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Quando c’era ancora il diritto internazionale
Si ha l’impressione che man mano che ci si allontani dalle drammatiche vicende del primo e più importante precesso di Norimberga (1945-46), il cinema che se ne occupa perda progressivamente intensità narrativa nel restituirci il pathos che caratterizzò quell’epocale resa dei conti. Se “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer (1961) resta il resoconto più appassionante di quei fatti, nonostante il b/n e i 171 minuti di durata, già “Il processo di Norimberga” del canadese Yves Simoneau (in realtà una miniserie televisiva in due parti) del 2000 risente dei 40 anni e più trascorsi nel frattempo, nonché dei ritmi televisivi imposti dalle circostanze. Ma è l’ultimo “Norimberga” di James Vanderbilt, uscito nelle settimane natalizie del 2025, che denota quanto altre necessità narrative (spettacolarizzazione, semplificazione, peso di una lunghezza eccesiva, gigionismo dei protagonisti) tendano a spegnere la “densità” storico-sociale degli eventi legati al processo del secolo, per far prevalere esclusivamente i personalismi. Da un lato lo psichiatra dell’esercito USA Douglas Kelly, chiamato a valutare la sanità mentale dei gerarchi nazisti, un Ramy Malek (ricordate il Freddie Mercury di “Bohemian Rhapsody”?), quasi illusionista stralunato che entra in scena con un mazzo di carte e un giochetto di prestigio per ammaliare sul treno la bella giornalista di turno. Dall’altro il vice Hitler Hermann Goring, astuto e carismatico, che pretende di farsi chiamare ancora Reichsmarchall, interpretato da un Russel Crowe che punta all’Oscar fra esibizionismo vanitoso ed autoesaltante, non potendo contare sulla glaciale e spettrale eleganza dell’originale…quanto rimpiangiamo il Marlon Brando di “Apocalipse Now”! Per concludere con la ridicola ricostruzione del volo di Rudolph Hesse in Gran Bretagna del 1941, quasi una sequenza accelerata come da comiche finali. Sicuramente nella sua superficiale lunghezza (che pesa nella fattispecie a differenza dei film citati precedentemente) “Norimberga” è un film che ne contiene altri al suo interno, quindi vietato buttar via il bambino con l’acqua sporca, come la solennità del processo in sé, la canonica proiezione al processo delle raccapriccianti immagini della realtà dei campi di sterminio. Alla fine, però, tutto rischia di passare in second’ordine rispetto alla relazione ambigua e ‘pericolosa’ del sottile duello psicologico ingaggiato fra Kelly e Goring destinato a cannibalizzare l’intera pellicola. Si dirà che almeno all’epoca esisteva un diritto internazionale che le 4 potenze vincitrici la seconda guerra mondiale decisero di sottolineare e incarnare attraverso lo storico processo al nazismo deciso già durante il conflitto…perché 80 anni dopo le vicende raccontate, gli equilibri globali che siamo costretti a registrare sembrano recitare un deciso De Profundis di quello stesso diritto.
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