Titolo originale | Journey To Jah |
Anno | 2013 |
Genere | Documentario, |
Produzione | Giamaica, Germania, Italia, Svizzera |
Durata | 92 minuti |
Regia di | Noel Dernesh, Moritz Springer |
Attori | Gentleman, Otto Tillman, Alborosie, Alberto D'Ascola, Terry Lynn Theresa Williams, Devon Gayle, Natty, Carolyn Cooper, Richard Stephenson, Balfour Constantin Bailey, Damian Marley, Luciano. |
Uscita | lunedì 16 giugno 2014 |
Tag | Da vedere 2013 |
Distribuzione | Woovie |
MYmonetro | 3,09 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 14 dicembre 2016
Uno straordinario viaggio con Alborosie e Gentleman alla ricerca della loro identità e spiritualità nella patria del reggae: la Giamaica.
CONSIGLIATO SÌ
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Gentleman si reca in Giamaica a trovare Alborosie per incidere assieme il brano Journey to Jah e trascorrere un po' di tempo a Kingston, dove Alborosie si è ormai trasferito stabilmente.
Due percorsi paralleli che finiscono per incrociarsi, due esperienze di vita e di spiritualità diverse ma simili. Il documentario di Noël Dernesch e Moritz Springer gioca sulle affinità e le divergenze tra le vite di due musicisti, Gentleman - tedesco, figlio di un pastore protestante, scappato da scuola a 14 anni - e Alborosie - italiano, fuggito da un contesto sociale in cui la mafia dettava legge -, entrambi folgorati sulla via salvifica di Jah e del misticismo Rastafari. Figli indesiderati o incompresi delle rispettive terre di origine, che in Giamaica hanno trovato il senso della propria esistenza, in un mix inestricabile di fede, filosofia e musica, perché attraverso la musica il popolo giamaicano veicola gioie e dolori, istanze di ribellione e bisogno di esprimersi. Ciò che rende il lavoro di Dernesch e Springer originale e per molti versi sorprendente, è il fatto di non ridursi a semplice documentario musicale né alla visione della Giamaica secondo i due protagonisti.
Il punto di vista è quello occidentale, ma di occidentali incuriositi e desiderosi di saperne di più; senza soffermarsi sui cliché, ma guardando alla Giamaica per come questa realmente è, nelle sue molteplici contraddizioni. L'impegno socio-politico si mescola con il delirio dei sensi del dancehall, la pericolosità di strade violente con i testi omofobi di Buju Banton. Dimostrando seccamente e senza mezzi termini come lo stereotipo Marley-cannabis-reggae racconti solo una minuscola sfaccettatura di un universo affascinante e spesso inquietante.
E riuscendo a spiazzare con la scelta di dedicare spazi e tempi inconsueti - specie in un formato simile - alla riflessione estatica, momenti in cui il silenzio e la contemplazione di luoghi lontani dalla frenesia metropolitana assumono il ruolo di protagonisti, finendo quasi per prevalere sul lato più musicale e spettacolare della Giamaica. Un lavoro pregevole, che racconta di reggae, dub, dancehall e della loro evoluzione, ma riesce ad andare molto oltre.