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fabriziog
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mercoledì 4 dicembre 2013
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particolare!
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“La mafia uccide solo d’estate” di Pierfrancesco Diliberto (in arte PIF) può essere paragonato a La vita è bella di Roberto Benigni per la capacità di trattare un tema come “cosa nostra” (ne La vita è bella la shoah) con il sorriso, senza cadere, però, nella banalità e nella offesa alle sue vittime, mai dimentichi delle tragedie da essa provocate.
Arturo, attratto dalla figura di Giulio Andreotti, appare da ragazzino e, poi, da ragazzo, un po’ imbranato, ma in realtà non lo è affatto, avendo ben compreso prima degli altri che cosa sia la mafia. Lo ha capito anche prima di Flora (Cristiana Capotondi), di cui è innamorato sin dai banchi delle elementari.
La narrazione ripercorre tutte le stragi, le uccisioni e i massacri compiuti dagli uomini di “cosa nostra”, da Pio La Torre, Boris Giuliano e Piersanti Mattarella, per passare per gli assassini del generale Dalla Chiesa e del giudice Rocco Chinnici, e giungere alla strage di Capaci e alla eliminazione di Paolo Borsellino e della sua scorta.
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“La mafia uccide solo d’estate” di Pierfrancesco Diliberto (in arte PIF) può essere paragonato a La vita è bella di Roberto Benigni per la capacità di trattare un tema come “cosa nostra” (ne La vita è bella la shoah) con il sorriso, senza cadere, però, nella banalità e nella offesa alle sue vittime, mai dimentichi delle tragedie da essa provocate.
Arturo, attratto dalla figura di Giulio Andreotti, appare da ragazzino e, poi, da ragazzo, un po’ imbranato, ma in realtà non lo è affatto, avendo ben compreso prima degli altri che cosa sia la mafia. Lo ha capito anche prima di Flora (Cristiana Capotondi), di cui è innamorato sin dai banchi delle elementari.
La narrazione ripercorre tutte le stragi, le uccisioni e i massacri compiuti dagli uomini di “cosa nostra”, da Pio La Torre, Boris Giuliano e Piersanti Mattarella, per passare per gli assassini del generale Dalla Chiesa e del giudice Rocco Chinnici, e giungere alla strage di Capaci e alla eliminazione di Paolo Borsellino e della sua scorta.
I volti noti degli eroi della magistratura, della polizia e dei carabinieri, che hanno fatto la storia della lotta alla criminalità organizzata, costellano il racconto del film, unitamente alla carrellata delle facce derise dei boss e dei killer sanguinari della mafia, senza che questo possa in alcun modo diminuire il disprezzo che l’Autore (insieme agli spettatori) nutre per costoro.
Il tutto è punteggiato da spezzoni di immagini di repertorio che ricordano gli accadimenti di sangue di quegli anni, immagini che si fondono a scene dell’opera che sono costruite con una tecnica che fanno sembrare pur esse tratte da documentari dell’epoca.
Il finale è toccante: mentre Arturo (interpretato dallo stesso regista) e Flora – oramai sua moglie - parlano al figlio degli uomini e delle donne che hanno perso la vita per lo Stato e per una Sicilia non più oppressa, lo schermo si riempie, piano piano, con inesorabile lentezza e forza, degli stralci di giornale che hanno fatto conoscere al mondo le gesta dei “cavalieri” del XX secolo.
Lo spettatore non si alzerà subito dalla poltroncina, ma aspetterà che l’ultimo titolo di coda si dissolva dinanzi gli occhi.
Solo allora sarà costretto ad andarsene.
Fabrizio Giulimondi
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il superanto
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martedì 3 dicembre 2013
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la mafia vista da un bambino
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Ottimo esordio alla regia per il palermitano Pif, il quale ci riporta indietro nel tempo in un storia dove il protagonista Arturo, che vede gli anni Settanta ed Ottanta nella calda Palermo in cui la mafia è ancora silenziosa, con gli occhi di un bambino; sino agli anni Novanta, gli anni delle stragi e della lotta alla mafia di Falcone e Borsellino. Quel momento in cui i siciliani si rendono conto di essere di fronte ad una vera e propria guerra aperta. Non manca quel senso di abbandono, di rassegnazione, dopo le tanti stragi testimoniate nel film, che trapela nelle tante immagini di repertorio.
