovvero il conflitto cruciale con le forze del Male; ma in Il ritorno del re si impongono soprattutto le fasi 5 e 6. La 5ª fase è quella della «saggezza matura e innocente» (Frye), il ritiro dall’azione: nel film, corrisponde al ritorno degli hobbit alla Contea dopo la sconfitta delle forze del Male, un ritorno che chiude la storia, chiude un cerchio, come a formare un anello: ma si tratta di un falso cerchio. Dopo l’esperienza vissuta, nulla potrà tornare come prima: il viaggio è stato un percorso di crescita e di cambiamento. La 6ª fase è quella dell’isolamento riflessivo dell’eroe (una delle sue caratteristiche è il racconto nel racconto: le memorie di Frodo); è la fase del piccolo gruppo di persone che si riunisce, si isola dal resto del mondo, «dà origine a una nuova vita in un sito sicuro e riparato» (Frye), come fa il gruppo formato da Frodo, Bilbo, Gandalf e gli elfi, che partono verso un ultimo viaggio verso il regno dell’immortalità.

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Davide Morena
lunedì 16 febbraio 2004

"Tutto ciò che ha un inizio ha una fine". Sebbene nel caso della saga cui appartiene, l'adagio significherebbe una liberazione (e i sospetti che invece non sia affatto finita sono tanti...), applicato a Il Signore degli Anelli non può che essere intonato con una certa tristezza. La più maestosa saga fantasy di tutti i tempi si è conclusa, e non ci sarà un seguito: Tolkien da decenni ha raggiunto il mondo dei più e neanche il più cinico dei produttori avrebbe il coraggio di ipotizzare una qualsiasi evoluzione di quello che anche in campo letterario è il racconto di fantasy. A dire il vero c'è quel prequel - che ha per titolo Lo hobbit e per protagonista Bilbo Baggins, zio di Frodo, e in cui fa la sua apparizione (!) l'anello di Sauron - che di sicuro fa già gola a molti... ma è presto per divinare in proposito.
Fine, dunque.
Giudicare Il ritorno del Re come film in sé, slegato dai due precedenti episodi, è alquanto complicato. La saga diretta da Peter Jackson ha tra i grandi pregi quella di essere stata realizzata in contemporanea, riuscendo in tal modo ad accompagnare le dieci ore complessive di visione con coerenza, tanto di atmosfera quanto di rappresentazione. Questo ne fa, con buona pace dei vari Matrix e Kill Bill, un colosso cinematografico che non ha paragoni se non nei progetti più ambiziosi (e mai realizzati) di David W. Griffith. Talmente irreprensibile sotto ogni punto di vista - dal cast superbo all'uso sobrio-shockante degli effetti speciali, passando per una fotografia da crisi narcolettica applicata a scenografie naturali da colpo apoplettico, avendo coscienza di sorvolare su una trama che è quello che è (per molti il più grande capolavoro letterario di sempre) - da non permettere considerazione che non ne generi altre dieci, ognuna delle quali ne genererebbe altre dieci e via così.
Meglio lasciar perdere dunque l'idea di dare un giudizio complesso su un film che sta alla gran parte degli altri film come le piramidi stanno ai bonsai. Certo è legittimo l'atteggiamento dei tanti che in questi tre anni ci hanno tenuto a precisare di preferire i bonsai: l'invito è però ad alzare la testa e rendersi conto che le piramidi sono lì, megalitiche, a far fresco alle loro piantine...
Allora mi riservo una sola considerazione random: per chi lo avesse dimenticato, e per chi non lo ha mai saputo, Peter Jackson è stato il Re dello splatter per qualche anno. Chi lo è oggi? Il trono è vacante, ahimè.... Con tre film da solo - Bad taste, Splatters e Meet the Feebles - ha costretto il mondo a ripensare la dignità del cinema trash, e non a caso la sua scalata all'Olimpo di lì in avanti è stata rapida. Nessuno tra i fan si sogni però di tacciarlo di tradimento: basta la scena, superlativa, dell'agguato quasi fatale che il ragno gigante fa a Frodo, a ricordarci che forse quel trono è vacante non a caso, perché in attesa, neanche a dirlo, del Ritorno del Re...
Più che ad uso numerico, le stelle dovrebbero servire in questo caso ad uso aggettivale: stellare.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 29 luglio 2010
dttah

Non c'è orco,occhio o nazgul che possano negare la riuscita di questo capolavoro, un film che ci catapulta instantaneamente in un mondo a metà tra realtà ed immaginazione, tra male e bene, una pellicola che ci spedisce nella terra di mezzo, un luogo pervaso dall'odio e dall'avidità, ma che conserva nelle sue radici amore e pace. La sceneggiatura, l'interpretazione, la scelta dei personaggi e dei movimenti, [...] Vai alla recensione »

Frasi
Figli di Gondor, di Rohan. Fratelli miei. Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore! Forse arriverà un giorno in cui il coraggio degli uomini verrà meno, e abbandoneremo i nostri amici, e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno! Un'ora di scudi spezzati quando l'era degli Uomini finirà, ma non è questo il giorno! Oggi, noi combattiamo! Per tutto quello che vi è caro suquesta terra, vi invito a resistere, Uomini dell'Ovest!
Una frase di Aragorn (Viggo Mortensen)
dal film Il signore degli anelli - Il ritorno del re - a cura di eruannon
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alberto Crespi
L'Unità

Torna il re. Ma non appartiene alla casata dei Savoia. Curioso destino, quello dei capitoli 2 e 3 della trilogia del Signore degli anelli: hanno titoli facili da fraintendere. Tra fine 2002 e inizio 2003, molti pensarono che Le due torri alludesse alle Twin Towers; oggi, per fortuna solo in Italia qualche monarchico di risulta leggerà Il ritorno del re come un inno ai nostri regnanti da operetta.

NEWS
CELEBRITIES
martedì 9 febbraio 2010
Stefano Cocci

Una carriera tra Tolkien e King Kong Si può conquistare Hollywood partendo dalla piccola propaggine al largo delle costa australiane conosciuta come Nuova Zelanda? Ebbene sì e, grazie a Peter Jackson, l'isola ha smesso di essere celebre solo per la squadra [...]

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