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UNA DI FAMIGLIA.
(Le stelle sarebbero 2,5/5)
Dopo un bellissimo No Other Choice di Parkiana memoria purtroppo mi tocca la prima delusione del 2026, tra l?altro pure basato sul romanzo di Freida McFadden che non ? niente male a detta di alcuni.
La giovane Millie Calloway si reca nella villa Winchester a Great Neck nel Long Island per diventarne una domestica a tempo pieno. L?accogliente e gentile Nina le f? vedere la casa, le varie stanze, oggetti particolari, che ci vive suo marito imprenditore e la loro figlia ballerina, tutte le mansioni da fare e le spiega della sua imminente maternit? e di quanto le servirebbe appunto una domestica. In attesa di una conferma per? Millie non sembra passarsela molto bene in quanto girovaga qua e l?, si lava nei bagni pubblici, mangia nei fast-food e dorme dentro un?automobile scrausa. Il giorno dopo Nina la assume ufficialmente, nel giardino della villa incontra il misterioso giardiniere Enzo non tanto raccomandabile secondo Nina, Millie si sistema nella mansarda della casa e fa? conoscenza col marito Andrew e la figlia Cecilia.
La mattina seguente per? Nina ? in preda ad un?incontrollabile isteria dando la colpa a Millie per aver nascosto dei fogli importanti e tenuta a bada da Andrew che piano piano nutrir? insieme a Millie un certo interesse. Tra continue bugie, controversie, comportamenti schizofrenici e sospetti di Nina, dei piccoli misteri sia sul suo passato che sui trascorsi oscuri di Millie, la madre di Andrew troppo austera, Cecilia molto distaccata e fredda e relazioni clandestine il tutto andr? avanti tra colpi di scena, rivelazioni e ribaltamenti fino ad un finale con uno spioncino appena aperto.
Il regista ? un modestissimo Paul Feig che per? non ha una grande filmografia alle spalle se non un incompreso Ghostbusters al femminile, qualcosina agli esordi e altre ciofeche. Infatti la regia ? poco pi? che un compitino di mestiere. Al massimo riesce a regalare delle buone scenografie, una buonissima direzione di Amanda Seyfried nel ruolo di Nina, molto bene in parte nel suo essere espressiva, sopra le righe ed emotiva, qualche scena di sesso discreta, cos? come il montaggio e la fotografia. Certamente intrattiene grazie all?inserimento di nuovi elementi narrativi e qualche schizzo di sangue violento verso il finale.
Peccato per? che la messinscena non ? delle migliori, anzi ? a dir poco piatta. Sydney Sweeney och?i che ? bella, och?i che ? sexy, ma come Millie ? di cartone, il pi? delle volte sottotono e alla migliore mediocre. Ancora peggio Michele Morrone in un ruolo pressoch? marginale, di scarso minutaggio, ma lo copre in maniera completamente anonima come modello Kelvin Klein. Delle sequele vuote e senza guizzi, nella seconda parte si perde il ritmo e la tensione non ? pervenuta.
Il vero elefante nella stanza per? ? la sceneggiatura che spreca una trama dall?ottimo potenziale. Una trama che parla di piani congegnati, di manipolazioni, di calunnie, violenze subdole e ricatti. Un?ipocrisia sempre pi? evidente che andrebbe sempre pi? a voler distruggere un certo tipo di vita borghese e figure di rilievo. Se all?inizio succedono cose che possono sembrare forzate, esagerate e sopra le righe andando avanti si andr? a chiarirle. Ma pi? si vuol strappare il panno pi? si rischia che le toppe a coprire sono o troppo piccole oppure insufficienti. E a conti fatti molte cose non tornano, non diventano credibili, i rapporti tra i personaggi e loro stessi non vengono sviluppati col giusto spessore e i giusti tempi.
La scelta di voler giocare a carte scoperte per Nina e Millie a ? di film diventa troppo prolissa, forzata, pompata e francamente e senza spoilerare troppo, la retorica della parola della donna contro quella dell?uomo nel mondo occidentale moderno non si pu? pi? sentire. Specialmente scritta in modi faciloni e raffazzonati. Fosse stato molto pi? circoscritto nella sola abitazione, meno espansivo e con meno personaggi coinvolti il risultato finale sarebbe stato pi? accettabile.
In un certo senso me ne sarei dovuto accorgere dall?intro musicale alla 50 sfumature di grigio e ho detto tutto?!
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