Da questo punto di vista il film è anche una denuncia ad uno Stato che non c'è mai Stato, ad una ribellione alla criminalità organizzata arrivata troppo tardi ed Arturo impersona proprio l'opposto: una figura di bambino curioso verso ciò che lo circonda, desideroso di capire perché "la Mafia uccide solo d'Estate" (cit.
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Ottimo esordio alla regia per il palermitano Pif, il quale ci riporta indietro nel tempo in un storia dove il protagonista Arturo, che vede gli anni Settanta ed Ottanta nella calda Palermo in cui la mafia è ancora silenziosa, con gli occhi di un bambino; sino agli anni Novanta, gli anni delle stragi e della lotta alla mafia di Falcone e Borsellino. Quel momento in cui i siciliani si rendono conto di essere di fronte ad una vera e propria guerra aperta. Non manca quel senso di abbandono, di rassegnazione, dopo le tanti stragi testimoniate nel film, che trapela nelle tante immagini di repertorio.
Da questo punto di vista il film è anche una denuncia ad uno Stato che non c'è mai Stato, ad una ribellione alla criminalità organizzata arrivata troppo tardi ed Arturo impersona proprio l'opposto: una figura di bambino curioso verso ciò che lo circonda, desideroso di capire perché "la Mafia uccide solo d'Estate" (cit.)
La caratteristica inedita per questo target di pellicole è che si ride dall'inizio alla fine. Risiede proprio qui la novità, raccontare il fenomeno mafioso sotto una nuova veste; sotto questo punto di vista il film è perfettamente riuscito. Tuttavia è un finale difficile, amaro, lascia quel senso di rabbia da un lato e ti emoziona dall'altro. Si rimane fermi inchiodati alla sedia sino alla fine dei titoli di coda e spesso parte l'applauso spontaneo.
Viva la memoria, viva l'impegno civile.
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fcknrckstar
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lunedì 16 dicembre 2013
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grazie pif.
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Questo è uno di quei film di cui non mi fidavo pienamente: non mi convinceva la sbandierata leggerezza col quale si tocca un tema così importante come la mafia. Non mi convinceva l'idea della storia d'amore, temendo che potesse rendere sciapo tutto il contesto. Uscito dal cinema, posso dire con assoluta certezza che mi sbagliavo, e che non bisogna mai dar retta alla promozione. Perchè questo, è un film eccezionale.
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Questo è uno di quei film di cui non mi fidavo pienamente: non mi convinceva la sbandierata leggerezza col quale si tocca un tema così importante come la mafia. Non mi convinceva l'idea della storia d'amore, temendo che potesse rendere sciapo tutto il contesto. Uscito dal cinema, posso dire con assoluta certezza che mi sbagliavo, e che non bisogna mai dar retta alla promozione. Perchè questo, è un film eccezionale. E' eccezionale la tenerezza con cui Pif racconta la storia di un ragazzino innamorato, in una Palermo stretta nella morsa della mafia, dove la storia praticamente diventa un prestesto per fare un accorato resoconto della crudeltà inumana ci cui è capace la mafia. Eccezionale è la regia, maniacale e intelligente (al punto da creare una scenografia identica a quella della realtà, con gli stessi luoghi ed addirittura gli stessi mezzi), piena di incastri logici e forti, dove tutto ha un motivo tecnicamente, stilisticamente e soprattutto emotivamente ineccepibile. Eccezionali sono gli attori, che raccontano i propri personaggi con vizi, virtù, debolezze e forze. Eccezionale è l'alternanza di ironia e pathos, accostati con la leggerezza di cui solo un siciliano può essere capace. "La mafia uccide solo d'estate" è un film che tutti dovrebbero vedere, e che andrebbe proiettatato ovunque, per il forte intento pedagogico che porta con sè. Perchè una cronistoria così intelligente, emozionante e puntuale, è anche un modo per ricordarci di tutte quelle persone che hanno combattuto e sono morte per regalarci una Sicilia migliore. Per regalarci un'Italia migliore. Grazie a tutti loro, e grazie a Pif per avercelo ricordato.
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[+] idem
(di francescacesca)
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trammina93
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sabato 5 luglio 2014
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bravo pif!
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Quando ho saputo dell'uscita di questo film, sentivo che tutti se lo andavano a vedere e credevo fosse il classico fenomeno mediatico, che tutti andassero a vederlo perché Pif va di moda. Invece da quando l'ho guardato ho capito che merita di essere visto questo film. Ormai tutti siamo abituati ai film sulla mafia o anche serie televisive incentrate dal punto di vista di mafiosi cruenti che sparano e uccidono alla qualunque o dal punto di vista della polizia che cerca di combattere la mafia. Pif invece ci mostra la mafia da un punto di vista del tutto nuovo: sotto gli occhi di un bambino. Proprio questo punto di vista è il punto di forza del film e rende il tema della mafia ancor più toccante, profondo, crudo.
