| Anno | 2020 |
| Genere | Thriller |
| Produzione | USA |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Rebecca Hall |
| Attori | Tessa Thompson, Ruth Negga, André Holland, Bill Camp, Gbenga Akinnagbe Antoinette Crowe-Legacy, Alexander Skarsgård, Ethan Barrett. |
| MYmonetro | 2,48 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento sabato 16 ottobre 2021
Un rapporto si riaccende e minaccerà di cambiare molte vite. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, 4 candidature a BAFTA, 2 candidature a Satellite Awards, 1 candidatura a SAG Awards, ha vinto 2 Spirit Awards, 1 candidatura a Directors Guild, ha vinto un premio ai NSFC Awards, In Italia al Box Office Passing ha incassato 0 .
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CONSIGLIATO NÌ
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New York, fine anni Venti. Irene è una bella signora afroamericana sposata ad un medico benestante e madre di due figli. Vive ad Harlem con la famiglia e si considera una donna soddisfatta. Ma un giorno si reca in centro facendosi passare per caucasica, e nella sala da the di un hotel di lusso si imbatte una vecchia conoscenza, la bella Clare, che ha fatto della pratica "passant blanc" il suo stile di vita: ha sposato un bianco razzista che non vorrebbe niente a che fare con lei se sapesse che è nera, e ha avuto da lui una figlia che "per fortuna è di pelle chiara". Da quel momento Clare però si riavvicina a Irene e ad Harlem, ovvero a quel mondo che ha rinnegato verso il quale prova una terribile nostalgia. Ma la sua presenza innesca una serie di meccanismi spiacevoli, alterando l'equilibrio di vita di Irene e i suoi rapporti personali.
Rebecca Hall, l'attrice di Vicky Cristina Barcelona e Iron Man 3, esordisce alla regia con Passing, da lei anche prodotto e sceneggiato sulla base del romanzo omonimo firmato nel 1929 da Nella Larsen.
Larsen era figlia di madre danese e padre delle Indie Occidentali e conosceva bene la tentazione di farsi credere bianca in un Paese fortemente discriminante nei confronti della comunità nera. Hall ha ambizioni alte, a cominciare da un certo afflato hitchockiano evidente fin dalla prima scena, che sembra un omaggio alla memorabile scena di apertura di Delitto per delitto, film paradigmatico di come l'incontro casuale fra due persone possa dare inizio ad un confronto fra identità e ad una catena di scelte non sempre felici. E anche la scena finale è chiaramente di ispirazione hitchcokiana.
Ma non tutte le ambizioni alte corrispondono ai risultati. La storia di Passing sarebbe di per sé interessantissima, perché racconta una pratica che dà la misura di quanto fosse (e sia) potente il razzismo negli Stati Uniti (e in molte altre parti del mondo) e di quanto possa essere forte e nascosto il desiderio di essere accettati ad ogni costo dalla cultura dominante. Inoltre il volersi far passare per ciò che non si è non si limita al colore della pelle ma ci riguarda tutti, in qualche misura o in qualche occasione. E soprattutto la figura di Clare (il cui nome è già un'intenzione "passant blanc") come detonatore involontario e catalizzatore di desideri avrebbe meritato una gestione narrativa davvero esperta e sottile.
Invece la messa in scena di Hall è didascalica e ricca di sottolineature evidenti, a cominciare dalla scelta del bianco e nero per raccontare una storia di contrasti cromatici, e dall'insistenza nel contrastare visivamente i due colori. Quella del romanzo Passing è una storia di ambiguità che, come Hitchcock insegna, doveva essere gestita con grande misura e invece Hall applica il carico da novanta, facendo compiere ai personaggi bruschi salti logici in quello che avrebbe dovuto essere uno scollinamento graduale, soprattutto nel comportamento di Irene.
Anche la scelta di tenere almeno un personaggio (la figlia di Clare) completamente fuori dalla storia lascia perplessi, e le suggestioni omosessuali nel rapporto fra Irene e Clare (subliminali nel romanzo di Patricia Highsmith su cui era basato Delitto per delitto, così come nell'adattamento hitchcokiano) in Passing appaiono gratuite e ridondanti. Infine appare incomprensibile, se non in luce di un'estrema political correctness, la decisione di affidare i ruoli di Irene e soprattutto di Clare a due attrici (le pur bravissime Tessa Thompson e Ruth Negga) che obiettivamente avrebbero grandi difficoltà a "passare per bianche", così come appare manichea la raffigurazione degli unici due uomini caucasici in scena.
L'eleganza formale della messa in scena finisce per diventare una glassa che non rende giustizia ad una storia molto crudele, e la scelta del melò rimanda ad un altro paragone sfavorevole: quello con un capolavoro del genere, Lo specchio della vita di Douglas Sirk (remake del film dallo stesso titolo diretto da John M. Stahl), la cui sottotrama dedicata a Sarah Jane, la figlia apparentemente bianca della governante afroamericana Annie, resta incisa nel nostro immaginario collettivo in modo indelebile.
Irene è una donna afroamericana che vive ad Harlem, New York, alla fine degli anni Venti. Si considera una donna felice. È sposata con un medico benestante ed è madre di due figli. Un giorno si imbatte in una vecchia conoscenza, Clare, e la sua vita ne viene profondamente sconvolta. Clare applica infatti, giorno dopo giorno, in segreto, la pratica del passing.