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Quando ho saputo dell'uscita di questo film, sentivo che tutti se lo andavano a vedere e credevo fosse il classico fenomeno mediatico, che tutti andassero a vederlo perché Pif va di moda. Invece da quando l'ho guardato ho capito che merita di essere visto questo film. Ormai tutti siamo abituati ai film sulla mafia o anche serie televisive incentrate dal punto di vista di mafiosi cruenti che sparano e uccidono alla qualunque o dal punto di vista della polizia che cerca di combattere la mafia. Pif invece ci mostra la mafia da un punto di vista del tutto nuovo: sotto gli occhi di un bambino. Proprio questo punto di vista è il punto di forza del film e rende il tema della mafia ancor più toccante, profondo, crudo. Il bambino, protagonista del film, che poi diventa Pif da grande, viene istruito alla mafia come se fosse solo una favola, quasi una credenza popolare, quasi come se non esistesse. Quando il bambino parla col padre gli viene detto che esiste solo d'estate, quindi d'inverno non si deve aver paura. E' vero, in Sicilia c'è questo sentimento d'omertà, pur di proteggere i propri cari e non parlare di un problema che effettivamente esiste da tantissimi anni, si occulta la realtà, si nega l'evidenza dei fatti e ciò è ancor più raccapricciante della mafia stessa. Inutile dire che il finale mi è piaciuto tantissimo. Un messaggio che tutti dovrebbero interiorizzare: istruire le future generazioni a ciò che è la mafia, fare più campagne di sensibilizzazione invece di occultare il problema, così che possano crescere bambini dalla mente aperta. Lodevole l'aver costruito una trama, una storia d'amore sullo sfondo di un documentario che testimonia le varie stragi mafiose man mano che il bambino cresce. Bello il fatto che il collante di questa storia d'amore, ciò che alla fine l'ha fatto sbocciare è stato proprio l'interesse per combattere la mafia, quasi come a dire che anche dal letame nascono i fiori. Probabilmente l'unica pecca del film sta nella recitazione di Pif, perché giustamente non è un attore però essendosi dato il ruolo dell'imbranato, un po' sfigato, se l'è cavata. La Capotondi come sempre mi è stata molto simpatica e la trovo una delle poche giovani italiane talentuose. Detto ciò, vi invito a vedere il film se ancora non l'avete fatto!
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pasquiota
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mercoledì 8 gennaio 2014
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impegno civile al vetriolo
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Gli omicidi mafiosi gli scandiscono l'esistenza. Andreotti è il suo idolo d'infanzia. Ama perdutamente Flora, ma lei lo snobba. Parliamo di Arturo e della sua vita, regolarmente punteggiata dagli efferati fatti di sangue di Cosa nostra a Palermo. Ma lo stile di Pif (al secolo Pierfrancesco Diliberto, ex iena al suo esordio cinematografico) è dal tocco leggero, da commedia surreale. La mafia in berlina assume le sembianze di una comica beffarda, quasi come se assistessimo ad una puntata speciale delle Iene.
Seppur non del tutto esente dalla retorica patriottarda delle lapidi, La mafia uccide solo d'estate privilegia il sorriso amaro, con battute graffianti (memorabile la sequenza con Riina alle prese col telecomando del condizionatore).
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Gli omicidi mafiosi gli scandiscono l'esistenza. Andreotti è il suo idolo d'infanzia. Ama perdutamente Flora, ma lei lo snobba. Parliamo di Arturo e della sua vita, regolarmente punteggiata dagli efferati fatti di sangue di Cosa nostra a Palermo. Ma lo stile di Pif (al secolo Pierfrancesco Diliberto, ex iena al suo esordio cinematografico) è dal tocco leggero, da commedia surreale. La mafia in berlina assume le sembianze di una comica beffarda, quasi come se assistessimo ad una puntata speciale delle Iene.
Seppur non del tutto esente dalla retorica patriottarda delle lapidi, La mafia uccide solo d'estate privilegia il sorriso amaro, con battute graffianti (memorabile la sequenza con Riina alle prese col telecomando del condizionatore). Discontinuo, divertente, non del tutto riuscito, a volte innovativo, altre convenzionale, il film alterna alcune figure centrate (esilarante il frate colluso con la mafia, l'ottimo Ninni Bruschetta) ad altre poco convincenti, come Flora da adulta, interpretata da una Capotondi bellissima ma forse fuori parte.
Ripasso di storia della mafia siciliana al vetriolo.
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pepito1948
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martedì 21 gennaio 2014
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la chiave di pif
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Qual è l’approccio generale di chi si appresta a vedere un film? Tizio, ferrato in critica cinematografica e portato ad esaltare la forma rispetto ai contenuti, metterà in risalto gli aspetti specificamente filmici, il piglio e lo stile del regista, il taglio e l’efficacia delle immagini, il gioco delle luci, il senso delle inquadrature tra primi piani, piani sequenza, campo e controcampo ecc. Caio, meno legato alle regole canoniche e più portato ad un giudizio globale sul tutto e non sui dettagli, valuterà in base all’attraenza della storia ed alla capacità del racconto di suscitare sensazione ed emozioni, in un’ottica soggettiva di ricerca significante secondo la propria sensibilità.
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Qual è l’approccio generale di chi si appresta a vedere un film? Tizio, ferrato in critica cinematografica e portato ad esaltare la forma rispetto ai contenuti, metterà in risalto gli aspetti specificamente filmici, il piglio e lo stile del regista, il taglio e l’efficacia delle immagini, il gioco delle luci, il senso delle inquadrature tra primi piani, piani sequenza, campo e controcampo ecc. Caio, meno legato alle regole canoniche e più portato ad un giudizio globale sul tutto e non sui dettagli, valuterà in base all’attraenza della storia ed alla capacità del racconto di suscitare sensazione ed emozioni, in un’ottica soggettiva di ricerca significante secondo la propria sensibilità. Chi ha ragione? In linea generale entrambi, perché in una rappresentazione filmica fatta di immagini in movimento, contano sia l’aspetto formale fondato sull’uso di determinati strumenti espressivi sia la sostanzialità della narrazione e l’impatto emotivo. Questo perché forma e sostanza si compenetrano e contribuiscono entrambe alla riuscita del film, ma non è detto che abbiano un peso equivalente; dipende dall’intento degli autori e dal taglio dell’opera.
Il film di Pif, già aiuto di Zeffirelli e soprattutto di M.T. Giordana ne I cento passi sulla vita ( meglio la morte) di Peppino Impastato, vittima di mafia, sperimenta (almeno su questo tema) una nuova via per accostare in modo diverso il pubblico alle conseguenze socialmente disastrose del cancro tentacolare della mafia (qui quella siciliana), traendone nuovi stimoli per suscitare da una parte una reazione repulsiva immediata e diretta verso quel fenomeno, dall’altra per ravvivare l’ondata emozionale sorta tra la gente comune dopo i fatti di Falcone e Borsellino, la cui eco nel tempo si è ridimensionata nell’alveo di commemorazioni o ritualità occasionali. Pif fa rivivere il clima di fuoco degli anni 80 e 90 attraverso una sceneggiatura intermediale che mette insieme, nel giusto dosaggio, fiction e spezzoni di cronaca documentaria, commedia e tragedia, carezza e pugno nello stomaco, dando vita ad un viaggio iniziatico del protagonista, partito da una formazione familiare ed ambientale tutta basata sull’ipocrita venerazione degli eroi- marpioni del momento (Andreotti, Lima) fino alla svolta revisionista del proprio immaginario indotto, con la distruzione dell’iconografia politica tradizionale e la scoperta dei veri eroi, quelli che sono morti in silenzio e lontano da bagni di folla o da vuote concioni.
In questo quadro la cornice di commedia, e relativa storiella di un amore (quasi) impossibile, diventa un pretesto per lubrificare la percezione dello spettatore nel passaggio tra la vita apparente fatta di amorini, di falsi simboli e di quotidianità negante –che rispecchia la superficialità della società palermitana prima del 1992- e la sottostante dura realtà, grave come un macigno e disseminata di rosso. Il risultato non era scontato, ma Pif ha saputo trovare il giusto equilibrio nel continuo cambio di registro, evitando strattoni tonali eccessivi e cadute verso la retorica o la banalità cronachistica, e rinunciando ad una regia ridondante così come ad un’accentuata estetica delle immagini. La prova finale del raggiungimento dell’obiettivo è data dalla forte partecipazione emotiva del pubblico alla sequenza finale delle lapidi, viste tante volte in tanti contesti diversi ma mai forse così intensamente toccanti come in quegli ultimi minuti prima dei titoli di coda. Pochi orpelli espressivi, alternanza tra stoccate e diversivi, residuazione di una lunga scia digestiva che fa sentire e non pensare. Stavolta ha ragione Caio.
Claudio
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filippo catani
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giovedì 5 dicembre 2013
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dramma e commedia si fondono magnificamente
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Palermo. Sui banchi delle elementari un bambino si innamora di una sua compagna di classe senza però mai riuscire a dichiararsi. Questo stallo proseguirà negli anni e la storia finirà con lo scorrere parallelamente ai crimini di mafia che insanguinarono il capoluogo siciliano.
Già esordire nella doppia veste di regista e protagonista non è cosa da tutti; se poi a questo aggiungiamo un soggetto rischiosissimo la posta in palio raggiunge vette esorbitanti. Infatti solo i grandi riescono a mescolare due generi così diversi come commedia e dramma dando vita a un film davvero forte. Così se da una parte non si può che ridere davanti alle tragicomiche avventure amorose del protagonista, allo stesso tempo non si può restare insensibili allo scorrere abbondante del sangue con le tappe principali rappresentate dalle uccisioni di Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino.
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Palermo. Sui banchi delle elementari un bambino si innamora di una sua compagna di classe senza però mai riuscire a dichiararsi. Questo stallo proseguirà negli anni e la storia finirà con lo scorrere parallelamente ai crimini di mafia che insanguinarono il capoluogo siciliano.
Già esordire nella doppia veste di regista e protagonista non è cosa da tutti; se poi a questo aggiungiamo un soggetto rischiosissimo la posta in palio raggiunge vette esorbitanti. Infatti solo i grandi riescono a mescolare due generi così diversi come commedia e dramma dando vita a un film davvero forte. Così se da una parte non si può che ridere davanti alle tragicomiche avventure amorose del protagonista, allo stesso tempo non si può restare insensibili allo scorrere abbondante del sangue con le tappe principali rappresentate dalle uccisioni di Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino. "La mafia uccide solo d'estate e ora siamo in inverno" dice il padre del protagonista per calmarlo e da cui si intuisce come il problema della mafia non venisse affrontato seriamente. Insomma di questo film funziona praticamente tutto (Capotondi a parte ma ormai non fa più notizia) e quindi bisogna davvero complimentarsi con Pif per aver realizzato un lavoro importante. Fra l'altro anche la parte politica è fatta in vena veramente pungente (la frase poi di Andreotti sulla sua preferenza ad andare ai battesimi fa venire i brividi se paragonata alle immagini del funerale di Dalla Chiesa). Pif ha corso dei rischi ma bisogna dire che ne è stato ripagato.
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il cascio
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mercoledì 18 dicembre 2013
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la mafia vista dagli occhi di un bambino
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Il piccolo Arturo innamorato di Flora scopre che a Palermo esiste la mafia, a differenza degli altri lui comprende che c’è qualcosa che non va, non solo tra i bambini che ignorano il problema pensando che non esista ma soprattutto tra gli adulti che, pur sapendolo, restano nella loro omertà.
Ripercorrendo tutti i fatti accaduti a Palermo negli anni 80 si arriva al 1992, Arturo (Pif) è diventato adulto e lavora per una televisione palermitana, dopo anni di lontananza rincontra Flora (Cristiana Capotondi) che lavora per il politico Salvo Lima.
Il 1992 è un anno cruciale per la storia italiana, palermitana e anche dell’ormai adulto Arturo, gli attentati ai magistrati anti-mafia Falcone e Borsellino risvegliano le coscienze dei Palermitani che si ribellano allo stato e alla mafia con delle proteste nelle piazze della città.
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Il piccolo Arturo innamorato di Flora scopre che a Palermo esiste la mafia, a differenza degli altri lui comprende che c’è qualcosa che non va, non solo tra i bambini che ignorano il problema pensando che non esista ma soprattutto tra gli adulti che, pur sapendolo, restano nella loro omertà.
Ripercorrendo tutti i fatti accaduti a Palermo negli anni 80 si arriva al 1992, Arturo (Pif) è diventato adulto e lavora per una televisione palermitana, dopo anni di lontananza rincontra Flora (Cristiana Capotondi) che lavora per il politico Salvo Lima.
Il 1992 è un anno cruciale per la storia italiana, palermitana e anche dell’ormai adulto Arturo, gli attentati ai magistrati anti-mafia Falcone e Borsellino risvegliano le coscienze dei Palermitani che si ribellano allo stato e alla mafia con delle proteste nelle piazze della città. In una di queste proteste Arturo e Flora si incontrano.
Il film finisce nel migliore dei modi per i protagonisti, con Arturo che spiega a suo figlio la differenza tra il bene e il male ripercorrendo tutto ciò che ha visto con i suoi occhi quando era piccolo.
“La mafia uccide solo d’estate” è probabilmente uno dei film più originali riguardo a questa tematica. È un film che ogni italiano dovrebbe guardare, riesce a toccare argomenti delicati anche con dell’ironia, la figura di Arturo, specialmente da bambino, grazie alla sua sensibilità riesce a smuoverci la coscienza, il messaggio nella sua semplicità e purezza è efficace e comprensibile per tutti da adulti a bambini
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carletto45
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giovedì 9 gennaio 2014
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viva le nuove idee
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il film rappresenta come parlare di un tema serio come la mafia,im modo informale e spesso divertente. Essendo siciliano e avendo vissuto quel clima ritengo che pif lo rappresenta in modo egrgio . Complimenti considerando anche il fatto che il film è la sua opera prima
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jules_winnfield
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mercoledì 1 aprile 2015
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originalità e meraviglia per l'esordio di pif
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Prima prova alla regia di Pif, perfettamente riuscita. “La mafia uccide solo d’estate”, è un film che affronta una delle tematiche più comuni in ambiente italiano, già riconoscibile dal titolo, ma stavolta, diversamente dai “Cento Passi” (di cui Pif è aiuto-regista) o dalle fiction, tipo la stereotipata “Il capo dei capi”, questo film riesce a proporre allo spettatore un taglio nuovo e originale rispetto allo scontato filone farcito di luoghi comuni di quando ci si confronta sull’argomento “mafia”. Lo stile della narrazione, certamente indovinato, ci propone uno scorrere piacevole attraverso la vita ingarbugliata di Arturo(Pif) ,rivelando subito il suo amore per la sua compagna di classe Flora(Cristiana Capotondi) e la passione per il giornalismo.
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Prima prova alla regia di Pif, perfettamente riuscita. “La mafia uccide solo d’estate”, è un film che affronta una delle tematiche più comuni in ambiente italiano, già riconoscibile dal titolo, ma stavolta, diversamente dai “Cento Passi” (di cui Pif è aiuto-regista) o dalle fiction, tipo la stereotipata “Il capo dei capi”, questo film riesce a proporre allo spettatore un taglio nuovo e originale rispetto allo scontato filone farcito di luoghi comuni di quando ci si confronta sull’argomento “mafia”. Lo stile della narrazione, certamente indovinato, ci propone uno scorrere piacevole attraverso la vita ingarbugliata di Arturo(Pif) ,rivelando subito il suo amore per la sua compagna di classe Flora(Cristiana Capotondi) e la passione per il giornalismo. La semplice e chiara sceneggiatura ha l’incredibile abilità di trasportare lo spettatore in un primo momento al ricordo del primo amore che si ha da bambini e che non si dimentica, e in un secondo momento, alle tragedie avvenute nella Sicilia degli anni 70’ e 80’. Anche se indirettamente, è proprio la mafia che influenza la vita amorosa e professionale del protagonista. Le paure, le ansie, i disagi di chi vive una terra dove la criminalità condiziona tutto e tutti, non possono certo svanire, ma le inquietudini e le preoccupazioni, tutte le stragi e le tragedie, vengono attenuate da una sordina affettiva attivata dalla frase centrale del film, pronunciata dal padre che vuole solo proteggere il figlio “ Tranquillo, la mafia uccide solo d’estate”. E’ davvero incredibile e magistralmente poetico, come bastino poche parole dette con spontaneità a portare in secondo piano il terribile problema che è la mafia, preferendogli i piccoli e quotidiani dubbi e le incertezze sociali nelle quali si attorcigliano le esistenze di tutti, ed è proprio la spontaneità degli attori che fa risaltare la parte comica dei personaggi, come un improbabile Totò Riina che non è in grado di far funzionare un semplice condizionatore. E’ senza dubbio uno dei migliori film sulla mafia mai diretti, capace di unire insieme risata e tragedia, di risaltare sia il coraggio di tutti gli uomini che si sono sacrificati per un Italia audace e incorruttibile, sia il coraggio del protagonista che, nonostante sia inserito in una situazione sociale appesa a un filo, in mezzo a una folla, ha occhi solo per la persona amata che, alla fine, risulta essere il valore più importante a cui credere e a cui aggrapparsi.
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